martedì 25 agosto 2015

MURI

C’è una fuga
che sorprende il mondo,
addormentato,
sonnolento,
nel caldo mattino di un’estate
torrida
spietata
sanguinolenta;
Risultati immagini per isis esecuzioni
c’è una fuga
passo dopo passo
terra dopo terra
sogno dopo sogno,
nel caldo pomeriggio di un’estate
che resta distante
scostante
affannatamente ristagnante,
tra un dire sempre in attesa
e un non fare che si schiera a difesa;
Risultati immagini per sbarchi immigrati+immagini
c’è una fuga
nei cuori disperati
affamati di libertà
straziati di persecuzioni
distrutti nelle speranze,
che muore
nell’impatto violento
con un mondo che dorme la sua pace;
Risultati immagini per isis esecuzioni
c’è una fuga
giorno dopo giorno
nelle voci
nelle mani
nelle corse contro il tempo,
nei meriggi soffocati
da disumani rifiuti;

Risultati immagini per isis esecuzioni
c’è una fuga
nell’ansia di un popolo
che vuol dimenticare le violenze subìte;
ma  nel suo andare incontro alla libertà,
respinto è ad oltranza
da quel vento  razzista
generato dall’umana fragilità;
Risultati immagini per isis esecuzioni
son sguardi nemici
che parlano di arcaiche solitudini,
son mani alzate
incrociate su sbagliate abitudini,
che feriscono il disegno divino
di avere un’Umanità a colori;
Risultati immagini per isis esecuzioni
c’è una fuga
da un mondo irresponsabile
che combatte la guerra del terrore
e c’è un altro mondo
 che chiude il suo pugno
contro il dolore
il bisogno
di un bambino  che tace
la sua innocenza violentata;
Risultati immagini per isis esecuzioni
c’è una fuga
nell’Europa turbata
nella sua misera vanità;
preme un urlo
contro i suoi muri,
s’alzano pianti
contro le sue barriere,
si raccontano iniquità
contro quelle frontiere…
si chiede giustizia
si desidera amicizia
si sogna un’alleanza
che acquieti i tormenti…

ma resta la fuga
da un mondo corrotto
che fa ponti di parole
e innalza muri contro il cielo
a sbarrare la via
come quel muro iniquo
in terra d’Ungheria!
Risultati immagini per isis esecuzioni
C’è una fuga
dell’uomo dall’uomo;
Risultati immagini per isis esecuzioni
c’è una fuga
insopportabile silenzio,
irrespirabile tormento,
che morde un cuore
in fuga da questa vita
nella sua umanità
vigliaccamente tradita!
Risultati immagini per isis esecuzioni

sabato 22 agosto 2015




QUELL’IMMOBILISMO CRONICO…

Se la malattia tipicamente italiana è la precarietà (è famosa, infatti, l’eterna precarietà delle cose italiane), la malattia cronica dell’Europa è senza dubbio l’immobilismo, divenuto, più che patologico, addirittura cronico… quasi incurabile relativamente ad alcune questioni, quale quella dell’immigrazione, per la cristallizzazione delle idee, per le ghettizzazioni ideologiche, per la limitazione del senso umanitario di cui è capace, per l’assenza di una volontà solidale e di una sensibilità di accoglienza, per il suo continuare a ristagnare per anni negli stessi vuoti discorsi, per il suo rotolarsi nello stesso fango di sempre, senza mai riuscire ad uscirne e prendere una decisione definitiva!
C’è un’ Europa arroccata nei suoi recinti, trincerata nelle sue pseudopolitiche, apparentemente senza frontiere.
Nonostante la scomparsa delle dogane e l’uniformità dei passaporti, infatti, in realtà le frontiere restano letteralmente chiuse, almeno per quell’aspetto più etico ed umanitario dell’esistenza umana.
Per quanto riguarda l’Italia, alla patologica precarietà va associata un’altra patologia che è quella delle polemiche, del vivere di parole alle quali, poche volte, corrispondono dei fatti concreti, sempre restando sul tema dell’immigrazione.
E dicendo questo non è che voglia dare conferma a quanto detto, cioè alla tendenza degli Italiani alla polemica infinita, ma è solo per introdurre un articolo che sembra abbia ancora l’inchiostro fresco dell’autore, ma che invece è stato scritto circa un anno fa  e non da una persona qualunque, ma, nientepopodimeno che dal presidente del Parlamento Europeo, Martin Schultz, in persona… vediamo cosa  dice in una lettera inviata al direttore di Avvenire il 3 ottobre scorso…

