martedì 31 dicembre 2013



OGNI ANNO NUOVO
 
CI APRE AD UNA SPERANZA  NUOVA!

CHE SIA DUNQUE L'INIZIO
 
DI UN NUOVO CAMMINO
 
DA FARE:
 
INSIEME DA FRATELLI
 
INSIEME DA FIGLI
 
INSIEME DA AMICI
 
INSIEME DA POPOLI DI UNA STESSA RAZZA
 
INSIEME
 
PERCHE' SOLO INSIEME
 
SI PUO' SPERIMENTARE L'AMORE
 
CHE FA DI TANTI POPOLI
 
UN POPOLO SOLO
 
E DI TANTI CUORI
 
UN CUORE SOLO!
 
 
 
 AUGURI   AUGURI   AUGURI   AUGURI   AUGURI   AUGURI   AUGURI   AUGURI   AUGURI

venerdì 27 dicembre 2013


LA LETTERA A FRANCESCO

 «Siamo venuti per fare una vita migliore, abbiamo trovato solo sbarre», hanno scritto nella lettera.
 E ancora: «Santo Padre, siamo noi i nuovi poveri e non siamo carne da macello…». Gli immigrati di Ponte Galeria chiedono al Papa di appoggiare le loro richieste , tra cui quella di poter uscire dal Centro Identificazione ed Espulsione. «Sospendiamo la protesta perché vediamo che si è creato un ascolto delle nostre richieste», ha poi commentato uno dei giovani che fino a poche ore fa aveva la bocca cucita . «Abbiamo deciso di rivolgerci al Papa perché è una grande guida spirituale e saprà farsi ascoltare. Però, lo ripetiamo, stiamo solo sospendendo la protesta, vogliamo dei risultati». Gli immigrati hanno seguito l’evoluzione della vicenda del Cie di Lampedusa e i risultati raggiunti nell’isola li hanno convinti che ci possa essere una soluzione anche per Ponte Galeria. L’attenzione creata dai media anche intorno alla loro protesta è stata valutata come un buon punto di partenza.


Speriamo che non sia solo un punto di partenza, ma che ci sia anche un cammino e un punto di arrivo soddisfacente per tutti!

mercoledì 25 dicembre 2013


AUGURI DI VITA NUOVA
 
DI PACE GIOIOSA
 
DI CARITA’ OPEROSA
 
DI AMORE FRATERNO
 
DI GIOIA PERENNE
 
AUGURI DI BUON NATALE

AUGURI E TANTA SERENITA'
 
A TUTTO IL MONDO INTERO
 
UNA RINNOVATA FELICITA’!!!

lunedì 23 dicembre 2013


L’INCOSCIENTE CORAGGIO DI KHALID

È scandalo!

Il video girato da Khalid e inviato in questi giorni al TG2 ha scandalizzato tutti.

Tutti hanno gridato allo scandalo.

Tutti hanno condannato quelle azioni e tutti hanno deciso di prendere provvedimenti, ognuno per le proprie competenze.

Qualcuno ha detto:’’E’ un disonore per l’Italia’’.

Qualcun altro ha chiesto il licenziamento della cooperativa in questione.

Qualcun altro ha detto: ‘’No, non basta, bisogna fare di più’’.

Qualcun altro ha iniziato lo sciopero della fame.

Altri si sono cuciti le bocche!

Ecco il vero scandalo: le bocche cucite!

Ma non quelle degli immigrati che stanno manifestando per le illegali condizioni in cui vivono da mesi… il simbolo di tutto questo scandalo sono certamente le bocche cucite ma non le loro … sono quelle, invece,  di coloro che sapevano e che hanno gridato allo scandalo solo quando di fronte al mondo non hanno più potuto tacere e far finta di niente!

Ecco il vero scandalo: tutti sapevano e tutti tacevano!

Tutti conoscevano… ma tutti volontariamente ignoravano!

Questo video che ha fatto il giro del mondo, non è il primo che documenta le oscene situazioni in cui vengono a trovarsi gli immigrati dopo lo sbarco; tanti sono i documentari che hanno da tempo e più volte mostrato le pessime condizioni in cui gli immigrati si trovano a vivere in quelli che vengono definiti centri di accoglienza o di primo soccorso!

Altri giornalisti avevano già documentato e rivelato apertamente le condizioni scandalose in cui vivono gli immigrati… ma nessuno ha prestato attenzione, nessuno ha posto l’orecchio a quanto si diceva, nessuno ha mosso un dito perché tutto questo venga risolto in tempi rapidi e fosse restituita dignità e libertà a coloro che non vengono  in Italia per essere fatti prigionieri, ma per fuggire dalla prigionìa dittatoriale e cruenta del proprio Paese.

Quando lo scandalo è conclamato di fronte al mondo… certo non si può più far finta di niente, perché il mondo diventa ‘’Giudice’’ ed anche molto severo; quando, invece, le cose che si sanno restano negli scantinati degli uffici … allora se il mondo non sa… facciamo in modo che continui a non sapere!

