martedì 29 ottobre 2013


SPAZIO AMICO X... DON GIUSEPPE

Compresi che l'Amore racchiudeva tutte le vocazioni,
che era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi...
La mia vocazione finalmente l'ho trovata...è l' AMORE!
(Madre Teresa di Calcutta)




LIFE MESSAGES


Il mondo è nelle mani di coloro che
hanno il coraggio di sognare
e di correre il rischio di vivere i propri sogni

(PAULO COELHO)


E' l'animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi.

(SENECA)


sabato 26 ottobre 2013


PREFERISCO IL… MARE… NOSTRUM
 
’Mare nostrum’’ è una bella espressione usata per indicare il nostro vecchio caro Mediterraneo, per indicare tutto l’affetto degli Italiani per questo mare che lo circonda come in un abbraccio.

Per l’Italia, il Mediterraneo è un vecchio Amico di famiglia, un amico che partecipa alla vita quotidiana di tante … ma proprie tante famiglie… che succhiano la vita dal suo petto ondoso: dal mare traggono sostentamento e sul mare trascorrono buona parte della loro vita.

Il mare è la loro casa. Il mare è tutto quello che possiedono.

Forse per questo l’Italia ha conservato caramente l’aggettivo ‘’nostrum’’, come lo chiamavano gli antichi Romani che lo percorrevano in lungo e in largo per raggiungere le loro colonie sparse lungo tutte le coste da esso lambite: Africa, Egitto, Libano, Turchia, Grecia, Malta…  altri paesi… altre famiglie che condividono con  gli Italiani la loro amicizia e la loro storia con il Mediterraneo.

Un mare ’nostrum’’ in senso allargato, dunque.

È nostro, cioè, di tutti noi, di tutti i popoli che lo circondano; è un mare che conosce la vita, i sogni, le speranze di tanti popoli che guardano da nord a sud, da est ad ovest… abbracciando con lo sguardo la sua vastità e immaginando altra vita oltre l’orizzonte.

Un mare che parla di libertà, oltre il suo orizzonte si è liberi… dalla schiavitù, dalla guerra, dalla morte…

Popoli interi ripongono la loro fiducia in questo mare e fidandosi di lui lo sfidano su barconi, gommoni,  poco meno che bacinelle … per percorrerlo da costa a costa, per passare dalla morte alla vita.

Così questo mare diventa ancora più ‘’nostro’’; nostro non come qualcosa che ci appartiene, in senso di possesso, ma nostro in senso di condivisione, di colui che prende parte alla nostra Storia e di cui ci fidiamo e a cui ci affidiamo, sì… perché è alla generosità del mare che  tanti immigrati si affidano… più che a quella del mondo.

Loro si fidano del mare, sanno che è un mare ‘’buono’’, che non è contro di loro, ma è con loro, per loro… via di fuga… via di salvezza…; intanto che il mondo sta a guardare e a decidere che cosa si potrebbe o si dovrebbe fare, il Mediterraneo accoglie, accompagna, culla, dondola, asciuga le lacrime delle donne e i pianti di bambini, ascolta i sogni dei giovani, le speranze dei genitori, il bisogno di futuro di intere popolazioni; ascolta le storie di famiglie, i ricordi di chi parte, le solitudini di chi lascia ogni cosa senza nemmeno la certezza di poterle rivedere un giorno.

Il Mediterraneo ha il cuore grande, non  rifiuta niente a nessuno, non si ribella, non fa discriminazioni, non fa demagogia, non è razzista, non chiede spiegazioni, non trattiene e non imprigiona nessuno, è aperto ad ogni speranza, disposto ad aiutare chiunque… è proprio grande il cuore di questo mare nostrum… forse perché, bagnando tante coste, conosce tante realtà che nella loro diversità e vivacità lo animano allegramente e gli danno quella vita che da solo non potrebbe mai darsi.

Il Mediterraneo è un mare vivo per questo è ’il mare nostro’’ , è un grande Amico che non tradisce, che non illude, non inganna… resta fedele al suo stato naturale … proprio come dovrebbe fare ogni buon amico!

