giovedì 30 giugno 2016

PAGINE DI STORIA

Dichiarazione di Filippo Grandi, Alto Commissario ONU per i Rifugiati, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2016

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L’UNHCR celebra ogni anno, il 20 giugno, la Giornata Mondiale del Rifugiato, per mettere in luce il coraggio e la resilienza delle famiglie costrette a fuggire dalla guerra e dalle persecuzioni. E ogni anno l’UNHCR cerca di trovare un barlume di speranza nelle statistiche globali che pubblichiamo per dimostrare che il mondo sta trovando soluzioni per aiutare a sostenere i rifugiati nel trauma che vivono quotidianamente. Quest’anno però i segnali di speranza sono difficili da trovare.
Il numero, la complessità e la natura prolungata dei conflitti di oggi significano che le migrazioni forzate hanno ormai raggiunto un livello senza precedenti dalla fondazione delle Nazioni Unite; sostanzialmente oltre 60 milioni di persone in tutto il mondo sono costrette ad abbandonare la propria casa. Ogni giorno i media raccontano un nuovo dramma di rifugiati; di bambini, madri e padri che perdono la vita nel disperato tentativo di sfuggire alla violenza.
In questo tragico contesto, una retorica politica disgregante in materia di asilo e di migrazione, e livelli preoccupanti di xenofobia, stanno minacciando le convenzioni internazionali che tutelano chi è costretto a fuggire da guerra e persecuzione.
Invece di una ripartizione degli oneri, vediamo la chiusura delle frontiere; invece di volontà politica c’è paralisi politica. E le organizzazioni umanitarie come la mia sono lasciate ad affrontarne le conseguenze, mentre allo stesso tempo lottano per salvare vite con budget limitati.
Tuttavia, vi è motivo di speranza. In contrasto con la narrazione tossica ripetutamente presente nei media, abbiamo spesso assistito a slanci di generosità; da parte delle comunità di accoglienza, da parte di singoli individui e da parte di famiglie che hanno aperto le loro case.
Queste persone comuni vedono i rifugiati non come mendicanti, rivali per il lavoro, o terroristi – ma come persone come te o me, le cui vite sono state sconvolte dalla guerra. I loro semplici atti di solidarietà sono in corso in tutto il mondo, ogni giorno.
L’UNHCR vede il 2016 come un momento di svolta per la causa dei rifugiati. Mentre le guerre rappresentano una spirale fuori controllo, riteniamo che questo debba essere un anno per assumersi responsabilità collettiva e di azione per porre fine ai conflitti che costringono le persone a fuggire e anche per aiutare i milioni di persone le cui vite sono state distrutte da questa violenza.
I leader mondiali non possono più restare a guardare in modo passivo mentre tante vite sono ingiustificatamente perse. Dobbiamo essere intelligenti nel trovare soluzioni per aiutare i rifugiati. Dobbiamo trovare mezzi dignitosi e umani per far sì che i rifugiati non siano costretti a rischiare la propria vita e quella delle loro famiglie ricorrendo a spietati trafficanti o affidandosi ad imbarcazioni fragili nel tentativo di mettersi in salvo.
Una storica riunione ad alto livello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite su come affrontare i grandi movimenti di rifugiati e migranti, il 19 settembre, metterà tutti noi alla prova. I governi saranno all’altezza della situazione e prenderanno nuovi impegni di condivisione delle responsabilità per i rifugiati in uno spirito di solidarietà globale, in linea con i principi fondamentali del diritto internazionale dei rifugiati? E inoltre, si impegneranno per fare la loro parte nel trovare risposte per le persone costrette a fuggire dalle loro case, e che hanno perso tutto per colpe non loro?
L’UNHCR sta dalla parte dei rifugiati #WithRefugees, nella Giornata Mondiale del Rifugiato e ogni giorno – e il 19 settembre vogliamo che il mondo si unisca a noi. In questo modo saremo in grado di inviare un messaggio ai leader del mondo, che devono agire.

(da https://www.unhcr.it  - 20 giugno 2016)

martedì 21 giugno 2016

Giornata mondiale del rifugiato, ecco in che mani 

lasciamo i richiedenti asilo

Oggi (20 GIUGNO) è la Giornata mondiale del rifugiato: una ricorrenza che di anno in anno si svuota si senso, una parola che ormai ha perso il significato originario di persona  in fuga dalla guerra e dalla persecuzione che necessita protezione internazionale per diventare sinonimo di problema, invasione, minaccia.

