PAGINE DI STORIA
UN PASSATO… ANCORA TROPPO PRESENTE!
Sono oltre 100 milioni nel mondo le donne, adulte e bambine, che una mano armato di coltello ha fatto loro violenza nel loro ‘’essere donne’’.
Un trauma indelebile e un atto irreversibile, perpetrato sui loro corpi tra i 4 e 14 anni, in alcune zone del mondo addirittura appena nate.
La chiamano in vari modi: infibulazione, escissione, cucitura… inutile distinguere: è barbarie… è violenza.
E nel nostro Paese un reato.
Eppure a quei 100 milioni di donne ferite si aggiungono secondo l’OMS, altri 3 milioni a rischio ogni anno, perché la pratica non solo sopravvive in 29 Paesi di Africa e Asia, ma si sta diffondendo a casa nostra, tra le nostre case.
Il quadro che emerge in occasione della Giornata mondiale contro le mutilazioni femminili (Mgf) è terrificante: 500mila le piccole vittime che vivono in Europa. Ben 39mila di loro in Italia. Arrivano già mutilate, oppure vengono tagliate clandestinamente qui, a volte da uomini e donne della loro etnia, stregoni dalle mani insanguinate, a volte addirittura dai loro medici. Sempre per volontà del padre. In Inghilterra una 24enne di origini somale, già cucita a 6° anno nel suo Paese, dopo il parto è stata ricucita su insistenza del marito.
Il medico che lo ha fatto è sotto processo…
L’Unione Europea esige tolleranza zero, associazioni ed agenzie internazionali chiedono mobilitazione planetaria, Amref propone alternative già provate sul campo: ‘’Dove l’uso è più radicato occorre introdurre riti di passaggio alternativi, che permettano il rispetto formale delle tradizioni ma senza violenza – spiega Tommy Simmson, fondatore della sezione italiana – in Kenia e Tanzania ciò ha salvato 4mila ragazze in poco tempo, ma anche incrementato la scolarizzazione delle bambine’’.
‘’La Legge italiana è chiara – ricorda il ministro della Salute, Lorenzin – abbiamo lottato per i diritti umani e non possiamo accettare che sul nostro territorio avvengano azioni barbariche. Queste pratiche stanno riemergendo anche fuori dalle zone endemiche e non possiamo permettere un passo indietro così forte per l’emancipazione femminile.’’
Più della metà della popolazione mondiale è donna, ma resta la realtà più oppressa e calpestata…’’.
Ma questo è solo la punta dell’ iceberg: nel nostro Paese ci sono poligamie, donne segregate, bambine a cui è negato
lo sport e l’istruzione.
Lo ricorda la Lorenzin: ’’Ogni bambino che nasce qui da noi ha gli stessi diritti di un bambino italiano’’.
E in Italia il diritto si intreccia con il Diritto: ‘’La legge 7/2006 ha introdotto una specifica fattispecie criminosa per tali pratiche - dice Francesca Passerini,
avvocato da sempre sul campo -
Reclusione da 4 a 12 anni a chi le pratica’’.
Tolleranza zero, dunque, e sempre,
non solo nella Giornata Mondiale.
( di L. Bellaspiga – da Avvenire 7 febbraio 20015)
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"Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. Si parte prima." Fulvio Ervas – Se ti abbraccio non avere paura
sabato 28 marzo 2015
domenica 22 marzo 2015
‘’AGIRE ORA E' GIA' TARDI’’
‘’Una nuova
immane tragedia’’ così il
Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, commenta le notizie dell’ultima
tragedia di Lampedusa di febbraio scorso.
Ma il capo dello Stato che segue da vicino la vicenda
esprime anche ‘’l’apprezzamento per l’opera
dei soccorritori che ha permesso di
salvare molte vite’’. Sembra un invito a evitare polemiche, cosa che fa
esplicitamente il premier Renzi:
’’ Quando
ci sono i morti, anche soltanto per rispetto, l’idea di usarli come
strumentalizzazione fa male al cuore… Non è che con Mare Nostrum non si moriva
e ora si muore. Si può chiedere all’Europa di fare di più e lo faremo al
Consiglio Europeo. Queste operazioni non risolveranno mai il problema fino a quando
non risolveremo il caso della Libia… non il derby tra chi vuole Mare Nostrum o
Triton’’.
Anche per il responsabile degli Esteri, Gentiloni, ‘’Triton è un inizio ma non è sufficiente’’
e per questo va dato ‘’molto chiaramente un messaggio all’UE’’.
Un messaggio che arriva anche dal Viminale: ’’Non esiste e non può esistere un’operazione
che sconfigga la morte in mare. È ipocrita e strumentale sostenerlo, affermano
fonti del ministero dopo aver reso noto che durante l’operazione Mare Nostrum
si sono registrati 3363 tra cadaveri e dispersi.
Un ripensamento
dell’attuale missione di Triton lo chiede anche la presidente della Camera
Laura Boldrini, a lungo portavoce Acnur ‘’ Di fronte a questa strage non si può
non prendere atto che l’operazione Triton è inadeguata. Si confermano tutte le
preoccupazioni che in molti avevamo sull’Europa . L’Europa deve dotarsi di un
sistema di monitoraggio e salvataggio ben più efficace. Altrimenti ogni
espressione di dolore per le tragedie avrò il segno dell’ipocrisia.
