mercoledì 16 marzo 2016

BISOGNEREBBE SAPERE … 
PER CAPIRE!

Ecco che quando a qualcuno viene negato il visto sui documenti, senza giustificati motivi, il malcapitato entra in uno stato di ‘’coma indotto’’ come a dire… sprofonda in uno stato di depressione emotiva a chiusura ermetica, che gli oscura ogni orizzonte ed ogni speranza.
Rimotivarlo e rincuorarlo non servono a molto, non sortiscono nessun risultato, non hanno nessuna efficacia sul terrore che cala nell’afflizione del cuore:
 senza visto… la morte  si rifà ombra scura che ripropone i suoi tentacoli avidi di vita umana!
Irrompe come lampo improvviso in quella già tanto fragile speranza di sopravvivenza e torna a violentarla 
nella sua già provata pazienza!
È l’unico pensiero vivo che gira e rigira nella testa.
È l’unico argomento capace di impedire ancora  il sonno e togliere quell’appetito ritrovato.
È l’unica certezza che ancora una volta viene a rompere quella già tanto fragile speranza di avere ancora un’ opportunità di vita.
Sì, un’opportunità, perché, in certi luoghi, la vita non è ancora un diritto, un dono, ma un’ opportunità che non a tutti viene concessa; a volte viene negata per motivi inesistenti, ingiusti, frutto di una mente perversa… la vita diventa una chimera… una speranza alla quale non si ha diritto. Così può accadere che qualcuno entri di notte nella tua misera casa armato di macete e ti uccida la famiglia sotto gli occhi e tu resti immobile e cristallizzi quegli attimi nella tua mente come ultimo ricordo di una famiglia che non c’è più!
Un visto negato, in questi casi, risveglia quelle immagini mai del tutto assopite e permette alla morte di invaderti ancora,  come a prepararti per l’attimo futuro, per l’attimo fatale, ti fa già assaporare il suo gusto amaro, quel sapore acre di sangue umano che continua a scorrere a fiumi fra le mani di un dittatore che governa con il terrore e uccide senza pietà e spinge, indirettamente, ad ‘’affrontare l’ignoto per sfuggire alla morte’’; a sfidare la morte stessa in un viaggio dalle fragili speranze, lungo anni e fatto di angherie, soprusi e maltrattamenti, di percosse e sfruttamenti, vissuto nel terrore di essere scoperti o di essere uccisi se qualche parente clemente non pagasse per te la quota richiesta dai mercanti di uomini; un viaggio in cui solo le pietre ti offrono un giaciglio per una notte di riposo e dove viaggiare nel portabagagli chiuso di un autobus per sfuggire ai terroristi in cerca di proseliti diventa l’unica ‘’speranza insperabile’’ di sopravvivenza.
Certo, bisognerebbe sapere… dei lunghi viaggi della morte e non della vita, viaggi che durano anni tra deserti a piedi nudi e fughe nei boschi tra rovi e spine per sfuggire alla polizia corrotta che ti toglie tutto quello che hai (soldi, telefonino, braccialetti…) e ti bastona lasciandoti a terra senza fiato… senza vita!
Certo bisognerebbe sapere… del terrore incubato nei lunghi viaggi sommersi in Paesi sconosciuti dove l’unica certezza è ‘’il mafioso’’ di turno che ti compra e poi ti rivende a mani violente pronte a buttarti a mare se qualcosa ‘’va storto’’.
Una catena di mercanti di uomini ininterrotta da un continente all’altro, da un Paese all’altro, da una mano all’altra, corrotta, perversa, scellerata per il traffico insolito di cui si fa promotore!
Bisognerebbe sapere… certo… dietro quegli occhi, spesso rossi di pianto, la paura che viene su al pensiero di dover ritornare laggiù, nell’inferno e  di aver affrontato ogni cosa per  niente!
I visti si negano senza tanti controlli, per percentuali: uno sì, dieci no… più o meno così!
Tanto dei profughi non c’è nessuno che se ne cura!
Di fronte ad un ricorso su cento visti negati… che vuoi che sia… se ne salva uno e se ne affondano altri novantanove.
È la logica perversa che attraversa e accomuna i Continenti e che gioca con la vita e la morte, con la paura, il terrore, l’ingiustizia e il diritto ad esistere.