‘’Caro direttore, un anno fa 366 persone, tra uomini, donne e bambini hanno perso la vita a soli 800 metri dalle coste di Lampedusa. Si erano diretti in Europa alla ricerca di protezione, ma hanno trovato soltanto morte. Negli ultimi anni, il Mediterraneo, per millenni culla di civiltà, si è trasformato nell’epicentro di una silenziosa catastrofe umana. Dall’inizio  di quest’anno (2014) sono annegate e risultano disperse almeno 3000 persone, quasi quattro volte il numero relativo al tutto il 2013. È una responsabilità morale dell’Europa fermare quanto sta accadendo.
Evitiamo di confondere dibattiti e contestazioni diverse: ci sono persone che intendono emigrare; ci sono persone che richiedono asilo perché vittime di persecuzioni politiche; ci sono rifugiati umanitari in fuga da povertà estreme, disastri naturali e malattie; rifugiate in fuga da guerre e disordini civile alla ricerca di protezione temporanea.
Potremo affrontare seriamente il problema, solo se accantoniamo tante idee sbagliate.
Primo: l’Europa non è semplicemente uno spettatore inerme sulla sponda battura dalle ondate del popolo sui barconi. La nostra incapacità di concordare politiche Ue coerenti in materia di immigrazione e asilo, nonché il nostro mancato impegno nella realizzazione di una politica euromediterranea a pieno titolo, offrono terreno fertile agli odiosi crimini perpetrati da trafficanti violenti e privi di scrupoli. Se ci fosse un’azione più decisa da parte nostra, in molti non sarebbero obbligati all’azzardo
Questo è di fatto la traversata illegale del mare, ma avrebbero  invece la possibilità seppure non la garanzia, di risiedere legalmente, integrandosi e contribuendo all’economia.
Un impegno maggiore da parte della Ue nel Mediterraneo contribuirebbe alla stabilità nella regione, e questa, a sua volta, renderebbe meno impellente la necessità di emigrare. È necessario un impegno a lungo termine nei luoghi di origine, attraverso per esempio, di programmi di ricostruzione congiunti  a livello europeo.
Secondo: l’Europa non è a posto con i propri doversi. Non abbiamo fatto la nostra parte e non è questo il momento di chiudere i cancelli. Solo il 4% dei rifugiati siriani è stato accolto in Europa,  a fronte di un milione di siriani ospitati in Libano, paese di 5 milioni di abitanti.. la Turchia è in prima linea nella crisi dei rifugiati provenienti dalla Siria e dell’Iraq.
Luoghi come l’isola di Lampedusa o Malta sono allo stremo, m ma la soluzione è che altri Paesi membri e l’Ue intera facciano di più, applicando i principi di equa distribuzione del carico e di solidarietà.
Terzo: si deve controbattere alle affermazioni di quanti sostengono che ‘’lasciare entrare tutti’’ porterebbe alla risoluzione di tutti i conflitti nel mondo. Una corretta politica per i richiedenti asilo e i rifugiati implica l’esistenza di regole eque e chiare, con l’indicazione di alcune limitazioni e priorità, che consentano di garantire protezione a chi ne ha maggiormente bisogno.
L’insediamento della nuova Commissione è imminente e ciò deve portare nuovo slancio anche sul fronte delle emergenze umanitarie e della concessione di asilo, nonché alla definizione di una politica comune di immigrazione. L’operazione Triton, recentemente avviata, deve ricevere risorse finanziarie e operative significative per condurre efficacemente  le attività di ricerca e salvataggio  e non deve servire da mero complemento alla lodevole Mare Nostrum italiana.
Dobbiamo siglare al più presto accordi per la gestione delle migrazioni con le nazioni di origine  e di transito per far sì che i trafficanti non godano della libertà che hanno al momento di agire indisturbati al largo di alcuni Paesi del Nordafrica. La risoluzione della crisi in Libia rappresenta una componente chiave nell’ambito di questa strategia.
L’instabilità in tutti gli Stati a noi vicini ci fa capire  che questo problema non è destinato a scomparire. La Ue ha recentemente intrapreso passi positivi sul fronte delle richieste di asilo, ma ancora c’è molto da fare.
Quanto alle migrazioni, il primo punto cruciale è la creazione
di una politica Ue che non rappresenti una mera seconda fase della politica in materia di asilo.
L’attuale mancanza di una politica di immigrazione comporta che sebbene molti nostri Paesi siano un polo di attrazione costante per la forza lavoro di cui necessitano, quanti vi fanno ingresso irregolarmente sono costretti a rimanere all’ombra, privi di una possibilità di integrazione.
La Ue necessita di persone, le riceve per poi perderle.
Se non fosse tragico, sarebbe assurdo.
Dobbiamo risolvere  questo problema, non solo per ragioni umanitarie, ma anche per affrontare la questione democratica della Ue e il tema della sostenibilità del nostro welfare. Innanzitutto dobbiamo adoperarci per promuovere ulteriormente la mobilità circolare, migliorare il regime di riconoscimento delle qualifiche professionali e rafforzare il nostro impegno con le comunità della diaspora.
Inoltre, tutti gli aspetti relativi all’immigrazione devono essere sempre più profondamente integrati nella nostra cooperazione allo sviluppo.
In particolare con i paesi d’origine e di transito, dove l’assenza di diritti umani e la cattiva gestione governativa sono spesso all’origine dell’emigrazione. Infine, dobbiamo cominciare a impegnarci seriamente per realizzare una politica di immigrazione legale a pieno titolo. L’Europa è sempre stata e continuerà ad essere un continente caratterizzato dall’immigrazione. È logico pertanto che abbia anch’essa un sistema che disciplini l’immigrazione legale, con criteri chiari ed equi, analogo a quelli vigenti in altri Paesi a forte immigrazione, come gli Stati Uniti e il Canada.
La situazione che abbiamo di fronte richiede soluzioni immediate. Soluzioni che proteggono coloro che sono in pericolo, che rispondano ai nostri bisogni economici e ai problemi demografici e che siano di sostegno ai Paesi in prima linea nell’accoglienza della maggioranza degli arrivi. Se veniamo meno alle aspettative, i cittadini andranno a chiedere una soluzione a forze politiche populiste, razziste e xenofobe. Non c’è bisogno di andare troppo indietro nella nostra storia per capire a quali disastri porterebbero queste soluzioni.’’

Ecco, partiamo da quest’ultima affermazione che sembra quasi una profezia annunciata, anche se fare il profeta sul tema immigrazione non richiede specifiche attitudini alla mistica; ciò che la politica non affronta e non risolve con determinazione, prima o poi, lasciata in mano al popolo finisce immancabilmente preda di ‘’avvoltoi affamati di potere’’.
È troppo facile, infatti, ma altrettanto troppo scorretto, sobillare un popolo servendosi dei problemi altrui, problemi per i quali ci si è impegnati a lavorare nel momento in cui ci si è posti in lista per farsi votare, perché tra i compiti dei politici non c’è solo il prendere possesso di una poltrona e cercare di tenersi saldamente aggrappata ad essa con i giochi di palazzo, ma scendere in campo per il rispetto dei diritti dei cittadini del proprio Paese in particolare e degli uomini in generale, non si possono scindere, infatti, le due parti, la politica stessa ne uscirebbe sconfitta e non sarebbe più politica, ma solo una corsa per il potere in sé, prescindendo dall’impegno a governare rettamente, equamente, dignitosamente e democraticamente.