Un appello che
fa anche il presidente del Senato, Pietro Grasso: ‘’ Siamo tutti chiamati come
cittadini europei a rispondere non a un
tribunale ma alla nostra coscienza per ciascuna delle vittime del Mediterraneo.
Esseri umani come noi: uomini, donne e bambini aggrappati ad una speranza più
che ad una zattera. Agire ora è già troppo tardi’’. ( da AVVENIRE 12.2.15)
-------------------------
È vero: agire ora è già troppo tardi… ma purtroppo sappiamo anche bene
che ‘’quell’agire ora’’ sarà sempre troppo tardi, perché è un ‘‘ora’’ non definito
e non definibile considerata l’intera situazione nazionale ed internazionale.
E pur tuttavia è un ‘’ora’’
urgente e necessario!
I tempi storici, purtroppo, non sempre corrispondono ai tempi umani,
quasi che la Storia andasse avanti senza tener conto delle esigenze umane, come
se fossero due percorsi a se stanti.
Se la Storia e l’uomo sono due realtà distinte e separate, è la
conferma che tutto è ormai disumanizzato, compresa la Storia che è il cammino
dell’uomo per eccellenza… come dire … la Storia esiste perché esiste l’uomo!
Ma l’uomo ormai sembra che non sia più necessario, neanche per segnare
il cammino della Storia, perché tutto si muove in funzione di qualcos’altro…
che sia la politica, l’economia, il mondo finanziario, quello culturale… tutto
è stato ideolocizzato e l’ideologia ha sostituito l’uomo; la sua presenza reale
e i suoi bisogni sono stati sostituiti da idee e teoremi così che l’uomo è
diventato strumentale ad essi… cioè… prima l’idea poi l’uomo.
Questo vuol dire che i tempi per affrontare e caso mai risolvere i
problemi degli uomini si allungano sempre di più, a scapito di quell’ ‘’ora’’ il cui concretizzarsi e realizzarsi
diventa tanto più impellente quanto più necessario, per limitare, se non per
evitare, altre tragedie annunciate.
C’è da pensarci seriamente e… caso mai fare i conti con una Storia che
pare sfugga non solo dalle mani ma anche dai tempi storici dei bisogni umani…
primi tra i quali… il bisogno di vivere, il bisogno della pace, il bisogno di
una Patria, il bisogno di una libertà civile e religiosa!
giovedì 19 marzo 2015
IL PRIMATO DEI NUMERI
166mila: soccorsi
fra 2013 e 2014, durante l’operazione Mare Nostrum.
3363: sono i
migranti morti o dispersi in mare registrati nello stesso periodo.
38mila: gli
immigrati salvati direttamente dalla guardia costiera, più altri 42mila da navi
mercantili.
3528: sono gli
arrivi via mare contati a gennaio, in aumento rispetto al 2171 del 2014.
Leggendo questi numeri, mi viene da
pensare alle antiche stele e ai monumenti in onore ai caduti per la patria, lì
non ci sono NUMERI, MA NOMI… i nomi di centinaia di soldati caduti, dei quali
si mantiene memoria, per i quali c’è una preghiera, una lacrima, un ricordo.
NOMI… NON NUMERI!
Pensavo a loro nel leggere questi
NUMERI, queste statistiche che continuano a riempire pagine di giornali e spazi
televisivi da tempo ormai.
NUMERI. NUMERI.
Lo scoop sta nello sfornare il
numero più alto, così da fare più odience.
Certo, è lo scopo dei Media, è il
loro lavoro quotidiano, il loro fine è quello di vendere, di farsi ascoltare
più degli altri.
Ok. Va bene. I mezzi di
comunicazione di massa fanno il loro mestiere: informano sfornando numeri…
numeri… e statistiche… e noi ci abituiamo a questi numeri e cerchiamo solo
numeri e chiediamo solo numeri: un numero è un messaggio chiaro e immediato e
in questa civiltà stressata e senza mai tempo questo è fondamentale, perché un
NUMERO informa senza impegnare, tiene i rapporti con il mondo senza far perdere
tempo, offre una quantità di argomenti di discussione senza l’obbligo di
estenuanti letture, così si dà l’impressione di essere colti e informati e si
va avanti… nella quotidianità… leggendo numeri.
I numeri, però, restano numeri, danno
infatti quel senso di sconcerto immediato, un’ immediatezza che riguarda tanto l’acquisizione
del messaggio quanto la sua archiviazione, cioè: un’informazione viene
acquisita e dimenticata quasi contemporaneamente.
Certo… se al posto di quei 4 dati
soprariportati ci fosse l’elenco dei nomi di coloro che sono partiti credendo
nella speranza ed hanno incontrato la morte, forse l’impatto non sarebbe stato lo
stesso. Forse l’indignazione sarebbe durata più di qualche secondo, forse la
Memoria avrebbe avuto più memoria, una memoria più duratura, il tempo
necessario per interrogarsi, un istante in più per riflettere, per reagire con
uno scatto di rabbia magari, un istante in cui forse qualcosa dentro avrebbe
avuto il tempo di muoversi, il tempo per farsi sentire, lo sdegno avrebbe avuto
il tempo per vivere.