Lo scandalo vero è quello di fingere di non sapere, di non vedere, di non capire.

Lo scandalo vero è quello di coprire le mancanze sotto un velo di puritanesimo e di perbenismo che sa di amaro e di deludente!

Salvare le apparenze di fronte al mondo non è prendersi cura di persone che chiedono aiuto!

Sono due cose diverse, molto diverse, ben diverse!

Ma si sa… fra i diritti umani e le apparenze scenografiche… vincono sempre le seconde!

Purtroppo! Ancora purtroppo!

Purtroppo perché sarà così ancora per molto tempo… quando questi fatti saranno passati di scena, quelle scene si ripeteranno ancora… ed ancora… ed ancora!

Si crea lo scandalo… ma quando lo scandalo viene archiviato… il problema resta inalterato!

Niente o poco sarà cambiato, niente o poco sarà stato fatto!

Semplicemente perché non è facile liberarsi dalle comode zavorre della burocrazia che a parole dipinge un mondo bello e giusto per tutti e… con i fatti poi… lascia che le plurisecolari barriere ideologiche fra le razze continuino ad esistere e ad essere giustificate, continuino a dividere per la mancata volontà di unire!

Questo commento avevo inizialmente deciso di intitolarlo ‘’Il coraggio di Khalid’’, di colui che ha continuato a sfidare la morte in virtù di una speranza di giustizia; poi ho preferito far precedere quel suo coraggio dall’aggettivo ‘’incosciente’’, sì, perché bisogna proprio essere o voler essere incoscienti per fare quel che ha fatto: l’incoscienza non toglie la paura della morte, delle ritorsioni, di altre mortificazioni o altri pericoli… l’incoscienza ti fa sfidare un nemico molto più pericoloso della morte, che pure viene messa in conto, il nemico vero è un altro: è la vita!

Sì, perché la morte non cambia la sua natura, quando giunge tu sai che cosa è venuta a fare, da lei non puoi aspettarti altro: la vita, invece, t’inganna con le sue apparenze, le sue scene retoriche e appariscenti sotto le luci pubblicitarie e propagandistiche… e poi ti uccide… a riflettori spenti, ti nega ciò che ti ha promesso, ti toglie quello che ti ha dato!

Ovviamente la chiamo ‘’vita’’ usando questo termine come nome generico e come capro espiatorio, ma i nomi veri esistono, i nomi coinvolti esistono, le responsabilità esistono, le cause e le conseguenze esistono e sono ben individuabili in ogni situazione!

Ma continuiamo a prendercela con la vita… lasciandole il suo volto ignoto… fino al prossimo scandalo, fino al prossimo immigrato incosciente che vorrà sfidare la Legge delle falsi leggi!

Fino al prossimo scoop di qualche altro giornalista che vorrà cavalcare l’onda della notorietà e proseguire a spada tratta sulla scia della denuncia sociale per la sua scalata ai vertici della società!

Fino al prossimo!

E poi… il prossimo ancora!

Intanto la situazione esplode…

La rivoluzione è già in atto… ma pare che nessuno lo sappia ancora!

Khalid deve guardarsi adesso le spalle… ma dovrà guardare anche molte altre facce che gli diranno ancora no… no… ed altri no ancora… facce sorridenti e amiche… che gli prometteranno la libertà… ma la libertà ha un costo alto, molto alto… CAMBIARE LE COORDINATE DEL CUORE!

Si può cambiare tutto a questo mondo, si può rigirare tutto sottosopra… ma il cuore… il cuore no… quello non si tocca… dargli un nuovo orientamento sconvolge troppo e nessuno di questi tempi ha molta voglia di sconvolgere le proprie comode poltrone… il futuro che verrà basta augurarselo che sia migliore… un augurio e tutto è fatto… ma fare qualcosa perché lo sia o possa esserlo davvero… beh… quella è un’altra cosa!

Tutta un’altra cosa!

Si entra in ambiti pericolosi!

Quello della coscienza!

È un ambito scomodo… scomodissimo…!

giovedì 19 dicembre 2013


...E LA CHIAMANO ACCOGLIENZA!!!


 La primavera si accoglie con un sorriso

L’alba con un sospiro

Il buio con un gemito

Un amico con un saluto

Un figlio con un abbraccio

L’anno nuovo con i fuochi d’artificio

Un cucciolo con una carezza

Un fiore con un respiro

Un bimbo con una culla

Un immigrato… con un nulla!
                                 
COME CANTARE IN TERRA STRANIERA…?