Il Mediterraneo è un esempio di civiltà… quella civiltà che il mondo ostenta, ma che in realtà non possiede ancora e che fa così fatica a realizzare con i fatti, a passare, cioè, dalle ideologie ai fatti… il mondo non ha ancora il cuore grande come quello del mare; il mondo pensa, discute, argomenta, propone, guarda… ma non comprende, non accoglie, non ascolta, discrimina… ; certo… il mondo ha le sue leggi, i suoi spartiacque, i suoi tempi, i suoi spazi… il mondo ragiona per segmenti … il mare, invece, è uno solo, un tutt’uno, anche se gli uomini lo dividono in fette di appartenenza, per un bisogno tutto umano di possedere qualcosa, di appropriarsi di ciò che gli viene dato gratuitamente.

A voler esser sincera… io preferisco il mare… al mondo; preferisco la legge del mare a quella degli uomini… perché il mare chiede il passaporto a chi percorre le sue vie, ma solo per conoscerlo meglio… non certo per stabilire se ha diritto di vivere o meno!

Sì… preferisco il mare nostrum… lui sì che conosce il significato del termine ‘’accoglienza’’, lui è amico di tanti popoli e sa che tanti  popoli… in realtà sono Uno solo!

Quell’accezione ‘’nostrum’’ non indica un’idea di possesso, di singola appartenenza, ma è un nostro al plurale, ‘nostro’’ cioè di tutti, di tutti i popoli che lo coronano, che lo contengono, che lo  amano; un nostro che esprime tutta la sua pluralità…  in netto contrasto alle singolarità espresse dall’io umano che tanta fatica fa a vivere in sintonia con quel tu che è un tu solo perché  c’è un io dall’altra parte; un tu che, pur nella sua singolarità, esprime una relazione necessaria: il TU con l’IO diventa NOI… quindi NOSTRUM.

Il mare è, di per sé, relazione, perché unisce da sponda a sponda … il mondo, invece, nato come relazione, ha posto confini che ostacolano il suo bisogno naturale di libertà e di relazione ovvero la libera relazione che porta a costruire quel nostrum indissolubile, che unisce, non divide … che crea un’armonia perfetta, perché è legge naturale, fra cuori imperfetti… perché umani!

Il Male non viene dal mare che, se pure è costretto a diventare tomba per tanti, non ha certo la responsabilità della loro morte…  è la mano dell’uomo che spara, rovescia, incendia… è la volontà dell’uomo ad uccidere suo fratello… non certo quella del mare che … suo malgrado… da luogo di vita … è costretto a diventare … luogo di morte e da Amico è costretto a diventare Nemico dell’ uomo che ama!

Non è il mare ad uccidere… ma chi si serve del mare… per uccidere chi osa coltivare una speranza, un desiderio di futuro… il bisogno di vivere!
Il Mare sa amare.
L'uomo... ancora no!
Il Mare...  nella sua inconsapevolezza... usa il cuore!
L' uomo... nella sua incoscienza... annega il suo cuore!

giovedì 24 ottobre 2013

 
SPAZIO AMICO X ...

... CHI VEDE LA VITA COME UNA PORTA CHIUSA...
 
DIMENTICANDO CHE UNA PORTA NON SI APRE MAI
 
DA SOLA: C' E' SEMPRE UNA MANO CHE DECIDE
 
DI GIRARE LA MANIGLIA!
 
 
 
 
 
18 cose che dovresti fare ogni giorno
 
 
 consigli gratuiti ... ma non per questo... meno preziosi!
 
 

mercoledì 23 ottobre 2013


SPAZIO AMICO X CHI ... AMA LA VITA
 
E’… NON È…

 
La vita È una porta dalla quale si esce

solo aprendone un’altra;

 
la vita NON È una bolla di sapone

dalla quale si guarda il mondo

stando dentro e rimanendo fuori;
 

la vita È un sorso dell’Infinito Amore

che non sazia mai

il desiderio del tuo cuore;


la vita NON È un panorama notturno

che t’ incanta e ti fa sognare;

la vita NON È nell'eco delle stelle

e  NON È nemmeno nell'onda che ti sfiora la pelle;

 

la vita È un intricato labirinto

nel quale solo tu stabilisci la direzione…

per poi perderti negli angoli più bui

e nel silenzio delle tue stesse azioni;


la tua vita NON È mai quella che tu vorresti

eppure resta sempre … la più bella

l’unica…  che a scegliere... ritorneresti!

sabato 19 ottobre 2013


CREDERE … E’ GIA’ VIVERE!

