martedì 26 agosto 2014




Schiavitù emarginate dalla fraternità

‘’La schiavitù non è un fatto del passato, ma una piaga sociale fortemente presente anche nel mondo attuale, una vergognosa speculazione che arricchisce singoli e gruppi con il traffico di esseri umani, la tratta di migranti e della prostituzione, il lavoro che sfrutta donne e bambini. È una realtà che impedisce il riconoscimento della pari dignità dell’altro, quindi, la fraternità universale e la pace. Di qui il tema scelto da Papa Francesco per la 48ª Giornata Mondiale della Pace, che sarà celebrata il primo gennaio 2015: “Non più schiavi, ma fratelli”.
A molti bambini è impedito di vivere la loro età in maniera dignitosa <br> (Foto Toppette)Commentando il tema il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace scrive in un comunicato che “la schiavitù è una terribile ferita aperta nel corpo della società contemporanea, è una piaga gravissima nella carne di Cristo! Per contrastarla efficacemente occorre innanzitutto riconoscere l’inviolabile dignità di ogni persona umana, e inoltre tenere fermo il riferimento alla fraternità, che richiede il superamento della diseguaglianza, in base alla quale un uomo può rendere schiavo un altro uomo, e il conseguente impegno di prossimità e gratuità per un cammino di liberazione e inclusione per tutti (…). Per questo, occorre anche l’impegno dell’informazione, dell’educazione, della cultura per una società rinnovata e improntata alla libertà, alla giustizia e, quindi, alla pace”.

Le parole del papa e la scelta del tema previsto per la 48^ giornata Mondiale della Pace sono tanto attuali
quanto difficili da accettare: quando si pensa che siamo nel ventesimo secolo sembra di aver toccato il vertice del progresso e dell’emancipazione, le cose del passato sono passate, si guarda ad un futuro ipertecnolocizzato e poi… ci guardiamo intorno e scopriamo non solo di non aver fatto così poi tanti passi in avanti, ma addirittura di essere ritornati indietro, molto indietro, quando la schiavitù era la normalità e quando i padri-padroni avevano il diritto di vita e di morte su tutti i membri della famiglia.
Basta ascoltare il telegiornale  o sfogliare qualche giornale e ci si trova davanti a delle situazioni orribili, non da Medioevo, non da Far West ma da preistoria, quando l’uso della ragione era limitato alla ricerca di soluzioni soltanto per la propria sopravvivenza, non c’erano altri obiettivi e non c’erano altri bisogni.
Sto esagerando? Beh, se qualcuno dovesse crederlo, basta leggere questo articolo di qualche giorno fa, che non ha bisogno di altri commenti, dice già tutto da solo!
Vorrei fare, però, una breve riflessione: La Pace passa attraverso la religione cristiana, sono stati i cristiani i primi che hanno abolito la schiavitù, sono stati loro a parlare di uguaglianza, fraternità, dignità, libertà.
Dove i cristiani hanno posto la loro dimora è fiorita la cultura, la scienza, la consapevolezza del dono della vita, l’importanza dell’amore… ora tutte queste conquiste vengono demolite in nome di una efferata giustizia disumana. 
Ecco perchè i cristiani sono ancora oggi perseguitati: perchè la Pace, la Libertà, la Giustizia, la Dignità non sono ancora patrimonio di tutta l'umanità.
Credo che dopo aver letto questo articolo che sotto riporto… le parole non avranno termini adeguati e sufficienti per commentare oltre, il silenzio perciò dirà ogni cosa e riconoscerà l’urgenza e la necessità della Pace e del’Amore !


Si sposano per amore contro il volere dei genitori, decapitati in pubblico
La coppia uccisa in Pakistan centrale per aver contratto un matrimonio d'amore è stata decapitata in pubblico, secondo nuovi particolari emersi dai media locali. Da quanto si legge nella denuncia della polizia, il «delitto d'onore» è stato compiuto dal padre della ragazza insieme ad altri familiari e complici.