 In questo periodo natalizio, questo clima di festa fatto di colori, di regali, di famiglia, di canti… dovrebbe spingerci alla ricerca di quell’ attimo d’ intimità perduta con noi stessi, ad un momento di riflessione sulla vita, sulle esperienze di questa nostra vita che, a volte, sono così forti che ci stravolgono l’intera esistenza, che cambiano radicalmente i nostri progetti del presente e del futuro e con le quali bisogna misurarsi, adeguarsi… ricominciare anche.
Si pensa alla vita, a volte, come a qualcosa di statico, di monotono, sempre uguale… quella che viene chiamata ‘'routine familiare’'; in realtà la vita è la cosa più dinamica che ci sia, perché non c’è un momento uguale ad un altro, apparentemente le feste, per esempio, si rinnovano tutte uguali le une alle altre, per anni, ma quante cose cambiano e non ce ne accorgiamo!  In alcuni casi i cambiamenti sono più visibili, in altri un po’ meno, ma nessun momento si ripete uguale a se stesso, l’attimo che è appena passato non torna più!
E l’attimo che passa non passa invano, perché porta con sé una parte di noi e riempie noi di qualcosa in più che prima non c’era.
L’attimo non è mai vuoto, è pieno di noi, dei nostri pensieri, delle nostre azioni, dei nostri sogni, della nostra vita. La nostra vita è fatta da un susseguirsi di attimi, che ci maturano, ci fanno crescere, ci conducono lungo vie consuete ma in maniera diversa, a volte anche in maniera inconsueta. 
Il tempo non ci scorre addosso inutilmente, ma ci riempie dentro profondamente!
Pensavo, dicevo, in questo periodo di feste… alla nostalgia che ci sovviene sempre al termine di un anno che finisce, del tempo che passa e non torna più, e all’ attesa per il tempo che verrà…  l’attesa che porta sempre con sé un desiderio, un bisogno, un sogno da realizzare… e mi veniva in mente un canto famosissimo, ad un canto che è, allo stesso tempo, canto di nostalgia e  canto di attesa: il VA’ PENSIERO, uno dei cori più noti della storia dell’Opera, collocato nella parte terza del Nabucco di Giuseppe Verdi del 1842, dove viene cantato dagli Ebrei prigionieri in Babilonia.
Lo riporto qui sotto nella sua versione originale a cui segue la parafrasi, perché per chi non conosce il contesto socio-storico non è facile capirne il significato…
VA' PENSIERO


             Va' pensiero, sull'ali dorate;
Va, ti posa sui clivi, sui colli,
Ove olezzano tiepide e molli
L'aure dolci del suolo natal!
           
            Del Giordano le rive saluta,
Di Sïonne le torri atterrate...
Oh mia patria sì bella e perduta!
Oh membranza sì cara e fatal!
             Arpa d'or dei fatidici vati,
Perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi,
Ci favella del tempo che fu!
          
           O simile di Solima ai fati
           Traggi un suono di crudo lamento,
          O t'ispiri il Signore un concento
          Che ne infonda al patire virtù!
...........................
Va’ Pensiero, sulle tue ali d'oro
Va’ e posati sui pendii e sulle dolci colline,
Dove profuma tiepida e deliziosa,
L'aria della nostra terra natale.

Lascia le rive del Giordano,
Lascia le torri distrutte di Sion!
Oh mia Patria, così bella ma perduta,
Oh ricordo così caro, ma così doloroso.

Arpa d’oro ispiratrice dei grandi Poeti,
Perché taci e ti abbandoni al pianto?
Riaccendi nel nostro cuore i ricordi,
Parlaci ancora della nostra Storia gloriosa!

Memore della sorte di Gerusalemme,
Fai risuonare un canto di cocente dolore,
Oppure il Signore ti ispiri una musica,
Che sappia farci reagire alla sofferenza


