sabato 30 gennaio 2016

Immigrazione:

definizione e storicità di un fenomeno che oggi 

diventa emergenza.

Immigrazione. Una parola oggi molto attuale che rappresenta un universo variegato, oltre che un fenomeno che ha da sempre contraddistinto la vita degli esseri umani. Definita come trasferimento permanente o spostamento temporaneo di persone in un paese diverso da quello d’origine, l’immigrazione interessa l’intero pianeta, benché gli stati di partenza e arrivo siano mutati col susseguirsi delle epoche storiche.
Come in ogni fenomeno, anche l’immigrazione è caratterizzata da motivazioni molteplici e varie. Una delle maggiori spinte ad abbandonare i luoghi natii è senz’altro lapovertà: emigrare in un altro paese rappresenta spesso l’unica via d’uscita ad una vita passata nell’indigenza, un modo per migliorare le proprie condizioni cercando un lavoro da svolgere all’interno del paese ospitante. Altre volte, invece, il motivo alla base dello spostamento è eminentemente ‘politico’: dittature, persecuzioni, guerre e genocidi spingono intere famiglie a cercare la libertà al di fuori del proprio paese, oppresso dai sopracitati fenomeni.
Quello dell’immigrazione è un fenomeno talmente vasto che sarebbe alquanto riduttivo tentare di esaurirlo in poche righe, ecco perché in questa sede ci soffermeremo su un aspetto particolare del fenomeno, quello che riguarda il nostro paese.
L’Italia, infatti, dal punto di vista migratorio risulta essere un paese molto particolare poiché nel corso della storia ha conosciuto i due lati della stessa medaglia: flussi prima in uscita e adesso in entrata. Punto di partenza e arrivo, l’Italia non è sempre stata un territorio di approdo per migliaia di stranieri in cerca condizioni di vita migliori. Al contrario l’Italia è stata soprattutto un luogo di partenze e struggenti addii: sono stati gli italiani, infatti, ad essere i protagonisti del più grande esodo migratorio che ha interessato l’epoca moderna.
A partire dall’unità d’Italia (1861) e per circa un secolo, furono davvero moltissimi gli italiani che decisero di lasciare il proprio paese natale per cercare fortuna altrove. In particolare, nel corso della durata di tutto il periodo migratorio, furono circa 24 milioni di italiani, in prevalenza maschi e giovani, a lasciare la penisola. 
Contrariamente a quello che si pensa, però, il fenomeno dell’emigrazione interessò l’intera penisola italiana: dalla seconda metà dell’800 ai primi del ‘900, infatti, fu il nord a essere caratterizzato dal fenomeno, mentre nei decenni successivi l’esodo fu quello dei meridionali.
E ancora oggi sono innumerevoli gli italiani che decidono volontariamente di vivere all’estero, tanto che la percentuale delle partenze dall’Italia è la più altra tra i paesi comunitari.
Dall’altro lato gli ultimi decenni hanno visto l’Italia diventare luogo di immigrazione: sono migliaia le persone che, per cause economiche o politiche, sono approdate o stanno per approdare nella nostra penisola: paese di passaggio o fine ultimo, l’Italia si ritrova oggi ad affrontare l’arrivo di moltissime persone. 
Ma quando prese avvio questo fenomeno? Uno spartiacque può essere ritrovato negli anni ’80, decennio che divide due opposte tendenze: se prima l’Italia era coinvolta solo marginalmente nel flusso migratorio verso i propri territori, successivamente ne fu investita in modo massiccio tanto che il problema immigrazione è, ormai da decenni, in cima alle questioni che infiammano l’opinione pubblica e il dibattito politico.
Sono molti a chiedersi qual è il motivo che ha fatto diventare l’Italia luogo di immigrazione. I motivi sono molteplici, e il primo dei quali è di carattere puramente geografico: esposta per la maggior parte al mare e caratterizzata quasi nella sua totalità da territori costieri, l’Italia è poco controllabile. A differenza degli altri stati europei, che possono controllare l’arrivo di persone alle frontiere, il nostro paese non possiede il sopracitato filtro territoriale. In secondo luogo, posizionata così com’è nel mezzo del Mediterraneo, la nostra penisola rappresenta la primissima (e più semplice) frontiera da attraversare per arrivare in Europa. Insomma, il nostro paese possiede moltissime caratteristiche che hanno giocato a favore dello sviluppo dell’immigrazione, facendo dell’Italia un paese anomalo e unico al mondo sotto questo punto di vista.
La nostra penisola, avendo conosciuto poi entrambi i fenomeni (emigrazione ed immigrazione) è l’esempio lampante di come la storia sia da sempre caratterizzata dalla ciclicità. Una ciclicità, che però, deve oggi trovare un piano d’azione serio ed efficiente per affrontare quella che, oggi, è diventata una vera e propria emergenza umanitaria e territoriale.
( da http://www.sapere.it)


