"Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. Si parte prima." Fulvio Ervas – Se ti abbraccio non avere paura
mercoledì 16 marzo 2016
lunedì 7 marzo 2016
PAGINE DI STORIA
‘’Sullo schermo del pc, in un giorno come tanti, le notizie scorrono veloci.
Due naufragi al largo della Grecia: 38 morti, di cui 12 bambini.
Due giovani iracheni annegano nel fiume che separa Turchia e Bulgaria.
La Macedonia alza un nuovo muro al confine con la Grecia.
E, tra una tragedia e l’altra, la ‘’nostra’’ vita in pace: Grillo, affittopoli, Sanremo…
Le dita digitano veloci, le schermate si chiudono e si aprono, poi… quella foto.
L’avevo già chiusa, ma torno indietro.
Un drone russo ha volato su Homs, città siriana martirizzata dalla guerra civile e dai bombardamenti del regime, prima, e russi poi.
Ecco che cosa ne rimane, oggi: http://www.today.it/mondo/video-drone-homs.html, andatelo a vedere.
Ma prima andate a cercare sul web le immagini di Homs, com’era prima.
Una bella città.
Ora guardate il video.
Il drone vola alto e veloce sotto un cielo di piombo.
Le prima inquadrature sono di un grande cimitero, con le lapidi di marmo geometricamente allineate.
Poi, di colpo, la città.
Nei colori lividi, così uguale al cimitero.
Ma massacrata.
Totalmente annichilita: non un palazzo che non sia sventrato.
I tetti accartocciati e migliaia di finestre nere come orbite vuote, dietro le quali non vive più nessuno.
Qui e là i brandelli di una tenda, una sedia a rotelle, un’antenna su un tetto che volge la parabola verso il nulla.
Il drone vola indifferente, senza soffermarsi, ma tu immagini, in ciascuna di quelle case, uomini, bambini, storie, amori.
Tutto annientato.
Non c’è più nessuno, non c’è un’anima sotto il cielo di Homs.
È Chernobyl, Homs.
Una Chernobyl immota, prona sotto alle sue rovine.
E il drone continua a volare, veloce, freddamente obiettivo. Le strade sono ridotte a sterrate disseminate di carcasse di veicoli.
Si immagina il silenzio, che grava come una cappa densa sulla città morta.
Ora la videocamera inquadra, unici in vita, tre ragazzi per strada.
Al rumore del drone si voltano e alzano gli occhi al cielo, poi riprendono a camminare, verso chissà dove.
Chissà che cosa, chissà chi cercano.
Forse poveri sciacalli affamati, a caccia di un materasso, una coperta, un sacco di farina?
Sui muri sventrati, qui e là, l’impronta di un quadro che non c’è più.
Macerie, polvere e nessuno di vivo.
Vengono in mentre Dresda o Colonia, nel ’45.
È il giorno dopo l’apocalisse, Homs; è il lamento di Giobbe moltiplicato per ottocentomila anime.
È il volto vero della guerra che, dopo i rombi e le raffiche di mitra e i cannoni trionfanti, si mostra nella sua verità: nuda morte.
http://www.today.it/mondo/video-drone-homs.html, andatelo a vedere.
Non servirà a niente, guardare, se non, almeno, a sapere: da che cosa scappano, quelle folle contro cui l’Europa alza muri e barriere.
Occorre, è un impegno morale, almeno vedere.
Per cambiare questo terribile oggi.
Perché non possiamo dire, un giorno: noi non sapevamo.
(di Marina Corradi, Avvenire del 9.2.16)
Sì, è proprio una questione di anima e di … anime: se l’Europa non ritrova al più presto la sua anima… la Morte continuerà a collezionare, a fagocitare con violenta voracità, a migliaia e migliaia, piccole e grandi... anime innocenti!
