lunedì 30 settembre 2013



 




AUGURI A TUTTI COLORO
CHE PORTANO IL NOME DI
FRANCESCO E DI FRANCESCA




UN AUGURIO SPECIALE PER UNA PERSONA SPECIALE:

A PAPA FRANCESCO

CON TUTTO IL NOSTRO AFFETTO


2 OTTOBRE

FESTA DEI NONNI

La festa dei nonni non è molto conosciuta, anzi, direi che è piuttosto trascurata, forse perchè in questa nostra società sono i nonni ad essere trascurati, tutti coloro, cioè, che non appartengono più a quella fascia di popolazione che produce.
Ma i nonni sono speciali proprio per questo: perchè non producono beni di consumo, ma sono essi stessi un BENE, un ‘’bene prezioso, una ricchezza inestimabile’’ perchè solo loro sanno donarsi in un modo così speciale, senza riserve, sanno mettersi a disposizione di tutti anche quando le loro forze vengono meno, sanno amare e sanno insegnare ad amare.

L'amore dei nonni lo si riceve in dono, è un amore più grande di quello dei genitori, perché loro sono genitori due volte e sanno perciò amare il doppio di loro.
I nonni sono una fonte d’amore, non desiderano altro che qualcuno venga a dissetarsi tra le loro braccia.
Solo loro sanno saziarsi nel darsi. 
Oggi, quindi, festeggiamo i nonni, ricordiamoci di dire loro ‘’grazie’’ per la loro presenza, per il loro aiuto, per il loro amore!

AUGURI A TUTTI 

I NONNI
DEL MONDO




 


AUGURI

A TUTTE LE DONNE DEL MONDO 
CHE PORTANO IL NOME DI TERESA 
 SIA A CHI FESTEGGIA IL 1° OTTOBRE
CHE A COLORO CHE FESTEGGIANO IL 15 OTTOBRE 
UN AUGURIO SPECIALE A
TERESA dello ''SCOIATTOLO''
 

sabato 28 settembre 2013


IL COMMENTO DELLA SETTIMANA
ANDATA E… FORSE… RITORNO!

Generalmente, quando si parte per un viaggio, si fa sempre il biglietto di andata e… ritorno.

Un viaggio  è sempre qualcosa di temporaneo, non si può stare a lungo lontano dai luoghi dove si è nati e vissuti, dove vi sono i propri ricordi, dove tutto è impregnato delle proprie emozioni, delle risate, delle lacrime, delle sofferenze, delle gioie che hanno accompagnato il tempo della propria vita.

Non c’è un altro luogo al mondo più caro di quello in cui si è nati.

Penso, dunque, alle migliaia e migliaia di profughi che hanno dovuto lasciare la loro terra, in condizioni estreme, facendo un biglietto che… in realtà… è tutt’altro che un biglietto… un biglietto che non assicura un posto né in prima né in seconda fila, né tanto meno la certezza dell’arrivo; un biglietto d’oro per chi lo vende, perché è un biglietto senza limiti di prezzo, e che  potrebbe essere  macchiato  di sangue… per chi lo riceve… in quanto non c’è certezza di arrivare… vivi!

Penso alla giovane donna morta durante uno degli ultimi tragitti: ‘’UNA SU 400’’… è stato il commento che ha accompagnato la notizia giornalistica.

’Una’’… come a dire … una dei tanti, è toccato a lei… peccato…ma sono i rischi del viaggio, più o meno messi in conto.

Una dei tanti… una dei tanti gettati in mare perché troppo pieno il barcone o perché persone scomode o perché … la legge della violenza non fa sconti a nessuno!

E, pensando a questo, diventa ancora più lacerante la provocazione del papa in una delle sue omelie ‘’ quanti piangono per queste morti!?…’’, morti quantificate approssimativamente, ma mai identificate umanamente!

La tragica indifferenza delle lacrime.

Se la tragedia per eccellenza è quella di  morire per mano dell’uomo, del fratello,  non meno grave è quella della ‘’morte del cuore’’: un cuore che non sa più piangere. Che si fa scivolare tutto addosso.
Un cuore impermeabilizzato…  è un cuore narcotizzato, un cuore che non sente più né la gioia né il dolore di vivere. Un cuore assente. Un cuore arido e quindi sterile.

