mercoledì 24 giugno 2015




L’EMERGENZA… INFINITA!

Immigrati, la truffa delle tendopoli. Ecco perché il governo preferisce il caos
Mentre si moltiplicano le fughe dai centri di accoglienza, l'esecutivo non prende in esame la possibilità di un decreto di protezione internazionale temporanea. Una strada già battuta con successo in occasione delle emergenze profughi provenienti dall'Albania e dalla Bosnia

Sul caso-migranti, il governo naviga a vista. E “lo tsunami umano difficile da gestire”, come è stato definito da B., continua a creare problemi e imbarazzi all’esecutivo.

Da una parte U. B. e i suoi “fuori dal nostro territorio”, dall’altra il suo compagno di partito R. M., che, in aperta contraddizione con la politica della Lega in materia di immigrazione, chiude entrambi gli occhi di fronte alle continue fughe dai centri d’accoglienza.

Il simbolo di quello che accade è la tendopoli di Manduria. Qui, nel giro di due giorni, sono arrivate circa 3000 persone. Sono fuggite in 2500. Con il beneplacito dello Stato. Giovedì gli abitanti del paese pugliese si erano organizzati in ronde per riportare, con le buone o con le cattive, nel centro chi era uscito. In pulmino i cittadini caricavano i migranti e li trasportavano nelle tende. Venerdì, una volta capito che il centinaio di agenti posti di guardia al campo avevano l’ordine di non intervenire, ecco che le ronde si sono messe a trasferire gli immigrati nella vicina stazione ferroviaria.

Insomma, è il caos. Sia dal punto di vista organizzativo che politico. Sì, perché sono bastate poco più di 15mila persone per mandare in tilt un paese da 60 milioni di abitanti. Non uno “tsunami”, e nemmeno un evento inatteso visto che già un mese fa il ministro Maroni parlava di 300mila sbarchi. Semplicemente qualcosa di previsto rispetto cui il governo non ha saputo (o voluto) attrezzarsi.

Così adesso c’è Berlusconi che annuncia il via libera delle regioni sull’istallazione di altre tendopoli per essere smentito subito dopo dal presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani. E dal centro di Manduria, teatro di una spettacolare fuga di massa, al Villaggio della solidarietà di Mineo, in provincia di Catania, è un continuo fuggi fuggi. Profughi, clandestini, immigrati economici, non fa differenza. Tutti verso nord. Spesso con il placet delle forze dell’ordine che dicono “non ci è stato detto di intervenire”.

Eppure una soluzione ci sarebbe. A proporla è il pool di legali dell’associazione Avvocati per niente. “Mentre il governo spacca il capello in quattro per cercare di capire che trattamento riservare ai profughi piuttosto che ai clandestini – dice A. G., membro dell’associazione – fa finta di non sapere che la risoluzione del problema è a portata di mano”. Secondo Guariso, il governo dovrebbe fare un decreto d’urgenza sulla linea di quello che fece nel 1991 durante la crisi albanese. “L’esecutivo può e deve emanare una legge di protezione temporanea”, dice l’avvocato che sottolinea come la normativa non solo sia contemplata dalle disposizioni europee (articolo 78 del Trattato di Lisbona), ma soprattutto sia esplicitamente prevista anche dal Testo unico sull’immigrazione. “L’articolo 20 recita che in presenza di guerre, catastrofi o altri eventi di particolare gravità – sottolinea G. – ai migranti è consentito temporaneamente di stare in Italia e di girare nell’area Schengen”.

Il governo però un decreto del genere non lo vuole approvare. Non può farlo la Lega che ha timore di perdere la faccia nei confronti del suo elettorato. Non può farlo B. che teme di perdere l’appoggio del Carroccio. Quindi la soluzione è all’italiana: da una parte si dice “rispediamoli a casa”, dall’altra si ordina alle forze di Polizia di chiudere tutti e due gli occhi davanti ai migranti che evadono dai centri, occupano i treni verso nord e cercano in una maniera o nell’altra di raggiungere la Francia, il Belgio e la Germania.