Bisognerebbe sapere… per capire… che cosa spinge un minorenne a fuggire di notte e affidarsi soltanto alle stelle, le uniche che vegliano su di lui e che assisteranno notte dopo notte al suo pianto ininterrotto, al dolore del suo camminare per mesi, alla fatica delle sue fughe quotidiane, ai suoi sogni spezzati, alla possibilità di un motivo di morte improvvisa… che sia l’acqua del Mediterraneo o il calcio di un mercante di uomini o i fili della corrente elettrica messi a polsi e caviglie per spaventare e costringere all’obbedienza cieca senza resistenze e senza reazioni di sorta!
Sì, bisognerebbe proprio sapere… che il mondo non è uguale dappertutto…  che il mondo è rotondo, sì, ma solo nella forma, per il resto … mantiene la quadratura del terrore, la spigolosità della dittatura, la verticalità della tirannìa, la sottile perfidia del dispotismo, la tragica lateralità della prepotenza  e dell’oppressione.
Sì, bisognerebbe proprio sapere … per capire dietro quegli sguardi mai tristi e spenti, nonostante tutto; dietro quel sorriso tipico dei bengalesi, malgrado tutto; dietro quelle parole fatte di italiano-inglese-dialetti-tribali-impossibili, di suoni e vibrazioni emotive cariche di paure accumulate…  ecco, bisognerebbe proprio sapere… cosa c’è dietro un volto che ha visto tutto l’orrore di un mondo disumanizzato e militarizzato, armato e in guerra contro la libertà e il diritto alla vita… cosa c’è che spinge all’ignoto come speranza e che fa sprofondare nel peggiore degli incubi di fronte ad un visto negato!
Sì, bisognerebbe sapere… anche se non basta nemmeno il sapere… bisognerebbe esserci… per sapere… per capire… una realtà che di virtuale non ha niente… ma dove si muore come nei più comuni videogiochi per bambini, muovendo un joistick o schiacciando un pulsando a caso, per vedere cosa succede… sì… si muore così… oggi… in questo momento… da anni… di fronte ad un mondo… che sa solo stendere filo spinato per recintare e tutelare la sua porzione di mondo avuta in possesso per concessione di antichi pionieri… migranti anche loro… in fuga dalla carestia e dalla fame… ricordi oggi non più vivi e reali… ma solo storie che riempiono pagine ingiallite e strappate dal tempo.
Siamo tutti frutto di migrazioni antiche, di quel bisogno di sopravvivenza che animò il cuore dell’uomo fin dall’inizio… ma questa è storia passata per noi occidentali… passata anche se di recente… acqua che non macina più mulini… ed ecco perchè concedere un visto diventa un gioco matematico… una svista innocente… casuale… un rifiuto che non c’entra con il razzismo e i pregiudizi… una svista che aggiunge sangue al sangue, incubi ad incubi, violenza a violenze, terrore al terrore… 
ingiustizia ad ingiustizia!
Se sapere bastasse… il mondo sarebbe più umano!
Ma… credo… che anche il sapere sia soggetto ad interpretazioni relative e soggettive e induce a considerazioni sbagliate… forse… non è il sapere la soluzione giusta… 
ma l’amare, sempre, chiunque e dovunque!
Difficile scelta… illogica risposta ad una mente che razionalizza anche i sentimenti e le emozioni!
Sì… forse non basta sapere… l’amore non passa per la ragione… ma percorre la via del cuore… da cuore a cuore… già… da cuore a cuore… sarebbe bello… se ci fossero ancora cuori aperti a questo flusso d’amore… è vero, qualcuno se ne trova di tanto in tanto… ma non bastano per sovvertire l’ordine innaturale delle cose, che ha preso il sopravvento sulla giustizia umana e sulla democrazia che sottende ad ogni buon governo pubblico.
L’ordine naturale delle cose è stato ormai reimpastato con prepotenze ed egoismi e niente è più lo stesso di prima…
Se la speranza non muore mai… ecco è in questo che bisogna impegnarsi… nel mantenere viva la speranza… che è ancora possibile che l’uomo si ravveda e decida di ritornare in sé… e riconosca la perversità della sua condotta e l’inammissibilità del suo giudizio corrotto e condizionato da una logica illogica, 
fatta di fame di potere e ricchezza.
Sarebbe bello… ma i sogni non sempre si realizzano tutti nel modo voluto e nel tempo desiderato… a volte si infrangono contro gli scogli della violenza… del disinteresse… dell’assurdità in cui, oggi più che mai, abbiamo circoscritto ed incatenata la vita.

