sabato 20 dicembre 2014



PAGINE DI STORIA
ED ORA VOLATE…

(dedicata alle vittime della strage nella scuola di Peshawar,
 in India, il 16 dicembre 2014,
in cui sono morte oltre 140 persone,
tra cui 130 bambini tra i 7 e i 16 anni)



Ed ora volate, volate pure,
piccoli angeli indiani!
Volate sopra le nostre teste,
volate dentro i nostri cuori,
volate sopra i nostri vecchi
e sempre nuovi orrori,
volate in quest’aria pungente
volate a dite a tutta la gente:

‘’ Sono belle le stelle del cielo;
sono belli gli occhi dei bambini;
sono belle le mamme quando se li stringono al cuore;
è bello il sole che ci inonda di luce…
è tutto bello quel che il nostro caro mondo produce…
È tutto più bello dal Cielo quassù,
dall’alto del trono del nostro caro Gesù:
oh, non sapete, voi che abitate la terra,
che cos’è mai la vita uccisa dalla guerra!

Eravamo giovani, ragazzi e bambini
traditi, innocenti, da violenti assassini…
quel grido di dolore che ha trafitto il vostro cuore
non è caduto invano, perché noi siamo qui,
ad implorare il Creatore
che con il Suo Amore fermi quella Mano…
quella mano, quel cuore e quel pensiero
che considera il fratello soltanto uno straniero;
 noi siamo qui e preghiamo per voi,
perché capiate che siamo tutti suoi,
nessun uomo ha diritto sull’uomo
nessun popolo sovrasta l’altro popolo;
da quassù la terra sta tutta intera
in una sola Mano, in un’unica preghiera;
è la preghiera della Pace
alla quale oggi noi diamo voce:
uomini dal cuore bruciato dall’odio
non uccidete mai più in nome di Dio,
deponete le armi, abbassate le bandiere,
prostràti, adorate,
il Signore che viene,
viene e vi benedice
e con la sua venuta a tutti voi dice:
fratelli, sappiamoci amare
ve l’ho insegnato stando sulla Croce
perché voi possiate vivere in pace;
per chi rifiuta, però, l’abbraccio fraterno
pace non avrà per un tempo eterno,
per chi disprezza la vita umana
e gode del sangue innocente
sempre ricordi che il sangue non mente:
se nel sangue hai lavato le tue mani assassine
sgozzando fanciulli ed ingenue bambine
dal Sangue sarà condannata
la tenebra nera che l’ha comandata.
Il grido del povero sarà sempre ascoltato.
Il gesto violento sempre sarà condannato:
si chiama Giustizia nel Cielo Beata
sgorgata da quel Cuore che tanto l’ha amata!’’.