Nel rileggere la lettera del presidente si possono notare dei passaggi ben precisi: intanto in questo testo c’è tutta la verità, una verità sconvolgente che continua a restare fissata solo sulla carta.
Dall’analisi storico-politico-sociale che il  presidente fa, si evince che l’Europa conosce molto bene i motivi per cui tanti fuggono dal proprio paese d’origine; l’Europa sa quello che accade da loro  e sa bene cosa rischiano restando lì… ciononostante… l’unica soluzione a cui è pervenuta è quella di chiudere le frontiere e rimandarli indietro (ed è cronaca di questi giorni)!
Per cercare la logica che muove queste intenzioni non bisogna andare molto lontano… alcune esperienze storico-sociali, a quanto pare, passano senza lasciare né segno né traccia, alcuni addirittura ne cancellano la memoria e strappano le pagine dai libri di storia oltre che dalla coscienza: quello a cui stiamo assistendo è un nuovo olocausto annunciato e voluto o, diciamo pure, che… viene lasciato accadere!
È un olocausto al quale assistiamo immobili, ci scandalizzeremo domani quando lo leggeremo sulle pagine dei libri di storia… oggi intanto lo permettiamo senza scrupoli o problemi di coscienza, ammessa che ce ne sia ancora qualcuna da qualche parte!
L’Europa sa di sbagliare nel gestire la sua politica di immigrazione, è molto chiaro il presidente nel fare il mea culpa, nel riconoscere di non aver fatto il proprio dovere… eppure l’Europa, a distanza di un anno, continua a non fare il proprio dovere, pur riconoscendo la propria mancata  responsabilità storico-politica, civile e sociale.
Il presidente, poi, riconosce apertamente l’ incapacità dell’Europa di concordare politiche coerenti in materia di immigrazione e asilo, nonché il mancato impegno nella realizzazione di una politica euromediterranea a pieno titolo’’ e sa bene che questa incapacità ‘’offre terreno fertile agli odiosi crimini perpetrati da trafficanti violenti e privi di scrupoli.’’
Continua con quel ‘’Se ci fosse un’azione più decisa da parte nostra, in molti non sarebbero obbligati all’azzardo’’: non so se definire questa frase un’invocazione o solo una consapevolezza senza risposta, ma con conseguenze disastrose, nel senso che sembra quasi un’affermazione di colpa, di mancata responsabilità, ma… ciononostante… resta un congiuntivo a cui non fa seguito quell’indicativo che dà risposte concrete al desiderio espresso… resta un ‘’se ci fosse’’ sospeso, quasi che appartenga ad altri quel fare che non viene messo in atto, non segue, infatti, il ‘’se finora non s’è fatto… da domani si farà…’’, ha il sapore insipido di un’ammissione di colpa senza la remissione del peccato… forse in Europa non si hanno le idee molte chiare su tutti i passaggi della confessione!
Non sanno che ciò di cui ci si autoaccusa va poi riparato con azioni concrete: se hai preso illegalmente… restituisci, se non hai fatto il tuo dovere… fallo! Solo così il mea culpa funziona ed ha senso.
Sapere ciò che non si è fatto e ciò che si dovrebbe fare e non farlo ancora procrastinando i tempi all’infinito… sapendo che ad ogni minuto che passa a vuoto corrispondono decine di persone che perdono la vita… non ha una logica né umana né politica che possa essere accettata né tanto meno condivisa.
Eppure è proprio così… da anni!
E continuerà ad essere così, purtroppo… per altri anni!
Accettare quest’immobilismo ad oltranza, trincerandosi dietro i ‘’si potrebbe … si dovrebbe… se ci fosse… se si facesse…’’  significa condividere lo stesso tragico immobilismo.
Mi fa molto riflettere la reazione del mondo politico italiano alle provocazioni di mons. Galantino di questi ultimi giorni: tutti si sono affrettati o a rimandare indietro le accuse, senza sapere – ovviamente – quello che si andava a dire, oppure a scaricare le responsabilità su questo o quell’altro partito, c’è stato anche chi, lisciandosi le penne, diceva ‘’ noi volevamo fare… noi avevamo proposto… poi però … non è stata colpa nostra… noi qui… noi là… loro così… loro colà…‘’ poi tutto termina nella richiesta di dimissioni di questo o di quel rappresentante politico, tutto annega nel mare delle polemiche e si finisce, come al solito, in uno scaricabarile o in una strumentalizzazione della situazione a fini prettamente politici ed elettivi. Punto. Non c’è altro. Nessuna vera soluzione, nessuna vera decisione, nessun vero impegno.
Ciò che si  coglie è solo lo spirito polemico, il risentimento per le accuse che colpiscono al cuore, la volontà di dare risposte limitatamente al discorso politico, senza nessun legame con la realtà dell’immigrazione.
Gli immigrati sono abbandonati a se stessi, bivaccano nelle stazioni e nei quartieri di tante città italiane… nessuno se ne occupa seriamente, non c’è nessun tipo di organizzazione a livello governativo, ci sono iniziative delle singole prefetture, risposte che, a volte, sono peggiori del problema stesso; iniziative  del mondo cattolico e privato, ma senza nessun collegamento fra esse, ogni cosa è lasciata alla sensibilità dei singoli soggetti.
Hanno ben ragione le popolazioni a protestare per il disordine e il chiasso sotto le loro balconate… se gli immigrati sono lasciati a se stessi, se non sanno dove andare, se nessuno dà risposte alle loro domande né ai loro bisogni, se sono abbandonati nelle strade italiane, se non c’è coordinamento nè organizzazione di nessun genere… come si fa a sopravvivere a questo caos al quale il governo fatica a dare risposte serie e concrete?
C’è solo un mare di polemiche in cui naufragano parole… parole… parole!
La protesta della popolazione non è contro gli immigrati, ma contro la disorganizzazione politica di fronte a questa realtà, contro la volontà di dare risposte concrete a richieste concrete e legittime.
Non si possono lasciare migliaia di persone lungo le strade, prive di ogni necessità biologicamente legittima e lasciare che sia il popolo a trovare localmente soluzioni. Non si può! Non è giusto. Non è corretto.
È chiaro che neanche l’Italia è esente da quell’immobilismo che ha contagiato l’Europa… così passano gli anni e passa anche la scena di questo mondo con tutto il suo carico di morte, sofferenze e responsabilità evase!