giovedì 14 gennaio 2016


Giornata della migrazione


Migrazione, una parola che troppo spesso rimane in superficie, senza che sia compiuto uno sforzo per elaborarla e coglierla in tutta la sua complessità.
Un istinto, quello di lasciare il proprio Paese di origine, dettato il più delle volte da un'urgenza tanto forte da non temere nemmeno per la perdita della propria vita e che, nel migliore dei casi, impone a chi se ne va “a cercare fortuna” altrove, di lasciare a casa un pezzo di sé, insieme a familiari e amici. Ma da qualche tempo si osserva l'altro lato della medaglia: il ritorno a casa, dettato da nuove opportunità offerte dal Paese lasciato, che riescono a essere colte solo con un aiuto concreto, finanziario o formativo che sia.
ProgettoMondo Mlal da anni lavora in Africa e America Latina. In Marocco, come in Perù, affronta tutt'oggi il complesso tema del fenomeno migratorio, rilevando da un lato l'impossibilità di sbarrare la strada a chi è effettivamente determinato a partire, e dall'altro la necessità di accompagnare chi vuole tornare a casa nel complesso reinserimento in una società sempre più selettiva.
Nella giornata mondiale delle migrazioni l'Ong veronese vuole sottolineare il fatto che, se è impossibile fermare gli aspiranti migranti, un passo importante sta nel fornire loro informazioni e strumenti adeguati per affrontare consapevolmente le proprie scelte, ed evitare viaggi clandestini. O aiutarli a individuare, come sempre più spesso accade, nuove offerte lavorative e di sviluppo nel Paese che vorrebbero lasciare.
In Marocco ProgettoMondo Mlal ha formato equipes per formare soprattutto i più giovani tramite le cosiddette mediateche: luoghi di incontro per gli studenti, in cui, tra una lezione e l'altra, vengono offerte letture e attività didattiche, e che ben si prestano a discutere e riflettere sull'ansia di ricerca di una vita diversa. Proprio in Marocco, tuttavia, il flusso del rientro sta subendo un'impennata, grazie a un pil che sta rendendo sempre più appetibile il Paese magrebino in termini di investimenti. L'Ong veronese ha quindi messo a punto un ulteriore programma di cooperazione, per sostenere, attraverso il microcredito, fasce deboli della società che necessitano più di altre di un sostegno per concretizzare piccoli progetti imprenditoriali.
Pronti per il domani”, è un progetto che punta a migliorare nei giovani e negli adolescenti di aree montane o periferiche e rurali, come Tadla Azilal, nelle regione di Beni Mellal, a elaborare progetti di vita consapevoli e appaganti, evitando l'abbandono scolastico e assumendo competenze specifiche.
Con la stagnazione dell'economia in Italia, molti stranieri rischiano la disoccupazione e la conseguente irregolarità, e quindi il desiderio di riprovarci nel Pese di origine è sempre più forte.
Tra le nazionalità presenti in Italia più interessate al ritorno, le statistiche riportano anche il Perù, Paese in cui ProgettoMondo Mlal è impegnato appunto in un programma di Integrazione di ritorno, finanziato attraverso il Fondo Europeo per i Rimpatri sostenuto dal Ministero dell’Interno e dall’Unione Europea, e promosso dal Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR)
http://www.progettomondomlal.org/news/giornata-della-migrazione-0826/it 

martedì 12 gennaio 2016


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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO 2016

[17 gennaio 2016]

“Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia”

