"Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. Si parte prima." Fulvio Ervas – Se ti abbraccio non avere paura
domenica 25 maggio 2014
martedì 20 maggio 2014
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L’EUROPA DEI CAMPI CHIUSI
Siamo alla vigilia delle votazioni europee.
Quest’appuntamento ci ricorda che l’Europa siamo pure noi, anche se a volte lo siamo solo per ‘’farne le spese’’.
Una cosa è certa… non siamo gli unici a farne le spese, c’è una moltitudine di persone ancora più invisibili di noi ‘’le cui spese pagate sono molto più salate delle nostre’’: parlo del fenomeno ‘’immigrazione’’ e del fenomeno ‘’mani lavate’’ che cammina di pari passo con il primo.
Il fenomeno ‘’ mani lavate’’ è piuttosto esteso e diffuso, è una pratica di antica consuetudine, di romana memoria direi, che si usa quando non si ha il coraggio di intervenire secondo giustizia e ci si lava le mani, come per dire ‘’il problema non è mio, perché preoccuparmi inutilmente?’’.
Lavarsi le mani è un gesto che fanno in tanti, in troppi!
Lavarsi le mani è un gesto di pulizia… in questo caso… di pulizia etnica!
È un gesto di grave irresponsabilità da parte di coloro che dicono di essere responsabili di un intero continente.
Alcuni Paesi europei hanno deciso di ‘’accogliere’’ gli immigrati sparando loro addosso con i fucili, per - ammesso che riescano ad evitare le loro pallottole – rimandarli indietro.
Indietro… dove?
Dalla guerra da cui fuggono! (Per chi - caso mai - non conoscesse i fatti, riporto al termine un articolo di questi giorni che ci dà un'idea della situazione in Libia).
Così, donne, uomini e bambini… vengono a trovarsi tra due fuochi: pallottole a prua da parte di coloro che stanno davanti e che dovrebbero accoglierli; e pallottole a poppa da parte di coloro dai quali fuggono a causa della guerra civile; senza contare le pallottole di coloro che prima li traghettano e poi - giunti in mezzo al mare – alleggeriscono i barconi senza troppi scrupoli, buttando a mare o sparando a coloro che ‘’sembrano essere di troppo’’.
Questa è l’Europa di cui –orgogliosamente – facciamo parte e che ci accingiamo a guidare nel prossimo semestre.
Questa è solo una ‘’faccia’’ dell’Europa, poi c’è l’altra faccia, quella dei ‘’campi chiusi’’, quella che apparentemente accoglie per poi segregare, possiamo anche dire’’ una versione rivista – ma mantenuta intatta - dei campi di concentramento’’, un’espressione che ci ricorda storie antiche – ma non troppo – di olocausti e stermini.
Secondo un’indagine dell’osservatorio di frontiere ‘’MIGREUROP’’, che qui sotto riporto integralmente, alla fine dello scorso anno in Europa c’erano circa 400 campi chiusi, ovvero campi in cui gli immigrati vengono ‘’chiusi’’, come bestie in un recinto, senza libertà e senza diritti, senza attenzioni di nessun genere, come dire ‘’carcere a cielo aperto’’.
Trattenuti, imprigionati, in attesa di che cosa… non si sa!
Si tratta di popoli che fuggono da una guerra che uccide con le pallottole ed incappano in un’altra guerra che uccide con l’indifferenza, l’intolleranza, la segregazione… tutto quello che si sa fare è ‘’ingabbiare’’ un popolo, circoscrivere la sua presenza, evitare contaminazioni!
Il papa ha osato dire al mondo che è una vergogna lasciar morire tanta gente sotto i propri occhi, sapendo di poterla salvare… ma forse bisognerebbe ricordare prima al mondo il significato della parola ‘’vergogna’’, perché pare proprio che se ne sia persa la memoria!
C’è un senso di ‘’giusta ingiustizia’’ che ormai ha preso il primo posto nelle coscienze europee che fa davvero paura”!
L’Italia, certo, non è da meno.
Ci si alterna fra situazioni di salvataggio e altre di ‘’sviste clamorose’’, fra situazioni di apparente solidarietà ed altre di evidente razzismo.