Non sappiamo più piangere! Sono proprio le lacrime che inzuppano il terreno secco dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni e producono frutti di amore, di bene, di solidarietà.

Ma non sappiamo più distinguere… i motivi veri per cui piangere… da quelli terribilmente egoistici!

Piangiamo sul nostro latte versato… e non per quello che manca  a chi non ha come vivere!

 Chiediamo aiuto per le nostre (vere o presunte) difficoltà a vivere… e non guardiamo mai un po’ più in là… più in là dove… le difficoltà non sono neanche descrivibili.

Non si tratta di sminuire le proprie difficoltà ed ingigantire quelle altrui… ma di guardare il mondo con occhi di giustizia, con gli occhi della Verità, con gli occhi… dell’Amore.

Un biglietto, dicevo. Un biglietto che non ha nemmeno un tragitto preciso, definito, perché sono tanti i contrattempi, tante le sorprese (tutte brutte… ovviamente) a cui si rischia di andare incontro.

Capita, a volte, che la destinazione stabilita subisca delle variazioni, per cui ci si trova da tutt’altra parte, in mezzo ad una strada, senza documenti, senza conoscenze, senza più… destinazione.

In altri Paesi non messi in conto, dove, molti di loro, si trovano a vivere anche l’esperienza della galera… nel loro percorso pagato ma non realizzato.

In galera non per reati, ma solo perché … non sono nessuno… non hanno identità, non hanno denaro, non hanno diritto a vivere… se non in galera!

In prigione solo perché… si è inseguita una speranza, si è creduti nel proprio diritto alla vita, si è scommesso sulla giustizia della Verità!

Un diritto e una speranza pagati cari, molto cari… a quanto pare a loro viene chiesto sempre di pagare… o a suon di monete, che spesso non si possiedono, o a costo della propria vita; si paga sulla propria pelle una violenza senza spiegazioni, senza giustificazioni, senza limiti, senza pietà.
Una violenza che ha tanti volti e tanti nomi… ma un solo destinatario: l’uomo che lotta per la sua sopravvivenza!

Chi ha la fortuna di giungere a riva dopo giorni, se non mesi, in alto mare, peregrinando da uno Stato all’altro, senza cibo e senza denaro, non sa se quella dove è approdato sia la meta che era stata convenuta: ci si trova da una parte all’altra del mondo, senza sapere né se… né dove si approderà.

E’ un viaggio che ha una sola certezza: l’ignoto, l’incertezza!

Si parte… anzi… ‘’forse si parte’’, perché neanche la partenza è certa, come non sono certe le date, gli arrivi, le destinazioni, le quote… la libertà… quello che è certo è che c’è un  mondo che si svuota ed uno che… forse… si riempirà… che sia il mare o la terraferma… questo purtroppo non si sa!

Un viaggio dove i ‘’forse’’ superano le ‘’certezze’’.

Quello che è certo è che c’è qualcuno che gioca d’azzardo con le vite di tante persone che non chiedono che di poter vivere; quello che è certo è che ancora oggi viene fatta violenza al diritto di vivere; ancora oggi … la VITA è stretta prerogativa di chi comanda, di chi decide, di chi si fa padrone della vita altrui.

Quel che è certo è che… l’unica certezza è che  non c’è certezza: nè di vita né di morte.

La sfida più dura dei popoli in fuga è proprio quella contro l’incertezza del domani.

La precarietà del proprio esistere. Vite appese ad una speranza che … si assottiglia sempre più!

Un’incertezza che si portano dietro prima ancora di partire: non si sa bene da quale guerra guardarsi, non si sa bene da quale parte giunge il pericolo. Non si sa bene quando tutto questo finirà. Non si sa bene come finirà!

Ovviamente non si sa bene neanche che cosa ne sarà… di un Paese che vive nell’incertezza!

In queste condizioni, ancora di più si può dire che … ogni viaggio è una scommessa contro l’ignoto.