sabato 6 dicembre 2014



PAGINE DI STORIA

DIO CI ATTENDE ALLA FRONTIERA 

DEL NOSTRO CUORE

Certo, commentare quello che emerge dalle cronache di questi ultimi giorni credo che sia impossibile, quando non solo si tocca il fondo, ma si va abbondantemente ben oltre il fondo, si supera cioè il limite della decenza UMANA, nessuna parola è adeguata per definire certe azioni e certe logiche, perché non bisogna dimenticare che alla base di quelle azioni c’è una logica di pervertimento e di disumanità che spinge ad agire in una direzione o in un’altra: chi sfrutta un’emergenza per arricchirsi alle spalle di chi lotta per la vita o di chi fugge dalla guerra, di chi ha già vissuto tutto il marcio della vita e spera di trovare gente ‘’ più umana’’ in un Paese che si definisce civilizzato, davvero… diventa ‘’emergenza nell’emergenza’’; l’emergenza vera, quella di fornire aiuti umanitari di tipo materiale: cibo, acqua, medicine, coperte, indumenti… , nonostante questa urgenza che mette a rischio la sopravvivenza stessa, diventa secondaria rispetto a quella ‘’educativa, morale, emotiva’, alla formazione dell’uomo che non sa più di essere uomo, che diventa ‘’sciacallo’’, come li definisce il direttore della Caritas romana, mons. Enrico Feroci.
Quell’espressione  latina coniata da Plauto ‘’homo homini lupus’’ (vissuto nel 250 a. C.) torna ad essere ancora una volta protagonista di questo nostro mondo e diventa ancora più sconcertante, perché annulla un cammino durato millenni e conferma quella tendenza dell’uomo non solo di danneggiare e di distruggere il suo simile, ma di sfruttare la debolezza altrui, cosa ancora più infamante e più ripudiante; conferma che l'istinto di sopravvivenza e quello di sopraffazione ancora una volta hanno il sopravvento su quello dell’amore e dell’amicizia, quasi a sancire l’ impossibilità per l’uomo di dominare se stesso e di percepire in sé l’altro naturale bisogno che è quello di relazionarsi con l’altro in un rapporto di amicizia e  di solidarietà.
La domanda da porsi, a questo punto, diventa una solo: potremo mai un giorno sostituire il detto di Plauto ’homo homini lupus’’ con quello di Seneca: "l'uomo è una cosa sacra per l'uomo"?
Non voglio certo assolutizzare questi fatti di cronaca di sfruttamento delle povertà, delle emergenze, delle debolezze degli altri, anche se sono quelli che più ci fanno tremare, che ci sconvolgono emotivamente, lo so bene che non  mancano esempi di ‘’amore fraterno’’ all’insegna della solidarietà e della giustizia umana e divina; basta guardare a tutti quei centri di accoglienza gestiti da uomini di fede,  parroci, vescovi e responsabili di strutture che nascano dall’interno della Chiesa: un esempio di esperienza diretta e personale è la Casa Famiglia di Campomaggiore, dove non solo gli immigrati vengono accolti ma vengono loro forniti indumenti, assistenza sanitaria, garantito il diritto allo studio e soddisfatte tutte quelle necessità tipiche delle nuove generazioni, come ci si aspetterebbe da una ogni centro di accoglienza, ma che spesso siedono alla mensa del parroco, a sue spese, spesso vengono vestiti a spese del parroco, spesso restano a cura e a spese solamente del parroco per lungo tempo… senza chiedere nulla in cambio, neanche quel ‘’grazie’’ che ci si aspetterebbe per essersi fatto ‘’tutto a tutti’’.
È la risposta a chi, vantandosi con i suoi degni soci,  dice che ‘’l’emergenza degli immigrati frutta molto più del traffico di droga’’.
È la risposta dell’uomo all’uomo, la conferma che si può essere uomini migliori, se lo si vuole, se ci si crede, se si riesce a superare l’istinto felino della supremazia sull’altro e far prevalere il bisogno di prendersi cura dell’altro.
Utopia? Forse ancora un po’ sì, il cammino è sicuramente abbondantemente lungo, a quanto pare, ma piccoli passi vengono fatti quotidianamente, sparsi di qua e di là, poco rumorosi, poco visibili, che attirano poco l’attenzione dei mass media, ma che fortunatamente ci sono, come formiche lavorano alle frontiere del vivere sociale, ma tessono tele di sostegno, di solidarietà, di amicizia fra popoli, sì… sono persone che credono nell’uomo e che sono disposti a ‘’spendersi’’ per loro piuttosto che a ‘’guadagnare’’ su di loro ed agire spinti dalla logica dell’accoglienza o da quella del guadagno a tutti i costi… fa la differenza, una differenza abissale, lunga millenni e alta quanto i cieli, larga quanto un cuore che ha scoperto la bellezza e l’irrinunciabilità dell’amore.
E per dare conferma a tutto questo, riporto l’ esperienza di un’altra associazione di volontariato, interetnica, laica, indipendente, nata nel 2004 e operante sul territorio del Sud Pontino, con sede a Gaeta, Lungomare Caboto, 524/26. ‘’Insieme-Immigrati in Italia” (www.insieme-immigrati-italia.it), una goccia nel mare nell’emergenza immigrazione, ma una goccia indispensabile affinchè l’Oceano dell’emergenza umanitaria di questi ultimi tempi non si prosciughi, ma venga alimentato dalla fraternità e dall’umana solidarietà di chi crede nell’uomo, di chi crede nella vita, di chi crede nell’amore, di chi crede che … Dio ci attende alle frontiere del nostro cuore… e lì lo incontreremo faccia a faccia e ci chiederà conto del fratello!
Niente potrà essere inventato in quel momento, ma potremo soltanto deporre il bagaglio delle nostre azioni ai suoi piedi…
A noi, oggi, la scelta di riempirlo con le azioni che riteniamo più opportune… e potremo scegliere fra quella che qui sotto riporto o fra quelle che ci riportano i giornali di questi giorni: lo sfruttamento dell’emergenza umanitaria: disabili sfruttati per mendicare, bambini rapiti e venduti, immigrati sul mercato della malavita… a noi la scelta!!!

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‘’Ventiquattro rifugiati politici sono arrivati a Formia per essere ospitati presso l’oratorio Don Bosco in via Appia nella prima mattinata di un martedì di maggio. La nostra associazione, coinvolta fin dall’inizio nell’operazione, in team con GUS – Gruppo Umana Solidarietà “Guido Puletti” ONG, ente che da 15 anni si occupa di emergenza umanitaria in Italia, sta contribuendo a prendersi cura di questi ragazzi.

I beneficiari, arrivati a Roma con un volo da Catania, erano stati recuperati in mare tra giovedì e venerdì ….., grazie alle missioni umanitarie che pattugliano il Mediterraneo. Un gruppo eterogeneo. Ventiquattro persone, oggi 17, tutti giovani, provenienti da vari Paesi africani, accomunati dalla disperazione che li ha spinti a chiedere la protezione della comunità internazionale.
Il punto di ospitalità primaria è stato allestito in un’area all’interno dell’oratorio dove i ragazzi trovano alloggio per dormire e mangiare. L’impegno dei parrocchiani e di tutti i volontari che si alternano in cucina rende questa un’esperienza di solidarietà e condivisione davvero meravigliosa.
Dopo una prima identificazione e assistenza sanitaria effettuata sulle navi e nei centri di accoglienza temporanea predisposti sulla costa siciliana, le Prefetture indirizzano i rifugiati su tutto il territorio nazionale in base alla capacità di ricezione delle associazioni che operano nel settore dell’accoglienza.