Turchia, ong: “Guardie di confine sparano contro i profughi: 11 morti, 4 sono bambini”Negli ultimi due anni l’Unione europea, sui diritti dei richiedenti asilo e dei rifugiati, ha mostrato il suo lato peggiore. Nel 2015 in Europa è arrivato via mare un milione di persone, ben oltre la metà delle quali provenienti da zone di guerra. Un fatto numericamente insignificante, poiché la popolazione dell’Unione europea è salita a 501 milioni, se non fosse che quel milione è rimasto in larghissima parte intrappolato alla frontiera marittima meridionale: in Italia e in Grecia. Il piano biennale della Commissione europea per ricollocare almeno120.000 persone arrivate in Grecia è miseramente fallito a causa degli egoismi nazionali, dato che solo l’1 per cento è stato accolto in uno degli altri paesi dell’Unione europea. Nel frattempo, i paesi lungo la cosiddetta rotta balcanica davano il benvenuto ai richiedenti asilo con frontiere militarizzate e recintate, tendopoli allestite in terre di nessuno presso i confini,violenze, estorsioni, sfruttamento.Già sottoporre il diritto d’asilo a qualunque criterio numerico è illegale. Subordinarlo al principio “uno contro uno” è una follia. E che dire della definizione di “paese sicuro”? La Turchia non protegge nemmeno i diritti dei suoi cittadini (si chieda ai giornalisti, agli attivisti per i diritti umani e alla popolazione curda): come si può credere che proteggerà quelli dei siriani, degli iracheni, degli afgani? Nel 2016 la frontiera sud-orientale è stata sigillata: dopo la chiusura del confine da parte della Macedonia e lo smantellamento del campo di Idomeni da parte del governo greco, il 18 marzo l’Unione europea ha firmato un accordo del tutto illegale con la Turchia: 6 miliardi di euro e la qualifica di “paese sicuro” in cambio del blocco delle partenze e del coinvolgimento in un sistema di “porte girevoli” nel mar Egeo: chi è arrivato irregolarmente in Grecia viene rimandato nel “paese sicuro” e in cambio un richiedente asilo entra legalmente in Europa. Infatti, la Turchia i richiedenti asilo non li tutela. Li trattiene all’infinito in procedure estenuanti, lasciati a loro stessi, oppure li respinge verso la guerra. In questi ultimi due anni è anche tornata in auge l’idea di affidare alla Libia, come ai tempi di Gheddafi, il compito di non far partire nessun cittadino straniero dalle sue coste. Nell’ attesa che si stabilizzi la situazione politica, l’Unione europea ha annunciato l’intenzione di estendere per un altro anno l’operazione navale di contrasto ai trafficanti di esseri umani denominata “Sofia” e di fare formazione alla guardia costiera libica.La guardia costiera di Tripoli tutto fa meno che salvare vite umane in mare. Intercetta gommoni e pescherecci (almeno 3500 persone solo tra il 22 e il 28 maggio) e coloro che si trovano a bordo, una volta sulla terraferma, finiscono direttamente nei centri di detenzione per immigrati irregolari. I centri, 24 in tutto il paese, sarebbero teoricamente diretti dal Dipartimento per il contrasto dell’immigrazione illegale, alle dipendenze del ministero dell’Interno. Di fatto, dal 2011 molti di essi sono gestiti dai gruppi armati.Solitamente, i detenuti stranieri rimangono in questi centri per mesi senza poter incontrare familiari e avvocati e senza vedere un giudice.Molti vengono torturati selvaggiamente e uccisi. Chi ha i soldi compra la propria libertà per poi comprare dal trafficante il passaggio in mare. Sempre più spesso, acquista un biglietto per la morte.Il 7 giugno la Commissione europea ha annunciato ulteriori piani per rafforzare la cooperazione e il partenariato con paesi terzi della zona africana considerati strategici per fermare l’immigrazione: tra questi, ovviamente, vi è la Libia. La politica dell’Unione europea in materia di rifugiati è ormai questa. Del resto, alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato, un trionfante comunicato della Commissione ha annunciato che l'accordo UE- Turchia sta dando risultati... (di  | 20 giugno 2016 )...
... solo che non ha specifico di che tipo sono i risultati!

Un'omissione ... non proprio di poco conto! 

mercoledì 15 giugno 2016




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CLANDESTINO

Naufrago ''fortunato''
raccolto alla deriva e salvato,
Nordine veniva dal Marocco

con in tasca 13 anni di fame.

Dalla Sicilia a Varese a Torino
odissea senza meta e senza fine.

Senza soldi, solo,
di casa affamato,
neanche un cartone
per dormire per strada.

Picchiato, insultato e disperato,
spacciatore di roba obbligato.
Impronte, foto e imprigionato
ha pagato per non aver guadagnato.

Adesso ha 16 anni 
e il mondo è ancora un luogo oscuro;
quando qualcuno gli ha teso la mano
ha accettato senza esserne sicuro.