Non so se tutto questo sia più da biasimare o più da condannare… quel che è certo è che c’è un mondo allo sfascio: un mondo di apparente perbenismo che non sa più piegarsi sulle ferite dei fratelli, che disdegna il fratello bisognoso, che chiede aiuto perché la sua vita è in pericolo; un mondo che fa i conti solo con ‘’i numeri’’, che non sa più associare nomi, volti ed esperienze di vita e riconoscersi in quei volti sofferenti e spauriti.
C’è sicuramente un mondo in subbuglio, c’è tutta una parte di mondo che deve ancora crescere, culturalmente ed economicamente, c’è un’emergenza che indubbiamente non è facile gestire: un continente che si svuota ed un altro che si riempie a dismisura; è un resoconto storico di non facile interpretazione e comprensione… ma è storia di uomini, di uomini che chiedono dignità e speranza di vita.
Il punto da tener presente è solo questo: è storia di vite umane.
Tutto il resto può fare da corollario, ciò da cui si deve partire è soltanto questo: aiutare l’uomo che fugge dalla morte.
La cronaca ci racconta e ci conferma che nella nostra ‘’cultura di morte’’ non c’è più spazio per la vita: né per chi nasce, né per chi giunge da lontano, né per chi occupa un letto in attesa dell’ultimo respiro.
Il fenomeno immigrazione si colloca in questo quadro esistenziale, di respiro europeo: la morte è l’unica soluzione ad una vita indesiderata!
La vita è un peso. La morte una soluzione.
Ci pesa e ci spaventa la vita così tanto che si vede la morte come unica speranza per un equilibrio a dir poco… squilibrato!
Sappiamo uccidere sorridendo… non sappiamo più sorridere accogliendo!
Non è una conclusione dettata da un momento di sconforto… ma una realtà che si concretizza sotto gli occhi di tutti!
Dobbiamo prendere atto che la Storia dell’Umanità sta regredendo in maniera impressionante!
Possiamo accettare o non accettare, a livello ideologico, questo resoconto, resta il fatto, però, che… i fatti ne danno conferma: un’Umanità che non sa più apprezzare e accogliere il dono della vita, che si lascia dominare dal Male, che non sa fare più gesti di amore, che non sa più donare se stessa, che uccide in nome di una giustizia-fai-da-te, priva di eticità e di senso morale.
‘’Di Europa si deve parlare’’ è lo slogan pubblicitario che ci viene propinato in questi giorni: sì, di Europa si deve parlare… ma dopo averne parlato… bisogna anche preoccuparsi di farla… e soprattutto di darle ‘’un’anima’’, che sia un’Europa viva… per la Vita!
Non un’Europa fobica, ma un’ Europa che non ha paura di rimodellare i suoi confini geografici ed ideologici. Un’Europa dalla mano tesa per tirare dentro ‘’la barca della vita’’ e non per sparare dentro le barche ed uccidere la vita spaventata e terrorizzata già di per sè.
L’Europa è una gran bella cosa… ma deve impegnarsi a crescere se vuole davvero che la sua bellezza splenda davanti ai popoli; deve avere il coraggio di aprire i suoi campi, di abbracciare e di accogliere la Vita che è in difficoltà.
L’Europa deve decidere se vuole essere ‘’Culla per la Vita’’ o ‘’obitorio di morte – non casuale né naturale – ma terribilmente e squallidamente voluta, desiderata, decretata!’’
La scelta si impone.
Il cuore propone.
La mente si oppone.
La vita… soccombe!
L’Umanità si corrompe nella sua natura.
Possiamo ancora farcela… ma occorre prima fortemente volerlo!
Migreurop e la carta dei campi chiusi per stranieri
28 dicembre 2013
Pubblicato da andrea inglese
[Dal sito Migreurop: osservatorio di frontiere pubblico questo intervento, che chiarisce gli intenti dell'osservatorio militante e fornisce un aggiornamento sulle campagne contro la detenzione dei migranti nei campi chiusi.]