È ovvio che un elenco di oltre
250.000 nomi avrebbe richiesto un’infinità di pagine e un ‘infinità di tempo
per leggerli tutto e se poi volessimo aggiungere le centinaia di migliaia di
vittime del terrorismo islamico … è chiaro che un’enciclopedia non basterebbe,
ma forse solo così ci renderemmo davvero conto del dramma umanitario che stiamo
vivendo, che il mondo intero sta vivendo, ci renderemmo conto dei genocidi che
avvengono sotto i nostri occhi, ci
renderemmo conto del nostro immobilismo ad oltranza.
Anche le emozioni muoiono in questo
mondo di NUMERI.
Il protagonismo dei NUMERI uccide
quanto, se non più, della nostra indifferenza, anzi sono proprio loro che
generano indifferenza, perché i numeri non hanno il calore dei nomi, non hanno
l’ampiezza di un nome, hanno in se una quantità ben definita, ma non la
profondità di una vita contenuta in un nome.
I numeri favoriscono l’alienazione
della vita.
Una vita, la nostra, che ha come
piattaforma esistenziale una serie di numeri: quanti partono, quanti muoiono,
quanti sbarcano, quanto hanno pagato per partire, quanti sono pronti per
partire, quanto è costata l’operazione di soccorso, quanto costano i centri di
accoglienza, quanto incassano i trafficanti di esseri umani, quanto si paga per
il passaggio verso il Nord Europa, quanto si paga per un passaporto falso,
quanto si spende per le operazioni di salvataggio, quanto l’UE è disposta a
mettere a disposizione per la questione immigranti… quanto si paga per una
speranza di vita! Quanto… quanto… quanto… soltanto… QUANTO!
Se le domande sono solo una
questione di quantità, non di meno lo sono le risposte, è sufficiente una buona
calcolatrice e qualche minuto per digitare i dati.
Nel Terzo Millennio la vita è ridotta solo ad una questione di numeri,
tanto nella domanda quanto nella risposta.
Fino a quando le cose staranno così non ci sono molte
speranze per una rinascita esistenziale che metta al centro la Vita, che
riproponga la ‘’questione UOMO’’, che torni cioè a considerare un uomo, una
donna, un bambino, una bambina: ESSERI UMANI!
Il punto è proprio questo: ridotti a numeri,
dimentichiamo di esistere come esseri umani e lasciamo che ci trattino come
NUMERI, con la stessa freddezza e sbrigatività che richiedono i NUMERI.
I numeri sono la vera disumanità!
Una società e una cultura fatta di NUMERI fanno
perdere il senso della vita, il valore vero, non quello in cifre, di una vita!
Andare oltre
quei numeri significa scoprire che c’è una Vita che viene violentata
continuamente e che nessuno (o quasi) ha intenzione di vedere nella sua
ampiezza.
Ma vediamo cosa c’è dietro a quei NUMERI…
‘’Almeno
600 eritrei chiusi in un capannone nel porto di Tripoli in condizioni inumane,
pronti a partire stasera. Saranno costretti con le armi da trafficanti senza
scrupoli a prendere il largo verso Lampedusa con qualunque condizione del tempo
e del mare. Nel gruppo ci sono uomini, ma soprattutto minori e molte donne con
neonati.
Lo denuncia
don Mosè, sacerdote eritreo che da anni aiuta i profughi: ‘’ Sono in contatto
con alcuni profughi rinchiusi da almeno una settimana… le condizioni igieniche
dentro il capannone sono pessime. Non ci sono bagni e ai profughi non è
consentito uscire. Nelle ultime telefonate mi hanno detto di non riuscire più a
sopportare la tremenda puzza e la situazione di degrado nel capannone e di
essere disposti a partire in qualunque momento. I miliziani non lasciano loro
scelta, hanno già incassato i 1800 dollari della tratta da Tripoli all’Italia e hanno fretta di liberarsene. Li considerano alla stregua di
merce, non esseri umani. Ci sono molti neonati e molti minori tra 16 e 17 anni.
Con questo mare e il freddo e senza i controlli di Mare Nostrum, il rischio che
si ripetono altre tragedie è molto alto.‘’
Sono quelle tragedie annunciate e inascoltate che poi
si risolvono in pochi slogan di propaganda politica o battute di
pseudocommozione che fanno odience, magari con qualche lacrima per rendere
tutto più verosimile.
Intanto, per restare in tema di numeri, il traffico di
esseri umani vale più del 10% del pil libico. Dalla scorsa estate il collasso
del Paese ha provocato la chiusura per mancanza di fondi dei centri di
detenzione per migranti e la fine del controllo dell’immigrazione illegale. In
attesa di un accordo tra islamisti e governo legittimo… è partita una sorta di
corsa infernale ad ammassare i profughi nella capitale e a farli partire per
incassare più soldi possibile. E il serbatoio di passeggeri delle carrette del
mare è ancora pieno.