C’è da riflettere attentamente sull’affermazione del presidente: ‘’Potremo affrontare seriamente il problema, solo se accantoniamo tante idee sbagliate.’’
Il presidente sa che il problema non è mai stato affrontato ‘’seriamente’’ e sa che alla base ci sono ‘’ tante idee sbagliate’’ che vanno, una volta per tutte, accantonate e sostituite con idee più giuste e sagge; resta, tuttavia, anche in questo caso, quel senso di sospensione già notato prima: non è la cura che manca, ma l’intenzione di applicarla, si preferisce protrarre la sofferenza del malato, piuttosto che curare, perché somministrare la cura richiede coraggio, richiede un salto di qualità che non si è disposti a fare o non si è capaci di fare, si preferisce  crogiolarsi nelle proprie riconosciute incapacità e immobilità e lasciare che l’acqua scorra sotto i ponti… non importa se quell’acqua poi si tinge sempre più di rosso!

Si è terribilmente coscienti che la mancata azione degli addetti ai lavori porta, immancabilmente, ad ‘’offrire terreno fertile agli odiosi crimini perpetrati da trafficanti violenti e privi di scrupoli’’, ma nemmeno questo serve per smuovere dall’indolenza.
Si conosce il problema, si individua la cura, si conoscono le drammatiche conseguenze della mancata somministrazione della cura… eppure si tentenna nel somministrarla.
C’è logica in tutto questo?
L’unica logica che so trovare è quella dell’indifferenza umana di fronte al dolore del simile; quella della priorità dei numeri e dei calcoli a tavolino sul diritto alla vita e quella dell’economia che resetta asetticamente ogni cosa, diritti umani compresi.

Una logica che distrugge l’uomo come uomo e la politica come politica.

Il presidente auspica un ‘’impegno maggiore. Un impegno maggiore nella  programmazione di una ricostruzione congiunta  a livello europeo… perché l’Europa non è a posto con i propri doversi. Non abbiamo fatto la nostra parte’’.
Gli auspici lasciano il tempo che trovano se  non si ha nessuna intenzione di rimediare a quanto non fatto.
Non di auspici vive l’Europa, ma dell’impegno concreto e corretto di tutti.
Basterebbe questo. Invece… ad un anno da questa lettera… niente, assolutamente niente è cambiato.
Scioccante!

’Dobbiamo siglare al più presto accordi per la gestione delle migrazioni con le nazioni di origine ‘’, anche questo è un ‘’dobbiamo’’ che, a distanza di un anno, aspetta ancora tempi giusti e persone di buona volontà; va ricordato, però, che è un ‘’dobbiamo’’ che porta su di sé il carico pesante di migliaia di morti di cui si è responsabili in prima persona.

’La Ue ha recentemente intrapreso passi positivi sul fronte delle richieste di asilo, ma ancora c’è molto da fare.’’
Di passi postivi ne ho visti pochini, veramente, quasi impercettibili, da cercarsi con la lente.
È chiaro che tutt’oggi c’è ancora molto da fare, semplicemente perché non è stato fatto assolutamente niente!

‘’La Ue necessita di persone, le riceve per poi perderle. Se non fosse tragico, sarebbe assurdo.’’
Questa, forse, è la presa di coscienza più amara di tutto il discorso.
La grande delusione europea, capace di fare i conti al centesimo, pur parlando di miliardi di euro, ed incapace  di essere ‘’semplicemente umana’’ pur essendo fatta da un insieme di uomini.
L’Europa fatta solo di economia, resta un organismo prettamente finanziario, non politico, dove per politica s’intende l’agire democratico nel rispetto dei valori e dei diritti civili!

Dice ancora il presidente ‘’Dobbiamo risolvere  questo problema, non solo per ragioni umanitarie, ma anche per affrontare la questione democratica della Ue e il tema della sostenibilità del nostro welfare.’’
Si è d’accordo sulla necessità di dover risolvere questo problema e quanto prima anche, oltre che nel miglior dei modi, quanto alle motivazioni direi che la priorità andrebbe data al diritto di sopravvivenza di cui ciascun uomo è detentore; gli immigrati chiedono solo un posto per vivere… a noi tocca far semplicemente un po’ di spazio… aggiungere un posto a tavola!

Nella casa di don Giuseppe, si sta un pochino stretti, c’è un sovraffollamento superiore alla disponibilità dello spazio della casa stessa, ma ciò non impedisce di tenere aperta la porta per chi voglia entrare… un po’ di spazio ancora, se non c’è, lo si trova stringendosi un po’!
L’Europa è grande, è sovraffollata, è carica di problemi e molti Paesi anche di debiti… ma ciò non giustifica il rifiuto di aiuto a chi è in pericolo di vita.