393: è questo il numero di campi chiusi per stranieri che appaiono sul sito closethecamps.org , online da oggi. Recensiti nei paesi dell’Unione europea (UE), quelli candidati all’adesione all’UE, elegibili alla politica europea di vicinato (PEV) o ancora negli Stati che collaborano alla politica migratoria europea, questi campi erano tutti operativi tra il 2011 e il 2013.
Queste cifre non rivelano che la detenzione nei campi chiusi (dove la privazione della libertà delle persone straniere è totale), luoghi emblematici delle numerose violazioni dei diritti fondamentali delle popolazioni migranti.
Da oltre 10 anni, Migreurop recensisce e documenta questo fenomeno. Al fine di far luce su questa realtà complessa e multipla e sensibilizzare il maggior numero di persone possibile, la rete ricorre, tra l’altro, alla cartografia. La “ Carta dei Campi ”, la cui quinta edizione è stata pubblicata nel 2012, permette di illustrare l’evoluzione e la moltiplicazione dei luoghi di detenzione degli/delle stranieri/e.
Al di là del suo lavoro di raccolta e diffusione di informazioni, Migreurop intende mobilitare tutti coloro che si oppongono ai meccanismi di detenzione ed allontanamento dei/delle migranti e ne difendono i diritti fondamentali.
La campagna Open Access Now, lanciata nel 2011 per chiedere un accesso incondizionato della società civile e dei giornalisti ai centri di detenzione per stranieri/e ha permesso di mettere in evidenza l’opacità che continua a caratterizzare questi luoghi di detenzione : difficoltà – per le associazioni, i/le ricercatori/trici, i/le familiari ed amici/che dei/delle detenuti/e e tutti/e i/le cittadini/e – di accedere alle informazioni su questi dispositivi, i contatti a volte difficili con le persone detenute, gli ostacoli alle azioni di sostegno e le iniziative di rivendicazione e sensibilizzazione su questo tema.
Da questa constatazione è nata, in seno alla rete Migreurop, l’idea di lavorare alla realizzazione di una banca dati e alla creazione di una « Cartografia dinamica della detenzione degli/delle stranieri/e » al fine di promuovere l’accesso del maggior numero di persone possibile alle informazioni riguardanti la detenzione amministrativa e le sue conseguenze sulla vita ed i diritti delle persone migranti.
Questo progetto partecipativo e ambizioso è stato presentato pubblicamente il 6 dicembre 2013 nel quadro dell’incontro internazionale “La detenzione degli/delle stranieri/e in Europa e al di là : quali orizzonti ?” organizzato da Migreurop e l’Observatoire de l’Enfermement des Etrangers (OEE, Francia).
Oggi, nell’ambito del progetto dell’ antiAtlas des frontières e della mostra che si terrà dal 13 dicembre al 1° marzo a “La Compagnie” a Marsiglia, la rete mette in linea il sito e conta sul contributo di tutti/e per alimentare questa iniziativa contro “L’Europa dei campi”
.................................... 79 morti e 141 feriti in scontri a BengasiGoverno e parlamento prendono le distanze da ex generale Haftar
La Libia ripiomba nel caos. Con l'offensiva sferrata da Khalifa Haftar, ex generale in pensione ora a capo di un esercito paramilitare dotato anche di aerei e elicotteri che ha lanciato i suoi uomini contro le milizie integraliste islamiche, definendole gruppi di terroristi. Il risultato è stato un durissimo scontro con un bilancio - ancora provvisorio - di 79 morti e oltre 140 feriti.
Il governo di Tripoli ha gridato al colpo di Stato con un comunicato congiunto di governo, parlamento e esercito, letto dal presidente del Congresso generale nazionale (Cng, parlamento) Nouri Abou Sahmein, nel quale l'attacco compiuto da Haftar viene definito "al di fuori della legittimità dello stato", un vero e proprio "colpo di stato". Il generale nega: " L'operazione lanciata venerdì e battezzata 'Dignità' mira a ripulire la Libia dai terroristi. Abbiamo cominciato questa battaglia e continueremo fino a raggiungere il nostro scopo. Il popolo libico è con noi'', ha aggiunto precisando che altri suoi uomini sono pronti ad intervenire in diverse zone della Cirenaica.
