"Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. Si parte prima." Fulvio Ervas – Se ti abbraccio non avere paura
martedì 29 ottobre 2013
sabato 26 ottobre 2013
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| PREFERISCO IL… MARE… NOSTRUM |
‘’Mare nostrum’’ è una bella espressione
usata per indicare il nostro vecchio caro Mediterraneo,
per indicare tutto l’affetto degli Italiani per questo mare che lo circonda
come in un abbraccio.
Per
l’Italia, il Mediterraneo è un vecchio Amico
di famiglia, un amico che
partecipa alla vita quotidiana di tante … ma proprie tante famiglie… che
succhiano la vita dal suo petto ondoso: dal mare traggono sostentamento e sul
mare trascorrono buona parte della loro vita.
Il
mare è la loro casa. Il mare è tutto quello che possiedono.
Forse
per questo l’Italia ha conservato caramente l’aggettivo ‘’nostrum’’, come lo chiamavano gli antichi Romani che lo percorrevano
in lungo e in largo per raggiungere le loro colonie sparse lungo tutte le coste
da esso lambite: Africa, Egitto, Libano, Turchia, Grecia, Malta… altri paesi… altre famiglie che condividono
con gli Italiani la loro amicizia e la
loro storia con il Mediterraneo.
Un
mare ‘’nostrum’’ in senso allargato,
dunque.
È
nostro, cioè, di tutti noi, di tutti
i popoli che lo circondano; è un mare che conosce la vita, i sogni, le speranze
di tanti popoli che guardano da nord a sud, da est ad ovest… abbracciando con
lo sguardo la sua vastità e immaginando altra vita oltre l’orizzonte.
Un
mare che parla di libertà, oltre il suo orizzonte si è liberi… dalla schiavitù,
dalla guerra, dalla morte…
Popoli
interi ripongono la loro fiducia in questo mare e fidandosi di lui lo sfidano
su barconi, gommoni, poco meno che
bacinelle … per percorrerlo da costa a costa, per passare dalla morte alla
vita.
Così
questo mare diventa ancora più ‘’nostro’’; nostro non come qualcosa che ci appartiene, in senso di possesso, ma nostro in senso di condivisione, di colui che prende parte alla nostra Storia e di cui ci fidiamo e a cui ci
affidiamo, sì… perché è alla generosità del mare che tanti immigrati si affidano… più che a quella
del mondo.
Loro
si fidano del mare, sanno che è un mare ‘’buono’’,
che non è contro di loro, ma è con loro, per loro… via di fuga… via di salvezza…;
intanto che il mondo sta a guardare e a decidere che cosa si potrebbe o si
dovrebbe fare, il Mediterraneo accoglie, accompagna, culla, dondola, asciuga le
lacrime delle donne e i pianti di bambini, ascolta i sogni dei giovani, le
speranze dei genitori, il bisogno di futuro di intere popolazioni; ascolta le
storie di famiglie, i ricordi di chi parte, le solitudini di chi lascia ogni
cosa senza nemmeno la certezza di poterle rivedere un giorno.
Il
Mediterraneo ha il cuore grande, non
rifiuta niente a nessuno, non si ribella, non fa discriminazioni, non fa
demagogia, non è razzista, non chiede spiegazioni, non trattiene e non
imprigiona nessuno, è aperto ad ogni speranza, disposto ad aiutare chiunque… è
proprio grande il cuore di questo mare nostrum… forse perché, bagnando
tante coste, conosce tante realtà che nella loro diversità e vivacità lo
animano allegramente e gli danno quella vita che da solo non potrebbe mai
darsi.
Il
Mediterraneo è un mare vivo per questo è ‘’il
mare nostro’’ , è un grande Amico
che non tradisce, che non illude, non inganna… resta fedele al suo stato
naturale … proprio come dovrebbe fare ogni buon amico!
