sabato 20 settembre 2014


‘’VI AUGURO CHE VI FACCIA MALE IL CUORE…’’

« Andò subito al porto, prima ancora che la Vlora sbarcasse. A Bari non c’era nessuno del mondo istituzionale, erano tutti in vacanza, il prefetto, il comandante della polizia municipale, persino il vescovo era fuori. Quando uscì di casa però non immaginava quello a cui stava andando incontro. Dopo qualche ora mi telefonò dicendomi che c’era una marea di disperati, assetati, disidratati, e aveva una voce così commossa che non riusciva a terminare le frasi. Non dimenticherò mai l’espressione che aveva quando tornò a casa, alle 3 del mattino dopo. “Sono persone” - ripeteva - “persone disperate. Non possono essere rispedite indietro, noi siamo la loro ultima speranza”. »   (don Tonino Bello).


Sembrano parole pronunciate oggi, dopo l’ennesimo sbarco dei profughi sulle spiagge siciliane, invece siamo nell’ agosto 1991, quando, di ritorno da Cuba, carica di zucchero, durante le operazioni di sbarco del carico nel porto di Durazzo, la Vlora venne assalita da una folla di circa 20.000 migranti albanesi senza permesso che costrinsero il comandante, Halim Milaqi, a salpare per l'Italia, attraccando al porto di Bari l'8 agosto 1991.
La vicenda della Vlora è ricordata come uno dei tanti episodi dell'ondata di immigrazione che si ebbe in Italia dal 1990 al 1992 e rimane, a tutt'oggi il più grande sbarco di clandestini mai giunto in Italia.
La nave, riempita all'inverosimile (oltre 20.000 persone), chiede di poter sbarcare al porto di Brindisi. L'allora viceprefetto Bruno Pezzuto, resosi conto che non si trattava, come dagli ultimi sbarchi, di un carico di qualche centinaia di persone, convinse il capitano della nave Halim Milaqi a dirigersi verso Bari. Il tempo di percorrenza tra i due porti dato il carico della nave era di circa 7 ore, tempo necessario per organizzare centri di accoglienza e forze dell'ordine. Tuttavia la mancanza di Autorità ed il poco tempo a disposizione, fece sì che si organizzassero solo dopo che la nave entrò nel porto. Anche l'ingresso al porto non fu dei più facili. Il capitano infatti forzò il blocco portuale comunicando di avere feriti gravi a bordo e di non poter, a causa del grande carico, fare marcia indietro. La nave fu quindi fatta attraccare al cosiddetto Molo Carboni, il più distante dalla città. Durante l'entrata al porto molti si gettarono dalla nave in navigazione e nuotarono fino alla banchina cercando di scappare.
I profughi vennero sistemati nello Stadio della Vittoria e al porto. Alcuni si dispersero in città, trovando rifugio nei giardini, alla stazione, presso qualche famiglia o chiesa. Il 10 agosto don Tonino Bello arriva al porto di Bari e poi allo stadio. Quel che sta accadendo lo sconvolge e lo indigna tanto da descrivere aspramente sul quotidiano "Avvenire" le condizioni delle persone e l'assenza del ministro degli interni e del capo della Protezione civile.

È risaputa la sua costante attenzione agli ultimi, per i quali lasciava sempre aperti gli uffici dell'episcopio per chiunque volesse parlargli e spesso anche per i bisognosi che chiedevano di passarvi la notte. Sua la definizione di "Chiesa del grembiule" per indicare la necessità di farsi umili e contemporaneamente agire sulle cause dell'emarginazione.

E’ il 12 aprile 1991. Monsignor Tonino Bello, Vescovo di Molfetta, incontra gli studenti dell’ultimo anno delle scuole magistrali. E’ un occasione per affrontare argomenti importanti tra cui  il problema dell’accoglienza degli extracomunitari, albanesi, in questo caso.