Sono i numeri a parlare. I 3500 tunisini sbarcati a Lampedusa e trasferiti nelle strutture di accoglienza in continente sono fuggiti dai centri e ora si stanno accalcando alla frontiera di Ventimiglia, nel tentativo di raggiungere le città francesi. Ultima tappa di un viaggio iniziato su un barcone nei porti tunisini…

Ma com’è possibile che le forze dell’ordine e soprattutto il Viminale tollerino questa continua emorragia di immigrati? Soprattutto alla luce del fatto che il ministro dell’Interno è la stessa persona che nel 2008 sottoscrisse gli accordi con la Libia per i respingimenti in alto mare. Quel trattato, che mandò su tutte le furie Europa e Nazioni unite, prevedeva che tutti i barconi che incrociavano nel Canale di Sicilia fossero respinti. Poco importava se sui natanti ci fossero immigrati economici o gente che scappava da guerre e carestie e quindi bisognosa (e soprattutto avente diritto) di protezione internazionale. Oggi le indicazioni del Viminale sono di segno opposto. “Maglie larghe”, come hanno riferito fonti qualificate del ministero a Repubblica.

“Dai nostri superiori abbiamo avuto indicazioni di fare finta di niente”, dice al fattoquotidiano.it un agente della Polfer in servizio sul treno interregionale che da Milano va a Ventimiglia. Sul convoglio, uno dei tanti, ci sono almeno una trentina di giovani tunisini che sperano di raggiungere la Francia attraversando, in un modo o nell’altro, il confine fra Ventimiglia e Menton. Forse non sanno ancora che non appena attraversata la frontiera, la polizia francese li arresterà per poi lasciarli nuovamente liberi, ma in Italia.
Risultati immagini per immigrati in italia
La situazione nella città ligure è paradossale e, assieme a Manduria, è un’altra istantanea su come è stata affrontata questa emergenza. Centinaia di giovani tunisini fanno la spola fra la stazione ferroviaria e il confine di Stato. “Non possiamo fare niente se non monitorare la situazione dal punto di vista dell’ordine pubblico. Speriamo semplicemente che nessuno si faccia male tentando di arginare i controlli francesi”, dicono gli agenti di polizia che controllano la città. E hanno ragione perché per arrivare in Francia, gli immigrati sono disposti a tutto. Anche a rischiare la vita camminando sui binari del treno, sui sentieri di montagna o in autostrada. Ma per molti Parigi è solo un miraggio. Appena passato il confine, la Gendarmerie li aspetta implacabile. Li blocca e li riporta in Italia. E dopo l’ennesima notte passata in stazione a dormire, la giostra ricomincia: un altro viaggio, un altro rimpatrio.

Anche “il tappo” francese potrebbe essere evitato se il governo si decidesse a emanare il decreto sulla protezione temporanea. “La legge consentirebbe agli immigrati non solo di rimanere temporaneamente in Italia, ma anche di transitare nei paesi europei – sottolinea G. – E se l’esecutivo decidesse di emanare un provvedimento del genere, a quel punto Parigi non avrebbe altra scelta se non di lasciarli passare”.

Nel frattempo un monito all’Eliseo è arrivato direttamente dall’Unione europea con la commissaria Ue agli affari interni Cecilia Malmstrom che ha condannato la Francia per la sua politica dei rimpatri coatti

(di Lorenzo Galeazzi | 1 aprile 2011)


Risultati immagini per immigrati in italiaSì, la data è quella giusta, quest’articolo è stato scritto proprio nel 2011, ben 4 anni fa, eppure sembra scritto 4 minuti fa, sembra che parli della situazione di emergenza immigrati che stiamo vivendo proprio in questi giorni.
È incredibile! La Storia non si smentisce mai.
I corsi e i ricorsi storici … continuano a fare storia!
Le fughe di massa dai campi di accoglienza e le frontiere bloccate verso la Francia non sono cose solo di oggi, ma soprattutto non sono ‘’cose legate all’emergenza’’ né di oggi né di ieri, ma sono , si potrebbe dire, la ‘’normalità’’ storica.
La storia si ripete uguale a se stessa… perché l’uomo si ripete… uguale a se stesso… anche se passano gli anni, i secoli, i millenni… l’uomo resta uguale a se stesso... a crescita zero!
La speranza di una coscienza morale umana matura… resta ancora un sogno, una realtà che tarda a venire… anzi … che fa fatica a venire… quando tale crescita non è avvertito come bisogno… ma solo come un optional… la cui presenza o meno non fa la differenza!