Il villaggio Don Bosco ospita i ragazzi per tutto il mese di maggio. La Caritas ha fornito vestiti ed abiti per la prima accoglienza mentre l’associazione “Insieme-Immigrati in Italia” ha fornito gli operatori entrati nello staff, servizi di alfabetizzazione e integrazione. Il Gus cura gli aspetti psico e socio-sanitari, e l’avvio delle pratiche necessarie alla richiesta dello status di rifugiato che, entro pochi mesi, porteranno i richiedenti a sostenere un’audizione presso la Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di Roma. Dopo il primo periodo al villaggio Don Bosco, gli ospiti saranno alloggiati in sei appartamenti e inizieranno ad imparare i costumi del nostro Paese.
                                                   

Papa Francesco: I poveri non siano fonte di guadagno

Canonization 2014- The Canonization of Saint John XXIII and Saint John Paul II (14036966125).jpg«C’è tanto bisogno di testimoniare il valore della gratuità: i poveri non possono diventare un’occasione di guadagno!». Lo ha detto ieri Papa Francesco parlando alla Federazione organismi cristiani servizio internazionale volontario. E ha poi aggiunto che «i movimenti migratori sollecitano adeguate modalità di accoglienza che non lascino i migranti in balia del mare e di bande di trafficanti senza scrupoli». Parole non nuove del Pontefice ma che assumono un rilievo particolare alla luce dello scandalo che sta investendo Roma. E se Francesco non ha fatto riferimenti specifici, molto più diretto è stato il direttore della Caritas romana, mons. Enrico Feroci, che ai microfoni di Tv2000 ha definito «sciacalli» quanti speculano sui poveri. A proposito della frase intercettata «si fanno più soldi con gli immigrati che con la droga», monsignor Feroci ha detto che «sentendo queste parole mi è venuta in mente un'altra intercettazione: quella legata agli affari sul terremoto dell'Aquila. Muoiono le persone, tanto dolore, cadono le case, sconcerto, ma quello che ci ha sconcertato di più è stato sentire le risate delle persone, si parlavano e dicevano: adesso noi ci faremo il guadagno sopra... oppure vedere persone che andavano nelle case a rubare. Li chiamavamo sciacalli». Oggi, ha proseguito, «credo che la parola che si debba utilizzare per queste persone che utilizzano gli ultimi, i poveri per fare interessi, sia sciacallaggio. Purtroppo, la dobbiamo dire e quanto accaduto ci deve spingere ad un esame di coscienza»
                                                                     (Da http://www.iltempo.it)

venerdì 21 novembre 2014



NESSUNO E' STRANIERO
Dopo la messa a Santa Marta, il Papa ha ricevuto i partecipanti al VII Congresso mondiale della pastorale delle migrazioni e ha espresso la sua “gratitudine per l’impegno e la sollecitudine verso uomini e donne che anche oggi intraprendono il ‘viaggio della speranza’ sulle strade dell’emigrazione”. Dopo gli scontri di Tor Sapienza tra residenti e immigrati, Bergoglio era intervenuto sottolineando che ''l'importante è non cedere alla tentazione dello scontro respingendo ogni violenza''.
Francesco ha affermato che la presenza dei migranti “è un richiamo alla necessità di sradicare le ineguaglianze, le ingiustizie e le sopraffazioni. In tal modo, essi possono diventare partner nella costruzione di un’identità più ricca per le comunità che li ospitano, così come per le persone che li accolgono, stimolando lo sviluppo di società inclusive, creative e rispettose della dignità di tutti”. Da parte sua, il Papa ha ricordato che “la comunità cristiana è continuamente impegnata ad accogliere i migranti” e che “la Chiesa alza la voce in difesa dei loro diritti” perché essa “è madre senza confini e senza frontiere e si sforza di alimentare la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, dove nessuno è inutile, fuori posto o da scartare”.
Bergoglio, inoltre, non ha fatto mistero che nell’accoglienza degli immigrati, oltre ai “benefici”, ci sono “anche alcuni problemi. Si riscontrano nei Paesi di provenienza dei migranti, tra l’altro, l’impoverimento dovuto alla perdita delle ‘menti’ migliori, la fragilità di bambini e ragazzi che crescono senza uno o entrambi i genitori, e il rischio di rottura dei matrimoni per le assenze prolungate. Nelle Nazioni che li accolgono, di riflesso, vediamo difficoltà d’inserimento in tessuti urbani già problematici, come pure difficoltà di integrazione e di rispetto delle convenzioni sociali e culturali che vi trovano”. Per il Papa “nell’incontro con i migranti, è importante adottare una prospettiva integrale, in grado di valorizzarne le potenzialità anziché vedervi solo un problema da affrontare e risolvere. L’autentico diritto allo sviluppo riguarda ogni uomo e tutti gli uomini, in visione integrale. Questo richiede che si stabiliscano per tutti livelli minimi di partecipazione alla vita della comunità umana. Tanto più è necessario che ciò si verifichi nella comunità cristiana, dove nessuno è straniero e, quindi, ognuno merita accoglienza e sostegno”

sabato 15 novembre 2014



PAGINE DI STORIA

I VOLTI DEL MEDIO ORIENTE

gli sfollati 


i rifugiati



gli immigrati



i salvati


i disperati

gli abbandonati


gli arrabbiati


i preoccupati


i prigionieri


gli ambulanti


gli sfruttati


gli accolti


gli assistiti


gli abbracciati

                            





mani di carità... radici di solidarietà

                                              