‘’La situazione che abbiamo di fronte richiede soluzioni immediate.’’
Sì, occorrono soluzioni immediate… il problema è valutare e quantificare questa ‘’immediatezza’’: ad un anno dal pronunciamento di queste parole… si continua a ribadire che occorrono soluzioni immediate… ma quanto a metterle in atto è ancora tutto da stabilire… forse fra qualche decennio! … Anche l’immediatezza, probabilmente, risente di quel senso del relativismo che ha contaminato, purtroppo, ogni settore di vita umana, includendo in essa anche la morte che… per sua natura… non chiede permesso a nessuno né aspetta mai il treno delle buone intenzioni… essa passa e va… fa da padrona e non serve nessuno, tanto meno la politica; ha una sua autonomia d’azione e un suo tempo improcrastinabile… la morte, a quanto parte, è l’unica che possa gridar vittoria in questi ultimi tempi!
Conclusione amara… ma terribilmente vera!
Ogni giorno vengono proposte statistiche sugli sbarchi e sulle vittime dell’immigrazione: il numero dei morti accertati non è inferiore a quello dei salvati; aggiungendo ad essi i morti mai recuperati in mare, i cui numeri sono sconosciuti ed alquanto ipotetici, … ecco l’eccezione che fa la regola: non sempre la vita vince sulla morte!
È chiaro che va sottolineata una cosa: questa non è la regola universale, ma solo quella particolare, quella di coloro che non riescono a tradurre in fatti quanto affermano a parole, quella di coloro che si arrampicano sugli specchi e piangono per il graffio che, sbadatamente, si è fatto in questa complicata arrampicata: qualche giorno fa, in un salotto televisivo, nel primo pomeriggio sulla Rai, il famoso Giampiero  Mughini commentava la cattiva abitudine degli italiani di abbandonare i cani nel periodo estivo, per le difficoltà che si incontrano nel portarli con loro in vacanza e diceva questo, con un tono di voce alquanto autoritario e deciso: ‘’Abbandonare un cane è una barbaria senza limiti, è una responsabilità elusa, come quella che si ha nei confronti del proprio figlio’’.
Se l’abbandono di un cane è definita ‘’una barbaria’’ e se il dovere verso un cane è paragonato a quello verso un figlio… il dovere verso i propri simili a che cosa è paragonabile???
Lo scandalo vero è la morte di un cane sull’autostrada (con tutto il rispetto verso i cani, dei quali non nego né ne sminuisco i diritti) o la morte di migliaia di uomini, donne e bambini che annegano ‘’da cani’’ senza speranza di salvezza!?
Se è barbaria la morte di un cane abbandonato… forse non lo è quella di interi popoli che fuggono dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame???
O certo, è più facile scrivere una legge che prevede la multa per l’abbandono del proprio cane, piuttosto che predisporne una che impedisca un’ecatombe umanitaria… ma si è al governo-potere per questo… o forse no!?

Caro presidente del Parlamento Europeo, grazie per la lezione umanitaria che ci ha dato nello scrivere questa lettera… una lezione magistrale, senza dubbio… peccato però, che, in questo momento storico, il numero dei professori in cattedra superi di gran lunga quello degli assistenti in campo… e quei pochi che ci sono cercano soluzioni che faticano a trovare… forse, dico forse, perché non vorrei scavalcare il ruolo di nessuno, bisognerebbe dargli una bussola di orientamento… partendo dal presupposto che (senza presunzione di affermare verità)… un uomo potrebbe anche valere più di un cane!!!

mercoledì 12 agosto 2015



L’ ACCOGLIENZA E’ LA LEGGE DEL MARE.

Siamo in Europa. Un traguardo. Un obiettivo. Il desiderio di molti. Il sogno di tanti. Un’opportunità. Un’occasione. Il nostro futuro.
Il riscatto da un passato violento, cruento e distruttivo.
Sì, l’Europa è tutto questo: una pagina nuova rispetto al passato.
Risultati immagini per immagini europa politicaSe consideriamo il passato, infatti, l’Europa ci sembra un’utopia realizzata e da questo punto di vista è un traguardo eccezionale.
Se consideriamo il futuro, l’Europa ci sembra l’unica strada percorribile. Ed anche questo ci riempie di entusiasmo.
Se, invece, consideriamo il presente… no comment!
No comment… perché non è commentabile il comportamento dell’Europa presente che, fra sorrisi e strette di mano, convegni e disertati incontri, continua ad essere il campo di battaglia che è sempre stato.

Di battaglie in atto ce ne sono tante e su vari argomenti: in alcuni casi l’Europa sta alla difesa, altre volte all’attacco.
L’Europa impone e detta leggi con forza, ma fa fatica, molta fatica a ritornare sui suoi passi o semplicemente a cambiare rotta se qualche membro gliene spiega l’urgenza e la motivazione.

Sappiamo bene che la guerra non è solo quella fatta con le armi e le bombe, c’è anche la guerra commerciale, quella economica, quella ideologica che è la più subdola, perché non è fatta di scontri visibili, ma di dictat ai quali occorre obbedire senza proferire parola… pena pesanti sanzioni economiche, oltre che la negazione di fondi per investimenti nei settori in questione.
Per capirci meglio, faccio due esempi per tutti…

Diritti gay, Strasburgo condanna l’Italia: riconosca le unioni civili

«Sulle unioni civili il tempo è scaduto. Anche la Corte Europea ce l’ha detto. Il Parlamento non può tralasciare» questo tema «o metterlo in secondo piano». Così la presidente della Camera Laura Boldrini alla cerimonia del Ventaglio nella sala del Mappamondo di Montecitorio. Boldrini fa riferimento alla condanna dei giudici di Strasburgo di martedì 21 luglio sul mancato riconoscimento legale nel nostro paese per le coppie dello stesso sesso.
L’Italia deve introdurre il riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso. L’ha stabilito la Corte europea dei diritti umani. I giudici di Strasburgo martedì hanno condannato l’Italia per la violazione dei diritti di tre coppie omosessuali, e in particolare per quanto riguarda l’articolo 8 della Convenzione europea: il diritto al rispetto per la vita privata e familiare. Ora tutti e 47 gli Stati facenti capo alla Cedu sono in teoria costretti a legalizzare l’unione tra persone dello stesso sesso…
La «sentenza di Camera» odierna non è però definitiva, perché entro tre mesi dal pronunciamento l’Italia può chiedere che la causa venga portata davanti alla «Grande Camera», composta da cinque giudici che potrebbero riaprire il caso. Ma il governo italiano è pronto ad adeguarsi, almeno stando alle dichiarazioni del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi: «Abbiamo presentato un programma molto preciso sui tempi: dopo le riforme costituzionali a settembre il ddl sarà approvato al Senato prima di entrare nella sessione di Bilancio per il voto finale alla Camera entro fine anno senza modifiche. »