A coloro che viene restituita la certezza di vivere, che riescono, cioè, ad approdare in luoghi di accoglienza, conquistata una certezza… sopraggiunge immediatamente l’incertezza… del domani, del dove andare, del… che ne sarà di me!

Mi chiedevo: come si fa a vivere da espropriati dalla propria certezza di vivere?

Dal proprio diritto a vivere?

Ma come può l’uomo vivere senza certezze!?

Se c’è una cosa che contraddistingue l’esistenza dell’uomo da quella degli animali è proprio… la certezza di esistere, la consapevolezza dell’essere!

Consapevolezza che fa a pugni con l’incertezza… ma che vita può essere mai questa?

UNA. Nella morte di una sola donna su 400 si compendia tutto il dramma di un popolo, ma… direi… di tutta l’Umanità, perché tanti altri popoli, tanti… troppi altri popoli… sono stati derubati del loro diritto a vivere!

Incertezza dell’andata. Incertezza del ritorno.

Quanti di loro potranno sperare di rivedere il proprio Paese?

Di ritrovare le proprie case un giorno, i propri cari, i luoghi della loro terremotata esistenza?

È una fuga che, nel miglior dei casi, ha i toni dell’esilio! Viaggio di sola andata.

Un viaggio  di andata e di … chissà… forse… di ritorno … un giorno… se…

Questo SE  è un’ipoteca sulla vita!

Ma è anche un appello a Colui che tutto può, perchè... se non si può contare sulla certezza della giustizia umana… certo non delude quella divina: Per la tua giustizia, Signore, fammi vivere… (Salmo 118)

In un mondo di incertezze… certezza è che… I suoi orecchi al loro grido d’aiuto/Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito/Egli salva chi ha il cuore affranto/ Il volto del Signore sull’uomo che cerca la pace! (Salmo 33)

La poesia che segue è dedicata a tutti quegli uomini e a quelle donne che portano dentro di sé i grandi SE del loro andare e del loro desiderio di ritornare… a tutti coloro che sognano un ritorno, che sperano in un ritorno… che vivono… per un ritorno che… chissà… se un giorno mai ci sarà…


QUANDO TORNERO’…

Quando tornerò, mio caro Paese,

porterò come me le monete guadagnate e non spese;


porterò con me i sogni che ti ho lasciato

il tempo che non abbiamo vissuto

gli amici che non hai mai conosciuto;

 
porterò con me il freddo del Nord che mi ha ospitato;

il desiderio del sole del Sud

che non ho mai dimenticato;

la tua bandiera che ho deposto sul mio cuore

e poi… ti porterò… ti porterò un fiore!

 
Adagio lo poserò sul tuo Cuore

perché non  faccia male il suo peso leggero…

alle tue ferite aperte e al tuo dolore

e leggero, come la brezza del mare, ti accarezzerò,

sfiorandoti appena ti asciugherò

quel volto di sangue che la guerra ti lasciò!

 
Oh, quando tornerò, mio caro Paese,

su di te camminerò piano

per non svegliare i morti

sepolti nei tuoi pensieri,

per non riaccendere i ricordi

tragici… orribili… della nostra Storia di ieri!

 
O mio Paese amato e da tempo sognato

quando tornerò ti regalerò un sorriso

uno… per ogni bambino innocente

che la guerra ha strappato dal tuo seno


e ti regalerò il mio sguardo di pietà

per questa fragile disumana Umanità

fatta di confini, rivoluzioni e poteri…

fatta di silenzi a cui voce… la Storia solo darà!

 
Ed ancora… ti porterò… ecco… un’eco di pace ti porterò…

sì… un’eco… non ancora la realtà…

perché vive ancora nei sogni… la pace che verrà!

venerdì 27 settembre 2013





A PROPOSITO DI SCUOLA...