Il
Mediterraneo è un esempio di civiltà… quella civiltà che il mondo ostenta, ma
che in realtà non possiede ancora e che fa così fatica a realizzare con i fatti,
a passare, cioè, dalle ideologie ai fatti… il mondo non ha ancora il cuore
grande come quello del mare; il mondo pensa, discute, argomenta, propone,
guarda… ma non comprende, non accoglie, non ascolta, discrimina… ; certo… il
mondo ha le sue leggi, i suoi spartiacque, i suoi tempi, i suoi spazi… il mondo
ragiona per segmenti … il mare, invece, è uno solo, un tutt’uno, anche se gli
uomini lo dividono in fette di appartenenza, per un bisogno tutto umano di
possedere qualcosa, di appropriarsi di ciò che gli viene dato gratuitamente.
A
voler esser sincera… io preferisco il mare… al mondo; preferisco la legge del
mare a quella degli uomini… perché il mare chiede il passaporto a chi percorre
le sue vie, ma solo per conoscerlo meglio… non certo per stabilire se ha
diritto di vivere o meno!
Sì…
preferisco il mare nostrum… lui sì che conosce il significato del termine ‘’accoglienza’’,
lui è amico di tanti popoli e sa che
tanti popoli… in realtà sono Uno solo!
Quell’accezione
‘’nostrum’’
non indica un’idea di possesso, di singola appartenenza, ma è un nostro
al plurale, ‘’nostro’’ cioè di tutti, di tutti i popoli che lo coronano, che
lo contengono, che lo amano; un nostro che esprime tutta la sua
pluralità… in netto contrasto alle singolarità espresse dall’io
umano che tanta fatica fa a vivere in sintonia con quel tu che è un tu solo perché c’è un io
dall’altra parte; un tu che, pur
nella sua singolarità, esprime una relazione necessaria: il TU con l’IO diventa
NOI… quindi NOSTRUM.
Il
mare è, di per sé, relazione, perché
unisce da sponda a sponda … il mondo, invece, nato come relazione, ha posto
confini che ostacolano il suo bisogno naturale di libertà e di relazione ovvero
la libera relazione che porta a costruire quel nostrum indissolubile, che unisce, non divide … che crea un’armonia
perfetta, perché è legge naturale, fra cuori imperfetti… perché umani!
Il
Male non viene dal mare che, se pure
è costretto a diventare tomba per tanti, non ha certo la responsabilità della
loro morte… è la mano dell’uomo che
spara, rovescia, incendia… è la volontà dell’uomo ad uccidere suo fratello… non
certo quella del mare che … suo malgrado… da luogo di vita … è costretto a
diventare … luogo di morte e da Amico
è costretto a diventare Nemico dell’
uomo che ama!
Non
è il mare ad uccidere… ma chi si serve del mare… per uccidere chi osa coltivare
una speranza, un desiderio di futuro… il bisogno di vivere!
Il Mare sa amare.
L'uomo... ancora no!
Il Mare... nella sua inconsapevolezza... usa il cuore!
L' uomo... nella sua incoscienza... annega il suo cuore!
Il Mare sa amare.
L'uomo... ancora no!
Il Mare... nella sua inconsapevolezza... usa il cuore!
L' uomo... nella sua incoscienza... annega il suo cuore!
giovedì 24 ottobre 2013
mercoledì 23 ottobre 2013
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| SPAZIO AMICO X CHI ... AMA LA VITA |
E’… NON È…
La vita È una porta dalla quale si esce
solo aprendone un’altra;
la vita NON È una bolla di sapone
dalla quale si guarda il mondo
stando dentro e rimanendo fuori;
la vita È un sorso dell’Infinito Amore
che non sazia mai
che non sazia mai
il desiderio del tuo cuore;
la vita NON È un panorama notturno
che t’ incanta e ti fa sognare;
la vita NON È nell'eco delle stelle
e NON È nemmeno nell'onda che ti sfiora la pelle;
e NON È nemmeno nell'onda che ti sfiora la pelle;
la vita È un intricato labirinto
nel quale solo tu stabilisci la direzione…
per poi perderti negli angoli più bui
e nel silenzio delle tue stesse azioni;
la tua vita NON È mai quella che tu vorresti
eppure resta sempre … la più bella
l’unica… che a
scegliere... ritorneresti!
sabato 19 ottobre 2013
CREDERE … E’ GIA’ VIVERE!
