lunedì 29 agosto 2016




Le tragedie che segnano il futuro

   Risultati immagini per omran daqneesh        Terremoto, il biglietto del soccorritore a Giulia: "Scusa se siamo arrivati tardi"
Sono immagini che hanno fatto il giro del mondo, scuotendo, indignando e commuovendo il cuore di  tante persone. Omran e Giorgia, due bambini estratti dalle macerie e sopravvissuti l’uno alla furia della guerra in Siria, l’altra a quella della natura ad Amatrice. Forse l’essere sopravvissuti è l’unica cosa che hanno in comune, perché le vite di Omran e Giorgia guardano ora a un futuro di realtà che hanno prospettive ben diverse.
Oggi tuttavia rappresentano ambedue dolore e desolazione: i loro rispettivi fratellini non ce l’hanno fatta, sono morti sotto le macerie; la loro casa, la loro scuola e il loro paese sono completamente distrutti; per Omran le bombe continueranno sciaguratamente a essere lanciate su Aleppo dalla follia omicida degli uomini, per Giorgia tutto dipenderà dalla volontà politica di far fronte con strumenti adeguati alle inaspettate e pur continue convulsioni della terra che, sul nostro territorio, da anni seminano macerie e morte.
Evidentemente i due bambini non hanno nulla in comune… e nessun filo rosso congiunge Amatrice ad Aleppo, salvo il filo della paura e del perdere tutto, compreso il futuro che si era immaginato.
Forse il futuro di Omran si affiderà a quello già sognato e pagato in anticipo molto caro dalle migliaia di profughi che fuggono dai loro Paesi in guerra per approdare sulle coste di un’Europa purtroppo ancora troppo arcigna e inospitale; forse il futuro di Giorgia e della sua gente, che deve credere nella ricostruzione sicura del suo paese, della sua scuola, della sua chiesa potrebbe essere il richiamo anche a una più forte comprensione e solidarietà per i tanti Omran, piccoli e grandi, che dovranno ricominciare a credere e a sperare nel loro futuro.(http://www.apiceuropa.com - di  Adriana Longoni  . 26 August 2016)

I terremoti sono calamità naturali. 

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Le guerre sono calamità umane!

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Fra le due... le più devastanti, violente, distruttive, disumane, inconcepibili, inaccettabili...  
sono le seconde.

giovedì 25 agosto 2016

Siamo tutti tristi!

A volte si dicono tante parole, senza poi aver detto qualcosa di veramente importante.
A volte si ascoltano tante parole, senza poi ricordare molto di quanto si è ascoltato.
A volte si parla la stessa lingua e si fa fatica a comprendersi.
A volte è il silenzio che parla e le parole mute dicono cose che non si sarebbero dette mai.
A volte lo sguardo interrogativo coglie uno sguardo assente, un volto scoraggiato, una speranza spenta.
A volte la domanda è breve: perché sei triste oggi?
La risposta, in un italiano pronunciato a fatica e poco corretto, è ancora più breve: siamo tutti tristi!
Il motivo di quella tristezza è tutto racchiuso nei loro sguardi, chini sui libri di italiano che ancora non capiscono bene, immersi in sogni che si allontanano sempre di più, avvolti in una speranza che forse … è affondata su quei barconi… prima di toccare terra!

Siamo tutti tristi!

Mi resta come un’eco dentro… è la loro tristezza che adesso parla nel silenzio sceso sui loro libri e nei loro occhi rossi in cui il pianto non osa scorrere fuori… pur dilagando dentro!


domenica 14 agosto 2016

IL CORAGGIO CHE NON C’E’.

Commentare le stragi  e gli atti di terrorismo di questi ultimi mesi non serve, perché sono situazioni che si commentano da sole; più che fiumi di parole, occorre nel silenzio sentire la commozione del cuore.Quella commozione che dice ogni cosa: che guarda, capisce, ascolta, pensa, prega, chiede pietà…Le parole a volte chiedono vendetta, il cuore sa solo chiedere pietà.
Ed è forse di pietà che, oggi più che mai, abbiamo bisogno!
Pietà per chi uccide: non sa quello che fa.
Pietà per chi viene ucciso: martire innocente e inconsapevole.
Pietà per chi resta: lacerato, disperato, trafitto nella sua intimità.
Riscoprire la pietà e il dono delle lacrime, come ci dice papa Francesco, forse fa più bene al cuore di qualunque altra forma di consolazione.

Pensando a tutto questo, mentre scorrevano le immagini delle terribili stragi di questi ultimi mesi, che i media hanno abbondantemente e molto dettagliatamente proposto, c’era una domanda che puntualmente mi veniva su e che puntualmente rimandavo giù.
Una domanda terribile che mi faceva male al cuore solo a pensarla.Non sono riuscita però a metterla a tacere, ad ogni notizia del telegiornale ritornava sempre più forte di prima.
La domanda era questa: come si fa a considerarsi martiri-eroi, uccidendo degli innocenti?

Quale logica può mai innescare la convinzione che uccidendo bambini che giocano, donne che vanno al mercato, malati che combattono fra la vita e la morte negli ospedali, pensionati che si permettono la vacanza di un giorno dopo una vita di sacrifici e duro lavoro, giovani studenti che mangiano un panino in un fast food, fedeli che pregano in chiesa per la pace nel mondo, sacerdoti, missionari e religiose che spendono la loro vita per salvare quella degli altri… si diventa degli eroi?
Dov’è mai il coraggio di chi uccide gente che non può difendersi, che non ha offeso nessuno né con barzellette né con dichiarazioni di guerra?
Dov’è il coraggio di chi prende un camion e si lancia su gente che passeggia vicino alla propria casa, in un luogo di vacanza e si concede un pomeriggio libero dagli impegni quotidiani?Ma di quale coraggio parliamo?
Di quale coraggio dobbiamo parlare?
Dove sta il coraggio di un malato di mente che spara all’impazzata su persone che fanno spesa in un supermercato?
Dove sta l’orgoglio, l’eroismo, la medaglia al valore di chi va in giro con un coltello o un macete ad uccidere gente che prende un treno per tornare a casa dalla propria famiglia?
Dov’è il coraggio di chi rapisce e arruola bambini di 8- 9 anni?
Di chi illude giovani e li manda a bombardare scuole ed ospedali
?Dove sta l’orgoglio di chi uccide solo perché l’altro non condivide il suo stesso credo religioso?Dove può mai stare la felicità di un padre nel vedere i suoi figli uccidere altri suoi figli?
Chi potrebbe mai esultare per quest’orrore?
Se la domanda mi ha profondamente inquietato e turbato, la risposta mi angoscia ancora di più:

Il terrore e la barbaria non hanno niente in comune con il coraggio: il nome per indicare tutto questo è ben diverso dalla parola coraggio… direi che è il suo opposto!
Il coraggio vero è di chi resiste in mezzo all'orrore, non di chi lo compie!
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