ACCOGLIENZA VUOL DIRE PUNTARE IN ALTO... INSIEME... DA FRATELLI!

venerdì 14 novembre 2014


PAGINE DI STORIA
STORIE DI SPERANZA

L’ha ribattezzata Haya, che in arabo vuol dire ‘’vita’’ e in effetti questa bimba di circa un anno strappata al mare è come se fosse nata per la seconda volta. La piccola dorme placidamente tra le braccia del suo salvatore, un giovane siriano, grande e grosso, che dice di chiamarsi Hamiad.
Un ‘’gigante buono’’ che non molla un attimo la ‘’sua’’ bambina, mentre parla a bassa voce per non svegliarla. Seduto sul ponte della Guardia Costiera Fiorillo, appena attraccata nel porto di Augusta, Hamiad ricostruisce le fasi drammatiche  del naufragio e del salvataggio parlando con il mediatore culturale dei Medici Senza Frontiere: ‘’ Quando il barcone si è rovesciato – dice – l’ho vista galleggiare su un pezzo di legno, l’ho subito afferrata prima che annegasse e non l’ho più lasciata fino a quando non sono arrivati i soccorsi’’.
Il comandante della Fiorillo dice che la bimba è stata salvata anche grazie all’intervento immediato dei suoi uomini. È stato lui a fornire il latte in polvere e i pannolini per la bimba : ‘’Ho una figlia della stessa età – spiega – e prima di partire ne ho fatto una scorta per un’eventualità come quella che si è presentata’’.
Haya, intanto, continua a dormire, ignara di tutto quello che sta accadendo intorno a lei.
Sull’unità d’altura della Guardia Costiera si trovano 348 dei 364 superstiti del naufragio, ma nessuno di loro ha riconosciuto la bimba.
’Sono stato io a salvarla – sottolinea Hamiad – e adesso non intendo lasciarla da sola. Se non si trovano i suoi parenti, chiederò di adottarla…’’.
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Storie di vita, storie di amore, storie di dolore, storie di solidarietà, storie di disperazione, storie di uomini, donne, bambini… storie di oggi… storie che commuovono, storie che insegnano, storie che fanno crescere, storie di speranza… storie che non devono naufragare … storie da salvare… affinchè questa Umanità naufragata nella sua indolenza possa rinascere nella carità operosa e nella dignità perduta.

mercoledì 5 novembre 2014



PAGINE DI STORIA

On line dati e statistiche sui migranti in Italia

Il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione fornisce mensilmente il quadro sulle presenze nei centri di accoglienza


Immigrazione, dati e statistiche



E’ on line nella sezione dati e statistiche dell’Immigrazione la situazione aggiornata al 30 settembre sulle presenze dei migranti nei Centri di accoglienza del territorio italiano. I dati, elaborati dal dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione e aggiornati con cadenza mensile, hanno l’obiettivo di fornire un quadro della presenza dei migranti nelle diverse strutture di accoglienza sul territorio italiano.

Attraverso grafici, tabelle e mappe è illustrata, in maniera sintetica, la distribuzione dei migranti per province e regioni e la collocazione dei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) e dei Centri governativi per richiedenti asilo (Cara, Cpsa, Cda) in Italia.

mercoledì 29 ottobre 2014


PAGINE DI STORIA

Alunni con cittadinanza non italiana nati nel nostro paese

Roma, 21 ottobre 2014

Sono 21.233 i ragazzi con cittadinanza non italiana ma nati nel nostro paese che completeranno il I ciclo scolastico con l'Esame di terza media a giugno del 2015. Altri 25.940 lo termineranno nel giugno del 2016. Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca anticipa alcuni dei dati sulla presenza di alunni figli di migranti nelle nostre classi che saranno diffusi con un ampio Report nei prossimi giorni. La scheda si sofferma in particolare sul I e II ciclo, anche alla luce delle recenti dichiarazioni in materia ius soli. Secondo il dato previsionale elaborato dal Miur, nell'anno scolastico appena cominciato sono 442.348 gli alunni con cittadinanza non italiana iscritti al I ciclo e 182.519 gli iscritti al II. Questi numeri verranno consolidati nei prossimi mesi.


I dati del I e II ciclo
Per quanto riguarda l'anno scolastico 2013/2014 (dati consolidati) 453.013 alunni con cittadinanza non italiana hanno frequentato il I ciclo, 182.181 il II ciclo, per un totale di 635.194 ragazzi, pari al 6,2% della popolazione scolastica totale nel I ciclo e al 2,5% nel II ciclo. Il dato è in crescita: nel 2010/2011, quattro anni fa, i figli di migranti iscritti al I ciclo erano 412.212 (5,7% del totale degli alunni), 153.423 gli iscritti al II ciclo (2,1% del totale), per un totale di 565.635 studenti fra la primaria e le superiori.