Dopo l’immane tragedia del 3 ottobre
scorso, che ha visto la morte di oltre 300 immigrati, hanno continuato ad alternarsi
notizie di sbarchi, di salvataggi e purtroppo ancora di naufragi e morti… ancora
troppi morti!
Fra le tante immagini e le tante
interviste proposte dalla televisione, una mi ha colpita in maniera
particolare: un immigrato eritreo aveva consigliato al fratello, ancora in
Eritrea, di non partire; il viaggio, già di per sé rischioso, dopo quello che è
successo negli ultimi tempi, sarebbe
potuto essere ancora più rischioso; il fratello gli ha risposto così: ‘’E’ meglio morire in mare che nel mio
Paese!’’.
Questa risposta dice tante cose: dice
la gravità della situazione in questo Paese a molti sconosciuto, se non dal
punto di vista geografico, almeno da quello socio-politico-economico.
Dice la voglia di vivere, la voglia di
sperare, la voglia di libertà, che emergono con più forza quando qualcuno cerca
di farle tacere… di farle morire.
È il caso di dire che ‘’il rischio vale
la candela’’, cioè vale la pena rischiare la vita se questa è un’opportunità
per un futuro migliore.
Possiamo anche chiamarla ‘’incoscienza
giovanile’’, in realtà è semplicemente la risposta dell’uomo davanti alla
prospettiva di una vita senza futuro; il bisogno di vivere, di essere felice
sono così forti nell’uomo al punto da spingerlo a sfidare la morte.
Si tratta di quei bisogni che appartengono all’uomo di sempre e di ogni
luogo.
Noi che viviamo immersi in una cultura
di morte, abbiamo anestetizzato quasi questo bisogno così naturale; sembra
proprio che la morte prevalga sulla vita… forse nasce proprio da questo nostro
atteggiamento quell’indifferenza davanti
alla morte… che diventa ancora più sconcertante quando si assiste IMMOBILI davanti allo sterminio di interi popoli!
Questi ragazzi che vengono da ‘’luoghi di morte’’ conoscono molto bene,
invece, il valore della vita; la sentono
esplodere nei loro anni; ci richiamano un po’ alla nostra vera natura, alla
forza della vita che spinge a lottare per
non morire; sono coloro che sanno ancora scommettere sul proprio futuro.
Grazie, ragazzi, perché risvegliate
dentro di noi il nostro assopito desiderio di credere ancora nella vita.
CREDERE NELLA VITA… È GIÀ VIVERLA!
Dedicata a tutti coloro che, nonostante tutto, hanno il
coraggio di credere che la vita vince sempre…
IL CREDO DELL’IMMIGRATO
Credo.
Ancora credo
Ancora amo
Ancora vivo
Vivo ancora… perché credo
Credo in un mondo che può essere ancora bello
perché bello è stato creato
Credo in una vita che può essere ancora buona
perché buona è stata plasmata
Credo in un uomo che può essere ancora fratello
perché fratello è stato generato
Credo in una giustizia che può essere ancora vera
perché nella Verità è stata pensata
Credo nel prossimo che sappia ancora amare
perché d’amore è stato impastato
Credo nel dolore che lacera la Storia
perché dal Sangue un giorno nacque… la Gloria
Credo nella pace che ancora potrà venire
perché la vita è vita e non la si può non benedire
Credo e spero nella tenerezza di Dio
Credo… e per questo… il futuro sarà mio!
martedì 15 ottobre 2013
lunedì 14 ottobre 2013
IL COMMENTO DELLA SETTIMANA
ALLE RADICI DEL NOSTRO ESSERE!
Oggi, ancor più del giorno in cui
papa Francesco l’ha pronunciata davanti alla popolazione di Lampedusa, quest’omelia
risuona più forte, più alta, più provocatoria.