Muafia Bibi, 17 anni, e Sajjad Ahmed, 31 sono stati presi nella loro casa, caricati su un furgone e portati nel villaggio dove sono stati decapitati con un accetta davanti ai residenti rimasti a guardare davanti all'orripilante scena.

In un'altra notizia, emersa oggi, una giovane donna è stata bruciata viva in un villaggio del Punjab per aver rifiutato il matrimonio combinato dai genitori. Secondo dati della ong The Human Rights Commission of Pakistan, 869 «delitti d'onore» sono stati commessi nel 2013 in Pakistan, ma si tratta di una cifra sottostimata perchè spesso le famiglie delle vittime non hanno il coraggio di denunciare i soprusi



SPAZIO AMICO X... TUTTI QUELLI CHE HANNO PERSO LA SPERANZA




venerdì 22 agosto 2014

PAGINE DI STORIA

IRAQ, IRAN PRONTO AD AGIRE CONTRO L'ISIS SE VERRANNO REVOCATE LE SANZIONI 

SUL NUCLEARE


L'Iran accetterà di «fare qualcosa» nella lotta contro lo Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isis) in cambio della revoca delle sanzioni e di progressi nei colloqui sul nucleare con le grandi potenze. Lo ha detto il capo della diplomazia iraniana, Mohammad Javad Zarif, secondo quanto riportato dai media.
L'Iran è disponibile a fare la propria parte nella lotta contro i jihadisti a condizione che le potenze mondiali revochino le sanzioni imposte a Teheran a causa del suo programma nucleare, ha detto Zarif, citato dall'agenzia d'informazione ufficiale Irna.


Iraq, Isis distrugge mausoleo di S. Giorgio Cittadini salvano il minareto di Mosul«Se accetteremo di fare qualcosa in Iraq, l'altra parte nei negoziati (il gruppo '5+1', cioè i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu e la Germania, ndr) dovrà fare qualcosa in cambio», ha dichiarato il capo della diplomazia iraniana. «Tutte le sanzioni che sono
legate al programma nucleare dell'Iran dovrebbero essere revocate», ha quindi spiegato Zarif.
Ieri il ministro ha confermato che sono in corso discussioni con alcuni governi europei a proposito della possibilità di un'azione congiunta contro l'Isil nel nord dell'Iraq. «Ma non è ancora chiaro cosa dovremmo fare in Iraq e cosa (le potenze mondiali, ndr) dovrebbero fare in cambio. Questa è la parte difficile», ha affermato Zarif.
«Rinnovo il mio appello a tutti gli uomini e le donne che hanno responsabilità politiche perché usino tutti i mezzi per risolvere la crisi umanitaria». Scrive intanto Papa Francesco in una lettera al presidente iracheno Fuad Masum consegnata dal cardinale Fernando Filoni.
La decapitazione del giornalista James Foley non rimarrà impunita. Lo Stato Islamico in Iraq e Levante ne pagherà le conseguenze, aveva detto ieri ilpresidente americano Barack Obama. «Quando viene fatto del male a degli americani, ovunque nel mondo, noi facciamo ciò che è necessario per far si che venga fatta giustizia», ha affermato il presidente, che ha così replicato - parlando agli americani e al mondo intero - alla sfida diretta che gli hanno lanciato gli jihadisti dell'Isis. Per loro, ha detto, «non c'è posto nel 21/mo secolo», «elimineremo questo cancro».
Nel video della decapitazione di Foley, il boia che gli ha tagliato la gola afferma - rivolgendosi proprio al presidente americano - che si tratta di una risposta ai raid aerei lanciati due settimane fa dall'amministrazione Usa in Iraq. Nel filmato - giudicato autentico dall'intelligence Usa - si vede anche il giornalista americano Steven Joel Sotloff, rapito in Siria, e il terrorista che dice: «La vita di
questo cittadino Usa, Obama, dipende dalle tue prossime decisioni». Ieri il Pentagono ha fatto sapere che nelle ultime ore sono stati lanciati nuovi raid con cacciabombardieri e droni contro postazioni dell'Isis, nei pressi della strategica diga di Mosul.
La politica di Obama non cambia. «Continueremo a perseguire una strategia a lungo termine» contro i miliziani dell'Isis in Iraq, aveva del resto detto alcuni giorni fa Obama, quando aveva interrotto la vacanza a Marthàs Vineyard per presiedere una serie di riunioni a Washington. Una vacanza in buona parte dedicata al golf, che aveva ripreso proprio poche ore prima che venisse diffuso il terribile video, e che ha continuato subito dopo il suo drammatico intervento in diretta tv. Secondo una fonte del Pentagono, il Dipartimento della Difesa sta studiando un piano per l'invio di «un piccolo numero di truppe addizionali». Si tratterebbe di «meno di 300 soldati».
Nell'agghiacciante filmato della decapitazione, l'Isis ha sostenuto di essere ormai «uno Stato, accettato da un gran numero di musulmani in tutto il mondo. Quindi, ogni aggressione contro di noi è un'aggressione contro i musulmani e ogni tentativo da parte tua, Obama, di attaccarci, provocherà un bagno di sangue tra la tua gente».
Anche a questo ha replicato il presidente americano, affermando che «il mondo è inorridito» dal brutale assassinio di Foley e che «l'Isis non parla di religione. Le loro vittime sono in massima parte musulmani e nessuna fede insegna alla gente a massacrare gli innocenti», mentre i suoi miliziani «dichiarano la loro ambizione di commettere un genocidio contro un antico popolo».