I nati in Italia
Cresce visibilmente la quota di nati in Italia. Nell'anno scolastico 2013/2014 hanno frequentato il I ciclo di istruzione 246.653 alunni con cittadinanza non italiana nati nella nostra penisola, mentre in 27.790 erano iscritti al II ciclo. I nati in Italia sono ormai il 38,8% del totale dei figli di migranti iscritti al I ciclo di istruzione. La percentuale è del 4,4% nel II ciclo. Quattro anni fa, nel 2010/2011 queste percentuali erano del 30,5% e del 2,4%.

sabato 25 ottobre 2014

DOVE SI FONDA L’ACCOGLIENZA
L’estate appena finita ha portato, come di consueto, un numero ancora crescente di sbarchi di profughi e migranti, desiderosi di trovare in Europa la possibilità, negata in patria, della mera sopravvivenza. All’opposto, la guerra scatenata dall’ Is ha segnalato all’attenzione di tutti la realtà sconvolgente di europei – di seconda generazione, ma anche autoctoni – convertiti al più truce fondamentalismo islamico, che abbandonano i loro Paesi per trasformarsi in boia, nei più determinati ideologi della distruzione, nella manovalanza di uno dei più terrificanti eserciti dell’epoca recente.
Oltre ai mille interrogativi che queste contrapposte emigrazioni fanno sorgere, mi pare che almeno una se ne imponga come inaggirabile. È possibile ancora pensare che l’accoglienza che l’Occidente offre – anche se non sempre di buon grado o senza polemiche – alle ondate di perseguitati del Medio Oriente o di derelitti provenienti dall’Africa sub-sahariana sia solo il frutto di una alta forma di civiltà scaturita da una secolare cultura dei diritti dell’uomo? Certamente in parte, e anche in buona parte, sì.
Tuttavia credo che sia insufficiente attribuire alla sola tradizione laica – dall’ habeas corpus alle varie elaborazioni delle teorie dei diritti dell’uomo e del cittadino – la radicata e decisiva convinzione che permea il mondo europeo, dell’uguaglianza ontologica degli esseri umani tra loro.
Anche se la stragrande maggioranza degli europei non pensa questa uguaglianza nelle sue motivazioni filosofiche, nondimeno essa appare oggi data per scontata nella coscienza comune. Questa coscienza acquisita fa sì che guardiamo con orrore all’olocausto nazista, ultima massiccia teorizzazione della ‘’ragione’’ europea circa la possibilità di una differenziazione ontologica tra umano e subumano. Le immani eliminazioni di massa staliniane non appartengono infatti alla logica di una differenziazione ontologica tra esseri umani in due differenti tipologie, una superiore e una inferiore, quanto, piuttosto, a una degradazione generale di tutti gli individui umani a scalino nell’illusione di approdare alla concreta realizzazione di un genere umano collettivo completamente liberato.
Ma oggi, di fronte al dispiegarsi selvaggio di una violenza brutale che si oppone dichiaratamente al modu vivendi occidentale, occorre chiedersi se e quanto le nostre teorie liberali e tolleranti, individualistiche, ostentatamente aperte al ‘’multiculturalismo’’ e – almeno a parole – accoglienti di qualsiasi differenza, siano risposta sufficiente alla violenta affermazione identitaria che ci fronteggia, innalzando teste decapitate, esibendo genocidi e distruzione e proclamando orgogliosamente il proprio autoreferenziale fondamentalismo.
Quanto, inoltre, siano fedeli alla radicata convinzione cui si faceva cenno, dell’uguaglianza ontologica di tutti gli esseri umani. C’è, in realtà, un solo motivo culturale della tradizione europea la cui forza nitida appare capace, nella sua apparente debolezza, di rinvigorire e riportare a unità le radici antropologiche sfilacciate dalle crescenti distinzioni di diritti umani ormai polverizzati, la testimonianza viva di questa cultura ci viene dalla vita e dalla morte di semplici suore in Burundi e dalla resistenza eroica dei cristiani di Mosul che mettono in gioco la vita pur di non abiurare il proprio credo religioso e non essere costretti, tradendo, a percorrere le stesse strade di morte dei loro persecutori.
Le elaborazioni giuridiche e politiche che l’Europa ha prodotto sui diritti degli uomini a essere considerati uguali per natura e in dignità, liberi nelle proprie convinzioni e nella responsabilità della propria autonoma coscienza, sono il grande vanto di una tradizione culturale che – occorre proclamarlo – è stata, in questo, faro del mondo. Che questi principi, mentre li proclamava, l’Europa li abbia calpestati senza il minimo scrupolo – nel colonialismo, nelle durature discriminazioni uomo/dona – è stata la sua vergogna.
Che oggi finisca di tradirli negando loro qualsiasi ancoraggio in una natura stabile - anche se non certamente storicamente situata  - per consegnarli a un puro, occasionale e storico intreccio di relazioni, è la sua autodistruzione. Le tre suore uccise in Burundi e i cristiani di Mosul ci ripetono una verità semplice, verità di fede dotata di un’immensa proiezione culturale la cui traccia ha segnato il mondo intero e che il delirio postmoderno si accanisce a violentare: il fondamento dell’accoglienza del diverso non sta nella vertiginosa enumerazione delle differenze, come voleva Deleuze, ma in una ontologia dell’uguaglianza fraterna, quella per cui si diventa capaci di dare la vita per il più piccolo, per colui che non ci può restituire niente se non, nella logica dell’amore e proprio perché fratello, qualche volta – ma neppure sempre – il suo sorriso!