Sì, anime, a migliaia, della cui morte sono complici il nostro silenzio, la nostra indifferenza, la nostra indolenza, i nostri pregiudizi, i nostri egoismi… le nostre chiusure, i nostri muri, la nostra incapacità di farci prossimi… la nostra difficoltà ad accogliere chi non si conosce… i limiti del nostro presunto amare!
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domenica 6 marzo 2016
Il dramma in Siria raccontato dai
medici di Amnesty International: "Quelli contro gli ospedali sono attacchi
deliberati e sistematici per favorire l'avanzata delle truppe di terra".
Nel mirino le forze areee siriane e russe
SIRIA - Sulla base dell'analisi dei
bombardamenti compiuti negli ultimi tre mesi dalle forze aeree siriane e russe
contro ospedali e altre strutture mediche della zona nord della provincia di
Aleppo, Amnesty International è giunta alla conclusione che "si sia
trattato di attacchi deliberati e sistematici per favorire l'avanzata delle
truppe di terra".
LA SITUAZIONE - A raccontare il
dramma siriano è direttamente l'ong, che accusa: "Decine di attacchi
contro le strutture mediche si sono verificati persino mentre veniva negoziato
il fragile cessate-il-fuoco". Le forze siriane e russe "hanno
deliberatamente attaccato strutture mediche in flagrante violazione del diritto
internazionale umanitario. Ma quello è che davvero oltraggioso è che centrare
gli ospedali pare essere diventato parte della loro strategia militare" ha
dichiarato Tirana Hassan, direttrice del programma Risposta alle crisi di
Amnesty International.

GLI ATTACCHI - "L'ultima serie
di attacchi contro le strutture mediche della zona nord della provincia di
Aleppo pare seguire lo stesso schema, in attuazione di una strategia che
dall'inizio del conflitto ha distrutto decine di strutture mediche e ucciso
centinaia di medici e infermieri" ha proseguito Hassan. In merito, Amnesty
International ha raccolto diverse prove, "schiaccianti", su almeno
sei attacchi lanciati nelle ultime settimane contro ospedali, ambulatori e
altre strutture mediche situate nella zona nord della provincia di Aleppo.
"Questi raid, che hanno causato la morte di almeno tre civili tra cui un
sanitario, e ferito altre 44 persone, perpetuano uno schema di attacchi contro
strutture mediche in varie parti della Siria e costituiscono crimini di
guerra".

LE TESTIMONIANZE - I ricercatori
dell'organizzazione per i diritti umani hanno parlato con operatori sanitari
delle sei strutture colpite e con vari organismi umanitari, tanto in Turchia
quanto in Siria. Tutti "hanno descritto le estreme difficoltà che stanno
affrontando a causa dell'alto numero di civili bisognosi di cure mediche dopo
la recente escalation, a febbraio, degli attacchi aerei nella zona".
Numerosi operatori sanitari di Anadan e Hreitan, due centri a nord-ovest di
Aleppo, hanno dichiarato che "la strategia del governo siriano di svuotare
intere città o villaggi colpendone ospedali e altre infrastrutture serve a
facilitare l'offensiva da terra". Ecco le parole di un medico di Anadan:
Gli ospedali e i servizi per la
fornitura di acqua ed elettricità sono i primi a essere attaccati. Dopo, la
gente non ha più modo di sopravvivere.

"LIBERARE" LE ZONE DI
GUERRA - Il piano raccontato da Amnesty è diabolico. Si inizia bombardando le
strutture civili di base. Si distrugge ciò che difende la vita. "Vengono
eliminate tutte le strutture fondamentali per la vita dei civili nelle zone di
guerra". Così non rimane altra scelta che andar via. Il problema, però,
"è che non tutti sono in grado di lasciare la città, in particolare gli
anziani che hanno bisogno di essere curati". La prova è data dalle
testimonianze raccolte dai volontari dell'associazione: tutte le persone
intervistate, infatti, hanno riferito che nei pressi degli ospedali colpiti non
c'erano veicoli militari, posti di blocco, combattenti o linee del fronte che
potessero 'giustificare' un attacco aereo. Gli ospedali stavano svolgendo
unicamente la loro funzione umanitaria.