Dopo aver letto queste dichiarazioni e queste provocazioni, mi vengono da fare due considerazioni:
-          La prima riflessione riguarda il concetto di vita: davvero la vita delle persone vale meno di una pedina sullo scacchiere o di un soprammobile al mercatino delle pulci? Davvero la vita può essere barattata in questo modo? Davvero si può mercificare l’aiuto umanitario? Davvero non si fa niente in cambio di niente neanche quando in gioco c’è la vita di un popolo intero? Davvero la vita umana vale meno del potere economico e politico? Davvero l’uomo può essere usato per i giochi di potere? Si possono porre condizioni davanti ad un genocidio?
Credo che l’articolo sopra riportato dia risposte tanto esplicite… quanto ignobilmente inaccettabili!
Eppure questa è la tragica realtà in cui siamo immersi e quel che è più drammatico è che tutto questo ce lo siamo costruito con le nostre mani… è il punto di arrivo di una cultura di morte che sposando il potere economico ha prodotto mostruosità simili!
La responsabilità è solo nostra! Di tutti: Occidentali ed Orientali, al di qua e al di là dell’Oceano!
-          La seconda riflessione riguarda gli estremismi religiosi che sventolano bandiera islamica e fanno stragi e razzìe in nome di un dio sanguinario insaziabile e vendicativo, distruttivo dell’uomo e delle cose. Innanzitutto va sottolineato che gli estremisti non rappresentano tutto il mondo islamico, sono una frangia più o meno consistente, ma non rappresentativa dell’intero popolo musulmano.
Il rispetto per le scelte religiose è sacrosanto, da qualunque parte si stia; l’islamismo non è così violento e distruttivo, può essere rigoroso ma non così sanguinario.
Va, dunque, distinto l’islamismo moderato da quello estremo; quest’ultimo ha il coraggio di strumentalizzare perfino quello che definiscono il loro dio, per ottenere effetti che niente hanno a che fare con la religione; è un uso del tutto strumentale quello che ne fanno della loro religione e questo rende ancora più grave la loro situazione: dio non è mai contro l’uomo, qualunque nome venga dato a questo dio, ma sarà sempre a suo favore, per la sua crescita e il suo progresso umano e spirituale.
Nessun dio ha mai ordinato guerre, stragi e genocidi. Nessun dio, mai!
Ecco perché anche la questione religiosa è solo un capro espiatorio per un odio etnico che supera ogni pensabile limite umano. L’odio dell’uomo contro l’altro uomo è una bomba che esplode in maniera abnorme quando l’obiettivo è saziare quell’insaziabile bisogno di dolore umano che si manifesta nel provare piacere nella morte e nelle sciagure altrui: è la perversione totale.
Non è dio ad essere sanguinario, ma l’uomo perverso che ha sete di sangue umano.