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Cari fratelli e sorelle!
Nella bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia ho ricordato che “ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre” (Misericordiae Vultus, 3). L’amore di Dio, infatti, intende raggiungere tutti e ciascuno, trasformando coloro che accolgono l’abbraccio del Padre in altrettante braccia che si aprono e si stringono perché chiunque sappia di essere amato come figlio e si senta “a casa” nell’unica famiglia umana. In tal modo, la premura paterna di Dio è sollecita verso tutti, come fa il pastore con il gregge, ma è particolarmente sensibile alle necessità della pecora ferita, stanca o malata. Gesù Cristo ci ha parlato così del Padre, per dire che Egli si china sull’uomo piagato dalla miseria fisica o morale e, quanto più si aggravano le sue condizioni, tanto più si rivela l’efficacia della divina misericordia.
Nella nostra epoca, i flussi migratori sono in continuo aumento in ogni area del pianeta: profughi e persone in fuga dalle loro patrie interpellano i singoli e le collettività, sfidando il tradizionale modo di vivere e, talvolta, sconvolgendo l’orizzonte culturale e sociale con cui vengono a confronto. Sempre più spesso le vittime della violenza e della povertà, abbandonando le loro terre d’origine, subiscono l’oltraggio dei trafficanti di persone umane nel viaggio verso il sogno di un futuro migliore. Se, poi, sopravvivono agli abusi e alle avversità, devono fare i conti con realtà dove si annidano sospetti e paure. Non di rado, infine, incontrano la carenza di normative chiare e praticabili, che regolino l’accoglienza e prevedano itinerari di integrazione a breve e a lungo termine, con attenzione ai diritti e ai doveri di tutti. Più che in tempi passati, oggi il Vangelo della misericordia scuote le coscienze, impedisce che ci si abitui alla sofferenza dell’altro e indica vie di risposta che si radicano nelle virtù teologali della fede, della speranza e della carità, declinandosi nelle opere di misericordia spirituale e corporale.
Sulla base di questa constatazione ho voluto che la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2016 fosse dedicata al tema: “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia”. I flussi migratori sono ormai una realtà strutturale e la prima questione che si impone riguarda il superamento della fase di emergenza per dare spazio a programmi che tengano conto delle cause delle migrazioni, dei cambiamenti che si producono e delle conseguenze che imprimono volti nuovi alle società e ai popoli. Ogni giorno, però, le storie drammatiche di milioni di uomini e donne interpellano la Comunità internazionale, di fronte all’insorgere di inaccettabili crisi umanitarie in molte zone del mondo. L’indifferenza e il silenzio aprono la strada alla complicità quando assistiamo come spettatori alle morti per soffocamento, stenti, violenze e naufragi. Di grandi o piccole dimensioni, sono sempre tragedie quando si perde anche una sola vita umana.
I migranti sono nostri fratelli e sorelle che cercano una vita migliore lontano dalla povertà, dalla fame, dallo sfruttamento e dall’ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta, che equamente dovrebbero essere divise tra tutti. Non è forse desiderio di ciascuno quello di migliorare le proprie condizioni di vita e ottenere un onesto e legittimo benessere da condividere con i propri cari?
In questo momento della storia dell’umanità, fortemente segnato dalle migrazioni, quella dell’identità non è una questione di secondaria importanza. Chi emigra, infatti, è costretto a modificare taluni aspetti che definiscono la propria persona e, anche se non lo vuole, forza al cambiamento anche chi lo accoglie. Come vivere queste mutazioni, affinché non diventino ostacolo all’autentico sviluppo, ma siano opportunità per un’autentica crescita umana, sociale e spirituale, rispettando e promuovendo quei valori che rendono l’uomo sempre più uomo nel giusto rapporto con Dio, con gli altri e con il creato?
Di fatto, la presenza dei migranti e dei rifugiati interpella seriamente le diverse società che li accolgono. Esse devono far fronte a fatti nuovi che possono rivelarsi improvvidi se non sono adeguatamente motivati, gestiti e regolati. Come fare in modo che l’integrazione diventi vicendevole arricchimento, apra positivi percorsi alle comunità e prevenga il rischio della discriminazione, del razzismo, del nazionalismo estremo o della xenofobia?
La rivelazione biblica incoraggia l’accoglienza dello straniero, motivandola con la certezza che così facendo si aprono le porte a Dio e nel volto dell’altro si manifestano i tratti di Gesù Cristo. Molte istituzioni, associazioni, movimenti, gruppi impegnati, organismi diocesani, nazionali e internazionali sperimentano lo stupore e la gioia della festa dell’incontro, dello scambio e della solidarietà. Essi hanno riconosciuto la voce di Gesù Cristo: «Ecco, sto alla porta e busso» (Ap 3,20). Eppure non cessano di moltiplicarsi anche i dibattiti sulle condizioni e sui limiti da porre all’accoglienza, non solo nelle politiche degli Stati, ma anche in alcune comunità parrocchiali che vedono minacciata la tranquillità tradizionale.