Un uomo molto avaro dice al figlio tredicenne:
- Penso che valuterai, figliolo, il sacrificio che mi costa farti studiare. La tua istruzione mi sta rovinando.-
- Eppure, papà, io studio il meno possibile!-



LIFE MESSAGES
 
NON ESISTONO GRANDI SCOPERTE
NE’ REALE PROGRESSO
FINCHE’ SULLA TERRA CI SARA’
UN SOLO BAMBINO INFELICE
(A. Einstein)

venerdì 20 settembre 2013



IL COMMENTO DELLA SETTIMANA

QUANDO LA VITA ... NON E' VITA

Oggi vi riporto un’e.mail che ho ricevuto da parte di un’amica che vuole condividere con voi la sua esperienza.

Un giorno – scrive la mia amica - ho chiesto a Kamran, che viene dall'Afghanistan, di raccontarmi un pò della sua vita nel suoPaese, su come avesse trascorso la sua infanzia, i suoi giochi da bambino, la sua esperienza scolastica…
La sua risposta… invece di chiudere le mie domande, ne ha aperte tante altre…

'' Io - ha risposto Kamran -non sono andato a scuola né ho mai giocato, non ho mai avuto un giocattolo; nel mio Paese c’è la guerra da anni e da bambino, io e mio fratello, facevamo i turni sul tetto per guardare il cielo; non certo per vedere la luna o contare le stelle, ma per scrutare se ci fossero aerei che venissero a bombardarci e contare i minuti tra il loro avvistamento e il tempo necessario per nasconderci nei rifugi.

Di giorno toccava a noi bambini, di notte a nostro padre, che non dormiva mai per vegliare su di noi ed assicurarci, se non quello di sognare, almeno il diritto di dormire, perché le bombe se non arrivavano dal cielo… arrivavano nei nostri incubi notturni a lacerarci come le case squarciate dai bombardamenti… giorno dopo giorno… senza tregua.

È questa l’unica realtà che ho vissuto ed è questa l’unica realtà che conosco.

È questo l’unico gioco che ho fatto: uno sguardo al cielo e una corsa per le scale… poi… il buio per ore! L’attesa. Il silenzio. La paura. Morire restando vivi!

Ho vissuto con la guerra e nella guerra… qualcuno mi hanno detto che esiste anche la pace… ma capisco che cosa sia vivere in un mondo di pace solo oggi… lontano… al di là di quel mare che bagna la mia terra!

La vita nel mio Paese è fatta solo di guerra… ed io mi porto dentro solo quella!

Non ho altri ricordi se non la guerra che continua a scoppiarti dentro anche quando … ne sei fuori… lontano…neanche il mare basta a separarti da lei… ti segue dovunque, perché ormai è parte di te, parte della tua vita e non puoi separarti dalla tua vita, da ciò che sei stato, da ciò che hai vissuto, si diventa ‘’nemici per la pelle, inseparabili’’: tu e la guerra!

Già… nemici per la pelle, perché quando in gioco c’è la guerra… la pelle o ce la rimetti oppure ti diventa una prigione a vita, dalla quale nessuna amnistia potrà mai salvarti o condonarti mai la pena! La guerra la porti negli occhi, negli orecchi, nei sogni, nel mondo dovunque tu vada’’.

Penso, allora, alle nostre case strapiene di giocattoli.

Penso ai nostri bambini coccolati e, spesso, superaccuditi!

Penso… ed ho paura di pensare… a case senza giocattoli e a bambini che non hanno mai giocato!

Penso … o forse no, non penso più… ora le lacrime dei suoi occhi…

sono diventate le mie, m'inondano il cuore e diventano... poesie...



ANCHE QUESTA È SCUOLA…



Un boato!

Tremano i banchi.

Non le mani che continuano a tracciare

segni neri su fogli bianchi.

Non si fermano a pensare.

Non volgono lo sguardo verso l’alto loro…

loro… che stanno tre metri sotto terra

sono i fortunati

hanno una scuola in cantina…

Altri,

molti loro amici,

sono già stati portati via da quella bomba

che ora tuona sulle loro teste!


S’ode un trillo… non è la campanella dell’intervallo

È la sirena che annuncia …

la pioggia… di bombe che sta per cadere!


Il banco trema ancora…

Ora non è più il solo…

l’edificio dondola come in un frenetico ballo…


Il banco ora è fermo… padrone è il silenzio

Anche le mani non scrivono più!