Le sue parole, che nel 1991 sembravano configurare uno scenario drammatico, oggi sono quanto mai attuali perché quei problemi affrontati con i giovani di allora sono identici ai nostri di oggi.
Cambiano gli attori, scorrono i fogli del calendario ma ciò che non si è imparato a risolvere resta irrisolto e si ripete di anno in anno, di secolo in secolo,  magari aggravandosi anche.
Le parole di Don Tonino offrono loro (e nondimeno a noi) una guida indicando quei valori universali che molto spesso vengono persi di vista, alcuni dei quali sono la solidarietà e il rispetto dell’altro, chiunque egli sia.
Riporto alcuni passaggi di questo suo discorso di oltre 20 anni fa, sembrano parole scritte stamattina guardando alle stragi che si stanno consumando sotto i nostri occhi che restano attoniti, sì, ma allo stesso tempo spenti… ciechi… vuoti!
Quante  immagini ci passano davanti e non ci turbano che per un attimo, ci urtano un po’ per la violenza, ma poi si gira canale, si volta pagina ed è già ricordo da archiviare.
Non ci toccano più di tanto, non ci sfiorano che quel tanto da procurarci quel fastidio che ci rovina le ore del pranzo e della cena, non ci toccano il cuore… perché… perché il cuore vive sotto anestesia da tempo!
Il cuore è drogato di notizie, ha fatto overdose di programmi, sceneggiati, telefilm, telenovele, spettacoli, varietà, film di horror, di gialli vietati, di programmi dove si muore per un istante e si rinasce  in una nuova scena in qualche altro programma, di programmi dove la violenza è la ‘’prima attrice’’ e spesso suscita ilarità, per la sua scaltrezza, per la sua diabolicità e ci abituano alla morte come unica soluzione dei propri problemi, come condizione unica per sopravvivere in un mondo dove per guadagnarsi un posto al sole occorre necessariamente farsi spazio facendo fuori l’altro, magari sorridendo mentre si nasconde un  pugnale dietro la schiena.
Ecco per noi la vita è diventata un enorme palcoscenico dove si muore per finta e si rinasce dalle ceneri, si abbraccia e si pugnala, si uccide e ci si uccide, si litiga e si violenta, si elimina colui che ha fatto scelte diverse dalle proprie, ci si gira dall’altra parte mentre i popoli muoiono per stragi e genocidi.
Questa terribile realtà noi continuiamo a vivercela come se fosse virtuale, come se fosse una commedia tragi-comica dell’ultimo autore di turno, in realtà stiamo vivendo alcuni dei drammi più violenti della storia dell’umanità in cui il finale è già scritto: la morte chiama altra morte, la violenza chiama altra violenza, la guerra chiama altra guerra, il dolore chiama altro dolore.
‘’Ma il mondo è stanco della guerra’’ dice papa Francesco, sì… siamo tutti stanchi di vedere sguardi straziati e fiumi di sangue che scorrono in tante parti della terra; siamo stanchi di piangere i morti per i sogni malvagi dei ‘’Caino’’ di turno che decide di ripulire nazioni intere in virtù di una  ‘infedeltà’’ che è sottomissione a dei principi estremizzati e per questo subordinate a logiche violente di pensiero che si distaccano dal pensiero originario e danno vita ad un’altra visione delle cose, della vita e della religione.
Certo che siamo stanchi dei quotidiani bollettini di guerra che provengono dai quattro punti cardinali… eppure continuiamo a giocare tiri mancini dietro le quinte per cercare di trarre profitto dalle situazioni più drammatiche, per trovare soluzioni che non riguardano la salvezza dei popoli in fuga, ma la salvaguardia dell’economia mondiale che si muove, come su un’altalena, a seconda del presidente di turno e degli interessi messi in gioco; mentre da una parte si continuano a contare i morti e a fingere un dolore acuto, dall’altra si vendono armi ai terroristi perché continuino le loro stragi e possano raggiungere i loro sogni malvagi di pulizia religiosa; e mentre da una parte fingiamo un pietismo zuccheroso per i popoli schiacciati come mosche dalla violenza dei prepotenti, dall’altra tendiamo la mano a chi ha insanguinato la sua terra con il sangue degli innocenti!