Bisognerebbe riscoprire la forza trainante e vitale dell’amore, per dare a questo pianeta sofferente una speranza di sopravvivenza a se stesso… e bisognerebbe anche farlo in fretta… il tempo, purtroppo, sa essere ancora più implacabile dell’Isis!

lunedì 7 marzo 2016

PAGINE DI STORIA

QUESTIONE DI… ANIMA/E


Risultati immagini per homs libia

‘’Sullo schermo del pc, in un giorno come tanti, le notizie scorrono veloci.
Due naufragi al largo della Grecia: 38 morti, di cui 12 bambini.
Due giovani iracheni annegano nel fiume che separa Turchia e Bulgaria.
Risultati immagini per homs libiaIn ventimila sono in fuga da Aleppo distrutta.
La Macedonia alza un nuovo muro al confine con la Grecia.
E, tra una tragedia e l’altra, la ‘’nostra’’ vita in pace: Grillo, affittopoli, Sanremo…
Le dita digitano veloci, le schermate si chiudono e si aprono, poi… quella foto.
L’avevo già chiusa, ma torno indietro.
Un drone russo ha volato su Homs, città siriana martirizzata dalla guerra civile e dai bombardamenti del regime, prima, e russi poi.
Ecco che cosa ne rimane, oggi: http://www.today.it/mondo/video-drone-homs.html, andatelo a vedere.
Ma prima andate a cercare sul web le immagini di Homs, com’era prima.
Risultati immagini per homs libiaUna citta di 800mila abitanti, moschee e altri edifici religiosi, palazzi, qualche grattacielo. Viali alberati, traffico, giardini.
Una bella città.
Ora guardate il video.
Il drone vola alto e veloce sotto un cielo di piombo.
Le prima inquadrature sono di un grande cimitero, con le lapidi di marmo geometricamente allineate.
Poi, di colpo, la città.
Nei colori lividi, così uguale al cimitero.
Ma massacrata.
Totalmente annichilita: non un palazzo che non sia sventrato.
I tetti accartocciati e migliaia di finestre nere come orbite vuote, dietro le quali non vive più nessuno.
Qui e là i brandelli di una tenda, una sedia a rotelle, un’antenna su un tetto che volge la parabola verso il nulla.
Il drone vola indifferente, senza soffermarsi, ma tu immagini, in ciascuna di quelle case, uomini, bambini, storie, amori.
Tutto annientato.
Non c’è più nessuno, non c’è un’anima sotto il cielo di Homs.
Risultati immagini per homs libiaNemmeno un cane per strada o un uccello che voli. Se ne sono andati tutti.
È Chernobyl, Homs.
Una Chernobyl immota, prona sotto alle sue rovine.
E il drone continua a volare, veloce, freddamente obiettivo. Le strade sono ridotte a sterrate disseminate di carcasse di veicoli.
Si immagina il silenzio, che grava come una cappa densa sulla città morta.
Ora la videocamera inquadra, unici in vita, tre ragazzi per strada.
Al rumore del drone si voltano e alzano gli occhi al cielo, poi riprendono a camminare, verso chissà dove.
Chissà che cosa, chissà chi cercano.
Forse poveri sciacalli affamati, a caccia di un materasso, una coperta, un sacco di farina?
Risultati immagini per homs libiaIl drone vola oltre.
Sui muri sventrati, qui e là, l’impronta di un quadro che non c’è più.
Macerie, polvere e nessuno di vivo.
Vengono in mentre Dresda o Colonia, nel ’45.
È il giorno dopo l’apocalisse, Homs; è il lamento di Giobbe moltiplicato per ottocentomila anime.
È il volto vero della guerra che, dopo i rombi e le raffiche di mitra e i cannoni trionfanti, si mostra nella sua verità: nuda morte.


Risultati immagini per homs libiaPer sapere da cosa fuggono veramente quelle decine di migliaia di profughi con i figli in braccio che naufragano a Kos o si incolonnano nei Balcani.
Non servirà a niente, guardare, se non, almeno, a sapere: da che cosa scappano, quelle folle contro cui l’Europa alza muri e barriere.

Occorre, è un impegno morale, almeno vedere.
Per cambiare questo terribile oggi.
Perché non possiamo dire, un giorno: noi non sapevamo.
 (di Marina Corradi,  Avvenire del 9.2.16)


Sì, è proprio una questione di anima e di … anime: se l’Europa non ritrova al più presto la sua anima… la Morte continuerà a collezionare, a fagocitare con violenta voracità, a migliaia e migliaia, piccole e grandi... anime innocenti!