Nell’aria agitata e polverosa

un foglietto cerca dove posarsi

qualcuno aveva scritto VOGLIAMO LA PACE;

si ferma tra le mani fredde di un bambino

s’impregna di rosso…

qualcuno… lo chiama destino…

ma io no, definirlo così…proprio non posso!



SCOLASTICA-MENTE PARLANDO…
La scuola è il luogo della globalizzazione per eccellenza, perché, oggi più che mai, riunisce alunni provenienti da ogni parte del mondo, tutti intorno ad un tavolo per un unico obiettivo: crescere culturalmente ed affettivamente, imparare a pensare e imparare a vivere insieme da amici.

All’insegna di quella che viene oggi definita : la cultura dell’inclusione!

A dirla così… è una prospettiva fantastica… e se fosse davvero così … sarebbe megafantastico… ma la cultura dell’inclusione non è un punto di partenza, è un punto di arrivo, ciò significa che mentre il nostro sguardo è rivolto all’inclusione che sarà, l’impegno lavorativo deve essere rivolto al fare e al costruire quotidiano quella strada che conduca a tale nobile meta.

Se fosse così facile, come lo sono le parole, potremmo dire di aver già vinto la scommessa!

In realtà, negli edifici scolastici come nella maggior parte dei luoghi pubblici, le barriere emotive sono ancora troppo alte, ci si ferma ancor solo alle apparenze: ad un colore, ad una forma,  ad un vestito, ad un copricapo… tutti elementi esterni, che colpiscono i sensi e non il cuore e ciò rallenta e rende più difficile l’inclusione, cioè quell’azione che porta a mettere dentro qualcuno che viene da fuori e che molto spesso, purtroppo, è destinato a restare fuori.

Sì, perché per stare insieme bisogna imparare a pensare con il cuore prima ancora che con la mente, solo così si riuscirà a vedere l’altro che ti sta davanti come una persona simile a te; se la mente coglie immediatamente le differenze, il cuore coglie le somiglianze in un baleno, perché si riconosce nell’altro, come un’immagine allo specchio, non gli serve altro: guardare e riconoscersi ed  è già dentro; al cuore non servono né documenti né permessi di soggiorno, né sapere la nazionalità di provenienza né la lingua parlata: al cuore servono soltanto un sorriso e un abbraccio per cancellare ogni confine ed allargare il proprio spazio interiore e territoriale, perché l’altro possa avere il suo posto e il suo giusto spazio in quello che è lo spazio in cui io vivo.

Ma perché il cuore abbia la prevalenza sull’azione della mente, occorre educare lo sguardo interiore ad essere più rapido di quello dei sensi; occorre orientare il proprio essere verso ciò che unisce e non ciò che divide, è  un orientamento questo che va costruito, proprio come si costruiscono i saperi, perché l’amicizia la si costruisce solo passando attraverso la sapienza del cuore.

La sapienza della mente e la sapienza del cuore non sempre vanno di pari passo; la prima molto spesso diventa ostacolo per la seconda.

Esistono, tuttavia, esempi molto incoraggianti su questo argomento, molte scuole hanno già realizzato progetti di grande interesse  che meritano davvero una grande attenzione.

Il punto di arrivo è nobilissimo, la scuola del 2000 punta in alto, l’orientamento è quello giusto, i primi passi sono già stati fatti… i risultati sono eccellenti… ciò non toglie che c’è ancora molto da fare, ci sono ancora tanti schemi mentali che vanno cambiati… ma è già tanto sapere che l’impegno educativo va verso la logica dell’inclusione globale, verso la totale apertura a ciò che viene dall’esterno… ci si augura che un giorno tale apertura sia spontanea e non più guidata, che nasca, cioè, dalla spontaneità del cuore e non da un obbligo ministeriale sottoscritto su un pezzo di carta.


Sarà grande festa il giorno in cui l’uomo accetterà l’altro solo perché è un uomo simile a sé.