(di Gabriella Cotta – da Avvenire del 26 sett. 2014)

LIFE MESSAGES

sabato 18 ottobre 2014

ED ORA E’ … CAOS NEL CAOS !

Eccoci al bivio! Siamo giunti al momento della svolta, del cambio di guardia, di un cambio al comando della ‘’Missione immigrati’’: dal primo novembre si passa dall’operazione Mare Nostrum a Triton, ciò dovrebbe permettere di svoltare pagina e… almeno in teoria… migliorare la situazione non più sostenibile da parte della sola Italia impegnata da tempo nel salvataggio, accoglienza, assistenza e a tutto ciò che è stato necessario mettere in atto per rispondere alle richieste di aiuto di centinaia di migliaia di immigrati.
In un articolo su ‘’www.Ilfattoquotidiano.it’’ del 18 ottobre c.a., possiamo apprendere le ultime decisioni in tema di immigrazione:

MIGRANTI, UE: AL VIA TRITON PER CONTROLLO FRONTIERE. ALFANO: 
‘MARE NOSTRUM CHIUDE’
Il primo novembre parte Triton, operazione europea affidata all’agenzia Frontex ma coordinata dall’Italia. Si occuperà solo del controllo delle frontiere marittime, anche se “la sorveglianza dei confini resta agli Stati membri”. Ma l’avvio della missione per Angelino Alfano esclude la prosecuzione di Mare Nostrum: “Sarà chiusa. Non convivrà con Triton“. Una posizione, quella del ministro dell’Interno, che si scontra con quella di Gil Arias Fernandez, direttore esecutivo di Frontex, che già a settembre aveva messo in chiaro che la nuova operazione non avrebbe sostituito Mare Nostrum, impegnata nella ricerca e nel soccorso dei migranti. Quindi, due missioni con obiettivi diversi.
Ora lo stop del ministro degli Interni sembra essere definitivo. “Sarà individuata una data del Consiglio dei ministri, la cosa certa è che Mare Nostrum si concluderà e che Triton partirà il primo novembre”, ha detto Alfano. Una posizione che era già stata anticipata a fine agosto quando, durante un incontro con il commissario europeo agli Affari interni Cecilia Malmstroem, Alfano aveva annunciato che il suo obiettivo era “avviare Frontex-Plus (ora Triton, ndr) e poi ritirare Mare Nostrum. Una missione che, secondo il titolare del Viminale “è nata come operazioni di emergenza e a tempo”. E nonostante Malmstroem avesse risposto che Frontex-Plus “non potrà sostituire Mare Nostrum” perché avrà risorse “più limitate” e non avrà la capacità dell’operazione italiana che ha già salvato 100mila persone nel Mediterraneo”, la posizione di Alfano è rimasta sempre immutata in queste settimane. Fino alla conferma del 16 ottobre, in cui il ministro dell’Interno ha ribadito che la chiusura di Mare Mostrum coinciderà con l’avvio della nuova operazione di Frontex. A Triton partecipano 26 Stati, come precisa Fernandez chiarendo i dubbi che c’erano stati sul numero delle adesioni, per un budget di 2,9 milioni di euro al mese. Risorse che secondo Fernandez sono “più che sufficienti per coprire i fabbisogni dell’operazione”.
Frontex: “Chiusura Mare Nostrum? Decisione spetta a governo italiano”. ”L’agenzia e l’Unione Europa non possono sostituire gli Stati membri nella responsabilità di controllare le loro frontiere: da noi ci sarà un supporto”, ha detto il direttore esecutivo Fernandez, sottolineando come il ruolo dell’agenzia sia quello di “integrare il compito degli Stati che si trovano ad affrontare crisi promuovendo operazioni congiunte“. Ed è proprio all’interno di questa operazione di coordinamento che si inserisce Triton, che deve però avere vita propria rispetto a Mare Nostrum. ”La decisione se ridurre o terminare quest’ultima operazione spetta al governo italiano”, precisa Fernandez che sottolinea gli obiettivi che differenziano le due operazioni. “Salvare vite umane è sempre una priorità – prosegue – ma il mandato dell’agenzia è quello di controllare le frontiere, non facciamo ricerca e soccorso”.
Fernandez ha anche rilevato che “l’agenzia non ha imbarcazioni in grado di andare vicino alle coste libiche”, come invece accade per i mezzi di Mare Nostrum, “né siamo autorizzati a farlo” e ribadisce il divieto assoluto dei respingimenti in mare (“non sono neanche da prendere in considerazione”) e anticipa che i migranti recuperati nel corso di Triton “saranno portati in Italia, perché è lo Stato che ospita l’operazione”. In questo caso, “non vale il principio della nazionalità dell’unità che compie il salvataggio”. Per Fernandez, però, è chiaro che l’impegno dell’agenzia finisce “nel momento dello sbarco di queste persone sul suolo italiano; tutto il resto compete a scelte politiche da fare in sede europea”.
Amnesty: “No a chiusura di Mare Nostrum”. La sezione italiana di Amnesty International ha scritto al premier Matteo Renzi e al ministro dell’Interno Alfano affinché Mare Nostrum non chiuda perché è convinta che con Triton la situazione non possa migliorare. “Mare Nostrum non può essere in nessun modo ridimensionata – scrive Amnesty – ma deve essere piuttosto potenziata e sostenuta da tutti gli stati membri dell’Ue” perché mentre “Mare Nostrum copre sia le acque europee che quelle internazionali, Triton avrebbe un campo d’azione molto più ristretto”, fermandosi “al controllo delle frontiere”. “È ormai chiaro – conclude la lettera – che Triton risponderà solo parzialmente alle reali e attuali esigenze di ricerca e soccorso in mare al fine di salvare vite umane”.