Sì, anime, a migliaia, della cui morte sono complici il nostro silenzio, la nostra indifferenza, la nostra indolenza, i nostri pregiudizi, i nostri egoismi… le nostre chiusure, i nostri muri, la nostra incapacità di farci prossimi… la nostra difficoltà ad accogliere chi non si conosce… i limiti del nostro presunto amare!

domenica 6 marzo 2016

PAGINE DI STORIA

Bombardare gli ospedali, la nuova strategia di guerra
Il dramma in Siria raccontato dai medici di Amnesty International: "Quelli contro gli ospedali sono attacchi deliberati e sistematici per favorire l'avanzata delle truppe di terra". Nel mirino le forze areee siriane e russe

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SIRIA - Sulla base dell'analisi dei bombardamenti compiuti negli ultimi tre mesi dalle forze aeree siriane e russe contro ospedali e altre strutture mediche della zona nord della provincia di Aleppo, Amnesty International è giunta alla conclusione che "si sia trattato di attacchi deliberati e sistematici per favorire l'avanzata delle truppe di terra".

LA SITUAZIONE - A raccontare il dramma siriano è direttamente l'ong, che accusa: "Decine di attacchi contro le strutture mediche si sono verificati persino mentre veniva negoziato il fragile cessate-il-fuoco". Le forze siriane e russe "hanno deliberatamente attaccato strutture mediche in flagrante violazione del diritto internazionale umanitario. Ma quello è che davvero oltraggioso è che centrare gli ospedali pare essere diventato parte della loro strategia militare" ha dichiarato Tirana Hassan, direttrice del programma Risposta alle crisi di Amnesty International.

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GLI ATTACCHI - "L'ultima serie di attacchi contro le strutture mediche della zona nord della provincia di Aleppo pare seguire lo stesso schema, in attuazione di una strategia che dall'inizio del conflitto ha distrutto decine di strutture mediche e ucciso centinaia di medici e infermieri" ha proseguito Hassan. In merito, Amnesty International ha raccolto diverse prove, "schiaccianti", su almeno sei attacchi lanciati nelle ultime settimane contro ospedali, ambulatori e altre strutture mediche situate nella zona nord della provincia di Aleppo. "Questi raid, che hanno causato la morte di almeno tre civili tra cui un sanitario, e ferito altre 44 persone, perpetuano uno schema di attacchi contro strutture mediche in varie parti della Siria e costituiscono crimini di guerra".
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LE TESTIMONIANZE - I ricercatori dell'organizzazione per i diritti umani hanno parlato con operatori sanitari delle sei strutture colpite e con vari organismi umanitari, tanto in Turchia quanto in Siria. Tutti "hanno descritto le estreme difficoltà che stanno affrontando a causa dell'alto numero di civili bisognosi di cure mediche dopo la recente escalation, a febbraio, degli attacchi aerei nella zona". Numerosi operatori sanitari di Anadan e Hreitan, due centri a nord-ovest di Aleppo, hanno dichiarato che "la strategia del governo siriano di svuotare intere città o villaggi colpendone ospedali e altre infrastrutture serve a facilitare l'offensiva da terra". Ecco le parole di un medico di Anadan:
Gli ospedali e i servizi per la fornitura di acqua ed elettricità sono i primi a essere attaccati. Dopo, la gente non ha più modo di sopravvivere.
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"LIBERARE" LE ZONE DI GUERRA - Il piano raccontato da Amnesty è diabolico. Si inizia bombardando le strutture civili di base. Si distrugge ciò che difende la vita. "Vengono eliminate tutte le strutture fondamentali per la vita dei civili nelle zone di guerra". Così non rimane altra scelta che andar via. Il problema, però, "è che non tutti sono in grado di lasciare la città, in particolare gli anziani che hanno bisogno di essere curati". La prova è data dalle testimonianze raccolte dai volontari dell'associazione: tutte le persone intervistate, infatti, hanno riferito che nei pressi degli ospedali colpiti non c'erano veicoli militari, posti di blocco, combattenti o linee del fronte che potessero 'giustificare' un attacco aereo. Gli ospedali stavano svolgendo unicamente la loro funzione umanitaria.
Tutti gli operatori sanitari e le strutture mediche devono essere rispettati e protetti invece di essere colpiti. I feriti e gli ammalati sono bloccati al confine con la Turchia o stanno morendo in Siria da quando gli ospedali sono diventati il nuovo fronte di guerra.
( da http://www.today.it/mondo/guerra-siria-bombardati-ospedali.html)