E quando più soggetti che condividono questo bisogno si uniscono fra loro… ecco che il mondo trema, sì, il mondo ha da tremare perché non c’è nessun limite all’ingordigia umana, soprattutto quando la fame e la sete sono non di pane e acqua, ma di sangue… e vite umane!

A conferma di questo, ci sono gli ultimi tragici fatti del nord dell’Iraq, dove, oltre ai cristiani, un’altra minoranza religiosa costretta alla fuga: circa 500 membri appartenenti alla setta degli yazidi, di cui 40 bambini, sono già stati uccisi dai miliziani dello Stato islamico in Iraq. Concentrati nella provincia di Niniveh nel nord dell’Iraq, gli yazidi sono finiti nel mirino dei jihadisti soprattutto dopo che domenica il Califfato ha conquistato la città di Sinjar, dove la loro presenza è maggiore. Sinjar stessa è stata del tutto svuotata dei suoi 300mila residenti. Haydar Omer, uno degli yazidi in fuga, ha raccontato all’agenzia di stampa Anadolu che la sua comunità è stata costretta a fuggire dopo che i miliziani dello Stato islamico hanno incendiato le loro case e i loro villaggi. “Non avevamo armi per combatterli, così ce ne siamo andati e siamo venuti in Turchia”, ha spiegato. Mentre 40mila sono in fuga tra le montagne irachene, 130mila sono fuggiti nei campi profughi delle aree curde.
Nel mirino del Califfato sono finiti anche gli yazidi, dunque, la seconda minoranza religiosa presente sul territorio iracheno. Questo vuol dire che le differenze religiose sono strumentali alla pulizia etnica che s’intende fare: è la morte del fratello che dà la vittoria!
E se questo è vero, come è vero, vuol dire che… Caino è ritornato a colpire!
Viene da chiedersi chi può fermare Caino nell’eccesso della sua infamia!
CERTO NON GLI UOMINI… ALMENO… NON DA SOLI!
Occorre invocare il Dio della Pace e della Misericordia e sperare che voglia ascoltarci e ci esaudisca!

giovedì 21 agosto 2014

PAGINE DI STORIA
Iraq, cos’è Isis: 
nato da Al Qaeda nella guerra in Siria, ma più ricco e organizzato
Nato dal movimento un tempo guidato da Osama bin Laden, lo Stato Islamico può contare su un esercito di 30 mila uomini e su risorse economiche in crescita. I suoi miliziani sono presenti sul territorio del cosiddetto "Califfato Islamico", esteso quanto il Belgio e che da est a ovest va dalla seconda città irachena di Mosul fino al capoluogo siriano di Raqqa.