O almeno… di questo è convinto quello stesso uomo… che si autodefinisce ULTRAMODERNO!

martedì 16 giugno 2015



C’ERA UNA VOLTA… E C’È…
UN MONDO CHE CONTINUA A NON VOLERE LA PACE!

Come una palla che rimbalza, rimbalza e continua a rimbalzare, per forza d’inerzia, senza mai entrare nel canestro, perché mancante della forza propulsiva necessaria per schizzare in alto e fare canestro cioè segnare un punto a favore…
Questo punto a favore tarda a venire perché… probabilmente nessuno lo vuole e questo conferma ciò che papa Francesco ha detto qualche settimana:
il mondo parla di pace, ma vuole la guerra!
Di cosa sto parlando!?
Parlo del fatto che si continua ad andare di riunione in riunione, in una successione di rinvii, date a venire, scadenze non rispettate… decisioni sempre da prendere… in date da stabilire… L’argomento immigrazione è quella palla che tutti fanno palleggiare e rimbalzare, senza mai farle fare canestro, cioè trovare una soluzione o almeno cercare di trovarla; sono tutti bravi a prenderla e a rilanciare la palla, come una patata bollente, che scotta nelle mani se la si trattiene un po’ di più; non si può non stare al gioco, c’è un mondo che guarda, ma si può dribblare, si può scansare il tiro, allungare i tempi, far scorrere le pagine della storia, pagine in bianco, dove ognuno può scrivere quello che vuole, verità non verità, bugie non bugie, libertà di interpretazione, così non c’è né condanna né assoluzione per nessuno; c’è un gran daffare che in realtà è solo uno spostare pedine sulla scacchiera, rimettendole poi sempre al posto di prima, come se non fossero state mosse per niente.Immigrati, "successo" al vertice Ue:
dalla maggioranza sì alla ripartizione
Uno strano momento storico è il nostro!
Tutti sanno qual è il problema, conoscono i fatti, conoscono le difficoltà, conoscono il traguardo da raggiungere… ma sembra che nessuno sappia, ma… forse meglio dire che nessuno vuole sapere, quale sia il percorso da seguire; sembra che sia impossibile trovare soluzioni serie, fondate, convinte; ci sono ipotesi, tesi, teorie, supposizioni, tentativi di proposte… ma nessuna di queste va mai a fine… non so se dire che sembra che ci sia quasi paura nel decidere o dire che non si ha voglia di decidere.
Per dare conferma a quanto dico, riporto un articolo del 23 aprile scorso, subito dopo il terribile naufragio del peschereccio colato a picco con 7-800 migranti:

’C’è una questione di dignità dell’essere umano, dell’Europa e della comunità internazionale, che Renzi pone al Parlamento italiano. E c’è una questione di sicurezza che il premier pone alla pubblica opinione Usa sulle prestigiose colonne del New York Times: ‘’ La Libia è martoriata non solo dall’instabilità interna, ma anche dal terrorismo internazionale. L’Isis opera lì, approfittando del caos creato dalla guerra civile. Non tutti quelli che si trovano sui barconi dei trafficanti di uomini sono famiglie innocenti.’’
Anche il capo di Stato Mattarella si esprime nello stesso modo da Lubiana:
’’Contiamo su iniziative forti e significative dell’UE perché ora il clima è più consapevole’’. Tra i motivi perché Bruxelles intervenga, spiega il presidente della Repubblica, c’è il diritto dei libici a vivere in pace, la necessità di ‘’porre un freno allo sfruttamento di tanti disperati e l’esigenza di contrastare l’inserimento di formazioni terroristiche che minacciano la sicurezza dell’Europa e di tutti’’.
I due aspetti, ristabilire ‘’il senso di umanità’’ dell’Europa e proteggersi da ogni rischio, saranno entrambi presenti al tavolo dei 28 riunito da oggi pomeriggio a Bruxelles. Il premier ha preparato con molto accuratezza la strategia per avere un piano UE quanto più dettagliato e forte. Merkel ha detto apertamente che l’immagine dei naufraghi di domenica è inconciliabile con i valori europei, Cameron ha addirittura chiesto scusa per essere stato tra i leader che chiesero ad ottobre che l’operazione Triton fosse in tono minore. Anche la lontana Norvegia annuncia la disponibilità di navi. Perciò Renzi si dice fiducioso circa la buona riuscita del vertice odierno, a partire dal potenziamento economico del pattugliamento in acqua internazionale.Vertice Ue, per Triton da 3 a 9 milioni. Sì a ripartizione quote, no al raddoppio
D’altra parte i vertici delle istituzioni europee , Juncker e Tusk, stanno lavorando in piena sintonia con le priorità italiane. E la Mogherini è in costante contatto con Palazzo Chigi per il piano di intervento immediato contro i barconi.
Leon, l’inviato ONU in Libia, assicura che si è vicinissimi ad una sorta di intesa minima tra i due Parlamenti rivali di Tripoli.
Sarebbe uno scenario  ottimale, lo scenario su cui si lavora in via prioritaria, perché ne conseguirebbe un accordo bilaterale UE-Libia per combattere gli scafisti, affondare i barconi, gestire i campi profughi e inviare che ne ha diritto in Europa.
… un segnale positivo è venuto dal governo di Tripoli, che si è detto disponibile a cooperare con Roma. Analogo segnale si attende da Tobruk. Però la diffidenza è tanta, anche perché i servizi di intelligence segnalano che le due autorità contrapposte potrebbe avere interessi nel traffico di ‘’carne umana’’.
Perciò oggi l’UE deve dare prova di compattezza, dimostrerebbe così ai libici di poter incassare in breve tempo una risoluzione Onu e poi intervenire in modo diretto.’’ (M. Iasevoli – Avvenire 23 aprile 2015).