Dopo l’immane tragedia del 3 ottobre scorso, che ha visto la morte di oltre 300 immigrati, hanno continuato ad alternarsi notizie di sbarchi, di salvataggi e purtroppo ancora di naufragi e morti… ancora troppi morti!

Fra le tante immagini e le tante interviste proposte dalla televisione, una mi ha colpita in maniera particolare: un immigrato eritreo aveva consigliato al fratello, ancora in Eritrea, di non partire; il viaggio, già di per sé rischioso, dopo quello che è successo negli ultimi tempi,  sarebbe potuto essere ancora più rischioso; il fratello gli ha risposto così: ‘’E’ meglio morire in mare che nel mio Paese!’’.

Questa risposta dice tante cose: dice la gravità della situazione in questo Paese a molti sconosciuto, se non dal punto di vista geografico, almeno da quello socio-politico-economico.

Dice la voglia di vivere, la voglia di sperare, la voglia di libertà, che emergono con più forza quando qualcuno cerca di farle tacere… di farle morire.

È il caso di dire che ‘’il rischio vale la candela’’, cioè vale la pena rischiare la vita se questa è un’opportunità per un futuro migliore.

Possiamo anche chiamarla ‘’incoscienza giovanile’’, in realtà è semplicemente la risposta dell’uomo davanti alla prospettiva di una vita senza futuro; il bisogno di vivere, di essere felice sono così forti nell’uomo al punto da spingerlo a sfidare la morte.

Si tratta di quei bisogni  che appartengono all’uomo di sempre e di ogni luogo.

Noi che viviamo immersi in una cultura di morte, abbiamo anestetizzato quasi questo bisogno così naturale; sembra proprio che la morte prevalga sulla vita… forse nasce proprio da questo nostro atteggiamento  quell’indifferenza davanti alla morte… che diventa ancora più sconcertante  quando si assiste IMMOBILI davanti allo sterminio di interi popoli!

Questi ragazzi che vengono da ‘’luoghi di morte’’ conoscono molto bene, invece, il valore della vita;  la sentono esplodere nei loro anni; ci richiamano un po’ alla nostra vera natura, alla forza della vita che spinge a lottare per  non morire; sono coloro che sanno ancora scommettere sul proprio futuro.

Grazie, ragazzi, perché risvegliate dentro di noi il nostro assopito desiderio di credere ancora nella vita.

CREDERE NELLA VITA… È GIÀ VIVERLA!

Dedicata a  tutti coloro che, nonostante tutto, hanno il coraggio di credere che la vita vince sempre…


IL CREDO DELL’IMMIGRATO

Credo.

Ancora credo

Ancora amo

Ancora vivo

Vivo ancora… perché credo

Credo in un mondo che può essere ancora bello

perché bello è stato creato

Credo in una vita che può essere ancora  buona

perché buona è stata plasmata

Credo in un uomo che può essere ancora fratello

perché fratello è stato generato

Credo in una giustizia che può essere ancora vera

perché nella Verità è stata pensata

Credo nel prossimo che sappia ancora amare

perché d’amore è stato impastato

Credo nel dolore che lacera la Storia

perché dal Sangue un giorno nacque… la Gloria 

Credo nella pace che ancora potrà venire

perché la vita è vita e non la si può non benedire

Credo e spero nella tenerezza di Dio

Credo… e per questo… il futuro sarà mio!

martedì 15 ottobre 2013

 



FRA LE PAGINE DELLA STORIA


I PRIEBKE CHE NESSUNO VUOLE
 
Eppure aveva vissuto

credendo di poter tener in pugno il mondo;

credendo di sapere cos’è che manda a fondo

e cosa invece tira il fondo su: il potere!


LA FORZA DEL POTERE SULLA VITA CHE MUORE!

 Il potere rende forti…
 
Il potere moltiplica i morti!

Il potere rende ciechi

Il potere aguzza la vista in colui che non vedi

perché possa avere una qualche illusione

che il mondo vada dritto

e non si perda nei labirinti ciechi del potere…

 ma la violenza dell’odio è una forza pungente
 
ed ogni illusione prima o poi… SPEGNE…

 
Ora… che il potere ha sciolto le catene

Ora… che le mani son nude

Ora… davanti alla Verità

ogni orrore sarà quel che sarà.