Non si tratta di semplice incoerenza, ma di ‘’sporchi giochi’’ di economia mondiale che superano anche le menti più fertili e creative nel trovare strategie di marketing e di economia globale che ha logiche che non guadano in faccia a nessuno, di quell’economia, cioè, che vive soltanto di se stessa, svincolata da ogni regola di buonsenso o di etica morale e che considera la persona esclusivamente un ‘’oggetto di produzione e di consumo’’.
Se il mondo va a rotoli non è perché mancano le risorse per i circa sette miliardi di popolazione mondiale, o perché  manca lo spazio su cui piantare la propria tenda, ma perché le regole sulle quali il mondo si regge sono  poco più che palafitte, pali di legno piantati nella sabbia o nell’acqua torbida della violenza, dell’egoismo e pertanto soggetti a corrosione e a deterioramento.
Così questo mondo oggi, fondato sui pali appuntiti e deteriorati dell’economia: sterile e oggettivizzata in vuote  strategie di calcolo e consumo… questo mondo si gioca la vita con quella leggerezza che un tempo apparteneva alle partite di calcio… oggi le partite di calcio son diventate cosa seria… mentre fuori dagli stadi la vita viene uccisa per gioco, per sbaglio, per distrazione!
Le parole di don Tonino Bello ci ricordano che la vita vale molto più di un conto in banca, di un pezzo di terra conquistato versando sangue fraterno o di un campionato non vinto.
Ascoltiamolo in questo discorso agli studenti di un magistrale, è una lezione di vita senza tempo e senza confini…
‘’Ragazzi, ragazze, questo io vorrei dirvi: la vita giocatevela bene… non perché la si vive soltanto
una volta… ma giocatevela bene perché… qualche volta voi sapete che rischio correte? Che in
questa vostra smania di libertà, di grandezza, di orizzonti larghi, invece che raggiungere gli
orizzonti larghi vi incastrate nei blocchi… Qualche volta noi corriamo proprio questo rischio:
andiamo alla ricerca di obiettivi che pensiamo ci debbano liberare e invece ci danno proprio la
prigione… Vivetela bene la vostra vita, perché vi capita di viverla una volta soltanto… non
bruciatela! E’ splendido, soprattutto se voi la vostra vita la mettete al servizio degli altri… non è la
conclusione moraleggiante di un vescovo di passaggio che viene a rifilarvi degli scampoli di omelia
che non è riuscito a riciclare in chiesa e allora… tutte le fettuccine che gli sono rimaste viene a darle
al magistrale qui… a quelli dell’ultimo anno… no no… Sto dicendo davvero! Questo è un fatto
umano che vi dà una grande voglia di vivere.
Io sono convinto che se voi la vostra vita la spendete per gli altri, la mettete a disposizione degli
altri, voi non la perdete! Perderete il sonno, ma non la vita! La vita è diversa dal sonno. Perderete il
denaro, ma non la vita! La vita è diversa dal denaro. Perderete la quiete, ma non la vita! La vita
travalica la quiete, soprattutto la quiete sonnolenta ruminante del gregge… Perderete tantissime
cose… Perderete la salute, ma non la vita!
Io vi auguro, ragazzi, che voi possiate essere capaci di amare a tal punto che il cuore veramente vi faccia male.
“Il mio sogno è portare il sorriso, il coraggio e la speranza a tutti coloro che incontro”.
“Chi spera non fugge: cammina . . . .corre . . . .danza.
Cambia la storia, non la subisce.
Costruisce il futuro, non lo attende soltanto.
Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma.
Ha la passione del veggente, non l’aria avvilita di chi si lascia andare.
Ricerca la solidarietà con gli altri viandanti, non la gloria del navigatore solitario”.
“Ragazzi, non abbiate paura