Di fronte a tali questioni, come può agire la Chiesa se non ispirandosi all’esempio e alle parole di Gesù Cristo? La risposta del Vangelo è la misericordia.
In primo luogo, essa è dono di Dio Padre rivelato nel Figlio: la misericordia ricevuta da Dio, infatti, suscita sentimenti di gioiosa gratitudine per la speranza che ci ha aperto il mistero della redenzione nel sangue di Cristo. Essa, poi, alimenta e irrobustisce la solidarietà verso il prossimo come esigenza di risposta all’amore gratuito di Dio, «che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo» (Rm 5,5). Del resto, ognuno di noi è responsabile del suo vicino: siamo custodi dei nostri fratelli e sorelle, ovunque essi vivano. La cura di buoni contatti personali e la capacità di superare pregiudizi e paure sono ingredienti essenziali per coltivare la cultura dell’incontro, dove si è disposti non solo a dare, ma anche a ricevere dagli altri. L’ospitalità, infatti, vive del dare e del ricevere.
In questa prospettiva, è importante guardare ai migranti non soltanto in base alla loro condizione di regolarità o di irregolarità, ma soprattutto come persone che, tutelate nella loro dignità, possono contribuire al benessere e al progresso di tutti, in particolar modo quando assumono responsabilmente dei doveri nei confronti di chi li accoglie, rispettando con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del Paese che li ospita, obbedendo alle sue leggi e contribuendo ai suoi oneri. Comunque non si possono ridurre le migrazioni alla dimensione politica e normativa, ai risvolti economici e alla mera compresenza di culture differenti sul medesimo territorio. Questi aspetti sono complementari alla difesa e alla promozione della persona umana, alla cultura dell’incontro dei popoli e dell’unità, dove il Vangelo della misericordia ispira e incoraggia itinerari che rinnovano e trasformano l’intera umanità.
La Chiesa affianca tutti coloro che si sforzano per difendere il diritto di ciascuno a vivere con dignità, anzitutto esercitando il diritto a non emigrare per contribuire allo sviluppo del Paese d’origine. Questo processo dovrebbe includere, nel suo primo livello, la necessità di aiutare i Paesi da cui partono migranti e profughi. Così si conferma che la solidarietà, la cooperazione, l’interdipendenza internazionale e l’equa distribuzione dei beni della terra sono elementi fondamentali per operare in profondità e con incisività soprattutto nelle aree di partenza dei flussi migratori, affinché cessino quegli scompensi che inducono le persone, in forma individuale o collettiva, ad abbandonare il proprio ambiente naturale e culturale. In ogni caso, è necessario scongiurare, possibilmente già sul nascere, le fughe dei profughi e gli esodi dettati dalla povertà, dalla violenza e dalle persecuzioni.
Su questo è indispensabile che l’opinione pubblica sia informata in modo corretto, anche per prevenire ingiustificate paure e speculazioni sulla pelle dei migranti.
Nessuno può fingere di non sentirsi interpellato dalle nuove forme di schiavitù gestite da organizzazioni criminali che vendono e comprano uomini, donne e bambini come lavoratori forzati nell’edilizia, nell’agricoltura, nella pesca o in altri ambiti di mercato. Quanti minori sono tutt’oggi costretti ad arruolarsi nelle milizie che li trasformano in bambini soldato! Quante persone sono vittime del traffico d’organi, della mendicità forzata e dello sfruttamento sessuale! Da questi aberranti crimini fuggono i profughi del nostro tempo, che interpellano la Chiesa e la comunità umana affinché anch’essi, nella mano tesa di chi li accoglie, possano vedere il volto del Signore «Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione» (2 Cor 1,3).
Risultati immagini per francesco papaCari fratelli e sorelle migranti e rifugiati! Alla radice del Vangelo della misericordia l’incontro e l’accoglienza dell’altro si intrecciano con l’incontro e l’accoglienza di Dio: accogliere l’altro è accogliere Dio in persona! Non lasciatevi rubare la speranza e la gioia di vivere che scaturiscono dall’esperienza della misericordia di Dio, che si manifesta nelle persone che incontrate lungo i vostri sentieri! Vi affido alla Vergine Maria, Madre dei migranti e dei rifugiati, e a san Giuseppe, che hanno vissuto l’amarezza dell’emigrazione in Egitto. Alla loro intercessione affido anche coloro che dedicano energie, tempo e risorse alla cura, sia pastorale che sociale, delle migrazioni. Su tutti imparto di cuore la Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 12 settembre 2015
Memoria del Santissimo Nome di Maria
FRANCESCO

giovedì 7 gennaio 2016

                                   

TANTI AUGURI SCOMODI
(DON TONINO BELLO)