Sono continuati nella notte fra sabato e domenica i disordini a Bengasi tra i paramilitari guidati dall'ex generale Khalifa Hafter e milizie islamiste. Forti deflagrazioni e spari sono proseguiti tutta la notte nella seconda città libica. La stazione radio del gruppo estremista Ansar al Sharia, ritenuto responsabile dell'attacco al consolato americano del settembre 2012, sarebbe stata distrutta da un'esplosione. Anche un deposito di munizioni di un altro gruppo armato è stato preso di mira.
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lunedì 12 maggio 2014
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| PAGINE DI STORIA |
VIVERE LA GUERRA
ovvero
LA GUERRA CONTRO LA VITA
Il rapimento, di questi giorni, delle 234 ragazze, comprese tra i
12 e i 17 anni, in Nigeria, ad opera del gruppo fondamentalista Boko Haram, porta,
all’attenzione del mondo, la violenza che un gruppo di fondamentalisti islamici semina da anni e le
condizioni estreme, fatte di paure, abusi, ricatti e di ogni genere di
violenza, in cui vive una popolazione da decenni .
Ci fanno rabbrividire i
dati espressi in questo articolo, fanno rabbrividire noi che conosciamo appena
questo universo islamico e realtà come queste, sparse, purtroppo, in buona
parte dell’ Africa.
Dobbiamo riflettere su
quanto ci viene detto in questo articolo e dobbiamo chiedere scusa a coloro che cercano
di sfuggire ad una violenza ingiustificata e disumana perpetrata nel loro Paese
ed incorrono nella disumana indifferenza di tanti, nei cosiddetti Paesi ‘’civilizzati’’,
che covano pensieri di morte più atroci
di quelli di Boko Haram.
A febbraio gli attacchi contro due collegi provocarono 84 vittime
‘’I talebani nigeriani’’ legati alla
galassia qaedista Boko Haram, il gruppo autore di decine di attentati in
Nigeria e implicato anche nel sequestro delle 234 studentesse, affonda le
proprie radici in piccole sette debellate a fine anni Novanta e inizio Duemila nel nord-est della Nigeria.
Le roccheforti dell’organizzazione sono
nella zona di Maiduguri, capoluogo dello Stato Nord-Orientale di Borno.
I ‘’Boko Haram’’ hanno sempre maggiori
capacità finanziarie e tecniche e collegamenti internazionali, tra cui al-Qaeda
‘’.
Il fondatore di Boko Haram, che in lingua
locale significa ‘’l’istruzione occidentale è peccato’’, è stato nel 2002 l’imam
Mohammed Yusuf (morto nel 2010 in prigione). Oltre tremila le vittime attribuite
al gruppo in dieci anni.
Lo scorso 25 febbraio il gruppo ha massacrato 59 studenti del
collegio Buni Yadi nello Stato di Yobe. Appena 48 ore dopo, gli islamisti
avevano incendiato un collegio religioso nel villaggio di Shuwa, provocando
25 vittime. Nella cronologia degli
eventi di dieci anni di terrore c'è di tutto: dagli agguati nella capitale alla miriade di attacchi ai militari
nigeriani, esponenti del clero musulmano moderato, fedeli e sacerdoti cattolici
(da Avvenire 1.5.14; P.M.AI.).
giovedì 8 maggio 2014
Ecco, mentre noi stiamo a discutere se
aiutare o meno i profughi che giungono sulle nostre spiagge, laggiù, nella loro
Africa succedono cose che appartengono alla nostra preistoria; ma sono fatti
reali, terribili fatti reali di oggi, fatti che nessun libro di storia dovrebbe
raccontare mai più, invece sono cronaca quotidiana, massacro quotidiano, violenza quotidiana,
disastri umanitari quotidiani! Cosa dire più di questo? Cosa può esserci di più
grave di questo?
Forse una cosa c’è, forse c’è qualcosa più
grave di questa terribile violenza: l’indifferenza!!!
I discorsi vuoti che uccidono!
Le convinzioni sadiche che non conoscono
queste realtà.
I dialoghi… le soluzioni ‘’facili’’ di chi
è convinto di saper fare giustizia.
Ma non può esserci giustizia… fino a
quando a vincere è l’indifferenza per il dolore altrui!