A conferma del fatto che molte scuole si stanno già muovendo sulla strada dell’inclusione di fatto e non solo teorizzata, vi propongo un video realizzato in una scuola di Palermo, c’è molto da imparare e molto su cui riflettere: quando parliamo di inclusione spesso pensiamo subito a coloro che vengono da altri Paesi, diversi da noi per cultura, mentalità, usanze e tradizioni, dimentichiamo che, purtroppo, le diversità sono già fra noi, fra noi che abitiamo nella casa accanto o che studiamo stando seduti nello stesso banco; si è diversi anche quando si è seduti su una sedia con o senza le rotelle.

La diversità ha molte facce, a volte ha la faccia del nostro stesso colore… eppure non sappiamo riconoscerci nel suo sguardo smarrito e bisognoso di una mano amica.


L’inclusione è un cerchio nel quale fare spazio per tutti.


Molte volte, però, tende più  a restringersi che ad allargarsi.


E come ogni cosa che riguarda l’uomo, dipende sempre e soltanto da noi se… restringere o allargare quel cerchio.


Buona visione e… buona inclusione a tutti …





SPAZIO AMICO X... GLI STUDENTI

Questa volta devo proprio chiedere scusa a tutti voi,

perché sono stata particolarmente distratta:

è imperdonabile quello che ho fatto!

È cominciato un nuovo anno scolastico ed io
ho dimenticato di fare gli auguri a tutti...
GLI STUDENTI!

che ci seguono su questo blog:

è grave, molto grave!

Devo rimediare immediatamente!

Un nuovo anno scolastico è una tappa importante,

è segno di crescita, di cambiamenti,

di maturità già raggiunta e altra… da raggiungere,

è un inizio che va festeggiato…

ed allora per farmi perdonare per prima cosa vi faccio i miei auguri:

BUON ANNO SCOLASTICO AD OGNI STUDENTE

CHE PROCEDA PER TUTTI MERAVIGLIOSAMENTE;

SE QUALCHE INTOPPO SI DOVESSE INCONTRARE…
NIENTE PAURA… UNA SOLUZIONE SI FA SUBITO A TROVARE;
E SE PROPRIO QUALCUNO SI DOVESSE STANCARE…
SU CON LA VITA…
TANTO… FRA NOVE MESI… SARA’ DI NUOVO FINITA!!!


SE QUALCUNO DOVESSE STAR MALE...
 ANCHE QUESTO È PIÙ CHE NORMALE!
SE POI D’ITALIANO L’INTERROGAZIONE
DOVESSE INFLUIRE SULLA DIGESTIONE…
ECCO PER VOI UN RIMEDIO IMMEDIATO
CLICCA QUI SOTTO E TI VERRÀ DATO…
IO MI AUGURO CHE STIATE TUTTI BENE
A SCUOLA È BELLO... PERCHÈ SI STA INSIEME!
AUGURI ai bambini, ai giovani a ai meno giovani
che sia un anno proficuo e fruttuoso per tutti!

sabato 14 settembre 2013



SPAZIO AMICO x...GLI STUDENTI
   Questa volta devo proprio chiedere scusa a tutti voi,
perché sono stata particolarmente distratta:
è imperdonabile quello che ho fatto!
È cominciato un nuovo anno scolastico  ed io
 
ho dimenticato di fare gli auguri a tutti...
 
GLI STUDENTI!
 
che ci seguono su questo blog:
è grave, molto grave!
Devo rimediare immediatamente!
Un nuovo anno scolastico è una tappa importante,
è segno di crescita, di cambiamenti,
di maturità già raggiunta e altra… da raggiungere,
è un inizio che va festeggiato…
ed allora per farmi perdonare per prima cosa vi faccio i miei auguri:
 
 BUON ANNO SCOLASTICO  AD OGNI STUDENTE
 
CHE PROCEDA PER TUTTI MERAVIGLIOSAMENTE;
SE QUALCHE INTOPPO SI DOVESSE INCONTRARE…
NIENTE PAURA… UNA SOLUZIONE SI FA SUBITO A TROVARE;
 
E SE PROPRIO QUALCUNO SI DOVESSE STANCARE…
SU CON LA VITA…
TANTO… FRA NOVE MESI… SARA’ DI NUOVO FINITA!!!
 