di riscaldarvi adesso,
di innamorarvi adesso,
di incantarvi adesso,
di essere stupiti adesso,
di entusiasmarvi adesso,
di guardare troppo in alto adesso,
di sognare adesso.
Ragazzi, non fate mai, mai. . . .mai riduzioni sui sogni”.
 “Ragazzi, vivetela bene la vostra vita, non bruciatela!
Abbiamo sentito una canzone qualche sera fa nella cattedrale di Terlizzi ad un incontro per i
giovani… facemmo mettere una canzone di Zucchero che diceva: “… voglio amare fino a che il
cuore mi faccia male…”. Io vi auguro, ragazzi, che voi possiate essere capaci di amare a tal punto
che il cuore veramente vi faccia male! Lo dico a tutti, indipendentemente dalla vostra esperienza
religiosa… anche se c’è qualcuno, qualcuna che è molto lontana… sono convinto che è una cosa
che tocca anche loro… starei per dire… soprattutto loro! Vi auguro che possiate veramente amare,
amare la vita, amare la gente, amare la storia, amare la geografia, cioè la Terra… a tal punto che il
cuore vi faccia male… e ogni volta che vedete non soltanto queste ignominie che si compiono,
queste oppressioni crudeli, queste nuove Hiroshima e Nagasaki, questi nuovi campi di sterminio,
vedrete fra 5 o 6 anni come i momenti che stiamo vivendo oggi passeranno davvero nella storia con
una gravità più grande di quella che avvolge gli episodi di Hiroshima, di Nagasaki, dei campi di
concentramento, dei campi di sterminio… quello che si sta compiendo oggi… nel silenzio generale
di tutti… questi curdi massacrati, come gli iracheni massacrati, come le guerre che hanno mietuto
iracheni, americani, europei… ma che c’importa della bandiera? Quando muore un uomo è sempre
una tristezza incredibile. Io penso che quando voi vedete queste cose vi dovreste sentire il cuore che
vi fa male… Ma noi il cuore ce lo sentiamo triste soltanto quando vediamo le cose epidermiche…
Perché vedere la moglie di un marinaio che ieri è morto nell’incidente di Livorno che viene ripresa
dalle zoomate impietose della tv e che piange, che singhiozza… anche te ti senti il cuore che ti fa
male… ma poi dopo passa… e la televisione ci sta abituando a girar pagina subito. Però il grido
violento che si sta sprigionando dalla Terra, soprattutto dalle turbe dei poveri, quello lì deve
risuonare costantemente dentro di voi… vi auguro, dicevo, che il cuore vi faccia male, come anche
il cuore vi dovrebbe far male quando vedete lo sterminio della natura… Sentiremo fra poco che
cosa significa la fiumana di greggio che si è sprigionata nel Golfo Persico… è triste…
Di fronte a queste cose voi potreste dire: “Ma noi cosa possiamo fare?” ma io credo che nel piccolo
pure qualche cosa potreste fare… Il rispetto… Il rispetto dei volti, il rispetto delle persone, il
rispetto… la bellezza… la cura della bellezza, che non è qualcosa di effimero. Voi sapete che Dio è
la bellezza… è la bellezza che salverà il mondo. Coltivate la bellezza del vostro volto, anche
quando avrete ottant’anni. Coltivate la bellezza del vostro corpo, la bellezza del vostro vestire, cioè
l’eleganza non fatta di abiti firmati… non quella… l’eleganza, la semplicità. La bellezza del vostro
sguardo… non potete immaginare quanta luce dà a chi è triste… non sono un romantico, che viene
a cantarvi delle serenate al chiaro di luna… non potete immaginare quanta voglia di vivere produce
uno sguardo generoso che voi date su di una persona che è triste, su di un passante… Non c’è
ricchezza al mondo, non c’è denaro che ti ripaghi… E queste cose, il rispetto del volto dell’altro, il
rispetto dei luoghi, la scoperta di Dio, ragazzi, anche a voi che probabilmente siete molto scettici…
la scoperta di Dio nelle cose belle che Lui ci dà… nella natura… e l’intuire la presenza di questo
essere più grande di noi… che fa i miracoli ogni giorno e noi magari non li sappiamo cogliere.