Pesano questi 9mila bambini… pesano sul
nostro silenzio!
Pesano... sul nostro cuore in panne!
Pesano... sul nostro cuore in panne!
mercoledì 7 maggio 2014
Questa è la situazione odierna,
una realtà che si cerca di affrontare come meglio si può, chiedendo l’aiuto di
tutte le forze in campo. Questa è l’emergenza umanitaria di cui qualcuno cerca
di farsi carico e, pur tra mille difficoltà di ogni genere, cerca di salvare
una vita umana, perché prima di tutto si tratta di questo: mettere in salvo un
essere umano.
Ma, come dice qualcuno, in un
forum sul web ‘’l’uomo comune non
ragiona’’, non ragiona perché è abituato a non ragionare oppure a ragionare
sempre e soltanto in modo egocentrico o con l’unico riferimento al discorso
economico.
Mi ha fatto molto male leggere
alcuni commenti sull’argomento ‘’immigrazione’’ che, non senza difficoltà e
sofferenza, riporto qui di seguito, non certo per esaltarli o dare loro altro
spazio di visibilità, ma perchè, pur nella loro crudele disumanità, possono
aiutarci a riflettere su questo così delicato e doloroso problema che è quello dell’immigrazione
ovvero la fuga di
intere popolazioni da luoghi di morte.
Questa che segue è solo una
piccolissima parte di una discussione trovata sul web e fatta da interlocutori diversi
per età e per occupazione, adeguatamente ripulita nei termini e nei toni di
estrema volgarità…
- è proprio brutto vedere come cambiano i tempi, 20 anni fa si
diceva che sarebbe stato disumano affondare un gommone immigrato che arrivava
dall'Albania o dall'Africa, oggi credo che il 90% degli Italiani lo
affonderebbe con le proprie mani
- Non costerà di meno lanciare 4 bombe sulle imbarcazioni?
- Non voglio dire di affondare i barconi come sostiene qualcuno in
questi commenti, ma ci vuole tanto a mandare la flotta a bloccarli al limite
delle acque libiche per rispedirli SUBITO indietro ???
- Ma che sparate ...centri accoglienza cercano
soluzioni??????????? ce n’è una sola, riportarli a casa loro, gli date da
mangiare e via si riparte… basta........... (New York University)
- Felice che la marina faccia il suo dovere di guardiano e
salvatore nei nostri mari. Chi si lamenta dovrebbe prima capire i motivi di
questi flussi migratori. Non li volete sulle nostre coste? Perfetto. Allora
andate nel loro paese e mettete fine ai loro problemi.
- Gli Africani si riproducono velocemente e in poche generazioni ci saranno milioni di
africani clandestini in Italia.
Leggendo queste ‘’opinioni’’ mi veniva da pensare alla storia di Mosè, che qui, per chi non la conoscesse, riporto brevemente: Nato da Yochebed e Amram,
il piccolo Mosè venne nascosto in un cesto dalla madre a solo tre mesi di vita,
e deposto sulle rive del Nilo per essere salvato dalla persecuzione voluta da
Faraone . Infatti il Faraone aveva detto al suo popolo:
«Ecco che il popolo dei figli d'Israele è più numeroso e più forte di noi. Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi
per impedire che aumenti, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri
avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese». Impose quindi
agli Ebrei i lavori forzati per opprimerli. Ma il popolo ebreo continuava a
aumentare così il re d'Egitto disse alle levatrici degli Ebrei di uccidere i
figli maschi degli Ebrei, ma le levatrici non lo fecero. Allora il faraone
diede quest'ordine a tutto il suo popolo: «Ogni figlio maschio che nascerà agli
Ebrei, lo getterete nel Nilo, ma lascerete vivere ogni figlia» . Dalle acque del Nilo, Mosè fu raccolto dalla figlia del
sovrano che, commossa dal pianto del bambino, decise di adottarlo
come suo figlio, affidandolo, su invito di Miriam, sorella del neonato, alla
madre naturale affinché lo nutrisse
Come si può notare, la storia non è
cambiata affatto: parliamo di Millenni di anni fa, eppure il modo di ragionare
è identico, tragicamente identico, perdutamente identico, crudelmente identico:
dov’è il nostro presunto progresso???