Dal 23 aprile sono passati circa 2 mesi.
Risposte?
Soluzioni?
Conclusioni?
Interventi?
Proposte messe in pratica?
Azioni concrete?
Svolte decisive?
La risposta a tutte queste domande è sempre la stessa: niente, assolutamente niente.
Riscatto dell’umanità, fine delle tragedie del mare, contatti diplomatici, piccoli spiragli, attese che fanno sperare… non so se dire che niente è stato fatto con vera convinzione o se dire che tutto quello che è stato fatto non ha dato nessun tipo di esito perché non c’era convinzione nel farlo.
Vertici, contatti, presunte disponibilità… tutto naufragato in quel presunto interesse ‘’nel traffico di carne umana’’.
E se vogliamo aggiungere anche in un altrettanto, per niente presunto, traffico di armi!
E poi ci aggiungiamo la globalizzazione dell’indifferenza.
Migranti, piano Ue in 10 punti: più fondi per Triton, distruggere navi degli scafisti
E ci mettiamo anche la globalizzazione dei traffici illegali o legalmente illegali che vanno dalle piccole organizzazione criminali alle grandi reti internazionali che gestiscono i movimenti planetari in vista di benefici economici ristretti ad una cerchia di ‘’privilegiati carnefici’’.
Uno scenario a dir poco preoccupante.
E non solo per i rischi di attentati terroristici o per le minacce dell’Isis di attaccare l’Occidente… la preoccupazione viene anche dall’intreccio pericoloso degli interessi pubblici e privati che intercorrono fra i vari Continenti, soprattutto per quella mancata o inesistente piattaforma morale che potrebbe fare la differenza nelle decisioni e nelle iniziative da prendere.
È davvero così dunque, come dice papa Francesco: la pace è solo un bel discorso, un bel sogno, una bella favola, la guerra è molto più reale, più concreta, più proficua anche, i fabbricanti e i mercanti di morte prolificano e si arricchiscono sempre più perché la guerra è in stretta connessione con il potere e la ricchezza e non saprei dire se  ad eccellere siano di più le strategie economiche per finanziare le guerre o quelle belliche che provocano quelle economiche.
Su Avvenire del 25 aprile scorso c’era un  articolo riguardante proprio le strategie per la raccolta di fondi per finanziare attacchi kamikaze e le offensive dell’Is, che, dagli ultimi riscontri, pare sia diventato sempre più ‘’high tech’’, con l’uso di droni per le ricognizioni e non solo, pare che ci siano dei veicoli-killer completamente robotizzati capaci di seminare morte e distruzione.
L’ articolo titolava così ‘’ DALL’ITALIA FONDI PER I KAMIKAZECollette e visti falsi per finanziare attentati in Pakistan’’: ‘’Amico, abbiamo un grosso lavoro con l’India… Sì, faremo anche con il Pakistan, ma con un limite… lì dobbiamo fare un attentato kamikaze’’, preannunciava nel 2009 uno degli arrestati di ieri.
Negli ultimi anni, infatti,…. il gruppo con base in Sardegna avrebbe racimolato centinaia di migliaia di euro per finanziare attentati all’estero: non solo la terribile strage del 28 ottobre 2009 in un mercato di Peshawar, con 100 morti e 250 feriti, ma forse diversi altri episodi. Come quelli elencati in un sms inviato nel 2011 a un indagato da qualcuno che ringraziava per le commissioni ricevute ‘’ Abbiamo fatto saltare con un’esplosione anche una scuola in Bannu. I militari che abbiamo catturato nell’operazione contro di noi li abbiamo ammazzati.
I nostri sathi sono diventati martiri!’’.
Il gruppo, secondo il provvedimento, raccoglieva centinaia di migliaia di euro provenienti dalla gestione dell’immigrazione illegale, dalla raccolta tra i fedeli, verosimilmente dal traffico di droga e dal reimpiego in attività imprenditoriali.
Operazione mare nostrum Tre indagati riuscivano a catalizzare le risorse di un’ampia parte della popolazione pachistana in Italia e potevano disporre, per trasferire il denaro in Pakistan, di un’estesa rete di corrieri o in alternativa del sistema della hawala, un prestito informale a distanza praticato da secoli nella giurisprudenza islamica.
Nel 2011 un corriere diretto a Islamabad è stato fermato all’aeroporto di Fiumicino con 55.262 euro in contanti.
A volte il gruppo organizzava delle collette fra inconsapevoli musulmani residenti in Italia, ma soprattutto avevano avviato una fiorente attività legata all’immigrazione illegale: ’’L’Italia è diventata un grande bazar. Tutto il mondo è qui!’’ assicurava nel 2010 I. K., arrestato ieri, a un migrante:’’ Vi faccio avere il visto entro tre mesi. Per voi… 700…750 euro ‘’. In cambio di somme tra 6 e 12 mila euro, il gruppo favoriva l’ingresso in Italia di cittadini afghani e pakistani. Se il visto era solo turistico, gli immigrati venivano istruiti su come chiedere in seguito asilo politico. Altrimenti si fingeva un’assunzione.
‘’Gli accusati – scrive il GIP – trafficavano in contratti di lavoro, approfittando di imprenditori compiacenti che si prestavano ad assunzioni simulate’’.
Una rete di complicità inquietante e interessata.
‘’Mi sono arrivati 100.000 euro da altre città e da altri Paesi! Da altre città hanno versato solo sul mio conto 120.000 euro… mi ha avvisato la banca di non fare troppi versamenti di denaro perché è possibile che la Polizia mi arresti. Mi chiederanno come mai così tanti soldi vengono versati sul tuo conto e dopo riversati sul conto di altri?...’’.
C’era pure chi scappava con i soldi.
Nel 2010, R., arrestato ieri, racconta di un certo S., depositario di 1.100.000 dollari:’’ La mattina siamo rientrati e non abbiamo trovato né lui né i soldi e anche il negozio era chiuso. Non ci ha lasciato niente!’’
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Da questi fatti accaduti qualche mese fa, emergono delle verità che dire sconcertanti è dir poco:
-         Il traffico di immigrati non è cosa di questi giorni, come appare dai telegiornali che da qualche giorno urlano allo scandalo ‘’Mafia capitale’’; il traffico umano è ben radicato da anni ed è legato alle organizzazioni criminali nazionali e non, a corrotti del nostro Paese e a corrotti di altri Paesi, è legato al finanziamento delle guerre e degli atti di terrorismo, è un business inquantificabile nel quale sono coinvolti enti e istituzioni, imprese pubbliche e private, non singoli criminali, non singoli corrotti, ma c’è una rete che supporta un tale mercato, una rete dai nomi importanti, dai numeri importanti e dalle conseguenze sconcertanti.
Il sangue che scorre dalle loro mani è davvero tanto, come davvero tanti sono i milioni che passano dalle loro tasche.
Definire queste persone non è possibile: definirli mafiosi, criminali, corrotti… non basta… semplicemente non sono uomini, non appartengono alla categoria umana!
Un uomo non specula sulla sofferenza altrui, sulla povertà altrui, sui bisogni altrui, sulla pelle altrui, sulla fame altrui, sul dolore altrui, sul bisogno di vivere di altre persone!
La realtà sull’immigrazione è alquanto complessa, ma se vogliamo ben chiara: il discorso umanitario serve per i bei discorsi; il discorso economico serve per arricchire i ‘’pesci grossi’’ della corruzione; il discorso militare è scartato a priori perché nessuno vuole la guerra aperta, perché è più redditizia quella sommersa.
C’è, infatti, una guerra sommersa che uccide più della guerra palese; c’è un giro di corruzione allargato a dismisura. C’è chi muore intanto che si organizzano e si rinviano i vertici internazionali. C’è chi vede i sogni di una vita naufragare dietro a divieti di partenze e di arrivi o iniziative umanitarie che lasciano il tempo che trovano.
Migranti, Triton controlla le frontiere e lascia il soccorso ai mercantili. Ecco perché Mare Nostrum salvava più vite
Di tutte quelle belle parole, di tutti quegli incontri e quelle possibilità di svolte positive resta solo questo: le stazioni abidite a ricoveri improvvisati, sedi della Caritas semivuote perché gli immigrati non vogliono lasciare le loro impronte per non essere costretti a restare in Italia, ma avere una speranza di ricongiungersi alla propria famiglia o di andare nel Paese sognato e desiderato.
Frontiere bloccate.
Un giro di soldi che arricchisce la criminalità organizzata: un intervento difficile da portare avanti, ma necessario per un riscatto dalla corruzione e dalle speculazioni sul futuro di esseri umani.