Riporto integralmente quell’omelia,
perché nessuno possa dire ancora: io non c’entro, io non sapevo…
«Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via
di speranza sono state una via di morte. Quando alcune settimane fa ho appreso
questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è
tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza.
E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un
gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è
accaduto non si ripeta. Prima però vorrei dire una parola di sincera
gratitudine e di incoraggiamento a voi, abitanti di Lampedusa e Linosa,
alle associazioni, ai volontari e alle forze di sicurezza, che avete mostrato e
mostrate attenzione a persone nel loro viaggio verso qualcosa di migliore. Voi
siete una piccola realtà, ma offrite un esempio di solidarietà! Grazie anche
all’Arcivescovo Mons. Francesco Montenegro per le sue parole. Un pensiero lo
rivolgo ai cari immigrati musulmani che stanno iniziando il
digiuno di Ramadan, con l’augurio di abbondanti frutti spirituali. La Chiesa vi
è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie.
Questa mattina, alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, vorrei
proporre alcune parole che soprattutto provochino la coscienza di tutti,
spingano a riflettere e a cambiare concretamente certi atteggiamenti.
«Adamo,
dove sei?»: è la prima domanda che Dio rivolge all’uomo dopo il peccato. «Dove
sei?». E’ un uomo disorientato che ha perso il suo posto nella creazione perché
crede di diventare potente, di poter dominare tutto, di essere Dio. E l’armonia
si rompe, l’uomo sbaglia e questo si ripete anche nella relazione con l’altro
che non è più il fratello da amare, ma semplicemente l’altro che disturba la
mia vita, il mio benessere. E Dio pone la seconda domanda: «Caino,
dov’è tuo fratello?». Il sogno di essere potente, di essere grande
come Dio, anzi di essere Dio, porta ad una catena di sbagli che è catena di
morte, porta a versare il sangue del fratello! Queste due domande di Dio
risuonano anche oggi, con tutta la loro forza! Tanti di noi, mi includo
anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, non
curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più
capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorientamento
assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo
assistito.
«Dov’è tuo fratello?», la voce del suo sangue grida fino a
me, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta
a me, a te, a ciascuno di noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di
uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace;
cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la
morte. Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione,
accoglienza, solidarietà! E le loro voci salgono fino a Dio!
«Dov’è
tuo fratello?» Chi è il responsabile di questo sangue? Nella letteratura
spagnola c’è una commedia di Lope de Vega che narra come gli abitanti della
città di Fuente Ovejuna uccidono il Governatore perché è un tiranno, e lo fanno
in modo che non si sappia chi ha compiuto l’esecuzione. E quando il giudice del
re chiede: «Chi ha ucciso il Governatore?», tutti rispondono: «Fuente Ovejuna,
Signore». Tutti e nessuno! Anche oggi questa domanda emerge con forza: Chi è il
responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi
rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io.
Ma
Dio chiede a ciascuno di noi: «Dov’è il sangue di tuo fratello che grida fino a
me?». Oggi nessuno si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso
della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del
sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parla Gesù nella parabola del
Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada,
forse pensiamo “poverino”, e continuiamo per la nostra strada, non è compito
nostro; e con questo ci sentiamo a posto. La cultura del benessere, che ci
porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci
fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono
l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli
altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza.
Ci
siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa,
non è affare nostro! Ritorna la figura dell’Innominato di Manzoni. La globalizzazione
dell’indifferenza ci rende tutti “innominati”, responsabili senza nome
e senza volto.
«Adamo dove sei?», «Dov’è tuo fratello?», sono le due domande che Dio
pone all’inizio della storia dell’umanità e che rivolge anche a tutti gli
uomini del nostro tempo, anche a noi.
Ma io vorrei che ci ponessimo una terza domanda: «Chi di noi ha pianto
per questo fatto e per fatti come questo?», per la morte di questi fratelli e
sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani
mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa
per sostenere le proprie famiglie?