AUGURI  ai bambini, ai giovani a ai meno giovani
 che sia un anno proficuo e fruttuoso per tutti!
 
LIFE MESSAGES
 
Non cercare di diventare un uomo di successo,
ma piuttosto un uomo di valore
(A. Einstein)



IL COMMENTO DELLA SETTIMANA
PROFUGHI COMUNQUE… MA CERCATORI DI VITA… SEMPRE!
 
Venerdì scorso, fra le altre notizie del telegiornale, c’è stato l’ennesimo calcolo di profughi sbarcati sulle coste siciliane e calabresi: un barcone con sole donne e bambini, un altro con soli uomini.
L’ennesima violenza alla dignità delle persone: in fuga, senza appoggi, senza un volto amico, senza una mano familiare che ti stringa  nel momento in cui la paura diventa profonda più del mare!
Pensando a loro, facevo due riflessioni.
La prima mi riportava indietro nel tempo: mi sembrava una seconda shoah; pensavo  ai campi di concentramento dove venivano separati i nuclei familiari: donne e bambini da una parte, uomini dall’altra!
Alla sofferenza fisica per le condizioni disumane in cui venivano tenuti prigionieri e ai maltrattamenti morali, si aggiungeva l’assenza dei propri cari: figli, mogli, mariti, madri, padri… di una persona amica la cui sola presenza poteva portare un respiro di sole nelle tenebre che alimentavano la cattiveria umana.
Soli.  Bambini soli. Donne sole. Uomini soli. La solitudine è violenza che uccide!
Uomini e donne che…
Ecco la seconda riflessione: uomini e donne che…  questo CHE lo lascio sospeso perché mi dice qualcosa d’importante, di molto importante…
Negli ultimi sbarchi, come, d’altronde, in tutti quelli che si sono ciclicamente succeduti in questi ultimi anni,  ci sono uomini e donne che fuggono dalla guerra, dagli eccidi, dalle rivoluzioni, dalle dittature, dai soprusi, dagli abusi… dalle violenze dell’uomo sull’uomo… di conseguenza quando pensiamo a loro immediatamente pensiamo a tutto quello da cui scappano, pensiamo alle cose peggiori… e ci dimentichiamo di una cosa, importante, molto importante, anzi… fondamentale… per comprendere fino in fondo il loro dramma, ma anche il loro ‘’canto alla vita’’.
Sì, proprio canto alla vita, non mi sono sbagliata a scrivere… ho scritto proprio CANTO ALLA VITA!
Guardando quelle immagini... io sentivo il loro canto alla vita!
Ma come si conciliano gli argomenti sopra esposti con il canto alla vita?
Nel vedere quei campi di accoglienza stracolmi di profughi non ho pensato a ciò che hanno lasciato, ma a ciò che stanno cercando: da cosa fuggono? Perché fuggono?
Fuggono dalla morte... perché cercano la vita! SONO... CERCATORI DI VITA!
Desiderano la vita più di ogni altra cosa! Loro vogliono vivere. Hanno deciso di vivere…  pur in mezzo alle atrocità belliche… la VITA continua a rivendicare il suo diritto di vivere!
 Sono campi strapieni di vita.
Se non desiderassero vivere più di ogni altra cosa non avrebbero affrontato l’ignoto, la fame, la sete, la morte stessa sui barconi che non poche volte affondano  e si ribaltano.
Quale forza può spingere tanta gente a mettersi in viaggio, a rischiare la propria esistenza per giungere su rive sconosciute, ignote, chissà… forse anche ostili?
Quale forza… se non la FORZA DELLA VITA!?
Tutta questa gente ha una straordinaria  voglia di vivere. Sono un’esplosione di vita!
La guerra non ha ucciso la vita in loro, ma ha fatto loro capire che la vita è un bene unico, grande, tanto grande che vale la pena rischiarla in una traversata così pericolosa.
In quei campi di accoglienza ho visto la vittoria della vita!
Non sono stati loro ad aver scelto la guerra, ma la guerra ha scelto loro e loro non sono disposti a rinunciare alla vita per qualcosa che non hanno scelto!
Guardare a loro significa guardare alla speranza della vita, alla forza della vita.