La trama storica è basata sulla conquista di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor (587 a.C.), che mise fine al regno di Giuda, e sulla deportazione degli Ebrei a Babilonia.
Il coro  è quello, appunto, dei prigionieri, incatenati al lavoro, che rimpiangono la patria perduta.
La sottomissione degli Ebrei e il loro canto nostalgico furono interpretati come simbolo della condizione degli italiani soggetti al dominio austriaco. Il coro del Nabucco divenne da allora uno degli inni dei moti risorgimentali; è stato, anche, più volte proposto addirittura come Inno nazionale, ma su questo argomento è stato autorevolmente fatto osservare che Va’ pensiero è un canto dei perdenti: un episodio carico di dramma in cui gli Ebrei piangono la loro sconfitta senza alcuna visione di un futuro migliore. A questo atteggiamento di rassegnazione Verdi fa reagire il gran sacerdote Zaccaria che subito dopo il coro canta: Sorgete, sorgete e non piangete come femmine imbelli.
Sicuramente Verdi con il suo Coro non intendeva fomentare lo spirito rivoluzionario che serpeggiava nel nord Italia contro gli austriaci, ma se infiammò i cuori patriottici fu perché in quel canto accorato di un popolo esule, schiavo e perdente essi si rispecchiavano.
Mi direte: cosa c’entra questo canto con il Natale e la situazione degli immigrati e dei rifugiati?
C’entra perché questo canto mi ha fatto riflettere su una cosa: per noi Italiani stare in Italia  è un fatto normale, ci sentiamo a casa nostra dovunque, tutto ci è familiare, tutto ci fa sentire padroni di ciò che ci circonda, tutto ci appare ‘’normale’’, parliamo la nostra lingua, viviamo la nostra cultura, conosciamo le nostre leggi…, è la nostra patria e quindi la nostra culla, il luogo dove abbiamo costruito la nostra identità sulla base dell’esperienza vissuta proprio nel luogo dove siamo nati; ma proviamo a spostarci dall’altra parte, cioè a metterci nei panni degli immigrati, di chi viene nella nostra patria e capiremo subito che la prospettiva da cui si guardano le stesse cose cambia completamente: quella stessa Terra… che per noi è casa nostra… per  loro… è terra straniera!
TERRA STRANIERA!
E qui mi viene in mente il salmo 136 : ‘’ Lungo i fiumi di Babilonia, la sedevamo e piangevamo, ricordandoci di Sion. Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre, perché là ci chiedevano parole di canto coloro che ci avevano deportato, allegre canzoni, i nostri oppressori: - Cantateci i canti di Sion! - . Come cantare i canti del Signore in terra straniera? ‘
È il lamento di chi è costretto a lasciare la propria terra e i propri affetti e vivere altrove, maltrattato, sfruttato, ignorato o peggio ancora ‘’usato’’!
E mi vengono in mente anche i canti degli schiavi negri deportati nell’America mentre lavoravano nelle piantagioni di cotone. I loro lamenti. La loro sofferenza.
La Storia è piena di esili, di esodi, di tratte, di mercificazione del genere umano, di abuso della ‘’vita umana’’ e il desiderio della propria patria è uno dei desideri più laceranti di coloro che sono costretti a vivere lontani dalla propria terra, a sentirsi stranieri in terra straniera dove anche il canto non è più quello della gioia, ma quello del ‘’lamento’’, dello struggimento per un desiderio impossibile, un bisogno irraggiungibile. Una lacerazione che non sempre può essere ricucita.
Sono diverse le situazioni, come sono diversi i tempi e i popoli coinvolti: i patrioti italiani sotto la dominazione austriaca si rispecchiavano negli stessi sentimenti degli Ebrei sotto la schiavitù egiziana, la loro stessa situazione emotiva era stata vissuta da coloro che erano stati strappati dalla loro Terra con la forza e trasportati in terre straniere… e  certamente non molto diversa è la situazione degli immigrati, dei rifugiati che oggi affollano le nostre coste… non molto diversa è la loro vita né il loro legittimo lamento; se pure possano essere diversi i motivi, purtroppo non diversi sono i modi e le conseguenze!
In terra straniera è difficile cantare canti di gioia!
E questo vale per ogni uomo e per ogni tempo!
Chi viene da fuori si trova immerso in un ambiente completamente diverso da quello in cui è cresciuto, con una cultura diversa, una lingua diversa, un contesto diverso…: come cantare in terra straniera? Anche se questa terra offre loro una via di salvezza… resta sempre… terra straniera!
È uno strappo interiore profondo quella che viene fatto nella loro vita: che sia per un futuro migliore e per una speranza di vita in più… resta sempre la ferita dell’essere stati costretti a lasciare la propria terra!
Bisogna mettersi nei loro panni e guardare le cose con i loro occhi: gli Ebrei prigionieri desideravano il profumo dell’aria della terra natale!
Ogni patria ha il suo profumo!