L’Ue ci impone il formaggio senza latte
Uno spettro si aggira per l’Europa: il formaggio senza latte, cioè fatto con la cartina. L’Italia (a differenza di altri Paesi) ha una legge severa che impone di fare tutti i formaggi usando il latte vero, e proibisce l’uso dei succedanei. Ma adesso la Commissione europea ci ha inviato una diffida, per imporre «la fine del divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito nella fabbricazione dei prodotti lattiero-caseari». 
In parole povere Bruxelles decide che per adeguarci alle schifezze in uso negli altri Paesi europei dobbiamo permettere anche noi la produzione del formaggio «zero latte». E per raggiungere questo bel risultato la Commissione Ue si è presa il disturbo e la fatica di mandarci una lettera ufficiale di messa in mora per infrazione.
Del resto Bruxelles ha già dato via libera al cioccolato senza cacao, al vino senza uva e alla carne annacquata. Adesso con il formaggio senza latte «siamo di fronte all’ennesimo diktat di un’Europa che tentenna su emergenze storiche come l’emigrazione» denuncia il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, «ma poi è pronta ad assecondare le lobby che vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari».


Cosa c’entrano questi due articoli con l’immigrazione?
C’entrano nella misura in cui l’Europa si appresta a dare risposte ai bisogni umani, senza discriminazioni (o almeno così dice di voler fare, anche se poi di fatto non lo fa!), facendo appello ai diritti umani universali.
Mi spiego: l’Europa bacchetta l’Italia  e la costringe a riconoscere le unioni civili delle coppie gay in virtù della parità ‘’dei diritti umani’’ o, per essere più precisi, per non violare l’art. 8 relativo ‘’al rispetto per la vita privata e familiare di ognuno’’.
Sembra che l’Europa tenga molto al rispetto dei diritti umani, dico ‘’sembra’’ perché i diritti umani non dovrebbero riguardare solo le lobby internazionali che stanno dettando legge sui gender e sui matrimoni e adozioni di coppie gay, ma anche i diritti dei profughi, degli immigrati, di tutti coloro che chiedono asilo per motivi politici, sociali, economici… i diritti umani sono universali e riguardano l’intero pianeta e l’intera popolazione umana: laddove c’è anche un solo uomo che chiede aiuto, è necessario intervenire per tutelare i suoi diritti!
Allora mi chiedo: quella sensibilità che l’Europa mostra nei riguardi di alcune problematiche umane e in base alla quale costringe i Paesi facenti parte a modificare i propri principi morali, etici e culturali… che fine fa quando resta sorda agli appelli umanitari per le popolazioni in fuga da guerre, fame, persecuzioni e regimi dittatoriali?
È forse una sensibilità di parte, quella Europea?
O forse ci sono interessi sommersi nell’attenzione a certi diritti a scapito di altri?
L’Europa entra in merito alla qualità dei nostri prodotti alimentari, ci costringe, con la forza, a modificare anche la nostra dieta, i nostri comportamenti alimentari, le nostre sane abitudini culinarie, la nostra cultura agricola e produttiva… ci costringe a produrre prodotti alimentari scadenti ma più competitivi, per un puro discorso finanziario, senza darci la possibilità di scegliere il nostro futuro agro-alimentare o semplicemente cosa mangiare in tavola.
Risultati immagini per immagini europa politicaCi costringe, a forza di sanzioni, a mangiare ciò che costa di meno e non ciò che è meglio per la nostra salute.
Francamente faccio fatica a comprendere ‘’il concetto di diritto umanitario’’ che l’Europa mette in campo: da una parte è pronta a respingere i barconi di gente affamata e torturata, perché non è disposta ad accogliere nessuno, chiude le frontiere di fronte ai bambini, alle donne incinte, a chi fugge da morte sicura… dall’altra parte si premura – con la forza -  a cambiare  l’intero impianto agro-alimentare-culturale e culinario di intere popolazioni… perché le lobby, anche in questo caso, premono fortemente in tal senso.
Mi pare di vedere soltanto diritti calpestati, piuttosto che diritti tutelati.
In secondo luogo, dovrei concludere che … è fortunato chi riesce a trovare consensi nelle lobby internazionali, perché, a quanto pare, è l’unico modo per essere ascoltati e sperare che qualcuno intervenga a proprio favore, o semplicemente per essere visibili sulla scena europea!
Se a qualche miliardario o a qualche manager, di qualche grande e famosa multinazionale, dovessero interessare i problemi dei profughi, o dovessero vedere in essi un motivo per facili guadagni… sono sicura che la soluzione si troverebbe per tutti loro in quattro e quattr’otto, in caso contrario… gli anni continuano ad allungarsi all’infinito e i profughi ad essere rimandati indietro… in pasto a morte sicura.
È disgustoso – passatemi il termine – tutto questo, perché si strumentalizzano i diritti umani a proprio piacimento, si impongono regole che non fanno parte del patrimonio culturale di una Nazione, si impongono norme in nome dei diritti umani di alcuni che vanno palesemente contro i diritti umani di altri, maggioranza o minoranza che siano.