martedì 1 marzo 2016

PAGINE DI STORIA
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IL FARE CHE NON VOGLIAMO FARE

Ci sono alcune parole-chiave in questi ultimi due articoli sulla tratta dei minori, che si confermano a vicenda e che portano alle stesse conclusioni:
  1. Commuoversi e non fare niente
  2. Sapere e non fare niente
  3. Mancato stupore di fronte al fenomeno, conosciuto da tempo.
  4. Fatica a portarlo all’attenzione dei potenti-volenti.
Quest’ultimo punto è sicuramente il più doloroso: di potenti-volenti non se ne vedono molti in giro.
I potenti-volenti sono coloro che potrebbero, per incarico pubblico, intervenire con misure adeguate, ma ‘’non vogliono’’, sono ‘’non-volenti’’, non hanno nessuno intenzione di intervenire in maniera concreta per fermare o almeno frenare il fenomeno.
E se sono ‘’potenti-non-volenti’’ automaticamente diventano anche ‘’potenti-violenti’’, perché permettono che la violenza faccia il suo corso in alternativa alla giustizia che tutela i minori.
Risultati immagini per minori migrantiCome al solito, si fanno indagini, inchieste, interviste… e poi tutto resta sulla carta, tutto finisce con una lacrimuccia sul luogo della tragedia e poi… ci rivediamo alla prossima tragedia con altre lacrime a portata di fazzoletto.
È la nostra  tragedia questa, sì la nostra tragedia infinita: la nostra assuefazione ai fatti e la nostra acquisita indolenza; il nostro attivismo riguarda solo la raccolta dei dati e la corsa alla notizia, ma poi tutto resta solo notizia che non ci scandalizza più né più ci interpella.
Siamo abituati alla notizia, sapere ci basta perché ci dà la convinzione di aver fatto il proprio dovere: sapere mi basta, cos’altro c’è da fare?
Il fare è un’altra cosa.
Sappiamo tutto di tutti, anche dei minori che diventano ‘’oggetto di sfruttamento’’, ma basta saperlo per non essere fuori dal mondo… che cos’altro c’è da fare? Purtroppo non possiamo fare niente… è un commercio troppo vasto e troppo pericoloso… meglio lasciar perdere!
È proprio questa la nostra tragedia: l’immobilismo, l’assuefazione, l’inattivismo, l’indifferenza, il sapere per sapere, non per fare.
I minori continueranno ad essere sfruttati dai trafficanti di organi e da ogni altra organizzazione malavitosa e noi continueremo a fare i conti sulle dita di quanti ne sono venuti a mancare ogni giorno e quante ancora saranno le vittime della malavita e del male in proiezione futura.
Sembra che non si possa fare altro.
Certo c’è da chiarire bene : non si può o non si vuole fare altro!
La differenza è sostanziale e porta a conclusioni molto diverse.
 Questione di vita o di morte.
Ma neanche la morte ci scuote più.
Neanche la violenza.
Neanche l’orrore umanitario.
Le organizzazioni umanitarie lo sanno da anni… quante le vittime fin’ora?
E quante e ne dovranno ancora essere fino a quando qualcuno si svegli e come in una visione notturna, si renda conto della strage vissuta sotto gli occhi del mondo e volutamente ignorata per anni?
Quanti anni ancora?
Quanti minori ancora?
Quanta violenza ancora?
Quanta sofferenza ancora?
Quante  statistiche ancora?
Ci saranno altre interviste… e ci saranno anche altre vittime…
E saremo ancora qui a contarle… sì … solo a contarle… come le pecorelle quando il sonno non viene… ma loro sono esseri umani che gridano tutto l’orrore della nostra indolenza, della nostra apatia, della nostra incapacità di andare oltre la commozione e di agire con determinatezza e legalità.
Ma è chiedere troppo, questo, al mondo d’oggi… sì… è chiedere troppo… all’uomo ultratecnolocizzato!
La carta ci sommerge… la notizia non manca…  ciò che manca è il fare che non sappiamo più fare… anzi… che non vogliamo più fare!