''Adesso lavoro e sono onesto,
percorro un sentiero più giusto,
ma il marchio m'è rimasto da clandestino:
se pure l'uomo cambia col tempo,
nome non cambia il suo destino!''

giovedì 9 giugno 2016

IL GORILLA E IL BAMBINO

In uno zoo di Cincinnati (USA) i guardiani hanno sparato a un Gorilla per salvare la vita di un bambino di tre anni che si era infilato nella gabbia. Nei giorni successivi le principali reti TV americane hanno dedicato alla vicenda un'ora e 28 minuti, scatenando le emozioni del pubblico, tanto da raccogliere 400 mila firme per togliere ai due genitori la custodia dei figli. Le stesse reti, quando un gruppo di tagliagole dell'Isis ha sgozzato 21 cristiani copti su una spiaggia presso Tripoli, hanno dedicato un totale di 14 minuti: meno di un sesto del tempo delle trasmissioni sul gorilla. Un gruppo di manifestanti, angosciati per la morte dell'antenato, ha organizzato veglie allo zoo per compiangere l'animale. Negli stessi giorni è passato quasi sotto silenzio il falò nel quale sono state bruciate venti ragazzine yazide, anch'esse in gabbia, da parte di stupratori islamisti incappucciati. Per chi batte il nostro cuore? A chi va la nostra misericordia? Solo l'uomo, dal concepimento alla morte, è immagine di Dio, perché dotato di un'anima spirituale e immortale che ne fa una "persona". Solo l'uomo, fra le creature del mondo visibile, è stato creato per se stesso e tutto il resto, animali compresi, sono in funzione di lui. Abbiamo forse dei dubbi?  (Padre Livio)

Io direi che più dei dubbi, ne abbiamo la forte convinzione.
Sì, la convinzione forte che l'essere umano non solo sia davvero solo un animale, ma che sia anche un animale inferiore agli altri animali, la cui vita vale meno di un ciottolo del fiume.
E' questo, purtroppo, la condizione attuale dell' Umanità: la gelosia acceca e si uccide la persona che si dice di amare; la disperazione annebbia il cuore e si uccidono i figli che si è generati; la violenza, l'egoismo, il potere...  uccidono i cittadini di cui ci si dovrebbe prender cura; l'invidia e l'avidità uccidono le persone che lavorano per i padroni; il fondamentalismo religioso uccide chi professa una fede diversa dalla propria ... si uccide... si uccide l'essere umano come si uccide un coniglio,  un capretto ... un animale qualsiasi!
Si uccidono ragazze innocenti, bambini innocenti, familiari innocenti, amici innocenti, cittadini innocenti... l'uomo E'  DIVENTATO davvero ''l'animale'' peggiore che ci sia!
Gli animali uccidono per sopravvivenza, o per nutrirsi o per difendersi, ma nessun animale uccide per il piacere di uccidere: solo l'uomo fa questo!
Solo l'uomo uccide per quel perverso e sadico piacere di veder morire gente innocente!
L'uomo! Da creatura massima della Creazione a creatura massima della perversione!
Abbiamo smarrito il senso delle nostre cose, il controllo delle nostre emozioni, il limite dei nostri desideri, il fine della nostra esistenza... il senso del nostro essere ''esseri umani'', cioè creature superiori agli animali per quella capacità di comprendere e saper discriminare il Bene dal Male.
Il punto debole, certo, è proprio questo: che il Bene e il Male sono stati confusi  fra di loro, travolti dalle nostre errate convinzioni e blasfemi desideri ed ecco che il Bene diventa male per l'uomo e il Male diventa desiderabile per l'uomo.
Certo, povero gorilla!
Ma se il gorilla avesse ucciso il bambino nessuno avrebbe organizzato veglie e preghiere per la sua morte.
Sarebbe passato come un incidente, semplice  negligenza da parte dei genitori e sarebbe finita lì la notizia.
Un banale incidente! 
Come i tanti che accadono ogni giorno in ogni parte del mondo.
Ma la morte di un gorilla scuote le coscienze umane!
Mentre il rapimento e lo stupro di migliaia di ragazze rapite da violenti terroristi o le migliaia di bambini rapiti per essere addestrati nelle file dell'Isis ... rientra nella normalità!
Nella normalità di un mondo che ha smarrito il senso del vivere, dell'essere, del discernimento fra il Bene e il Male!
La morte di un  gorilla accende il dibattito per ore, mentre i corpi che continuano ad affollare i fondali del Mediterraneo non fanno più notizia, solo informazione di routine, non è più scandalo, ma consuetudine, un dato di fatto che non dice più niente alle coscienze. 
Ecco, questa è la condizione dell'Umanità del Terzo Millennio! 
La tragica condizione di questa Umanità che si scandalizza davanti alla morte di un gorilla e si gira dall'altra parte davanti ad una donna incinta che viene inghiottita dalle acque o che viene avvelenata dal convivente, solo  perchè non vuole affrontare la sua paternità!
Padre Livio ci chiede se abbiamo dei dubbi circa la superiorità dell'essere umano rispetto agli animali: penso che i fatti di cronaca quotidiana mondiale non lascino dubbi sulla terribile risposta: l'uomo è la peggiore delle bestie, perchè distrugge il suo simile per vani motivi o, peggio ancora, senza nessun motivo valido...  cosa, questa,  che nessun animale ha fatto nè farà mai! 
No, nessun animale distrugge la sua specie o fa del male alla sua specie: l'uomo SI'!!!Risultati immagini per isis immagini shock