Quanto gli immigrati sentono la nostalgìa per la propria patria?
Quanto sognano le loro terre, i profumi della loro terra, i profumi della loro casa, il calore della loro casa?
Quante volte al giorno il loro pensiero vola alla loro patria?
Che nella loro patria ci sia la guerra, la rivoluzione, la miseria o la persecuzione… non importa… anzi rende ancora più doloroso il pensiero, perché alla nostalgia si aggiunge la sofferenza per la pace che non c’è, per le condizioni disumane in cui popoli interi sono costretti a vivere.
‘’Oh mia Patria, così bella ma perduta. Oh ricordo così caro, ma così doloroso.’’
Ogni patria resta sempre la propria patria, indipendentemente dalle condizioni socio-politiche in cui si trova.
Parliamo di patria nel senso di casa, di famiglia, di intimità, di vita, di esperienze vissute, quelle esperienze che ci formano dentro e fuori, che ci fanno diventare quelli che siamo.
Un immigrato non è una lavagna pulita, sulla quale si comincia a scrivere dal giorno in cui sbarca a Lampedusa!
Ogni immigrato porta un bagaglio di vita che gli è ricordo ‘’ così caro, ma così doloroso.’’.
Basta parlare con loro per pochi minuti per capire quanto grande sia il dolore che si portano dentro per quella ‘’patria sì bella e perduta’’.
La loro condizione sembra apparentemente diversa da quella degli Ebrei, ma forse diversa non lo è molto, si parla di prigionìa in entrambi i casi, anche se con modalità diverse: gli Ebrei erano deportati, schiavi, costretti a lavorare in condizioni estreme, fra minacce e percosse.
Gli immigrati sono prigionieri della burocrazìa, (non della legalità, di ciò che è giusto), ma del superfluo, delle lungaggini, delle burocraggini… delle indifferenze o, al contrario, delle aggressioni razziste, della violenza ideologica… prigionieri sì… prigionieri di una libertà che non è nemmeno condizionata ma solo … presunta! Una libertà che non esiste!
Bisogna vederli i centri di accoglienza, bisogna viverli i centri di immigrazione!!!
Di tanto in tanto qualche giornalista riesce ad infiltrarsi all’interno di questi centri e il reportage che ne fa  è da brivido!
Sembra di sentire i ‘’canti di cocente dolore’’ per le condizioni attuali e quelle passate.
E mi chiedo: come fare festa noi… con nelle orecchie i canti silenziosi, taciuti, nascosti, raramente espressi degli immigrati, che frantumano con il loro silenzio agghiacciante questo clima di festa… come far festa!
Non si può fare festa fino a quando c’è un solo uomo che soffre, una sola madre che piange, un solo figlio che sogna un futuro che forse non avrà!
Non si può far festa… con il fratello che ti muore accanto… la nostra cecità e il nostro egoismo offendono la festa stessa che ci apprestiamo a celebrare!
 È necessario che qualcuno riaccenda nel loro cuore la speranza, che qualcuno parli loro  ancora della Storia gloriosa della loro patria… che qualcuno gli renda questo Paese straniero… un po’ meno straniero!
Che qualcuno li aiuti a reagire alla sofferenza, che qualcuno li sollevi dalla disperazione di un futuro che non c’è… è necessario recuperare la nostra storia per far sì che la Storia non si ripeta ugualmente dolorosa per altri, è necessario non dimenticare le sofferenze del proprio popolo per poter comprendere quelle degli altri popoli, dell’altro uomo… dell’altro fratello!
È necessario ricordare che la divisione in popoli è opera dell’uomo.
Dio ha creato una sola razza che è quella umana; la nostra è una divisione tutta terrena, di natura geografica e storica, legata alle dimensioni spazio-temporali del nostro esistere, ma non ha radici nel Principio Creatore che sta all’origine della Creazione stessa.
Tutti diversi fuori, ma tutti uguali dentro!
Quanto tempo ancora occorrerà per capire questo?
Eppure la nostra intelligenza ne ha fatta di strada!
Ecco… forse il punto è proprio questo: l’intelligenza ha continuato ad avanzare a grandi passi… il cuore invece si è arenato… affondato nelle sabbie mobili del benessere materiale… ed adesso che anche questo benessere viene meno… ci ritroviamo ‘’deserto’’… aridi dentro e fuori, sterili, non più fecondi nell’amore, incapaci di riconoscerci fratelli, freddi e gelidi come ogni cuore che ha dimenticato i tempi dell’amore, le meraviglie dell’amore, le gioie dell’amore, la bellezza dell’amore…
Quando il freddo congela le nostre membra corriamo subito ai ripari, non resistiamo per molto alle temperature siderali, abbiamo bisogno immediato di calore… siamo però capaci di tenere nel gelo più assoluto il nostro cuore da tempo indeterminato e non sentiamo più i suoi gemiti, è assiderato, congelato sotto la coltre di ghiaccio sotto il quale lo abbiamo seppellito da sempre.
L’uomo non sopporta il gelo del suo corpo… eppure alimenta quotidianamente quello del suo cuore!