Siamo una società che ha
dimenticato l’esperienza del piangere, del “patire con”: la globalizzazione
dell’indifferenza! Nel Vangelo abbiamo ascoltato il grido, il pianto, il grande
lamento: «Rachele piange i suoi figli… perché non sono più». Erode ha seminato
morte per difendere il proprio benessere, la propria bolla di sapone. E questo
continua a ripetersi… Domandiamo al Signore che cancelli ciò che di Erode è
rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere
sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in
coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la
strada a drammi come questo.
«Chi ha pianto?».
Signore, in questa Liturgia, che è una Liturgia di penitenza,
chiediamo perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle,
ti chiediamo perdono per chi si è accomodato, si è chiuso nel proprio benessere
che porta all’anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che
con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono
a questi drammi.
«Adamo dove sei?», «Dov’è il sangue di tuo fratelllo?».
Quest’omelia non è una semplice
provocazione, ma un terremoto, un terremoto esistenziale !
Con quest’omelia, papa
Francesco ci afferra uno per uno e ci
scuote, fa violenza alla nostra indolenza, attacca direttamente il virus
dell’opulenza che ha narcotizzato la nostra coscienza; non dà pace al nostro
flaccido vivacchiare, non ha paura di scatenare in noi la crisi, di chiamarci alle armi, anzi ci invita
vivamente a farlo, a prendere le armi
dell’Amore per sconfiggere quel
nemico che si fa passare per nostro amico, il nemico numero 1: l’egoismo che
pone ogni io al centro dell’universo e pone fuori confine ogni TU, l’altro che m’ingombra il mio campo.
Il papa ci chiede di scendere in campo per dare un po’ di noi, ci chiede di cercare dentro di noi un po’ di spazio per l’altro, ci chiede di stendere la mano, invece di ritirarla per paura e di afferrare quella di colui che sta per annegare… perché è solo in quel contatto… da mano a mano… che ci si scopre uomini… si ricorda al cuore che siamo solo uomini …
cioè
creature … non Creatore…
cioè
… fratelli… non padroni
cioè…
figli… non schiavi!
Cioè
uomini, figli e fratelli… amati da
Dio
e non merce di guadagno…
comprati, venduti e poi … vigliaccamente
buttati in mare!
e non merce di guadagno…
comprati, venduti e poi … vigliaccamente
buttati in mare!
mercoledì 9 ottobre 2013
venerdì 4 ottobre 2013
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| IL COMMENTO DELLA SETTIMANA |
LA VIOLENZA DELL'INDIFFERENZA
Quello che è successo lunedì
scorso a Scicli non può essere commentato, perché non si può morire così a
dieci metri dalla salvezza.
Non è accettabile fuggire dalla
morte sicura e incontrarla così… per la stessa mano di coloro che offrono
strade di libertà.
Non è possibile accettare
questo!
Ma a quanto pare… dove c’è
l’odio e la violenza … la morte è sempre in agguato ed è sempre realtà più
presente della stessa vita!
Odio, violenza e morte sembrano
proprio inseparabili…
Il simbolo di tutta questa
vicenda, a pensarci bene, però, non è quel barcone vuoto arenato sulla riva e
neanche i corpi immobili sulla spiaggia; la chiave di lettura di tutto questo è
quell’uomo che passa correndo, facendo jogging, saltando tra un corpo e
l’altro… e scomparendo all’orizzonte… nella più squallida indifferenza… senza
fermare neanche per un istante lo sguardo su quanto accadeva intorno a lui… nel
gelo più assoluto!
Viene oscenamente da pensare che … il morto sia lui!
Persone che sono soltanto ‘’
corpo, materia…arida materia’’ , perché quando la materia non lievita…
sotto la spinta del cuore… il pane è azzimo… il risultato è… quella nullità
che, parafrasando il papa, è la conseguenza di chi rincorre la nullità!
Un corpo atletico, in
superforma, vitale… ed un cuore che è un aborto o nel miglior dei casi...
agonizzante!