Lo Stato islamico (la nuova denominazione assunta il mese scorso dall’ex Stato islamico dell’Iraq e del Levante), protagonista di un’avanzata inarrestabile nel nord dell’Iraq, è nato di fatto in questo Paese, ma aveva ottenuto i suoi principali successi nella guerra civile siriana. Tra Siria e Iraq conta oggi su circa 30.000 uomini. I suoi miliziani sono presenti su un territorio esteso quanto il Belgio e che da est a ovest va dalla seconda città irachena di Mosul fino al capoluogo siriano di Raqqa, mentre da nord a sud va dall’asse Mossul-Raqqa fino all’asse Tikrit-Ramadi-Dayr az Zor, che congiunge Siria e Iraq. E’ questo il territorio del cosiddetto Califfato islamico, proclamato il 5 luglio scorso dal capo dello Stato islamico, Abu Bakr al Baghdadi, durante un sermone tenuto nella principale moschea di Mosul, di cui sono state diffuse le immagini su alcuni siti jihadisti. Una chiara operazione di propaganda, volta a far vedere che ormai nel mondo jihadista questa è la vera forza vincente, capace di oscurare le gesta di Al Qaeda.
Tasse e petrolio, i terroristi di Isis sono i più ricchi
Quando si è ufficialmente separato da Al Qaeda, nessuno riteneva che l’Isis si sarebbe affermato in così poco tempo in Iraq. E invece la sua macchina da guerra procede a gonfie vele, e anzi si allarga anche grazie a risorse economiche in crescita. La conquista di Mosul ha consentito al gruppo di poter contare sulle importanti risorse energetiche dell’area e di aver accesso ai fondi della banca centrale, dalla quale avrebbe rubato fino a 425 milioni di dollari, ai quali si aggiungono i lingotti d’oro ‘sequestrati’ da altri istituti di credito della zona. Da Al Qaada l’Isis ha imparato che la finanza è importante: a differenza del gruppo di Bin Laden, l’Isis è rinomato per il suo spirito manageriale. L’Isis retribuisce bene i suoi combattenti, ai quali fornisce auto, cellulare, contanti e offre benefit alle loro famiglie nel caso di morte. La ricchezza dell’Isis si è iniziata a formare con la vendita del petrolio sul mercato nero e con la ‘tassa rivoluzionaria‘ imposta ai commercianti delle aree conquistate.  Un’altra forma di finanziamento è la vendita di petrolio e gas sul mercato nero, oltre ai riscatti per i rapimenti.
La guerra in Siria e le origini dello Stato Islamico
La forza dell’Isis viene da lontano, ma la configurazione attuale del gruppo risale a circa un anno fa. Lo Stato islamico si pone in chiara contrapposizione sia con i ribelli anti-regime siriano, sia con i vertici storici di Al Qaeda. Il nucleo dell’Isis nasce in Iraq proprio come ala qaedista ai tempi della leadership di Abu Musab al Zarqawi, ucciso nel 2006. E si rafforza a partire dal 2010 sotto la direzione dell’attuale capo, Abu Bakr al Baghdadi. Il cambio di passo avviene nel contesto della guerra in Siria e la rottura avviene nella primavera del 2013 quando i miliziani dell’Isis tentano di assumere la direzione del movimento jihadista siriano nato nel 2012 per contrastare le forze del presidente Bashar al Assad. Nascono inevitabili contrasti con i qaedisti siriani, radunati attorno alla Jabhat an Nusra (Fronte della Salvezza). E persino con Ayman Zawahiri, leader di Al Qaeda, che intima più volte all’Isis di tornare a operare entro i confini iracheni. Baghdadi non si ritira  e i suoi uomini risalgono invece il corso dell’Eufrate, arrivando fino alle sponde dell’Oronte, nel nord-ovest siriano. Nel gennaio scorso, lanciano l’offensiva sul fronte orientale, nella regione irachena di al Anbar, controllando Falluja e parte di Ramadi. In Siria subiscono il parziale ritorno dei ribelli locali, che accusano l’Isis di servire di fatto gli interessi del regime degli Assad. Tra Damasco e l’Isis la guerra di fatto non e’ ancora scoppiata, e i jihadisti sciiti filo-iraniani giunti dall’Iraq e dal Libano per combattere “i terroristi sunniti”, non si sono scontrati mai con l’Isis.
L’organizzazione militare
Tra Siria e Iraq lo Stato islamico conta oggi su circa 30.000 uomini, inquadrati in battaglioni da circa 2/3.000 uomini ciascuno. Gia’ forte di armi leggere, lanciagranate e mezzi blindati, nella fulminante offensiva del 10-14 giugno, l’Isis si sarebbe impadronito di pezzi di artiglieria da 122 e 130 mm, mortai, oltre 200 veicoli di vari tipi (tra cui Humvee) e alcuni elicotteri. Sul tipo di armi, scrive Pietro Batacchi, direttore di Rivista italiana difesa, i qaedisti di Baghdadi si servono di “equipaggiamenti pesanti – catturati nelle caserme siriane o in quelle dell’esercito iracheno o agli altri gruppi ribelli siriani con cui Isis e’ in guerra – come carri armati, lanciarazzi multipli, sistemi anticarro”. Ci si domanda come abbiano potuto poche decine di migliaia di miliziani avere la meglio di un esercito come quello iracheno, composto di 270.000 uomini, addestrato per anni dagli Stati Uniti e che può contare sulla copertura dell’aviazione. La spiegazione non sta solo nella motivazione più forte che spinge i jihadisti rispetto ai soldati governativi, ma anche sul sostegno che  i miliziani dello Stato islamico hanno potuto contare tra gli armati delle formazioni tribali e tra la popolazione sunnita, scontenta per le politiche governative giudicate settarie e discriminatorie.
Il nemico sul territorio, l’esercito iracheno
Le forze armate irachene sono composte da un esercito formato da ben 14 divisioni (56 brigate), 158 battaglioni ordinati in divisioni, una dozzina di battaglioni di formazione, tre brigate di truppe speciali, per un totale di circa 270.000 uomini. Tutti gli ufficiali sono formati secondo il modello Sandhurst. A questo si aggiungono decine di migliaia di potenziali miliziani ausiliari arruolati prevalentemente nelle zone a maggioranza sciita e solidali col governo filo-iraniano di Maliki. Le brigate di fanteria sono equipaggiate con armi leggere, lancia granate, veicoli blindati. Le brigate meccanizzate possiedono circa 300 carri armati americani M1 Abrams, altri carri sovietici T-54/55 e veicoli BMP-1. Il governo di Baghdad conta anche sull’aviazione, forte di due squadroni di velivoli di ricognizione, tre squadroni di elicotteri per il trasporto truppe ed elicotteri da combattimento, per un totale di circa 3.000 uomini.
(da http://www.ilfattoquotidiano.it)