Il faraone temendo l’invasione di un
popolo pacifico decise di sterminarlo: noi, a quanto pare, non siamo da meno!
Che cosa fece la mamma di Mosè? Mise il proprio
figlio in una cesta e lo affidò alla corrente del fiume, nella speranza di
garantirgli una qualche possibilità di salvezza, confidando nell’aiuto divino.
Che cosa hanno fatto quelle 200 e più
mamme che hanno affidato i loro figli ‘’minori’’ alle acque del Mediterraneo,
nella speranza che qualcuno li salvasse?
Li hanno messi su dei barconi, non più
resistenti e sicuri di una cesta di vimini, per salvarli dalla persecuzione ed
hanno confidato nell’aiuto e nell’umanità di altri popoli.
La differenza dove sta?
Non
ne vedo molte, tranne una sola: la figlia del faraone sapeva che Mosè era
ebreo, sapeva che tenendolo con sé sarebbe andato contro la volontà e gli
ordini del padre, ma l’ha tenuto ugualmente, amandolo come se fosse il suo vero
figlio; noi, invece, come ci comportiamo?
Vorremmo affondare i figli di coloro che
subiscono persecuzioni e abusi ogni giorno!
Non credo che questo ci faccia molto
onore!
Ci sono, per fortuna, anche tanti buoni
esempi, tanta gente si è prodigata, personalmente, per accogliere e dare
soccorso a molti di loro, ma tanti, purtroppo, non riescono ad andare oltre il
proprio recinto, chiusi nelle loro personali paure e nei loro discorsi-non
ragionati e così regrediscono di millenni di storia!
Per dare risposta a chi, molto convintamente,
propone di rispedirli al mittente ed a chi propone di conoscere le motivazioni
delle loro ‘’fughe’’, vi riporto un articolo apparso sul giornale ‘’Avvenire’’
del 1° maggio scorso; mentre in Italia si cantava e si cercava di festeggiare
un lavoro che non c’è, in Siria accadeva ben altro…
Raid
su una scuola ad Aleppo, mentre i bambini stavano tenendo
una
mostra dei loro disegni : 18 le vittime.
‘’Ancora morte e distruzione in Siria. E,
ancora una volta, la guerra non risparmia i bambini. Un raid aereo ha centrato, ieri, una scuola ad Aleppo
e ucciso 18 civili, tra i quali almeno dieci sono bambini di età compresa fra i
12 ei 13 anni. Ad affermarlo è l’Osservatorio siriano dei diritti umani, almeno
un insegnante è rimasto ucciso nell’edificio, dove i bambini, secondo quanto ha
affermato l’attivista Mohammed al Khatieb, stavano ‘’tenendo una mostra dei
loro disegni’’. La scuola si trovava nel quartiere di Ansari, prima della
guerra affollato centro commerciale. Le roccaforti ribelli nella seconda città
della Siria sono, da metà dicembre scorso, nel mirino di massicci bombardamenti
aerei messi in atto dal regime siriano, che nei giorni scorsi si era guadagnato
le critiche delle organizzazioni dei diritti umani internazionale per il lancio
di barili bomba su insediamenti civili.
Due giorni
fa un’autobomba jihadista aveva fatto circa cento morti a Homs.
L’attacco, attribuito ai miliziani di al Nusra, è avvenuto nel pieno di
un’offensiva del regime per recuperare il
pieno controllo della provincia.
Secondo il quotidiano inglese ‘’ Daily
Telegraph’’, non si sarebbe fermato l’uso di armi chimiche da parte del regime
di Bashar al Assad , che nelle ultime settimane avrebbe lanciato nuovi letali
attacchi contro la popolazione civile, colpendo anche bambini.
Dopo il gas sarin, sarebbero stati usati
anche il cloro e l’ammoniaca.’’
Le riflessioni
e i commenti li lascio a chi legge, per quanto mi riguarda vorrei solo rivolgere
qualche domanda agli illustri signori
(alcuni di loro, infatti, appartengono a prestigiose Università, italiane e non)
del dialogo soprariportato: chi di voi sarebbe disposto a scambiare la proprio
vita con quella dei profughi? Chi di voi sarebbe disposto a vivere nei luoghi
da cui gli immigrati fuggono?