Come è possibile che possano coesistere due nature, due misure, due situazioni uguali risolte in maniera diversa, anzi l’una immediatamente risolta… l’altra eternamente irrisolta!
 La Storia ci è sempre Maestra, forse dovremmo imparare ad andare oltre le date e le parole e cogliere i sentimenti che animano quelle parole.
Il VA PENSIERO è un breve testo ma suscita una quantità infinita di emozioni e di sentimenti, anche a distanza di secoli.
Le parole un tempo infiammavano gli animi, restituivano l’uomo a se stesso, parlavano la lingua dei sentimenti veri, non quella della burocrazia, non quella della retorica sterile e accusatoria né quella della demagogia a fini propagandistici.
La parola è uno strumento forte… che oggi invece viene abusata e maltrattata.
Le tante parole vuote e sterili tolgono spazio ai fatti urgenti e necessari.
Come sarebbe bello se per questo Natale la temperatura interna del nostro cuore fosse per una volta superiore a quella esterna del nostro corpo!
Invece di accendere inutilmente le luci dell’albero di Natale, per una festa che non sappiamo infiammare di vero amore… sarebbe bello accendere il fuoco che dovrebbe ardere nel cuore, quel fuoco che non consuma, che non si spegne, che riscalda veramente e scioglie quel ghiaccio sotto il quale l’Umanità ha da tempo seppellito la sua … umanità!
Generalmente, per il Natale, i bambini si impegnano ad essere più buoni… gli adulti, invece, questo non lo fanno più: pensano forse di essere già abbastanza buoni per non doversi più impegnare ad esserlo un po’ di più!?
Forse lo pensano anche, ma sicuramente si tratta di semplice bontà presunta, perché la realtà smentisce ampiamente questa convinzione!
 Si dovrebbero impegnare ad essere più buoni, invece, per un tempo un po’ più lungo delle feste di Natale… diciamo per tutti gli anni della loro vita… affinchè quel ‘’VA PENSIERO’’ non sia più un pensiero che vada a riempire le pagine della Storia di lacrime e sofferenze… ma sia il nostro pensiero d’amore che va dove ci porta il cuore e il cuore non può non portarci da chi ha bisogno d’amore!
E chi sono quelli che hanno bisogno di amore!
Non un nome solo. Non un numero che quantifica.
Ma l’uomo di ieri, di oggi, di sempre, di qui, di là e dovunque.
L’uomo. Ogni uomo.
L’uomo è stato fatto con amore e questa sua natura originaria, quest’impronta iniziale non può cancellarla nessuno, non può ignorarla nessuno, l’uomo è fatto per amare e per essere amato.
Se non siamo amati ne soffriamo da morire.
Se invece noi non amiamo, moriamo senza soffrire!
Nel più gelido squallore che la vita possa conoscere mai!
L’amore è l’unica realtà di cui nessuno può farne a meno!
Eppure… guardando questo mondo in questi giorni natalizi … la realtà smentisce questa affermazione: ci si accorge che non ci si può fare a meno del parrucchiere, dell’estetista, del ristorante, del viaggio alle Canarie, della settimana bianca... di tutto ciò che si compra con i soldi (nonostante la crisi!)… mentre dell’amore, che è gratuito, di quello… non sappiamo che farcene!
Per chi ama… Natale non è un solo giorno all’anno… ma un anno intero vissuto come il giorno di Natale: nell’amore per Dio e per i fratelli!
Natale è il giorno dell’Amore che viene. E se viene è per restarci per sempre!
Forse dovremmo chiederci quanto dura per noi il Natale: se un giorno, un anno, un solo istante… o tempo zero, assenza totale!
Se per contrastare l’atteggiamento di rassegnazione degli Ebrei che piangevano la loro sconfitta e il futuro che non c’era più davanti a loro, Giuseppe Verdi mette sulla bocca di Zaccaria un canto di  speranza, di incoraggiamento, che li scuotesse dalla disperazione che portava con sé la prigionìa che durava da troppo tempo… forse anche oggi, in cui l’atteggiamento di disperazione e di rassegnazione appartiene ad altri popoli che sono costretti a fuggire dalla loro terra, anche oggi occorre un Zaccaria che sollevi l’anima dall’indigenza mortale della sua indifferenza e che alzi forte la sua voce: ’’Sorgete, sorgete e non piangete come femmine imbelli.’’
Sì, risorgere dalla nostra indifferenza, dalla nostra rassegnazione, smetterla di piangersi addosso, come donne paurose, risorgere dal materialismo che ci svuota e ci rende inutili a noi stessi e agli altri, risorgere dal gelo che iberna i nostri sentimenti, che uccide il nostro cuore… sì… risorgere dalla morte dell’amore… forse è il miracolo giusto… per questo Natale!
Chissà che il ‘’Va’ pensiero’’ da ‘’canto dei perdenti’’ non diventi il … canto della speranza e della Vita nuova che in noi viene a portarci… l’Amore!
 La Vita però non è un canto dell’Opera… la scena non cambia cambiando semplicemente delle scenografie… cambia se a cambiare è tutta la vita che ci portiamo dentro e che viviamo fuori.
NOI SIAMO VITA.
NOI SIAMO LA VITA.