martedì 19 agosto 2014



PAGINE DI STORIA

UNO SGUARDO DENTRO LA STORIA

E’ difficile capire quello che sta succedendo nel Medio Oriente in questi ultimi anni, perchè si sono alternate, in modo rapido, governi, gruppi di potere, gruppi terroristici e civili che hanno ribaltato le cose da un giorno all'altro, cambiando scenario in maniera repentina.
Dagli anni di Al Qaeda di Bin Laden all'Isis di oggi è stato un susseguirsi di attentati e prese di potere che hanno stravolto il Medio oriente, coinvolgendo ora l'uno ora l'altro Paese Orientale, con ripercussioni nel mondo Occidentale.
Ci sono giochi politici ed anche interessi economici, ci sono estremismi religiosi ma anche traffici illegali e tentativi di pulizia etnico-religiosa.
C'è un caos che ha creato un' emergenza umanitaria non meno grave dei tempi dell'olocausto.
C'è la paura di intervenire, ci sono dubbi sulle modalità d'intervento.
Ci sono, come sempre, interventisti e neutralisti, la differenza la fa il tipo di rapporto che si ha con i Paesi del Medio Oriente: c'è chi ha paura di perdere le forniture di petrolio e di intaccare i rapporti politico-economici con le parti in causa; c'è chi guarda con timore al dilagare della violenza ma indugia nell’intervenire e c'è chi si schiera dalla parte degli oppressi pensando di rifornirli di armi per far fronte al nemico oppressore. C’è chi, molto cautamente, cerca di intervenire, ma viene crudelmente provocato ad intervenire con forza e violenza.
Ci sono varie posizioni e diverse opinioni, soprattutto diversi interessi in gioco.
Come sempre, a guidare il tutto è l'economia, quell'economia che non è più per l'uomo, ma è diventata strumento di potere per l’uomo contro l'uomo stesso, che mette al primo posto il dio-denaro, anche quando a farne le spese sono popoli interi.
E' quell'economia senza più etica, spesso denunciata dal papa, che muove le sorti dei popoli, mettendo in secondo piano la loro stessa sopravvivenza, in funzione di un potere d'acquisto quanto più vantaggioso per le parti.
Per questo è difficile capire quello che sta succedendo nel vicino Medio Oriente, perchè gli interessi religiosi che emergono in maniera più evidente  sono solo la punta dell'icemberg e il capro espiatorio di altri interessi che tanto sommersi poi non sono.
Quello che è sicuro è che la violenza usata e messa in atto ha superato anche quella dello stesso Bin Laden, il quale, a suo tempo, diceva di guardarsi bene dall'Isis, considerato troppo spietato perfino per gli standard  qaedisti.
Iraq, cos’è Isis: nato da Al Qaeda nella guerra in Siria, ma più ricco e organizzatoLa brutalità del gruppo, abituato a stragi di massa, distruzione di chiese, torture e abusi,  era considerata eccessiva ed anche pericolosa dallo stesso capo di Al Qaeda, la cui violenza tutti ce l’abbiamo ancora negli occhi.
E che Bin Laden non sbagliava a considerarlo così disumano ne abbiamo le tragiche prove oggi: uomini crocifissi, decapitati, torturati, donne rapite e violentate, vendute come schiave, bambini uccisi tra le braccia dei genitori, popoli in fuga, fame, persecuzione, dispersione e distruzione di una civiltà, cristiana e musulmana anche, che hanno camminato insieme per secoli.
È il caos totale.
Dice papa Francesco che è in atto la terza guerra mondiale… anche se a pezzi!
E non si può di certo negare che abbia tragicamente ragione: Iraq, Libia, Siria, Gaza, Israele, Ucraina, Russia… sono solo alcuni dei Paesi sotto i riflettori dei mass media, ma numerosissime altre guerre sono in campo in tante parti del mondo, soprattutto in Africa, ma anche in Asia come gli attuali scontri fra Corea del Nord e Corea del Sud.
C’è un mondo in guerra, c’è un mondo in fiamme, c’è un mondo sofferente  che alza il suo grido dalla terra verso il cielo in maniera devastante; ci sono tante mani tese e tanti occhi che aspettano con speranza un aiuto dal resto del mondo.
Ma in un mondo globalizzato, dare aiuti oggi è la cosa più difficile; spesso si stringono accordi con ‘’gente poco pulita’’, così, quando ci sono  scontri in atto, si fa fatica a schierarsi contro gli aggressori, amici di lunga data.
Ecco perché le guerre vanno avanti per secoli, ecco perché gli aiuti umanitari arrivano in ritardo ed ecco perché si discute così a lungo sulle modalità di intervento.
Cosa fare? Quali le strategie più adeguate? In che modo intervenire?
Forse le risposte dipendono dal tipo di priorità che ci si pone e da che cosa si ritiene sia più urgente e più importante: salvaguardare la vita o… i propri  interessi economici!
Forse bisognerebbe un attimino considerare una piccola verità: l’economia ha senso fino a quando ci sono uomini sulla terra… se i popoli muoiono, l’economia diventa…. inutile utopia!

domenica 17 agosto 2014


PAGINE DI STORIA


STORIE SENZA TEMPO




Ho negli occhi
i perseguitati di ogni tempo:
legati a croci di pietra,
bendati e flagellati
crocifissi e poi decapitati;

ho negli orecchi
le urla delle donne rapite,
violentate, infibulate
vendute come schiave
ad un turismo animale
con l'accordo tacito del mondo occidentale;


ho nelle narici
l’odore nauseabondo delle carni bruciate
nelle case bombardate

nelle chiese rase al suolo
nelle quotidiane rappresaglie
nei roghi umani in mezzo alle boscaglie;


ho in bocca il sapore amaro
delle sconfitte umane:
dove l’odio supera la legge,
dove anche i bambini sono nemici,


dove i plotoni di esecuzione
non sono scene di un cinema di orrore;


Ho tra le mani l’enorme fossa dell’indifferenza
di questo mondo che resta immobile
nel rinnovarsi dello storico olocausto,



che gioca a scommesse 
fra vinti e vincitori,
che passa il tempo a contare i suoi tesori
unico riferimento del suo egoistico andare;



ho nel cuore gli sguardi dei bambini
che implorano pietà...
ho nel cuore un dolore senza confini
per questa nostra straziata umanità!!!