Ora…. davanti al popolo che ha lacerato

le lacrime non potranno più lavare

i vestiti sporchi di sangue umano…
 
Ora senza più potere… davanti al Potere

è l’uomo di nessuno,

è il soldato che ha obbedito al suo capo…

è l’uomo senza più l’uomo dentro;

ora per le sue spoglie non c’è posto

nel cimitero degli uomini,

perché uomini si nasce e lo si resta se…

il cuore non lo si sostituisce

con un fucile e 335 proiettili in canna!

 
 I  Priebke della Storia sono tanti

 
ad ogni alba ne nasce qualcuno,

il primo si chiamava Caino

l’ultimo… un libico assassino

che ha trasformato il mare

in un obitorio di morte;

altri ne verranno

altri crederanno di aver avuto in sorte

il diritto di vita sul fratello…

altri nasceranno…

altri invano vivranno…

  
Eppure… nelle geometrie dell’anima una regola c’è:

il grido dell’innocente non resta inascoltato

il pianto dei bimbi e delle madri

che riempie il silenzio del mare

diventa voce potente

fuoco che brucia le tenebre del male:

ed allora… il dolore si farà pietà

la disperazione… speranza

la morte alla Vita si aprirà …

È LA RIVOLUZIONE DELL’AMORE:

i poveri saranno beati

i Priebke saranno perdonati

i loro peccati saranno lavati

con l’Acqua dolce dell’Agnello Immolato;

sarà il Grande Abbraccio del Cielo alla Terra

sarà musica perché …

lo sguardo d’Amore si moltiplicherà

e in esso… ogni sguardo si riconoscerà;

il volto vero dell’Uomo

davanti all’uomo si manifesterà

e sarà allora che anche gli ‘’uomini di nessuno’’

potranno essere accolti,

le loro spoglie troveranno riposo

davanti al Volto che ha vinto la Morte…

e sarà allora che ogni Priebke capirà che

’il volto è inviolabile…

Vedere un volto è già intendere: non ucciderai! (E. Lèvinas)




 

lunedì 14 ottobre 2013


IL COMMENTO DELLA SETTIMANA
 
 
ALLE RADICI DEL NOSTRO ESSERE!

 
Oggi, ancor più del giorno in cui papa Francesco l’ha pronunciata davanti alla popolazione di Lampedusa, quest’omelia risuona più forte, più alta, più provocatoria.
Riporto integralmente quell’omelia, perché nessuno possa dire ancora: io non c’entro, io non sapevo…
 
«Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza.
E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. Prima però vorrei dire una parola di sincera gratitudine e di incoraggiamento a voi, abitanti di Lampedusa e Linosa, alle associazioni, ai volontari e alle forze di sicurezza, che avete mostrato e mostrate attenzione a persone nel loro viaggio verso qualcosa di migliore. Voi siete una piccola realtà, ma offrite un esempio di solidarietà! Grazie anche all’Arcivescovo Mons. Francesco Montenegro per le sue parole. Un pensiero lo rivolgo ai cari immigrati musulmani che stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con l’augurio di abbondanti frutti spirituali. La Chiesa vi è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie. Questa mattina, alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, vorrei proporre alcune parole che soprattutto provochino la coscienza di tutti, spingano a riflettere e a cambiare concretamente certi atteggiamenti.

«Adamo, dove sei?»: è la prima domanda che Dio rivolge all’uomo dopo il peccato. «Dove sei?». E’ un uomo disorientato che ha perso il suo posto nella creazione perché crede di diventare potente, di poter dominare tutto, di essere Dio. E l’armonia si rompe, l’uomo sbaglia e questo si ripete anche nella relazione con l’altro che non è più il fratello da amare, ma semplicemente l’altro che disturba la mia vita, il mio benessere. E Dio pone la seconda domanda: «Caino, dov’è tuo fratello?». Il sogno di essere potente, di essere grande come Dio, anzi di essere Dio, porta ad una catena di sbagli che è catena di morte, porta a versare il sangue del fratello! Queste due domande di Dio risuonano anche oggi, con tutta la loro forza! Tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito.