domenica 14 settembre 2014


12 SETTEMBRE 2014
Migranti "ostaggi" nel Catanese:
"Siamo prigionieri, trattati come animali"

"Ci chiamano negri schifosi e quando ci danno da mangiare ci dicono che siamo degli animali". Da undici mesi una ventina di migranti si trovano in isolamento nel centro Sprar di Grammichele, gestito dall’associazione San Francesco , in attesa che la loro richiesta di asilo venga esaminata dalle commissioni preposte. Dopo la segnalazione di Borderline Sicilia, Repubblica è entrata nel centro dove i migranti da quattro giorni non hanno più acqua: "Siamo sporchi e abbiamo bisogno di lavarci". Tra i migranti ospiti della struttura ci sono anche ragazzi che hanno bisogno di cure mediche: "Non è venuto mai nessun dottore qui e non abbiamo i soldi per comprarci le medicine. Abbiamo paura, qui siamo in prigione".

Quando il rimedio è peggiore della causa allora vuol dire che si è proprio toccato il fondo!
La gravità di quello che lamentano i migranti del centro siciliano è data dal fatto che si tratta proprio di un centro di accoglienza, un centro cioè preposto all’ accoglienza e al primo soccorso di coloro che giungono da luoghi dove la vita è calpestata, violentata, negata, da luoghi dove la violenza fa da padrona, dove non solo il vivere ma anche la sopravvivenza è impossibile.
Nei loro Paesi si muore come niente, si è perseguitati, schiavizzati, decapitati oppure costretti ad arruolarsi con i miliziani dell’Isis.
La loro migrazione ha ragioni che vanno ben oltre la semplice povertà, come lo è stato per gli Italiani tempo fa, la loro è una fuga dal terrore, dalla morte violenta, dalla privazione della libertà.
Se quello che succede nei Paesi Mediorientali in questi giorni è inaccettabile, una mostruosità ignobile, non dovrebbe essere invece vergognosa la situazione di Paesi in tempo di pace, come in Italia; lo scandalo dei centri di accoglienza non è degno di un Paese civile.
Non importa se si tratta di migranti o residenti, se bianchi o neri,  se piccoli o grandi, ciò che importa è che si tratta di esseri umani, è solo in virtù di questa identità comune che ognuno ha il dovere di ‘’fare il proprio dovere’’ verso chi dipende dal suo impegno, dalla sua onestà e responsabilità.
I centri di accoglienza sono predisposti per rispondere alle richieste di primo soccorso dei bisognosi, garantire cioè i beni primari, ma così non è in molti casi, purtroppo così non è da quello che le cronache ci riportano giorno dopo giorno.
C’è poco da commentare, c’è poco da dire… se non che l’inadempienza di pochi ricade sulla vita di tanti: non solo sui migranti, direttamente coinvolti, ma su tutto l’impianto della solidarietà civile, perché in certi settori non ci si può permettere spaccature, fratture, ritardi, leggerezze o inadempienze come quelle riportate sopra.
Che dire!
Forse dovremmo provare a ritrovare quel sano imbarazzo che si manifesta con l’arrossire del volto e il vergognarsi del cuore di fronte alla disumanità e all' illegalità delle proprie azioni!

venerdì 12 settembre 2014

PAGINE DI STORIA

Lampedusa, il racconto degli stupri
i profughi in aula contro lo scafista
      
I sette superstiti eritrei del naufragio del 3 ottobre hanno lasciato dopo 100 giorni il centro di accoglienza e stanno ripetendo le loro accuse davanti al gip di Palermo



Lampedusa, il racconto degli stupri i profughi in aula contro lo scafistaDopo 101 giorni via dalla "prigione" del centro di accoglienza di Lampedusa. Per i sette profughi eritrei scampati al terribile naufragio del 3 ottobre è arrivato il giorno della testimonianza davanti ai giudici per convalidare quelle accuse che hanno già consentito alla magistratura di individuare ed arrestare lo scafista e alcuni degli organizzatori di quella tratta di esseri umani portata avanti a forza di stupri e violenze.
I sette superstiti eritrei sono arrivati finalmente  al Palazzo di giustizia di Palermo per raccontare davanti al giudice delle indagini preliminari Camerini le loro terribili storie di violenze subite per tutti i mesi in cui sono rimasti sotto il potere dell'organizzazione criminale che li ha presi in carico in Libia. Sono sei uomini e una donna, una ragazza di appena 18 anni, che nel centro di Lampedusa, in questi 100 giorni, ha avuto piu' volte bisogno dello psicologo. Stanno ribadendo le loro accuse, rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Maurizio Scalia e del sostituto Geri Ferrara, alla presenza dello scafista del naufragio, anche lui portato in

aula, circondato dalle guardie carcerarie. Cristallizzata la loro deposizione, con l'ausilio di un interprete tigrino,i profughi verranno finalmente portati in un centro per richiedenti asilo.
Poi toccherà agli ultimi sei ospiti del centro di Lampedusa, i profughi siriani del naufragio dell'11 ottobre. Poi il centro dovrebbe chiudere i battenti per quei lavori di ristrutturazione ritenuti imprescindibili per potere garantire ai migranti un'accoglienza dignitosa.