Chi di voi
vivrebbe spensierato sapendo che il proprio figlio potrebbe non tornare da
scuola per un raid aereo o per un’incursione improvvisa di ribelli o di
militari? Chi di voi, sapendo di non avere speranze di vita nel proprio paese,
non desidererebbe o non cercherebbe di trovare un luogo più sicuro, pur con
tutta la nostalgìa per la propria patria?
Chi di voi sarebbe
così coraggioso da vivere sotto le bombe?
Chi, pur di
dare una speranza di vita al proprio figlio, non farebbe ciò che aveva fatto la
madre di Mosè o le madri dei bambini siriani che hanno raggiunto le nostre
coste in questi giorni?
Non è passato
molto tempo da quando, in Puglia, davanti ad un Liceo è scoppiato un ordigno
che ha ucciso una studentessa quindicenne. È nel ricordo di tutti quel dramma e
l’angoscia dei genitori degli altri studenti nel non potersi più fidare neanche
di un luogo pubblico come la scuola. Ricordiamo tutti le loro preoccupazioni:
erano genitori preoccupati per l’incolumità dei propri figli, in un Paese
civile e democratico.
Perché, dunque, ai genitori di un Paese dove
infuria la guerra civile, dove il Governo non solo non tutela la popolazione
civile, ma inveisce addirittura contro di essa… perché a questi genitori, che
vivono nel terrore per sé e per la propria famiglia, non è consentito il
preoccuparsi e il cercare soluzioni per la sopravvivenza dei propri figli? Sono
forse genitori inferiori agli altri genitori?
Amano forse meno i loro figli? La vita dei loro
figli vale forse meno di quella dei nostri figli?
Si è genitori dovunque e si è figli dovunque: la
morte degli uni o degli altri ha lo stesso carico di sofferenza a qualsiasi
latitudine ci si trovi.
Il coraggio e la sofferenza di una madre e di un
padre che affidano alle organizzazioni criminose la vita del proprio figlio,
affinchè possano traghettarlo in terre lontane e sconosciute, nella speranza
che abbiano una vita migliore della loro o perlomeno che non siano in pericolo
di vita quotidiano… il loro coraggio è prova del loro grande amore oltre che
del grande pericolo che corrono restando nel loro Paese.
Fermo restando
il rispetto per la libertà di pensiero e
di parola, diritti sacrosanti, vorrei dire a tutti coloro che la pensano come gli
interlocutori sopra citati, di assicurarsi, prima di esternare opinioni e
convinzioni su questi argomenti così delicati, che ci sia in loro un ultimo
frammento di cuore ancora in vita, perché, in chi rifiuta il soccorso a coloro
che fuggono dalla morte, probabilmente qualcosa
dentro è morto da tempo.
Se un Governo,
non solo non si prende cura della propria popolazione, ma la perseguita
addirittura, tutto il resto del Mondo ha il dovere, umanitario e sacrosanto, di
prendersene cura, di proteggere chi è in difficoltà o in pericolo di vita; è un
suo esclusivo e prioritario dovere, perché ogni essere umano appartiene al
mondo intero, senza distinzioni di sorta.
Un mondo che
esclude i più deboli e che non si pone il problema di chi vive in mezzo alla
guerra, è un mondo che ha problemi di ‘’umanità’’, cioè deve forse recuperare
la sua originale identità di ‘’Umanità’’ intendendo per essa persone che non
affondano barconi pieni di bambini e di donne incinte che fuggono dalla
guerra!!!
Il grido ‘’salvate i nostri bambini’’, da parte
delle popolazioni perseguitate, possa giungere
negli spigoli più acuti dei cuori di tutti gli uomini, che li aiuti a
riscoprire la loro identità di uomini, a riconoscersi uomini nel volto
terrorizzato dell’altro uomo, nelle lacrime spaventate di una madre, nel
desiderio di vita di un bambino, nel sogno di una vita migliore per ogni essere
umano.
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