Tutti gli operatori sanitari e le strutture mediche
devono essere rispettati e protetti invece di essere colpiti. I feriti e gli
ammalati sono bloccati al confine con la Turchia o stanno morendo in Siria da
quando gli ospedali sono diventati il nuovo fronte di guerra.( da http://www.today.it/mondo/guerra-siria-bombardati-ospedali.html)
martedì 1 marzo 2016
Ci
sono alcune parole-chiave in questi ultimi due articoli sulla tratta dei minori, che
si confermano a vicenda e che portano alle stesse conclusioni:
- Commuoversi e non fare niente
- Sapere e non fare niente
- Mancato stupore di fronte al
fenomeno, conosciuto da tempo.
- Fatica a portarlo all’attenzione
dei potenti-volenti.
Quest’ultimo
punto è sicuramente il più doloroso: di potenti-volenti
non se ne vedono molti in giro.
I
potenti-volenti sono coloro che
potrebbero, per incarico pubblico, intervenire con misure adeguate, ma ‘’non vogliono’’, sono ‘’non-volenti’’, non hanno nessuno
intenzione di intervenire in maniera concreta per fermare o almeno frenare il
fenomeno.
E
se sono ‘’potenti-non-volenti’’ automaticamente
diventano anche ‘’potenti-violenti’’,
perché permettono che la violenza faccia il suo corso in alternativa alla
giustizia che tutela i minori.
È
la nostra tragedia questa, sì la nostra
tragedia infinita: la nostra assuefazione ai fatti e la nostra acquisita
indolenza; il nostro attivismo riguarda solo la raccolta dei dati e la corsa
alla notizia, ma poi tutto resta solo notizia che non ci scandalizza più né più
ci interpella.
Siamo
abituati alla notizia, sapere ci basta perché ci dà la convinzione di aver
fatto il proprio dovere: sapere mi basta, cos’altro c’è da fare?
Il
fare è un’altra cosa.
Sappiamo
tutto di tutti, anche dei minori che diventano ‘’oggetto di sfruttamento’’, ma basta
saperlo per non essere fuori dal mondo… che cos’altro c’è da fare? Purtroppo
non possiamo fare niente… è un commercio troppo vasto e troppo pericoloso…
meglio lasciar perdere!
È
proprio questa la nostra tragedia: l’immobilismo, l’assuefazione, l’inattivismo,
l’indifferenza, il sapere per sapere, non per fare.
I
minori continueranno ad essere sfruttati dai trafficanti di organi e da ogni
altra organizzazione malavitosa e noi continueremo a fare i conti sulle dita di
quanti ne sono venuti a mancare ogni giorno e quante ancora saranno le vittime
della malavita e del male in proiezione futura.
Sembra
che non si possa fare altro.
Certo
c’è da chiarire bene : non si può o non si vuole fare altro!
La
differenza è sostanziale e porta a conclusioni molto diverse.
Questione di vita o di morte.
Ma
neanche la morte ci scuote più.
Neanche
la violenza.
Neanche
l’orrore umanitario.
Le
organizzazioni umanitarie lo sanno da anni… quante le vittime fin’ora?
E
quante e ne dovranno ancora essere fino a quando qualcuno si svegli e come in
una visione notturna, si renda conto della strage vissuta sotto gli occhi del
mondo e volutamente ignorata per anni?
Quanti
anni ancora?
Quanti
minori ancora?
Quanta
violenza ancora?
Quanta
sofferenza ancora?
Quante
statistiche ancora?
Ci
saranno altre interviste… e ci saranno anche altre vittime…
Ma
è chiedere troppo, questo, al mondo d’oggi… sì… è chiedere troppo… all’uomo
ultratecnolocizzato!
La
carta ci sommerge… la notizia non manca… ciò che manca è il fare che non sappiamo più fare… anzi… che non vogliamo più fare!
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