’UE, stretta sui rimpatri. Divisi sulle quote dei profughi da assegnare ad ogni Paese‘’.
‘’Si discute nell’Unione Europea per la situazione dei migranti. Paesi come Francia e Austria hanno letteralmente chiuso le frontiere…’’.
‘’Confine, tensioni e sgomberi. E in Francia caccia ai profughi sui treni’’.
‘’La Germania. Restate a casa vostra’’.

E potrei continuare all’infinito nel riportare solo alcuni dei titoli dei giornali di questi ultimi mesi… mi chiedo che senso abbia l’espressione  ‘’diritti umani’’ per l’Europa?
Che fine abbia fatto quell’apparente sensibilità europea?
Dove si è nascosta?
L’Italia preme per avere collaborazione e fondi per l’accoglienza e i soccorsi ai migranti… ma l’Europa resta sorda, muta e cieca!
Risultati immagini per immagini europa politicaAlza la voce solo quando ha da dettare legge sui problemi etici che incidono sulla coscienza degli altri e li costringe a cambiare rotta dietro lo spettro di sanzioni pecunarie; non è però disposta a cambiare rotta se qualcuno fa appello alla sua coscienza parlando di diritti umani, di solidarietà e di dovere dell’accoglienza, sancito  a livello legislativo dalle stesse norme europee e dalle varie organizzazioni umanitarie come l’Onu e simili.
L’Europa ha forse ‘’figli e figliastri’’?
È forse l’Europa dalle due facce?
O, volendola dire con Pirandello, è ‘’Una, Nessuna e Centomila’’?
È vero che è un’ Europa in costruzione, ma è un’Europa che non risponde al sogno e ai princìpi di coloro che l’hanno pensata per prima, né risponde ai nostri princìpi etici, morali, sociali ed economici.
Ci si appresta ad adeguarsi alle sue richieste, come sta facendo il governo da alcuni mesi, senza via di scampo, senza possibilità di dissentire, per non incorrere nelle sue ‘’bocciature’’: l’Europa sta cambiando l’Italia e la sua cultura, l’Italia non riuscirà a cambiare l’Europa nella sua rotta unidirezionale, dove c’è posto solo per le lobby, le indifferenze umanitarie, le insensibilità etiche e morali, il guadagno fine a se stesso… la caduta del genere umano!
Non è un resoconto catastrofico personale quello che sto facendo, ma è la realtà rimandata da telegiornali e giornali, dai mass-media italiani ed europei; è una realtà tragica non solo per le tanti morti innocenti e i tanti discorsi di circostanza, portati via dal vento, fatti da Capi di Stato Europei e responsabili delle varie organizzazioni umanitarie in occasione delle grandi tragedie umanitarie… la vera tragedia è la strumentalizzazione e la manipolazione dei diritti umani, che assumono sensi e  priorità in base ad interessi economici e di parte; la vera tragedia è che l’uomo stesso è diventato ‘’vittima di se stesso’’, ha perso la sua identità, ha perso la sua connotazione umana, ha perso il contatto con se stesso, con la sua coscienza, ha perso se stesso negli ingorghi finanziari ed emotivi che niente hanno a che fare con la cultura e l’amicizia fra i popoli, principio base dell’Unione Europea, così come pensata dai Padri Fondatori.
Un’ Europa che persegue solo la rotta degli interessi economici e in questi interessi ci mette pure ‘’il discorso monetario per gli aiuti umanitari’’, nel senso che l’unica risposta che sa dare di fronte a questa emergenza immigrazione è un calcolo monetario per vedere quanto questo vada ad incidere sulle Borse Europee… è un’Europa che ha fallito il suo obiettivo, che si è lasciata abbagliare dalla luce fallace del guadagno, dell’austerità che nasconde le falle morali, i vuoti etici, l’insensibilità umana, le cataratte dell’egoismo nazionalistico.
Personalmente non ho niente contro l’Europa, che pure è nata sotto buoni princìpi e con obiettivi importanti… ciò che non condivido è la rotta intrapresa… non l’ascesa dell’amicizia fra i popoli, europei e non, ma la discesa dei valori fondamentali che stanno alla base dell’amicizia fra i popoli, che stanno alla base delle peculiarità dell’essere umano stesso: solidarietà, fratellanza, senso dell’umanità che si traduce in: l’economia per l’uomo e non l’uomo per l’economia.
In parole povere, il vero sogno europeo consiste in un principio ben preciso: la priorità dell’uomo sull’economia, sugli sterili interessi finanziari che disumanizzano l’uomo stesso, sulle spasmodiche speculazioni ideologiche alle spalle della gente che muore, che soffre, che chiede aiuto.
Non è sterile moralismo, questo, ma il recupero di quel senso morale che appartiene all’uomo e che fa dell’uomo quello che è, specie diversa da quella animale, i cui unici obiettivi sono la riproduzione e la sopravvivenza a spese dei suoi stessi simili.
Certo… l’uomo europeo è ancora tutto da fare!
Risultati immagini per immagini europa politicaL’Europa è un sogno realizzato solo geograficamente, mancano ancora del tutto le coordinate umane, la costruzione di una cultura collettiva che non impone i suoi punti di vista o i suoi dictat, ma che si apre alla ricchezza umana di cui ogni Paese è portatore, che si apre alla bellezza della diversità, che include tutti, europei e non, che si prende cura dell’uomo e dei suoi bisogni senza distinzioni o interessi di parte.


È un’ Europa, la nostra, che da una parte delude… dall’altra è fonte di speranza… il cammino è lungo e difficile, faticoso perché la strada è ripida e stretta, piena di inganni e pericoli di ogni genere, ma è l’unica Europa che abbiamo… il nostro impegno sta nel renderla bella e solida nei princìpi di inclusione, integrazione, solidarietà, umanità senza barriere.
È una sfida, certo, difficile, forse impossibile… ma per la quale abbiamo il dovere di impegnarci, per cambiare quel che c’è da cambiare, per fare quel che c’è da fare, per contribuire laddove si è chiamati ad intervenire… ognuno nel proprio piccolo o grande ruolo che si abbia… tante gocce, d’altronde… riescono a fare anche un oceano!