Gli ultimi arrivati a Tripoli hanno viaggiato in
camion coperti e nelle varie tappe per raggiungere Tripoli dal Sudan hanno
visto migliaia di eritrei, etiopi, sudanesi spiaggiati nel deserto, in attesa
che la famiglia versi ai trafficanti la rata che consentirà loro di ripartire
verso la costa. Il viaggio da Omdurman, dove inizia il commercio di esseri
umane alle coste italiane vale 5000 dollari.
Ma nonostante i rischi e i costi, i sequestri lungo la
rotta e le centinaia di morti in mare, non si fermerà il flusso della
disperazione che cerca futuro in Europa’’.
Il flusso della disperazione non si fermerà, è vero, è
una certezza indiscutibile e purtroppo verificabile quotidianamente. È e
resterà una certezza fino a quando continueremo a fare uso e abuso di numeri:
di prezzi, di guadagno, di motivazioni economiche fondate su concetti relativi
a quantità numeriche.
E se i numeri
sono al primo posto in Oriente, non di meno lo sono in Occidente.
Fino a quando continueremo a fare i conti solo con i numeri e mai con la coscienza,
l’uomo continuerà ad essere SCHIAVO DI SE STESSO!
I trafficanti di esseri umani sono schiavi di una vita
impostata sui numeri, non di meno lo sono coloro che, dall’altra parte, leggono
e decidono ogni azione facendo altrettanto: quanto costa soccorrere un barcone,
una vita umana, la vita di un neonato che si affaccia su questo mondo nel modo
più doloroso possibile!
Un mondo fondato sui NUMERI ha cambiato le regole del
vivere civile, le regole di una civiltà al cui centro ci sia l’UOMO, con il suo
bagaglio di valori non negoziabili.
L’orrore vero diventa quindi ‘’la disumanizzazione del
concetto di vita, la quantificazione del prezzo di un uomo, la schiavitù
dell’uomo moderno dai Numeri, da quella tendenza a ridurre tutto e soltanto a
quantità numeriche, la qualità di vita dipende da una quantificazione a 360° di
ciò che si possiede, di ciò che si può ricavare, di ciò che si può
investire, di ciò che si può risparmiare, di ciò che si può trasformare in numeri.
Il vero orrore è l’aver trasformato un essere umano in
un valore numerico e questo… tanto in Oriente quanto in Occidente!
È sconcertante il racconto di don Mosè sulle
condizioni dei profughi, ma questo sconcerto, tradotto in numeri diventa una
questione di guadagno da parte dei trafficanti e una questione di spesa da
parte degli eventuali ospitanti sull’altra riva!
Resta un commercio dall’una e dall’altra parte!
Per non parlare poi dell’obbrobrio di alcuni centri di
accoglienza che non si fanno scrupoli nello
speculare sui brandelli di pelle sopravvissuti alle frustrate dei trafficanti
prima e del mare poi!
La logica che usiamo nel leggere queste notizie fa la differenza: la logica dei
numeri è spietata, fredda, indiscutibile; la logica del cuore è straziante, sembra
impotente di fronte alla supremazia imperante della prima.
Il problema vero non è tanto il riprendere la rotta
verso nuovi lidi di speranze, ma l’invertire la rotta verso una centralità da
tempo decentralizzata: l’uomo come essere umano e non come prodotto di consumo,
di guadagno e di speculazioni finanziare né tanto meno come ‘’luogo per
sperimentazioni abusive’’ che lo relegano al ruolo di ‘’cavia da laboratorio’’
e non saprei dire quale dei due ruoli sia il peggiore: ‘’ essere cavie per
sperimentazioni disumane o serbatoio di guadagno per una cultura del NUMERO’’.
Se continueremo ad essere soltanto numeri, al di qua e
al di là del Mediterraneo… sarà la BARCA DELLA CIVILTA’ ad affondare e in
quella BARCA ci siamo tutti, ma proprio tutti… chi legge e chi scrive, chi
parte e chi arriva, chi decide e chi subisce, chi finge di non capire e chi
preferisce fingersi orbo e sordo, chi resta muto di fronte alla strage che si
fa della VITA, chi fa i conti con la calcolatrice e chi finge di fare i conti
con la coscienza ma … non trovandola più… o non sapendo dove cercarla … emette
una serie di mugolii che fanno rumore senza però produrre niente se non
disorientamento e ingannare il tempo
che… inesorabilmente scorre… e purtroppo non a vuoto… dietro di sé lascia una
scìa di dolore che, non potendo essere quantificato numericamente… si riversa
sul mare della coscienza collettiva trasformandolo in un grande cimitero… dove
a morire non sono le migliaia di profughi… ma IL PRINCIPIO STESSO DELLA VITA.
Nella civiltà dei Numeri… l’uomo soccombe a se stesso…
è l’Uomo nella sua dignità, nella sua libertà, nel suo valore indiscutibile …
che fa le spese (tanto per restare in tema con i numeri) di questa logica
numerica che ha ormai alienato l’uomo da tempo… la logica dei valori umanitari,
la logica della Vita per far posto alla logica della Morte… che riduce tutto ad
una questione di numeri… anzi ad un solo Numero: ZERO!
Zero è il valore dato alla vita e all’uomo.