Mi chiedo, e credo legittimamente, alla luce di tutto questo, che senso abbia l’ affermazione di Fernandez: ‘‘Salvare vite umane è sempre una priorità, ma il mandato dell’agenzia è quello di controllare le frontiere, non facciamo ricerca e soccorso”.
Sarebbe stato preferibile, per un fatto di onestà intellettuale e morale, togliere la prima parte dell’affermazione e lasciare solo la seconda, sarebbe stato più credibile e forse avremmo anche cercato di capire, ma così no, questa è ‘’ipocrisia a buon mercato’’, questo è mettere le mani avanti e tirare dritto per la propria strada, confondendo le idee, camuffando le intenzioni, fingendo un senso umanitario che non esiste e che viene immediatamente annullato dalla seconda parte della frase!
Leggendo questo articolo e in modo particolare questa affermazione, mi viene da pensare all’eterno dilemma  shakespeariano, nel suo famoso Amleto: ’essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli.’’
Il dilemma che Amleto si pone è fra l’agire o il sopportare; ma mentre per Shakespeare il sopportare è espressione di una nobiltà d’animo, nel nostro caso il sopportare  rivela la presenza di una distanza dal vero problema, la volontà di volerne restare fuori, di fronte ad un coinvolgimento forzato si risponde con  un colpo di coda, come dire: il problema c’è, lo sappiamo, ma non abbiamo nessuna intenzione di farcene carico. Il sopportare, quindi, non ha niente a che fare con la nobiltà d’animo… tutt’altro… qui l’animo viene quanto mai mortificato dalle ipocrisie né tanto meno si ha nessuna intenzione di combattere contro le tribolazioni… a meno che non siano le proprie; quelle degli altri interessano poco!
Proseguendo con  Shakespeare ‘’Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.
Morire, dormire, sognare forse: ma qui é l'ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: é la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.
Morire. Dormire. Questi due termini che Shakespeare mette insieme vedendo nel dormire il morire stesso o nel morire il dormire stesso, assumono qui un significato che va ben oltre la metafisica shakespeariana: mentre tanti muoiono, qualcuno dorme!
È l’infinita miseria della nostra carne! Il naturale retaggio dei nostri limiti. Il problema diventa a questo punto il sogno: quali sogni (tranquilli) si potrebbero fare quando milioni di persone si dipanano nel groviglio mortale della guerra, della persecuzione, delle epidemie e della lunga lista dei loro tormenti: mancanza di cibo, di acqua, di medicine, di cultura… di diritti?
E di tormenti Shakespeare ne sapeva qualcosa: ‘Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell'uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? ‘’.
Tormenti che di secolo in secolo non cambiano mai, cambiano i volti, i nomi, i tempi, i luoghi,  non le ignominie del potente, del dittatore, dell’aggressore di turno e cambiano anche le risposte del mondo e in queste bisogna mettere in conto, a quanto pare, anche la possibilità delle non-risposte, come quelle della nostra cara Europa!
Questa  frase, poi, sembra sia stata scritta, profeticamente, da Shakespeare proprio in risposta a Fernandez: . E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso: e dell'azione perdono anche il nome...’’!
È proprio così: le imprese di grande importanza finiscono con il perdere anche il nome di ‘’azione’’, restano demagogia, retorica, discorsetti impregnati di manierismo, discorsi artificiosi ed accademici che tendono ad abbellire le brutte notizie, quasi come la ‘’pillola addolcita’’ della più famosa baby sitter: Mary Poppins, che allegramente canticchiando diceva che ‘’ con un po’ di zucchero anche la medicina più amara va giù!’’
Ma qui non si tratta di somministrare medicine amare inzuccherate di buoni sentimenti, qui si tratta di salvare vite umane in condizioni di disperazione, le favolette vanno lasciate da parte e forse va preso in seria considerazione l’altro famoso dilemma che ci suggerisce Totò: siamo uomini o caporali?
Gli uomini sono quelli che si assumono le loro responsabilità e sanno agire in situazione di emergenza o di assestamento con coerenza e coraggio, nel rispetto della vita umana; i caporali sono quelli che agitano la frusta dicendo che è per il bene degli operai!
Mi sembrano due posizioni molto lontane fra loro e sicuramente da non considerarsi come alternative l’una dell’altra!
Ma volendo essere concreti, facciamo anche noi i conti… con i conti!
Leggendo i commenti relativi all’articolo riportato, è possibile farsi un’idea di quello che c’è dietro questo finto buonismo: il problema vero è che … i conti non tornano!