Se noi cambiamo… cambia anche la vita,

la nostra e quella degli altri!

 
Ed è questo il mio augurio per questo Natale

per tutti coloro che vorranno tenere accesa

o vorranno accendere nel loro cuore

la fiamma dell’Amore

che è prima di tutto

ACCOGLIENZA!

giovedì 12 dicembre 2013



CUORE PRIGIONIERO 

Come sei pallida, Luna, stasera,

le tue guance scarne,

il tuo sorriso spento,

non vedo più la luce nei tuoi occhi…

sei triste…?

Ti senti sola?

E’ vero, non ci sono le stelle

a farti compagnia…

ti manca  uno sguardo amico!?

Anche il canto che s’alza dalla Terra

ti è straniero, stasera!

Luna, ricordi

quando da bambino salivo sul tetto

e non sapevo distinguere

il tuo volto buono

da quei lampi di luce

che con un boato

 facevano tremare le case

come le mie gambe…?

 

A quei tempi pensavo

che fosse tu a spaventare i miei sogni di bambino:

esplodevi nel cielo buio

e cadevi a pezzi sulle case addormentate

che dopo la tua ira

non si svegliavano più;

mi portavi via l’amico del cuore,

il fratellino piccolo,

mio padre ammalato…

tutto il mondo mio…;

ti credevo una strega cattiva

che ti arrabbiavi con i bambini cattivi come me

che avevano paura di andare a scuola

perché il maestro mi picchiava…

il mio amico non si è più rialzato

è rimasto fermo lì sul pavimento

i suoi occhi mi guardavano…

ho capito solo dopo

che non mi avrebbe visto mai più!

 

Pensavo che se fossi stato più buono

forse tu non m’avresti portato via anche la mamma…

ci ho provato ad essere buono,

ma tu non hai tenuto conto dei miei sforzi

e quella notte i tuoi frammenti

hanno illuminato il suo volto come il sole

ed ho visto il sangue scendere dalla sua bocca

neanche i suoi occhi parlavano più!

 

Sono rimasto solo

come sola sei tu stasera,

è strano… ma mi dispiace per te,

la tua solitudine me la porto dentro da anni

mi mancano le stelle amiche

mi manca la musica della mia terra

tutto mi è straniero qui,

anche la mia vita

è straniera dentro me:

ho un’altra casa

ho un’altra lingua…

mi manca la mia casa

mi manca il suono delle sue parole

mi manca il mio cielo e le mie stelle

mi manca la mia terra e il suo profumo

mi manca…la vita che la Vita mi aveva dato!

Mi dicono che tu sei sempre la stessa

ma stasera non sei più la strega cattiva

che distruggeva i sogni di un bambino,

sei la mia luna amica che al suo petto stringe

questo cuore prigioniero

di un sogno di bambino

 che con le stelle giocava a nascondino…

ora in questa terra sono solo uno straniero

sono uno che non è nessuno

perché possiedo solo

il mio colore nero!



 

sabato 7 dicembre 2013

E' COSA BUONA E... BELLA!
Le parole di Francesco  risuonano ancora nelle nostre orecchie e fanno battere il cuore, dirompenti come tutti i pensieri forti: ‘’I conventi non sono nostri, non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare solidi, ma sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati’’.

Lo ha detto il papa alcune settimane fa in un luogo che ai rifugiati dà ricovero e speranza, il Centro Astalli della Compagnia di Gesù.

’Facciamo tanto – ha aggiunto girando lo sguardo fra i tanti poveri accorsi come ogni giorno per ricevere un pasto – forse siamo chiamati a fare di più’’.

Un appella alla Chiesa, ai cristiani tutti, alle persone di buona volontà, anche ai credenti di altre religioni e ai non credenti…ha invitato tutti a leggere seriamente e con responsabilità questo segno dei tempi.

‘’ In questo tempo così difficile, le parole del papa ci spingono a non restare indifferenti,  a non aver paura di sporcarci le mani – commenta padre Luigi Gaetani, presidente della CISM – ci ha ricordato che il vedere non è sono l’osservare con gli occhi, ma il coinvolgere tutta la persona: il papa ascolta, tocca l’interlocutore, mette in moto un coinvolgimento empatico. Ciò che vuole da tutti noi non è solo un guardare per emozionarci, come la cultura di questo tempo ci sta abituando a fare, ma il sentire quella carne come nostra. Le storie dei rifugiati sono le nostre, di conseguenza non rappresentano una minaccia, ma una ricchezza da accogliere. Lui, il papa, abbraccia il povero e lo chiama maestro. Ha indicato degli obiettivi chiari: servire, accogliere, accompagnare, difendere.

Sono le grandi chiavi di lettura della realtà.

‘’Servire’’ significa relazioni umane, entrare nella carne, nella vita, nel respiro dell’altro, usando empaticamente tutti i sensi, gli occhi, le orecchie, ma poi anche questo non basta… ed ecco il senso della seconda parola ’’accompagnare’’ che vuol dire accogliere una domanda di giustizia e di speranza, metterci nelle stesse condizioni dell’altro.

‘’Dobbiamo, cioè, far sì che nessuno abbia più bisogno di una mensa’’ – afferma il papa.

Infine c’è il ‘’difendere’’, il metterci dalla parte di chi è più debole.