Sono uomini e donne che… Amano La Vita! E chi ama la vita… la canta!
Questi sbarchi, dunque, altro non sono se non ‘’canto alla vita’’!
La loro fuga ci parla della vita che esplode dentro di loro e li mette in cammino, sono  vita in ricerca di vita, vita che chiede di poter vivere, vita… che non si arrende alla morte!
Il loro Paese è sotto l’ombra della morte …  loro sfidano la morte convinti che la vita vinca sempre… e vincono davvero…  sono spaventati, traumatizzati… ma vivi e chiedono aiuto per poter continuare a vivere.
Pensavo, guardando i loro volti smarriti, alle nostre vite, al nostro mondo, alla  nostra realtà occidentale.
Loro vengono da una realtà di guerra e la cosa che più desiderano è la vita, poter vivere, come bene essenziale, primario,  irrinunciabile!
Loro la guerra la subiscono e fuggono per cercare la vita altrove.
Noi viviamo in una realtà di pace e  la cosa che più desideriamo, a volte,  è la morte, quasi panacea di tutti i mali, lenzuolo che copre  le nostre crisi interiori, il nostro male di vivere o meglio la nostra fatica di vivere.
Le nostre strade , spesso, sono più piene di morte… che di vita!
 Agli angoli delle strade, sui marciapiedi, negli stadi, nei luoghi domestici… ha più vita la morte… che la vita stessa!
Se loro subiscono la guerra, noi subiamo la vita, quasi come un obbligo, un dovere che non sempre ci va di compiere!
Come cambia la prospettiva e il senso della vita a secondo da quale angolatura la leggiamo.
Penso a tutte quelle situazioni critiche che, chi più chi meno, ci troviamo a vivere un po’ tutti: conflitti domestici, tensioni sul lavoro, ingiustizie, tradimenti, disagi , tormenti , crisi esistenziali … piccole grandi difficoltà che ci scatenano la guerra dentro… piccoli grandi problemi che ci fanno cadere il mondo addosso e ci spingono verso il desiderio della morte, ci rallentano il ritmo della vita, ce la fanno addirittura odiare, ci sentiamo maltrattati dalla vita stessa, emarginati, vittime della vita e quasi la morte diventa la soluzione … anzi l’unica soluzione per fuggire da questa vita che a volte… ci va troppo stretta!
Come cambiano le cose: chi vive la guerra cerca la vita; chi vive la pace… fugge dalla vita!
Sembra paradossale … ma è reale!
Dall’altra parte del mare, centinaia di giovani partono per una nuova speranza di vita ed altrettanti giovani , da questa parte del mare, partono per una vita senza ritorno!
I primi cantano alla vita, i secondi si riempiono di morte!
Direi quasi che sono proprio i profughi che ci insegnano a vivere: loro conoscono il valore della vita e  sperano in un futuro migliore, fuggono  in virtù di questa speranza; noi invece, gente di pace, abbiamo  smesso di sperare sia nella vita che in un futuro migliore!
Siamo profughi . SIAMO TUTTI PROFUGHI!
PROFUGHI  COMUNQUE…. IN FUGA DA QUALCOSA:  chi fugge dalla guerra che infuria fuori di sé; chi fugge dalla guerra che  combatte dentro di sè!
In Medio Oriente… è il mondo che fa guerra alla vita… in Occidente è la vita che fa guerra al mondo!
È come se, in un modo o nell’altro, l’uomo non possa proprio fare a meno della guerra!
Sembra quasi che si avversi più la pace che la guerra!
Eppure è proprio la pace il nostro anelito più grande, il nostro bisogno più necessario.
Ma la pace comincia con una decisione!
Una decisione che continuiamo a rimandare giorno dopo giorno!
Per vivere… bisogna decidere di vivere!
I profughi siriani hanno deciso… hanno scelto la vita ed hanno scelto la pace… e noi, profughi occidentali, sempre alla deriva di noi stessi!?
Quanta vita siamo? Quanta vita … ancora desideriamo?

Quanta vita… ancora cantiamo?