LA NOSTRA TERRA ED I FRATELLI DIMENTICATI




A pochi chilometri dalle nostre case, quasi nascosti alla vista,

 sparsi nelle campagne di Venosa, Lavello, Palazzo … 

centinaia di migranti costretti a condizioni di vita disumane … 

senza acqua, privi di servizi, senza energia elettrica, 

in casali diroccati e pericolanti dei primi anni del novecento, 

abbandonati da tutti e sfruttati sotto gli occhi di tutti 

per le coltivazioni agricole.

Nell’indifferenza generale, trattati peggio degli animali, 
in una società sempre più ingiusta.
Privi di diritti, costretti ad ogni umiliazione, 
consumati dalle violenze di ogni giorno, 
taglieggiati dai loro stessi conterranei.
Occorre fare qualcosa, non possiamo girarci dall’altra parte.

La nostra terra ed i fratelli dimenticati 
racconto di un dramma

Questa mattina, e poi anche dopo, un senso di smarrimento 
e di coscienze turbate nel toccare con mano la povertà 
e il degrado che solo a pochi chilometri dalle nostre case
 coinvolge centinaia di migranti, costretti a condizioni 
di vita disumane, ingiuste, indegne.
E' il dramma quotidiano che si dipana ogni giorno, 
ed ormai ogni anno, nelle campagne dell'Alto Bradano, 
nei territori delle varie contrade ormai simbolo indelebile 
di una Basilicata che non vogliamo.
Dimentica d'ogni concreta solidarietà, quest'ultima 
sostanzialmente affidata solo a pochi volontari stretti
 intorno alla Caritas diocesana.
Tante le parole, gli incontri e le riunioni,
 i programmi ed i progetti
 ... nel frattempo in centinaia, come ogni anno, si ritrovano
 a combattere una vita impossibile, poveri di tutto, privati di tutto, 
sfruttati per le coltivazioni agricole sotto gli occhi di tutti.
Nella sostanziale indifferenza di tanti,
 innanzi tutto di quanti potrebbero assicurare 
loro condizioni di vita dignitose ma che ogni anno, 
ormai da molti anni, preferiscono girarsi dall'altra parte.
Allo scoramento dei volontari, a quell'incredibile odore 
di umanità traditache pervade le narici, al silenzio, 
alla voglia di silenzio, quasi a dare tregua al delirio 
costruito dall'uomo, si sostituisce la rabbia, il desiderio di fare,
 la voglia di gridare basta.
Basta con le inconcretezze e gli interventi ogni anno urgenti 
ed ogni anno incompleti, quasi a voler dare alibi ad impegni economici 
piuttosto che finalizzati al dare ai nostri fratelli meno fortunati 
un semplice letto dove dormire. Non hanno davvero nulla, 
manca l'acqua, mancano i servizi, l'energia elettrica.
Vivono nelle casette degli anni venti del secolo scorso,
 sparse nei campi, prive persino degli infissi, ... pericolanti, 
maleodoranti, senza neppure uno straccio di fognatura.
Sono taglieggiati dai caporali, sfruttati nelle coltivazioni.
Spesso neppure sono chiamati al lavoro, sempre più difficile 
da trovare anche per chi si vende per 25euro al giorno, 
senza alcuna tutela, d'ogni genere.
Niente malattia, ferie e permessi, solo sfruttamento duro,
 chiaro, evidente.
Inaccettabile, persino incredibile.
Hanno lo sguardo basso, sono dapprima diffidenti.
Il volto amico dei volontari Caritas li rende appena più comunicativi.
Non comprendono bene la nostra lingua, 
raccolgono increduli quel poco che gli doniamo.
Ma è solo una goccia nel mare della disperazione.
Dormono in 10 in una stanza maleodorante, 
su materassi e coperte lerce, inguardabili.
Hanno dei fornetti incrostati, ovunque nugoli di insetti,
 pressoché niente da mangiare.Non hanno davvero niente.
Di loro rimane il silenzio attonito dei volontari 
e quell'odore nauseabondo che pervade ogni cosa.
Non possiamo girarci dall'altra parte.
Non possiamo accettare che tra riunioni e
 progetti continuino ad esistere i vari Boreano di oggi,
 del tutto uguali a quelli dello scorso anno e degli altri prima.
Simbolo di una terra che ha perso l'orientamento della solidarietà, 
dell'ospitare, dell'amare concretamente il prossimo.
Continueremo dunque ad essere loro solidali, 
nel nostro piccolo, con l'aiuto di tutti.
Cercheremo di contribuire con delle piccole gocce d'acqua, 
cercheremo di muovere le coscienze, preghiamo 
affinché con l'aiuto del Signore non esistano
 più situazioni del genere
 (dal sito  http://www.santamariadelsepolcro.it/ 
della parrocchia Santa Maria del Sepolcro di Potenza)