Questa scena è anche la conferma
dell’universalità delle parabole, in quella del ‘’buon Samaritano’’ci sono
proprio tutti: chi passa ed ignora la vittima; chi passa, guarda e poi prosegue
‘’per non contaminarsi’’ e chi… si butta in acqua, chiama soccorsi e tenta
estremi anche se fallimentari massaggi cardiaci… sì… ci sono proprio tutti… e
se ci pensiamo bene… ci siamo pure noi… noi che avremmo fatto?
È davvero utopico pensare che
tutti si sarebbero lanciati nel salvataggio… se molti avrebbero fatto parte del
gruppo dei soccorritori premurosi…
purtroppo anche molti avrebbero fatto parte del gruppo dei corridori frettolosi!
Non si è mai da soli… sia nel bene che nel male!
È la cruda verità di una realtà
che ancora non considera gli uomini tutti uguali, che ancora non ha capito
l’immensa ricchezza della diversità che unisce, il dono straordinario della
vita … che parla la lingua universale dell’Amore!
Quello che poi è successo giovedì
scorso può essere commentato solo con una parola, quella pronunciata dal papa
con grande fatica e profondo dolore ‘’vergogna!’’.
Vergogna per l’assurdità della
morte, per l’incoerenza delle volontà, per l’illegittimità di una legge che vieta
ai pescherecci di soccorrere i barconi degli immigrati, per non essere perseguiti penalmente... una legge che sa, che vede, che controlla e che... lascia che succedano queste cose... che permette queste cose!
Il Mediterraneo è monitorato in lungo e in largo ... niente si muove, niente accade che non si sappia... non sono sorprese dell'ultimo minuto quelle dei barconi stracolmi di profughi... eppure succede quel che succede... che viene fatto passare quasi per una fatalità del destino!
Il Mediterraneo è monitorato in lungo e in largo ... niente si muove, niente accade che non si sappia... non sono sorprese dell'ultimo minuto quelle dei barconi stracolmi di profughi... eppure succede quel che succede... che viene fatto passare quasi per una fatalità del destino!
Questa è la vera vergogna: nel
Duemila la solidarietà è ancora incompatibile con la legalità!
Il soccorso umanitario è
considerato illegale in un Paese che si dichiara Repubblica Democratica che
ripudia la guerra e che parla di logica inclusiva… un Paese che fa i conti da
tempo con continui sbarchi di profughi, immigrati… popoli che nel tentativo di
sfuggire alla morte sotto una pioggia di bombe la incontrano in un incendio che
voleva essere solo un tentativo per
chiedere aiuto o sotto le sferzate di aguzzini che li costringono a buttarsi in
acqua dove il fondo non si tocca.
E pensare che ci riteniamo un
Paese civile e facciamo parte della top
ten dei Paesi più sviluppati al mondo… e non sappiamo ancora distinguere la
solidarietà dalla complicità, l’aiuto umanitario dal favoreggiamento della
clandestinità! L’accoglienza… dall’indifferenza!
Un'Italia che ha alle spalle un contesto europeo... che sta a guardare!
Un'Europa che non sa (o forse non vuole!) pensare una politica di accoglienza nei confronti di coloro che non partono per un periodo di villeggiatura... ma perchè in patria si muore!
Un'Italia che ha alle spalle un contesto europeo... che sta a guardare!
Un'Europa che non sa (o forse non vuole!) pensare una politica di accoglienza nei confronti di coloro che non partono per un periodo di villeggiatura... ma perchè in patria si muore!
Tutto questo lascia senza
parole! Tutto questo è vergogna! Tutto questo è scandalo!
E' scandalo perchè l'indignazione vera non c'è, è soltanto l'argomento del giorno, poi passa e si ritorna a guardare... fino alla prossima annunciata tragedia!
Ci si abitua, orrendamente, anche a questo... e dopo le emozioni del momento... si rimette la testa sotto la sabbia... e niente cambia... forse si discute anche... ma restano parole... meno dell' 1% delle parole dette sarà veramente trasformato in azioni concrete!
Questa è vergogna! Questo è scandalo!
Ma anche lo scandolo... è passato di moda!