«Dov’è tuo fratello?», la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte. Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, accoglienza, solidarietà! E le loro voci salgono fino a Dio!

«Dov’è tuo fratello?» Chi è il responsabile di questo sangue? Nella letteratura spagnola c’è una commedia di Lope de Vega che narra come gli abitanti della città di Fuente Ovejuna uccidono il Governatore perché è un tiranno, e lo fanno in modo che non si sappia chi ha compiuto l’esecuzione. E quando il giudice del re chiede: «Chi ha ucciso il Governatore?», tutti rispondono: «Fuente Ovejuna, Signore». Tutti e nessuno! Anche oggi questa domanda emerge con forza: Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io.

Ma Dio chiede a ciascuno di noi: «Dov’è il sangue di tuo fratello che grida fino a me?». Oggi nessuno si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parla Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo “poverino”, e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci sentiamo a posto. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza.

Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro! Ritorna la figura dell’Innominato di Manzoni. La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti “innominati”, responsabili senza nome e senza volto.
«Adamo dove sei?», «Dov’è tuo fratello?», sono le due domande che Dio pone all’inizio della storia dell’umanità e che rivolge anche a tutti gli uomini del nostro tempo, anche a noi.
Ma io vorrei che ci ponessimo una terza domanda: «Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo?», per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie?

Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del “patire con”: la globalizzazione dell’indifferenza! Nel Vangelo abbiamo ascoltato il grido, il pianto, il grande lamento: «Rachele piange i suoi figli… perché non sono più». Erode ha seminato morte per difendere il proprio benessere, la propria bolla di sapone. E questo continua a ripetersi… Domandiamo al Signore che cancelli ciò che di Erode è rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo.
«Chi ha pianto?».


Signore, in questa Liturgia, che è una Liturgia di penitenza, chiediamo perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo perdono per chi si è accomodato, si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi.
«Adamo dove sei?», «Dov’è il sangue di tuo fratelllo?».
 
Quest’omelia non è una semplice provocazione, ma un terremoto, un terremoto esistenziale !

Con quest’omelia, papa Francesco ci afferra  uno per uno e ci scuote, fa violenza alla nostra indolenza, attacca direttamente il virus dell’opulenza che ha narcotizzato la nostra coscienza; non dà pace al nostro flaccido vivacchiare, non ha paura di scatenare in noi la crisi, di chiamarci alle armi, anzi ci invita vivamente a farlo, a prendere le armi dell’Amore  per sconfiggere quel nemico che si fa passare per nostro amico, il nemico numero 1: l’egoismo che pone ogni io al centro dell’universo e pone fuori confine ogni TU,  l’altro che m’ingombra il mio campo.

Il papa ci chiede di scendere in campo per dare un po’ di noi, ci chiede di cercare dentro di noi un po’ di  spazio per l’altro, ci chiede di stendere la mano, invece di ritirarla per paura  e di afferrare quella di colui che sta per annegare…  perché è solo in quel contatto… da mano a mano… che ci si scopre uomini… si ricorda al cuore che siamo solo uomini …

cioè creature … non Creatore

cioè … fratelli… non padroni

cioè… figli… non schiavi!

Cioè uomini, figli e fratelli… amati da Dio

e non merce di guadagno

comprati, venduti e poi … vigliaccamente

buttati in mare!

 

mercoledì 9 ottobre 2013


LIFE MESSAGES

''QUANDO LA PORTA DELLA  FELICITA' SI CHIUDE, UN'ALTRA SI APRE, MA TANTE VOLTE GUARDIAMO COSI' A LUNGO QUELLA CHIUSA, CHE NON VEDIAMO QUELLA CHE E' STATA APERTA''

(PAULO COELHO)




LIFE MESSAGES

''UNA NAVE NEL PORTO E' AL SICURO,
MA NON E' PER QUESTO
CHE  E' STATA COSTRUITA''

(DON ANTONIO MAZZI)
 
 
 
LIFE MESSAGES

''CHI NON FA MAI ERRORI
E' UNA MACCHINA MOLTO BELLA,
E QUESTO... E' TUTTO QUELLO CHE E' ''