Le grandi quantità numeriche della finanza mondiale,
del guadagno ad ogni costo, passando sopra tutto e tutti… hanno azzerato IL VALORE DELLA VITA e in questo caso… possiamo dire non solo
qualitativamente ma anche numericamente!
Anche la morte degli esseri umani è solo una questione
di numeri…
È questo l’orrore vero!!!
C’è da capire cosa sta succedendo a questo mondo, quale
rotta sta seguendo, che cosa vogliamo farne del nostro futuro… anzi, forse
dobbiamo capire se un futuro ce l’abbiamo ancora: c’è una forte involuzione
dell’essere umano mascherata da uno pseudoprogresso basato sulla logica dei
numeri.
Un nome contiene una Vita, un numero contiene solo
un’informazione.
Gli immigrati che hanno trovato nel mare la loro tomba
sono tanti, troppi; gli immigrati maltrattati, picchiati e violentati sono
tanti, troppi… tanti, troppi sono anche gli innocenti che soccombono sotto le
spinte estremiste.
Cosa fare?
Occorre recuperare alcuni concetti: fratellanza,
solidarietà, umanità, cultura della vita, condivisione, cooperazione… Amore!
In un Nome c’è un bisogno d’amore, in un numero c’è l’aridità
dell’economia.
Se ad ogni numero presente nelle statistiche quotidiane
corrispondesse un nome… saremmo un po’ più umani tutti quanti… si riaccenderebbe la
speranza, il mondo riprenderebbe a nuotare in acque limpide e accoglienti… forse solo in quel momento qualcuno si potrebbe
svegliare e… qualcosa potrebbe cambiare nella nostra vita… un nome racconta la
storia di una vita… forse quelle storie dovremmo un po’ ascoltarle… dovrebbero
ascoltarle in tanti… dopo nessuno potrebbe più girarsi dall’altra parte!
lunedì 16 marzo 2015
PAGINE DI STORIA
IMBARCATEVI, E’ UN ORDINE!
POI L’ORRORE!
Una lunga processione di carri funebri sulla banchina con a bordo spoglie senza nome dirette a Porto Empedocle, mentre i sopravvissuti, infagottati in plaid e coperte colorate, puntano gli occhi increduli fuori dal finestrino di quel bus che li condurrà finalmente a un approdo sicuro. Sono la morte e la vita che si intrecciano ancora una volta sulla costa di Lampedusa, rendendo visibile solo una piccola parte dell’ultima immane tragedia che si è consumata, secondo le tante testimonianze dei naufraghi, nel canale di Sicilia. Oltre trecento corpi di africani sarebbero stati inghiottiti dalle onde del Mediterraneo a oltre 110 miglia da Lampedusa praticamente davanti alla Libia. Uomini, donne, bambini che hanno pagato un ‘’biglietto’’ di 650-800 euro ai mercanti di esseri umani per andare incontro alla morte.
Le organizzazioni umanitarie presenti a Lampedusa, impegnate notte e giorno per assistere i sopravvissuti, raccolgono le drammatiche storie di chi ce l’ha fatta. Sarebbero quattro in tutto i gommoni partiti dalla Libia e naufragati, ognuno con oltre un centinaio di persone a bordo. Quindi su un totale di 420 persone partite – compresi i 29 morti assiderati – le vittime sarebbero circa 330. È il bilancio di Flavio Di Giacomo, portavoce in Italia dell’OIM, l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni che ha un team sull’isola. ‘’Di questi quattro gommoni – spiega Di Giacomo – uno è quello soccorso dalla guardia costiera lunedì, con 105 persone a bordo e che ha visto la morte per ipotermia di 29 migranti. Altri due gommoni, con 105 e 107 persone, sono naufragati e i 9 sopravvissuti in mare sono stati soccorsi da un mercantile, poi trasbordati su un rimorchiatore e portati a Lampedusa. Il quarto gommone non sarebbe mai stato avvistato, ma i sopravvissuti affermano che a bordo ci sarebbero state altre 100 – 105 persone, tutte disperse’’.
I nove ragazzi del Mali e del Senegal giunti ieri mattina in salvo sono stati trasportati al centro di contrada Imbriacola, dove si trovano i 76 sopravvissuti salvati lunedì.
Un incontro commovente, di chi si è conosciuto sulle spiagge vicino a Tripoli, condividendo l’ansia e la speranza del viaggio, ma ha anche visto da vicino la morte.
‘’I migranti sono tutti giovani uomini, l’età media è di circa 25 anni, provenienti da Paesi subsahariani, in particolare Mali, Costa D’Avorio, Senegal, Niger. Per alcuni la Libia era un Paese in transito, mentre altri vi lavoravano da tempo, infatti parlano anche un po’ arabo. Hanno raccontato di essere stati costretti a salire sui gommoni con la forza, minacciati da bastoni e pistole e derubati dei loro averi da parte dei trafficanti.’’
‘’Siamo andati via dal camp e non potevamo tornare indietro. I trafficanti di armi ci minacciavano e hanno detto che le condizioni del tempo erano buone, potevano imbarcarci’’. Invece, sulla loro rotta hanno trovato onde alte sette-otto metri, che hanno messo in difficoltà anche i soccorritori, come raccontano gli uomini della guardia costiera. ‘’ I gommoni – racconta la portavoce dell’ ACNUR , l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite – con tutta probabilità sono partiti insieme domenica dalla Libia, con mare forza sette, senza cibo né acqua, navigando in condizioni proibitive per oltre un giorno’’.