26 stati membri UE parteciperanno all’operazione Triton per controllare le frontiere, con un budget economico pari a un terzo di quello messo in campo dall’Italia per l’operazione Mare Nostrum: dunque la questione è tutta qui!
Fernandez dice chiaramente che i fondi stanziati sono sufficienti per l’operazione che si intende portare avanti, poi sottolinea che non hanno né i  mezzi né i fondi sufficienti per salvare le vite, pur considerando prioritario il salvare le vite!
 Se l’Italia vorrà farsene carico, bene, in caso contrario il problema riguarda soltanto la sua coscienza nazionale!
A questo punto bisogna fare un distinguo, altrimenti si rischia di non capirci niente: l’obiettivo di Triton è il controllo delle frontiere e per fare questo i fondi sono sufficienti.
Salvare le vite non fa parte dell’impegno di questa Agenzia, perché mancano i fondi.
Ma allora quest’operazione in che cosa consisterà? In un giro su navi da crociere per godersi il mare azzurro del Mediterraneo, intascare i fondi  e dire di aver svolto il proprio dovere?
Che cosa si intende per controllo delle frontiere e a che cosa servirà tale controllo se poi gli immigrati che saranno individuati saranno sbarcati sulle coste italiane e lasciati, ancora una volta, alle cure della sola Italia?
Dove sono gli altri 25 Paesi membri? In che cosa consiste il loro intervento e la loro adesione all’operazione? Qual è la loro parte?
Non possono salvare, non possono accogliere, non possono intervenire in nessun modo sul piano umanitario… quale dunque il senso della loro partecipazione?
Forse c’è da chiedersi se l’Europa abbia colto il nocciòlo della questione: non si tratta di un semplice problema politico-militare, ma di un serio problema socio-umanitario; forse che il rigorismo europeo non è in grado di cogliere questa macroscopica differenza?
O forse è più comodo sorvolarla e fingere di non capire?
Emergency, giustamente, inquadra molto chiaramente il problema, ed invita ad essere vigili e responsabilmente partecipi all’emergenza che si è venuta a creare negli ultimi tempi, perché la superficialità o i conti fatti solo con ‘’i conti’’ prima o poi si pagano in costi molto più salati di quelli che si sarebbero potuto porre in essere nei tempi giusti!
Ma l’Europa, a quanto pare, preferisce piangere sul latte versato, piuttosto che porre attenzione prima che il latte si versi.
E se per latte versato s’intende ‘’vite umane in pericolo’’, l’intervento fatto prima o dopo… fa la differenza!
Non  basta affermare che  salvare vite umane abbia la priorità, se poi non si ha intenzione di passare dal pensiero all’azione.
Diceva bene, tornando a Shakespeare ‘’ Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d'altri che non conosciamo? ‘’.
Sì, chi vorrebbe farsi carico di grossi fardelli e sudare sotto il peso di una vita stanca? Chi?
Ecco la stanca Europa di cui ci parla papa Francesco, un’Europa stanca che non ha neanche più timore di quel ‘’qualche cosa dopo la morte, di quella terra inesplorata donde mai nessun viaggiatore tornò mai’’; la volontà di questa Europa non è sgomenta, ma inattiva, oserei dire sepolta sotto la densa coltre del secolarismo.
Il filosofo tedesco Jürgen Habermas, nel discorso di accettazione del Premio per la pace conferitogli dall’Associazione editori e librai tedeschi il 14 ottobre 2001, ebbe a dichiarare:  la secolarizzazione fuori controllo sembra porre una sfida decisiva al sacrosanto principio della “società aperta”, vividamente descritto da Karl Popper nel 1945’’, il che significa che da oltre 60 anni si parla di società aperte, ma il secolarismo galoppante ha avuto la meglio e le società restano aperte nei bei discorsi, ma chiusi e serrati nel momento dell’azione e la chiusura della mente è certamente la meno drammatica, la tragedia vera è la chiusura del cuore che porta le mani a restare serrate in pugni, piuttosto che ad aprirsi verso l’altro.
Sì… ‘Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l'incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero.’’ , Shakespeare lo aveva ben capito … ma anche noi lo capiamo altrettanto bene… se non fosse per quella vigliaccheria della coscienza che ce ne toglie la sofferenza!

Forse più che lavarsi  le mani ‘’con le belle parole’’ stando in poltrona, sarebbe ora che qualcuno cominciasse a sporcarsele davvero in campo ‘’con i fatti concreti’’.


Quel ‘’Così ci fa vigliacchi la coscienza’’ di shakespeariana memoria forse è meno noto del suo ‘’essere o non essere’’, ma sicuramente più perfettamente calzante allo stato attuale della Nostra cara Europa e forse, pensandoci bene, non le farebbe neanche tanto male il chiedersi, coscienziosamente, che cosa vorrebbe veramente ESSERE!