L’intervento di Francesco ci interpella tutti… chiede che la vita tutta e quella religiosa in particolare non si ripieghi su se stessa, perché in un momento di crisi il rischio c’è, il rischio di avere paura e cercare sicurezze, ricollocare i propri immobili e fare cassa, seguire una lettura soltanto umana e non evangelica del potere. Invece il papa ci ha ricordato che questo è il tempo della tenerezza, del limite che non è sconfitta, ma capacità di avere misura di sé.

E la misura dell’ Amore – lo sappiamo – è quella di non aver misura… sono tante le persone che quotidianamente bussano alle porte dei conventi, della Caritas, alle mense per i poveri, ai centri di accoglienza per immigrati… tutti grandi segni di solidarietà… ma neanche questi bastano… il papa ci richiama a fare di più: dare un pasto non basta, occorre anche dare amicizia, affetto, stabilire un rapporto di umanità, che poi è il servizio più bello e certamente non meno utile del pasto quotidiano. Tanti volti, tante storie… tanti operano nel silenzio, nascosti con Cristo in Dio… un seme nel solco è invisibile, eppure diventa vita.

Il papa ha chiamato i poveri ‘’maestri’’, perché la verità del nostro incontro con i poveri dice la verità del nostro incontro con Cristo, non si può andare incontro a Dio dimenticando i poveri, i rifugiati, gli immigrati, gli sfollati… quegli ultimi – secondo la classifica umana – che saranno i primi – secondo la classifica di Dio!’’

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Un seme è piccola cosa e a causa della sua piccolezza tutti dimenticano che sia anche portatore di qualcosa di immenso che è la Vita stessa.

Senza quel piccolissimo seme la Vita non ha più vita, muore!

Molte volte, anzi come sempre, siamo tentati a dare il valore alle cose per la loro grandezza o appariscenza, guardando a quell’apparenza che colpisce subito i nostri sensi… non sappiamo volgere lo sguardo e l’attenzione alla sostanza, al contenuto, alla bellezza vera delle cose che non dipende dalla sua maggiore o minore grandezza… ma dal buono che si porta dentro!

Noi guardiamo il bello non più il buono… sembra che il buono sia scomparso pericolosamente dal nostro orizzonte di vita!

Questo sguardo totalmente estetico che ci ritroviamo ci allontana dalla vera bellezza che sta nella bontà delle cose!

Ciò che è bello non sempre è buono… ma ciò che è buono è sempre bello!

Quando Dio creò il mondo disse che era cosa ‘’buona’’ poi creò l’uomo e disse che era cosa ‘’molto buona’’, non disse che era molto BELLA… ma molto BUONA … in questo scambio di aggettivi c’è uno scambio di prospettive, di modi di guardare e naturalmente delle conseguenze del nostro guardare, di ciò che riusciamo a cogliere: se guardiamo il bello, saremo portato a dividere l’umanità in belli e brutti, bianchi e neri, primi e ultimi… ma questo è lo sguardo umano… limitato, limitatissimo… sbagliato… sbagliatissimo; se invece guardiamo e cerchiamo il buono… ecco che tutto diventa cosa buona…  e quindi anche bella… perché è lo sguardo di Dio, che di bellezza certo se ne intende!

La Bellezza soggiace alla Bontà, le è sottomessa perché senza la Bontà… la bellezza non ha valore assoluto, diventa solo apparenza, Estetica, capace di soddisfare i sensi e non il Cuore, di conseguenza solo una parte dei bisogni umani, non l’uomo nella sua interezza.

Dico questo perché molte volte le cose piccole passano inosservate, magari mal giudicate, considerate inutili, forse anche sbagliate… perché valutiamo sempre tenendo lo sguardo sulle cose grandi e apparenti… la CASA FAMIGLIA DELLO SCOIATTOLO, per esempio, è una piccola cosa, un piccolo tentativo di concretizzare la solidarietà, un esempio quasi microscopico di quella Carità operosa che tanto sta a cuore al papa… un seme invisibile al grande mondo… per la sua semplicità e il suo silenzio, non ha un grande nome, non ha grandi fondatori, non ha grandi locali, non ha grandi sogni, non ha grandi mezzi… la sua struttura non ha grandi dimensioni… non ha niente di grande se non una… una cosa sola, l’unica che serve davvero grande: l’AMORE nella sua più ampia e bella accezione!

E l’amore che la rende COSA BUONA prima ancora che COSA BELLA, la rende necessaria, utile, indispensabile, forse invisibile al mondo… ma sicuramente non sfugge allo sguardo attento di Dio che sa molto bene, per averci dato l’esempio per primo, che le COSE devono essere soprattutto BUONE per poter essere stupendamente BELLE!!!

E se c’è un argomento sul quale siamo tutti d’accordo che è COSA BUONA E BELLA quello è il Volto e il Cuore dell’Immacolata che oggi festeggiamo… colgo l’occasione per fare gli auguri a tutte coloro che portano il nome di Immacolata e di Concetta … che la bellezza di questi nomi faccia eco alla bontà del cuore di coloro che li portano! Auguri a tutte!