               

martedì 12 agosto 2014



IL LINGUAGGIO DELLE MANI


Le mani hanno un linguaggio tutto loro:
esprimono gratitudine strette in preghiera
sollecitudine se agitate a ritmo 
inquietudine se contorte senza controllo
ansia se mordicchiate o nascoste nelle maniche
amicizia se abbracciano una spalla
affetto se mandano in volo un bacio
tenerezza se accarezzano un bambino
richieste se una sola viene alzata 
arresa se entrambe son sollevate
paura se tremano come foglie al vento
spavento se sono sudate
protezione se si stringon forte forte
e poi ancora rabbia se son strette a pugno
come scudo se sul volto sono ripiegate
protesta se sul petto sono intrecciate
allegria se al cielo sono elevate...
ma fra tutte... una ne preferisco
quella della verità e della pace:
a croce sulle labbra affermo ciò che dico
tesa verso l'altro nel silenzio della voce...
e c'è pure la mano della solidarietà
ah, quella, poi mi sta tanto a cuore
è la mano che distribuisce amore
questa mano non deve mai mancare
perchè se tutte le altre sono autoreferenziali
questa è l'unica che in generosità non ha eguali!

LIFE MESSAGES

sabato 2 agosto 2014


COME PAGINE DI STORIA...

No, non è come leggere le vittorie
e le sconfitte sui libri di storia:
a quei tempi dovevamo imparare
nomi, luoghi e date…
sembrava solo un gioco di memoria
lezioni da imparare, voti da recuperare…

Oggi no, non è la stessa cosa sfogliare i giornali,
o della televisione scorrere i canali:
la paura lacera la notte,
esplosioni, boati, crolli ininterrotti,
città bruciate, strade sventrate,
corpi ammassati in buste di plastica,
barelle di soccorso
per ospedali scomparsi come nelle frane;
i volti spauriti, i cuori atterriti,
le mani impotenti nello scavare
sotto lastre di cemento
in cerca di un battito ancora in vita,
si spera nella Speranza… ma ormai
anche quella pare sia finita!

S’alzano soli che esplodono di odio,
nuvole di fumo e polvere
avvolgono una terra distrutta;
un popolo in fuga
urla il suo dolore al mondo
che tace, sgomento,
in cerca di ragioni
da scrivere per la Storia.

Un bimbo sporco di sangue e lacrime
in mezzo alla strada
aspetta la sua mamma…
cala la notte, freme il suo corpo,
… ed ancora è lì, solo, che aspetta!

Quando il sole sorge, un’altra città non c’è più!
-       Li abbiamo raccolti pezzo per pezzo… -
attonito un volontario della Croce Rossa
gesticola per nascondere l’orrore.
-       No…- dice -  non i frammenti di coccio
di un piatto caduto a terra e rotto:
ma un padre, una madre e tre figli
nel crollo della propria casa investiti
bloccati… sepolti là sotto! –

Il bambino che aspettava la sua mamma
ora è a terra, non piange più…
non c’è più bisogno della notte per sognare adesso,
correndo nella Luce, le sorride commosso:

-       Mamma, com’è bello stare quassù…
dove sei andata, mi mancava tanto la tua voce,
ora canta, cantami ancora una ninna nanna di pace,
dammi la mano, stringimi forte, vicino a te mi sento sicuro
è calda questa Luce, non ho più freddo
e non sento più  nemmeno la paura!

Ma cos’era quel ‘’gioco violento’’ che faceva sbattere le porte
come se in casa nostra ci fosse sempre il vento?
Dimmi tu, mammina cara, tu che m’insegnavi a pregare:
perché laggiù non sanno ancora amare?
Ma stringimi adesso, stringimi più forte…
fammi dimenticare… la guerra e la morte! –

-       Vieni qui, abbracciami, angioletto mio,
ora siamo al sicuro nelle mani di Dio! -

-       O mamma, mammina cara, ma perché  la vita sulla terra
è solo una pagina di storia strappata dalla guerra? -

Scende una lacrima sul suo viso affranto…
amara è  la risposta: un silenzioso pianto!