‘’Il primo gommone- raccontano due sopravvissuti – si è bucato e ha cominciato a imbarcare acqua prima di essere travolto dalle onde del mare, l’altro si è sgonfiato ed è poi affondato. Noi siamo finiti in acqua e ci siamo aggrappati alle cime, mentre i nostri compagni annaspavano’’.
Tra le vittime anche bambini, secondo il racconto dei testimoni: solo in tre si sarebbero salvati, uno di loro è un bimbo di 12 anni non accompagnato, originario dalla Costa D’Avorio, sbarcato lunedì scorso a Lampedusa insieme con altri minori.
Altri tre erano su uno dei due battelli naufragati: ’’Sul mio gommone – racconta un giovane del Mali – c’erano almeno tre ragazzi della Costa d’Avorio, potevano avere non più di 13 -14 anni. Anche loro sono scomparsi tra i flutti.’’
‘’Non si può morire così per assideramento – dice addolorato don Mimmo Zambito, parroco di Lampedusa – il prezzo che Lampedusa piange ancora una volta è altissimo!’’
(da AVVENIRE – 12.02.15)
Certo che no, non si può morire così!
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lunedì 2 marzo 2015
EUROPA: AVANTI TUTTA… MA … VERSO QUALE ROTTA?
VERTICE DOPO LA
TRAGEDIA ‘’ L’EUROPA CAMBI ROTTA’’
PRESSING SULL’UE: BASTA DRAMMI IN MARE.
MOGHERINI: INCONTRO SULL’IMMIGRAZIONE.
Altri 29 morti e un numero imprecisato di dispersi non sono
bastati a scuotere chi in Europa può decidere di cambiare rotta. Il vertice
convocato da Federica Mogherini non ha suscitato grandi entusiasmi dei Paesi
membri, ma la convocazione urgente è già un passo avanti.
‘’Il dramma continua. La nostra lotta contro i trafficanti
va avanti senza sosta e in modo coordinato. Bisogna fare di più’’ ha scritto su
Twitter il commissario Ue agli Affari interni e all’Immigrazione, Dimitri
Avramopoulos, il quale attraverso la sua portavoce ha poi elogiato la Guardia
Costiera italiana per i salvataggi effettuati, puntualizzando che l’operazione
Triton di Frontex non sostituisce Mare Nostrum.
‘’Finchè l’Europa fa finta di non capire che l’Italia è
veramente la porta dell’Europa e guarda da un’altra parte, le cose andranno
avanti così, con queste tragedie in mare’’. Lo ha detto il cardinale Bagnasco,
presidente della Cei, commentando l’ennesima tragedia. ‘’
L’operazione Triton non fornisce in modo adeguato la
capacità di ricerca e soccorso’’, scrive l’Alto commissariato per i rifugiati
(Acnur) in una nota, sottolineando che Mare Nostrum aveva invece un impatto
concreto sui salvataggi.
Ma per il ministro dell’Interno, Alfano, ‘’Anche durante
Mare Nostrum – ha sostenuto – il lavoro encomiabile della nostra Marina non è
riuscito a salvare tutti’’.
‘’Solo gli ipocriti – ha aggiunto – possono negare la
triste realtà che con Mare Nostrum insieme a tante vite salvate sono morte
migliaia di persone’’.
Affermazioni che non convincono la maggior parte degli
operatori umanitari. Le vittime dall’1 gennaio sono già 50…’’
‘’Se le operazioni di ricerca e soccorso non verranno
condotte in modo idoneo, ci si dovranno aspettare altre tragedie di questo
genere’’ ribadisce l’Acnur, che interpella l’UE affinchè ‘’garantisca questa
capacità e fornisca all’Italia un sostegno adeguato di modo che possa far
fronte agli arrivi di persone che attraversano irregolarmente il Mediterraneo.
Questo mare è passato dall’essere una rotta prevalentemente frequentata da
migranti al diventare un percorso importante per i rifugiati in fuga dai
conflitti,’’
‘’Purtroppo – il dibattito sull’immigrazione – all’interno
dell’Unione europea rimane confinato ad un numero di Paesi limitato, che sono
quelli che vivono drammaticamente il problema’’ e una politica comune ‘’fa
molta fatica a prendere vita’’. Lo ha sottolineato il capo del Dipartimento
dell’Immigrazione del Viminale, il prefetto Mario Morcone.
Anche le principali organizzazioni non governative hanno
levato un appello comune.
Ai.bi., Amnesty International, Caritas Italiana, Centro
Astalli, Emergency, Fondazione Migrantes, Intersos, Save the Children e Terre
dei Hommes chiedono al Governo Italiano e all’Unione Europea ‘’un reale cambio
di rotta nelle politiche sull’immigrazione’’.