(V.VAN GOGH)

venerdì 4 ottobre 2013



IL COMMENTO DELLA SETTIMANA
LA VIOLENZA DELL'INDIFFERENZA
 
Quello che è successo lunedì scorso a Scicli non può essere commentato, perché non si può morire così a dieci metri dalla salvezza.
Non è accettabile fuggire dalla morte sicura e incontrarla così… per la stessa mano di coloro che offrono strade di libertà.
Non è possibile accettare questo!
Ma a quanto pare… dove c’è l’odio e la violenza … la morte è sempre in agguato ed è sempre realtà più presente della stessa vita!
Odio, violenza e morte sembrano proprio inseparabili…
Il simbolo di tutta questa vicenda, a pensarci bene, però, non è quel barcone vuoto arenato sulla riva e neanche i corpi immobili sulla spiaggia; la chiave di lettura di tutto questo è quell’uomo che passa correndo, facendo jogging, saltando tra un corpo e l’altro… e scomparendo all’orizzonte… nella più squallida indifferenza… senza fermare neanche per un istante lo sguardo su quanto accadeva intorno a lui… nel gelo più assoluto!
Viene oscenamente da pensare che … il morto sia lui!
Persone che sono soltanto ‘’ corpo, materia…arida materia’’ , perché quando la materia non lievita… sotto la spinta del cuore… il pane è azzimo… il risultato è… quella nullità che, parafrasando il papa, è la conseguenza di chi rincorre la nullità!
Un corpo atletico, in superforma, vitale… ed un cuore che è un aborto o nel miglior dei casi... agonizzante!
Questa scena è anche la conferma dell’universalità delle parabole, in quella del ‘’buon Samaritano’’ci sono proprio tutti: chi passa ed ignora la vittima; chi passa, guarda e poi prosegue ‘’per non contaminarsi’’ e chi… si butta in acqua, chiama soccorsi e tenta estremi anche se fallimentari massaggi cardiaci… sì… ci sono proprio tutti… e se ci pensiamo bene… ci siamo pure noi… noi che avremmo fatto?
È davvero utopico pensare che tutti si sarebbero lanciati nel salvataggio… se molti avrebbero fatto parte del gruppo dei soccorritori premurosi… purtroppo anche molti avrebbero fatto parte del gruppo dei corridori frettolosi!
Non si è mai da soli… sia nel bene che nel male!
È la cruda verità di una realtà che ancora non considera gli uomini tutti uguali, che ancora non ha capito l’immensa ricchezza della diversità che unisce, il dono straordinario della vita … che parla la lingua universale dell’Amore!
Quello che poi è successo giovedì scorso può essere commentato solo con una parola, quella pronunciata dal papa con grande fatica e profondo dolore ‘’vergogna!’’.
Vergogna per l’assurdità della morte, per l’incoerenza delle volontà, per l’illegittimità di una legge che vieta ai pescherecci di soccorrere i barconi degli immigrati,  per non essere perseguiti penalmente... una legge che sa, che vede, che controlla e che... lascia che succedano queste cose... che permette queste cose!
Il Mediterraneo è monitorato in lungo e in largo ... niente si muove, niente accade che non si sappia... non sono sorprese dell'ultimo minuto quelle dei barconi stracolmi di profughi... eppure succede quel che succede... che viene fatto passare quasi per una fatalità del destino!
Questa è la vera vergogna: nel Duemila la solidarietà è ancora incompatibile con la legalità!
Il soccorso umanitario è considerato illegale in un Paese che si dichiara Repubblica Democratica che ripudia la guerra e che parla di logica inclusiva… un Paese che fa i conti da tempo con continui sbarchi di profughi, immigrati… popoli che nel tentativo di sfuggire alla morte sotto una pioggia di bombe la incontrano in un incendio che voleva essere solo  un tentativo per chiedere aiuto o sotto le sferzate di aguzzini che li costringono a buttarsi in acqua dove il fondo non si tocca.
E pensare che ci riteniamo un Paese civile e facciamo parte della top ten dei Paesi più sviluppati al mondo… e non sappiamo ancora distinguere la solidarietà dalla complicità, l’aiuto umanitario dal favoreggiamento della clandestinità! L’accoglienza… dall’indifferenza!
Un'Italia che ha alle spalle un contesto europeo... che sta a guardare!
Un'Europa che non sa (o forse non vuole!) pensare una politica di accoglienza nei confronti di coloro che non partono per un periodo di villeggiatura... ma perchè in patria si muore!
Tutto questo lascia senza parole! Tutto questo è vergogna! Tutto questo è scandalo!
E' scandalo perchè l'indignazione vera non c'è, è soltanto l'argomento del giorno, poi passa e si ritorna a guardare... fino alla prossima annunciata tragedia!
Ci si abitua, orrendamente, anche a questo... e dopo le emozioni del momento... si rimette la testa sotto la sabbia... e niente cambia... forse si discute anche... ma restano parole... meno dell' 1% delle parole dette sarà veramente trasformato in azioni concrete!
Questa è vergogna! Questo è scandalo!
Ma anche lo scandolo... è passato di moda!
La vergogna... poi ... è stata da tempo bandita dal dizionario di lingua italiana e di conseguenza... dalla vita stessa di un popolo!
 