La vergogna... poi ... è stata da tempo bandita dal dizionario di lingua italiana e di conseguenza... dalla vita stessa di un popolo!
E' scandalo perchè l'indignazione vera non c'è, è soltanto l'argomento del giorno, poi passa e si ritorna a guardare... fino alla prossima annunciata tragedia!
Ci si abitua, orrendamente, anche a questo... e dopo le emozioni del momento... si rimette la testa sotto la sabbia... e niente cambia... forse si discute anche... ma restano parole... meno dell' 1% delle parole dette sarà veramente trasformato in azioni concrete!
Questa è vergogna! Questo è scandalo!
Ma anche lo scandolo... è passato di moda!
La vergogna... poi ... è stata da tempo bandita dal dizionario di lingua italiana e di conseguenza... dalla vita stessa di un popolo!
Qualsiasi altro commento è inutile,
sono quelle vicende che vanno lette in silenzio e fissate nella memoria,
indelebilmente… perché ognuno ricordi che... dove non c’è l’amore... la vita
prima o poi… muore!
Dedicata a loro e a tutte le
vittime della sconsideratezza umana…
TI CHIAMERÒ… AMICO!
Sotto quel telo bianco cerco di indovinare il tuo
volto:
penso che tu avessi i miei stessi occhi neri
e i capelli ricci come me,
sai, noi del sud ci assomigliamo tutti;
e poi penso che saremmo diventati amici,
quella scarpetta vicino al cespuglio
sono sicuro che appartenesse a te,
è troppo piccola per tutti gli altri
che sono uomini, anche se giovani;
io e te dietro ad un pallone
e l’amicizia è subito fatta;
e sono sicuro che a volte ti avrei anche offeso
‘’brutto
muso nero’’ti avrei detto
dandoti un pugno sul tuo petto nudo
sai, così si fa tra fratelli:
si litiga sempre per poi abbracciarsi di più
e correre insieme verso il mare
per fare il bagno a tutte le ore
e da lì non uscire mai,
con la mamma che si sgola a chiamarci
e noi che continuiamo a spruzzarci…
Già… il mare… il bagno…
questo mare che avrebbe potuto vederci felici,
questo mare che ti ha consegnato alla spiaggia
accogliendo fra le sue onde il tuo ultimo respiro
Poi… quel telo bianco…
la tua mano … che spunta da un lato…
il sole che non scotta … il cuore che non piange
Già… non piange… !
Perché se piangesse il mare non basterebbe
a contenerlo tutto…
così… mi trattengo e cerco di sognare
io e te… in mezzo alle onde…
vedi… ci provo… non piango…
ma tu sei lì…con i piedi nudi
e la mano immobile sotto il telo bianco
Nel tuo ultimo gioco sei stato da solo
ha vinto il mare… ora…ogni gioco è fatto…;
resto ancora un po’… qui con te
ti faccio compagnia… cos’altro fare … proprio non so
presto verranno a prenderti… non ci vedremo più,
terrò con me la tua maglia inzuppata
e la scarpetta che il mare ci ha riportato
l’altra la lascio a te… come si fa fra vecchi amici…
sì… amici… una mattina a Scicli…
vicino al mare… amici sconosciuti… ma per sempre…
sai… da noi si usa così…
è una terra ospitale la nostra…
non voleva certo farti del male
quello… il Male… non abita qui…
dilaga dappertutto come la pece sul mare
ed avvolge i cuori che non sanno amare;
sono un bambino come te… e non so spiegare
quello che i grandi, a volte, riescono a combinare
ma per noi tutto è più facile…
ci basta un pallone… un campo da condividere…
i grandi spesso non sanno come vivere
pensano che da soli possano essere più felici
non sanno che la felicità… è avere tanti amici!
Non conosco il tuo nome…
perciò ti chiamerò… Amico…
Amico è colui con cui puoi giocare…
io e te non abbiamo potuto farlo
ma il desiderio del cuore è più potente anche della
morte…
perciò ti chiamerò amico
e giocherò con te
come se fosse vero… perché vero è
ogni bambino che sogna la libertà!
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