‘’Occorre aprire immediatamente - affermano le ong – canali sicuri e legali
d’accesso in Europa, per evitare ulteriori perdite di vite in mare, che
consentirebbero di gestire un fenomeno orami stabile e probabilmente in
aumento’’. (da Avvenire – 11 febbraio 2015)
Ciò detto… vediamo ora ciò che realisticamente c’è da dire…
In effetti tutto quello che si può
desumere da questi interventi è soltanto questo: è tempo che l’Europa parta
verso un qualche progetto di aiuto umanitario… la cui destinazione, il cui
intervento concreto, le cui responsabilità, i cui protagonisti… sono ancora
tutti da stabilire, tutti da decidere, da individuare…
Un vertice europeo che si conclude
nell’inconcludenza!
Un richiamo delle organizzazioni
internazionali che si occupano di aiuti umanitari che cade nel vuoto.
Quello che viene sottolineato
ampiamento è solo l’elogio a chi ha semplicemente compiuto il suo dovere senza
tra l’altro salvare tutto il salvabile.
Come al solito, non mancano
l’applauso e l’elogio guadagnato sulla pelle altrui!
Ci sarebbero da sottolineare molte
cose in questo articolo, basterebbe evidenziarne alcune per capire di che
natura è la crisi in cui versa l’Europa:
Il vertice convocato da Federica Mogherini non ha suscitato grandi
entusiasmi dei Paesi membri: sembra di stare all’asilo dove occorre
entusiasmare, attirare l’attenzione dei bambini meno interessati trasformando
in gioco ogni attività. Il mancato entusiasmo nasce dal mancato interesse. Senza
non c’è l’interesse, il problema è destinato a restare irrisolto per ancora
molto tempo.
Ma la convocazione urgente è già un passo avanti: sarà anche
un passo avanti, ma sicuramente prima di arrivare al passo decisivo… di passi se ne devono ancora fare tanti… tanti… troppi… considerato la posta in
gioco: la vita umana!
‘’Bisogna fare di più’’ ha scritto su Twitter il commissario Ue agli
Affari interni e all’Immigrazione: mi colpisce questo annuncio su Twitter, ha tanto il sapore dei tanti TTVB o MMT dei
ragazzini che innamorati mandano
messaggi cifrati on line per paura di ricevere una risposta negativa dichiarandosi
di persona. Quel bisogna fare di più credo che più che su Twitter
andrebbe detto, ribadito e sottoscritto ai tavoli dei vertici europei… o no!?
L’Europa fa finta di non capire e guarda da un’altra parte:
certo il cardinal Bagnasco mette il dito nella piaga… solo che non ‘è nessuno disposto
a curare quella piaga!
Ci si dovranno aspettare altre tragedie di questo genere:
certo siamo così bravi dopo a commentare le tragedie annunciate, a dire i
nostri ‘’te l’avevo detto io… hai visto…
avevo ragione… ’’, sicuramente non ci vuole la sfera di cristallo per
capire che se nessuno si muove le tragedie si ripeteranno una dopo l’altra!
Ma ormai ci siamo specializzati
nel piangere sul latte versato… e ci viene anche bene… vengono fuori certi
slogan ad effetto che sono una meraviglia!
Una politica comune ‘’fa molta fatica a prendere vita’’: se
per fare l’Europa Unita ci son voluti circa 50 anni, per fare gli Europei
chissà per quante volte bisognerà moltiplicare questo numero…
’Purtroppo – il dibattito sull’immigrazione – all’interno
dell’Unione europea rimane confinato ad un numero di Paesi limitato: eh
sì, il problema di fondo… in fondo in fondo … è proprio questo: siamo uniti, siamo Europa, ma
chi ha i problemi se li risolva, non si aspetti né mani tese né mani aperte da
nessuna parte ed insieme con le mani… naturalmente… neanche il cuore: possiamo
condividere la moneta ma ovviamente non i problemi… neanche quando il problema
riguardi tutti e non il singolo Paese.
’Occorre aprire immediatamente - affermano le ong – canali sicuri e legali
d’accesso in Europa: mi copisce questo ‘’immediatamente’’, questa urgenza improvvisa… come se il
problema fosse stata scoperti ieri. Dopo anni di tragedie umane, dopo che il
Mediterraneo si è trasformato in un cimitero a cielo aperto: se i morti non si
contano, i dispersi sono incalcolabili… sepolti in mare come le antiche navi
dei filibustieri d’epoca!
Ma più di tutte è da sottolineare
la frase iniziale dell’articolo dove si
dice che il vertice convocato dalla Mogherini ‘’NON HA SUSCITATO GRANDI ENTUSIASMI DEI PAESI MEMBRI’’!
VOGLIAMO dunque ridurre ogni cosa
sul piano ‘’dell’entusiasmo soggettivo’’?
Se caso mai ci dovesse essere un
qualche rappresentante che voglia prendere a cuore il problema profughi,
rifugiati, immigrati e sfollati… e
quant’altro questi argomenti comportano… allora una qualche lontana speranza
potrebbe anche esserci che qualcosa si muova… prima o poi… ma se l’entusiasmo
non dovesse prendere proprio nessuno… addio speranza!!!
Davvero è solo questione di
coinvolgimento emotivo del singolo!?
Allora si può anche concludere che
è davvero solo questione di slogan: basta
con le stragi… l’Europa cambi rotta… bisogna suscitare l’entusiasmo… aprire canali sicuri e legali d’accesso in
Europa per evitare ulteriori stragi…
Davvero si riduce tutto a questo?