sabato 6 settembre 2014

PAGINE DI STORIA

OBIETTIVO: CONVERSIONE!
Dicevo, qualche giorno fa, che è difficile capire le dinamiche di quello che sta accadendo nel Medio Oriente, per il clima  caotico ed incomprensibile che si è creato.
Ci sono schieramenti che non si bene da che parte stiano, ci sono Paesi Europei o Mediorientali che fanno il doppio gioco, tutti condannano i sanguinari dell’Isis, ma poi di nascosto forniscono loro armi e denaro per sostenere la loro causa.
La conferma a questo stato di cose non ci viene dai mass media, che speculano in lungo e in largo, dicendo tutto e niente; e non ci viene nemmeno dalla propaganda islamica che vuole mettere in circolo solo ciò che gli fa comodo o ritiene sia utile per la causa.
La verità ci viene da coloro che sono testimoni oculari delle situazioni non raccontate ma vissute, ci viene da gente come mons. N., che in mezza alla guerra vive ed opera.
Quando la vita vale meno della polvere calpestata, quando le armi parlano e i cuori tacciono, quando l’obiettivo è ‘’convertire o uccidere’’.. anche per dire la verità ci vuole coraggio, molto coraggio!
Come suonano stonate queste due parole messe così vicine: come si può  convertire uccidendo? Che conversione può essere mai quella ottenuta con la forza, con la violenza?
E pur vero che alla nascita del cristianesimo, anche gli imperatori facevano uccidere coloro che non adoravano i loro dei!
Questo vuol dire due cose:
  1. che siamo tornati indietro di millenni;
  2. che il cristianesimo fa paura, il cristianesimo è scomodo, il cristianesimo dà fastidio, quando la verità del cristianesimo si scontra con le menzogne delle altre religioni l’unica soluzione è la morte, bisogna far fuori, mettere a tacere chiunque parli una ‘’lingua’’ diversa, chiunque ami un Dio d’Amore che parla di Pace.
I fatti ci dicono, quindi, che non è vero che il mondo abbia fatto passi avanti, o , perlomeno, anche se  ne avesse fatti alcuni in alcuni settori, poi ne fa molti altri indietro sul piano morale, spirituale, solidale…, a mò di gambero.
È anche vero che il mondo è composto da tante realtà che non camminano con gli stessi ritmi: c’è chi corre in maniera quasi ossessiva e c’è chi arranca e fatica a fare anche il più piccolo passo in avanti.
Sono tante le ideologie che guidano governi o gruppi di potere, ideologie di ogni genere, tese verso il progresso per migliorare il mondo o verso la distruzione del mondo stesso.
La diversità è senz’altro una ricchezza, non necessariamente contrapposizione, ma collaborazione, condivisione di ciò che si ha in comune e accettazione delle diversità.
Pur non essendo nuovi questi concetti, pur sentendone parlare da tempo e da ogni parte, si fa ancora tanta ma tanta fatica anche solo nella volontà di accettarli o nei deboli tentativi di metterli in pratica.
Questo ci dice una cosa importante: è più facile sviluppare l’intelligenza, accrescere la ricchezza materiale, progredire nel campo scientifico… che… far lievitare la coscienza, anche solo svegliarla, metterla in cammino, forse ancora più difficile è rendersi conto di averne una  a cui dare attenzione.
Sembra strano… ma sicuramente non è scontato che ricchezza, potere e progresso portino ad una crescita di una coscienza globale, che pur in forme diverse, abbia un unico obiettivo: diventare sempre più umani, più conformi all’UOMO, a quell’Uomo sulla Croce che dovrebbe essere il nostro Modello, il Punto di riferimento di tutta l’umanità.
È davvero amaro dover considerare queste cose, dover rendersi conto di questo… ma i fatti della quotidianità non ci permettono di smentire questo nostro stato di assopimento o di oscuramento della coscienza…
Ascoltiamo dunque le risposte date  da mons. N., arcivescovo di una delle prime città conquistata dall’ISIS, poste dal giornalista di Avvenire…