L’Europa in questo momento è un mare agitato, le acque sono mosse da venti contrastanti, da attriti e correnti provenienti da ogni parte… ma nessun mare, mosso che sia, manda mai via nessuno: l’accoglienza è la legge del mare… è auspicabile, giusto e doveroso, che lo sia anche per quell’Europa che si propone di tutelare i diritti umani di ciascun uomo!


martedì 4 agosto 2015


PAGINE DI STORIA



LA VIA SVIZZERA

Cosa succede ai migranti una volta arrivati in Europa?
La ricollocazione e la sistemazione sono la vera sfida  dell’intero continente, non soltanto dei 28 membri dell’Unione europea.
La Svizzera, che della UE non fa parte, ospita circa 20mila eritrei, una delle più grandi comunità fuori dall’Africa, e da poco ha avviato un programma di accoglienza di richiedenti asilo che prevede l’ospitalità direttamente all’interno delle famiglie. Non è la prima volta che la Conferenza elvetica sceglie questa soluzione: c’è infatti il precedente del 1973, con 250 persone fuggite durante il golpe militare in Cile.
Ora i nuclei familiari che hanno aderito volontariamente al progetto sono circa 300.
In Svizzera le procedure dell’asilo sono responsabilità delle autorità federali, anche se concretamente sono i cantoni che si occupano sia degli alloggi sia degli aiuti da erogare. 
Al momento sono due quelli che hanno accettato di ospitare in famiglia i richiedenti asilo: 
Vaud ( di lingua francese) e Argovia ( di lingua tedesca).
A loro si è aggiunto il cantone della capitale, Berna, che ha appena dato il nullaosta, mentre quello di Ginevra ha mostrato interesse.
Il progetto è coordinato dall’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (Osar) ed è rivolto ai richiedenti che hanno già ricevuto un permesso provvisorio  (tipo F), ma sono i cantoni che selezionano chi vi debba rientrare e che ne sono responsabili dal punto di vista amministrativo, comprese le spese per l’alloggio e l’assicurazione sanitaria. Le famiglie si impegnano a ospitare il migrante per almeno sei mesi e percepiscono dai cantoni una cifra corrispondente all’affitto, mentre il richiedente asilo percepisce una somma giornaliera per cibo e trasporti. In Svizzera l’accoglienza in strutture private, con diverse modalità, è una realtà collaudata. Tra le diverse iniziative in corso anche quella che prevede l’impiego nel settore agricolo. Il progetto ha una durata di tre anni ed è promosso dall’Unione svizzera dei contadini (Usc) e dalla Segreteria di Stato per la migrazione (Sem). I destinatari sono i migranti riconosciuti rifugiati, che possono così migliorare conoscenze linguistiche e competenze professionali. Al momento hanno aderito 10 aziende agricole in 7 dei 26 cantoni, mentre 15 sono i lavoratori stranieri scelti per un impiego stagionale di tre mesi prolungabile. Per tutti è previsto uno stipendio  che il primo mese è di circa 2.200 euro e durante gli altri sarà quello minimo imposto per legge, in media 3.100 euro mensili. A loro volta le aziende ricevono un indennizzo di 190 euro per le pratiche amministrative, mentre il grosso della spesa, circa 385mila euro, è a carico dell’Usc e della Sem.
L’obiettivo, infatti, è quello di rendere i migranti indipendenti dal punto di vista economico, evitando così che ricorrano agli aiuti pubblici forniti dalla Confederazione elvetica: avendo un lavoro cessa il sostegno ‘’automatico’’ dello Stato, come l’alloggio o la cassa malattia. L’iniziativa è stata accolta con favore, sia dall’Osar sia dall’Unione dei sindacati svizzeri, che sperano possa essere replicata in altri settori. Ci sono poi casi i cui migranti trovano ospitalità in strutture religiose, tra cui una veramente speciale. In ottobre i media elvetici raccontarono l’esperienza dell’abbazia territoriale di Einsiedeln, una delle più celebri del paese, nel Cantone Svitto, di lingua tedesca, famosa per la cappella della Madonna Nera e visitata ogni anno da circa un milione di turisti. Fondato nell’anno 934, il monastero benedettino ha cominciato ospitando 
una trentina di eritrei.
L’ultimo riassetto del settore dell’asilo prevede nuovi centri per un totale di 5mila posti per l’accoglienza dei richiedenti, in sei regioni, proporzionalmente al numero degli abitanti. 
Tra gli obiettivi della nuova ripartizione, quello di trattare ogni richiesta in meno di 140 giorni, cioè poco più di cinque mesi.
(di Simona Verrazzo da Avvenire del 3 giugno 2015)

----------------------

Cosa dire?
C’è chi parla tanto e non conclude niente.
C’è chi chiude e sbarra vie d’accesso.
C’è chi fa propaganda politica sulla pelle dei disperati.
C’è chi si arricchisce sulle spalle dei migranti.
C’è chi fa commercio della carne umana.
C’è chi specula sulle miserie altrui.
C’è chi volta lo sguardo dall’altra parte.
C’è chi accusa di buonismo coloro che se ne vogliono prendere cura.
C’è chi fa i conti in tasca agli altri, come se fossero i suoi,
c’è chi … c’è chi, come la Svizzera, guarda in faccia la realtà ed agisce di conseguenza, adoperandosi a cercare soluzioni positive per tutti, soluzioni dignitose e rispettose dei principali principi umani e morali;
c’è chi, pur nel suo piccolo territorio… mostra di avere un cuore grande!

La Svizzera è un modello, un buon modello da imitare… ma, come si sa…
Pinocchio preferiva ascoltare il Gatto e la Volpe, piuttosto che i consigli della fatina!