Qualsiasi altro commento è inutile, sono quelle vicende che vanno lette in silenzio e fissate nella memoria, indelebilmente… perché ognuno ricordi che... dove non c’è l’amore... la vita prima o poi… muore!
Dedicata a loro e a tutte le vittime della sconsideratezza umana…
 
TI CHIAMERÒ… AMICO!

Sotto quel telo bianco cerco di indovinare il tuo volto:

penso che tu avessi i miei stessi occhi neri

e i capelli ricci come me,

sai, noi del sud ci assomigliamo tutti;

e poi penso che saremmo diventati amici,

quella scarpetta vicino al cespuglio

sono sicuro che appartenesse a te,

è troppo piccola per tutti gli altri

che sono uomini, anche se giovani;

io e te dietro ad un pallone

e l’amicizia è subito fatta;

e sono sicuro che a volte ti avrei anche offeso

‘’brutto muso nero’’ti avrei detto

dandoti un pugno sul tuo petto nudo

sai, così si fa tra fratelli:

si litiga sempre per poi abbracciarsi di più

e correre insieme verso il mare

per fare il bagno a tutte le ore

e da lì non uscire mai,

con la mamma che si sgola a chiamarci

e noi che continuiamo a spruzzarci…

Già… il mare… il bagno…

questo mare che avrebbe potuto vederci felici,

questo mare che ti ha consegnato alla spiaggia

accogliendo fra le sue onde il tuo ultimo respiro

Poi… quel telo bianco…

la tua mano … che spunta da un lato…

il sole che non scotta … il cuore che non piange

Già… non piange… !

Perché se piangesse il mare non basterebbe

a contenerlo tutto…

così… mi trattengo e cerco di sognare

io e te… in mezzo alle onde…

vedi… ci provo… non piango…

ma tu sei lì…con i piedi nudi

e la mano immobile sotto il telo bianco

Nel tuo ultimo gioco sei stato da solo

ha vinto il mare… ora…ogni gioco è fatto…;

resto ancora un po’… qui con te

ti faccio compagnia… cos’altro fare … proprio non so

presto verranno a prenderti… non ci vedremo più,

terrò con me la tua maglia inzuppata

e la scarpetta che il mare ci ha riportato

l’altra la lascio a te… come si fa fra vecchi amici…

sì… amici… una mattina a Scicli…

vicino al mare… amici sconosciuti… ma per sempre…

sai… da noi si usa così…

è una terra ospitale la nostra…

non voleva certo farti del male

quello… il Male… non abita qui…

dilaga dappertutto come la pece sul mare

ed avvolge i cuori che non sanno amare;

sono un bambino come te… e non so spiegare

quello che i grandi, a volte, riescono a combinare

ma per noi tutto è più facile…

ci basta un pallone… un campo da condividere…

i grandi spesso non sanno come vivere

pensano che da soli possano essere più felici

non sanno che la felicità… è avere tanti amici!

Non conosco il tuo nome…

perciò ti chiamerò… Amico

Amico è colui con cui puoi giocare…

io e te non abbiamo potuto farlo

ma il desiderio del cuore è più potente anche della morte…

perciò ti chiamerò amico e giocherò con te

come se fosse vero… perché vero è

ogni bambino che sogna la libertà!