Come sempre l’apparenza non
inganna… ma si realizza, perché la nostra realtà più reale è ormai l’apparenza,
gli slogan ad effetto, i giochetti di scarica barile, i vertici inconcludenti,
le statistiche offensive della vita umana ’’anche
con Mare Nostrum c’erano i morti, ma quest’anno il numero delle vittime è già
quadruplicato’’, lo dice addirittura il Ministro degli interni!
Numeri. Numeri. Numeri. Soltanto e
sempre questione di numeri.
Se tutto si conclude a indagini e
statistiche e incontri che ‘’poco
entusiasmano’’ allora c’è davvero di che preoccuparsi.
Preoccuparsi non solo per gli
immigrati che sono quelli che vengono travolti dalle onde e non in maniera
apparente o ‘’poetica’’ o per modo di dire, ma che realmente annegano nelle
acque di Mare Nostrum; preoccuparsi per loro significa anche preoccuparsi per
noi e forse direi molto più di noi che di loro, perché loro muoiono, ma noi
vivi siamo più morti di loro!
Se non si trova nessuno che si
‘’entusiasmi’’ per salvare una vita umana… i morti che sono al di qua del
Mediterraneo superano di gran lunga quelli del Mediterraneo stesso!
Il problema non passa per i facili
entusiasmi o il conteggio delle vittime, se si sono duplicate o quadruplicate,
il problema passa per la coscienza umana
che ahimè… è deceduta da un tempo indeterminato.
Il funerale di Stato va fatto alla
COSCIENZA UMANA che non è neanche
più in via d’estinzione, ma del tutto estinta! Questo breve articolo preso da
Avvenire ce ne dà una prova chiara e determinante, indubitabile, tragicamente
veritiera!
Urlare un ‘’Basta drammi in mare’’ senza muovere un dito o peggio ancora senza
essere ascoltati, perché l’argomento non interessa nessuno… è il manifesto che
conferma la morte della coscienza umana!
Nessuno si sprechi per i fiori o
il servizio funebre… è già tutto pagato… è stato messo in conto sulla busta-
paga dell’Eternità!
E’ vero, si sollecita l’Europa a
partire, a prendere decisioni concrete, a stabilire rotte… ma forse
bisognerebbe dotare prima l’Europa di una bussola di orientamento… una semplice
bussola che potrebbe risolvere tutte le indecisioni e gli scarsi entusiasmi!
Ma una bussola capace di cose
simili è difficile da trovare… o chissà… sarebbe talmente facile da diventar
difficile… pensandoci bene potrebbe anche essere così: noi siamo abituati a
complicarci la vita, non a risolvercela con il minor spreco di energie, siamo
abituati a sovraccaricarla di impedimenti piuttosto che a snellirla di cose
inutili.
Oserei azzardare una
bussola-risolutiva… la Stella Polare potrebbe essere indicata da una Parola
molto semplice e molto abusata, ultimamente, ma sempre molto efficace: AMORE!
Senza Amore non si parte! Senza
Amore nessuna rotta è perseguibile senza il rischio di smarrimento!
Se manca l’Amore… manca la Bussola
che muove gli entusiasmi!
Prima ancora che di facili o
necessari entusiasmi… abbiamo bisogno di
sentirci persone capaci ancora di amare!
Impresa titanica anche questa…
quasi come quella di salvataggio dei migranti!!!
Se altri 29 morti e un numero
imprecisato di dispersi non sono bastati a scuotere chi in Europa può decidere
di cambiare rotta… è davvero la fine
dell’umanità!
E’ un articolo che sconvolge, non
c’è che dire, fatto di buoni propositi, applausi ai soccorritori, voci alte che
restano inascoltate… c’è un po’ di tutto… peccato che mancano i veri
protagonisti: gli immigrati partiti per la vita ma che incontrano la morte…
sommersi da un mare di buone intenzioni che mentre lastricano la strada dell’inferno
… riempiono il Mediterraneo di sangue.
Forse in tutto questo, ai grandi
uomini e alle grandi donne che fanno la politica, sfugge un piccolo particolare:
forse non è loro ben chiaro che quello che hanno tra le mani sono pagine di
Storia … e scrivere una Pagina bella o brutta di Storia… fa la differenza…. e quale
differenza!
Questa pagina di storia scritta
negli ultimi tempi è una di quelle che andrebbero cancellate…. Strappate in
mille pezzi perché è vergognosa! Ma si sa … parlare di vergogna… è il vero
scandalo!
Proprio stasera, diceva il nostro neopresidente
Mattarella, parlando con la Cancelliera tedesca
Angela Merkel che ‘’l’Europa è lo
spazio dei diritti umani’’.
D’accordissimo. Perfetto. Bellissimo…
se non fosse per il fatto che questo spazio non solo è ancora tutto da
costruire ma i lavori… non sono ancora neanche in corso… praticamente si
aspetta il via libera di … di… forse
il punto è proprio questo: ancora non si sa nemmeno che dovrà dare il via
libera ai lavori di … costruzione di un EDIFICIO COMUNE… CHIAMATO EUROPA!!!
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