Conclusione: c’è sempre stato un mondo che è stato più attratto dalla guerra che dalla pace, per questo le guerre hanno attraversato la Storia lasciando fiumi di sangue dietro di loro.
Sembrava che fosse giunto finalmente il tempo di voltare pagina, il tempo in cui la pace forse è diventata più attraente della guerra… sembrava, dicevo, perché in realtà questo tempo non è ancora arrivato: il mondo non vuole la pace, perché la pace permette di produrre  ricchezza legale, mentre la guerra permette di produrre ricchezza illegale di gran lunga superiore a quella legale.
La questione delle collette e delle piccole organizzazioni che cercano fondi per finanziare gli attentati dei kamikaze sono solo la punta dell’icemberg…  occorrerebbe aprire il grande capitolo dei trafficanti d’armi e dei grandi commerci di petrolio che stanno alla base dei tentennamenti europei.
La questione migranti apre scenari tanto incredibili quanto inaccettabili… quanto purtroppo crudeli nelle loro forme disumane e nelle loro conseguenze tragiche.
Ecco… c’era e c’è… un mondo che parla di pace… ma preferisce fare la guerra!
Ci sarà mai un giorno un finale diverso?
Chissa!?
La speranza c’è… ma… !

Un’ ultima cosa… mi ha colpito il passaggio sui sathi diventati martiri: c’è da dire che c’è sicuramente una visione molto diversa del martirio da cultura a cultura e forse bisognerebbe riflettere profondamente su chi è il vero martire: se martire è colui che  dona la sua vita per salvare quella degli altri o colui che mette a disposizione, volontariamente o involontariamente,  la propria vita per distruggere quella degli altri!
Domanda inquietante… per una risposta… devastante: anche il martirio è relativo!

Può essere l’uno o l’altro… dipende da quale prospettiva si guarda al problema, da quale logica si mette in campo… o forse semplicemente da ciò che si vuole raggiungere: la conquista del Paradiso … o quella della Terra!