‘’E’ giunto da poche ore a Dohuk, per visitare i cristiani della Piana di Ninive ammassati ovunque, proveniente da Ankawa, il quartiere cristiano di Erbil, sommerso anch’esso dai profughi della prima ondata, quella di Mosul: ’’Ora dormono dappertutto, senza più nulla: ora abbiamo bisogno di tutto.’’
Era fuori città quando l’8 giugno, in poche ore, la città è caduta in mano ai jihadisti dell’Isis. Da allora l’arcivescovo E. N. non è più potuto rientrare nella sua città.
-           Mons. N., come spiega che tutto sia avvenuto in una notte?
È molto strano. L’esercito, la polizia sono scappati e quindi la gente ha avuto paura, è iniziato un esodo di massa di cristiani e musulmani, i cristiani sono fuggiti tutti. Nella città, nella parte est in particolare, non c’è mai stato un combattimento fra l’esercito e l’Isis che è entrato senza fare una battaglia.
-          Lei o qualche altro esponente cristiano ha mai avuto dei contatti con gli uomini del Califfato islamico.
-          Non abbiamo mai avuto alcun rapporto. Solo quando hanno rapito le due suore abbiamo trattato, ma non direttamente con loro, ma tramite altre persone: grazie  Dio siamo riusciti a liberarle. Non abbiamo mai avuto un rapporto diretto, né lo faremo perché questa gente non crede nel dialogo, questa gente crede di poter fare ciò che vuole: chi non è d’accordo con il loro pensiero lo uccidono.
-          Un rappresentante del Califfato domenica ha ribadito che i cristiani possono tornare a condizioni che si convertano all’islam o che paghino la jeziah. Le solite ben note condizioni dell’Isis. A voi come sono state comunicate?
-          Hanno pubblicato un editto che dice appunto: o vi convertite all’islam o pagate la jeziah o andate via. Non c’è stata nessuna mediazione: semplicemente hanno detto che per i cristiani c’erano queste tre scelte.
-          Si parla ora per l’Iraq di ‘’pulizia etnica’’ o di ‘’pulizia religiosa’’. Conferma questa definizione?
-          Sì, certo. A Mosul c’è una pulizia religiosa. Basta andare su Internet per vedere le foto.
-          Come si è formata questa ideologia? Da dove vengono?
-          La base è la religione islamica stessa: nel Corano ci sono versetti che dicono di uccidere gli infedeli.
L’infedele è colui che non ha diritti né dignità. A un infedele si può fare qualsiasi cosa: ucciderlo, renderlo schiavo, tutto quello che un infedele possiede, secondo l’Islam, è un diritto del musulmano.
Non è un’ideologia nuova; queste persone rappresentano la visione più estrema dell’Islam, è la visione di coloro che applicano alla lettera  i versetti del Corano, senza la mediazione del ragionamento.
-          Come difendere il vostro ‘’diritto nativo’’ a restare in Iraq?
-          Non si può fermare se la comunità internazionale non smette di usare i musulmani nella politica. L’Islam è una religione diversa da tutte le altre religioni. Quando si usa un’ideologia islamica, il risultato sono questi fondamentalisti. Si possono fermare o con la guerra o scovando dove sono i fondi che finanziano questi gruppi. Si deve ripensare completamente la politica internazionale. Sono tre anni che in Siria la politica usa questi gruppi, sono anni che avviene in Egitto, in Tunisia, in Somalia, in Afghanistan. Ci sono Paesi che finanziano in modo molto aperto questi gruppi: la comunità internazionale non dice niente perché questi Paesi hanno risorse petrolifere.
-          Il Kurdistan potrebbe ora garantire la vostra sicurezza?
-          Se si fosse risolto all’inizio il problema siriano non avremmo avuto questi gruppi in Iraq. Soprattutto i politici occidentali non capiscono cosa vuol dire l’Islam, pensano che siano un pericolo solo per i nostri Paesi. Non è vero: sono un pericolo per tutti, per voi occidentali ancora di più.

Verrà un tempo in cui vi dovrete pentire di questa politica. Il confine di questi gruppo è tutto il mondo: il loro obiettivo è di convertire con la spada o di uccidere tutti gli altri.