"Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. Si parte prima." Fulvio Ervas – Se ti abbraccio non avere paura
martedì 25 agosto 2015
sabato 22 agosto 2015
QUELL’IMMOBILISMO
CRONICO…
Se la malattia tipicamente italiana
è la precarietà (è famosa, infatti, l’eterna
precarietà delle cose italiane), la malattia cronica dell’Europa è senza dubbio
l’immobilismo, divenuto, più che
patologico, addirittura cronico… quasi incurabile relativamente ad alcune
questioni, quale quella dell’immigrazione, per la cristallizzazione delle idee,
per le ghettizzazioni ideologiche, per la limitazione del senso umanitario di
cui è capace, per l’assenza di una volontà solidale e di una sensibilità di
accoglienza, per il suo continuare a ristagnare per anni negli stessi vuoti
discorsi, per il suo rotolarsi nello stesso fango di sempre, senza mai riuscire
ad uscirne e prendere una decisione definitiva!
C’è un’ Europa arroccata nei suoi
recinti, trincerata nelle sue pseudopolitiche, apparentemente senza frontiere.
Nonostante la scomparsa delle
dogane e l’uniformità dei passaporti, infatti, in realtà le frontiere restano letteralmente
chiuse, almeno per quell’aspetto più etico ed umanitario dell’esistenza umana.
Per quanto riguarda l’Italia, alla
patologica precarietà va associata un’altra patologia che è quella delle polemiche, del vivere di parole alle quali, poche volte, corrispondono dei fatti
concreti, sempre restando sul tema dell’immigrazione.
E dicendo questo non è che voglia
dare conferma a quanto detto, cioè alla tendenza degli Italiani alla polemica
infinita, ma è solo per introdurre un articolo che sembra abbia ancora
l’inchiostro fresco dell’autore, ma che invece è stato scritto circa un anno
fa e non da una persona qualunque, ma,
nientepopodimeno che dal presidente del Parlamento Europeo, Martin Schultz, in
persona… vediamo cosa dice in una
lettera inviata al direttore di Avvenire il 3 ottobre scorso…
‘’Caro direttore, un anno fa 366 persone, tra uomini, donne e bambini
hanno perso la vita a soli 800 metri dalle coste di Lampedusa. Si erano diretti
in Europa alla ricerca di protezione, ma hanno trovato soltanto morte. Negli
ultimi anni, il Mediterraneo, per millenni culla di civiltà, si è trasformato
nell’epicentro di una silenziosa catastrofe umana. Dall’inizio di quest’anno (2014) sono annegate e
risultano disperse almeno 3000 persone, quasi quattro volte il numero relativo
al tutto il 2013. È una responsabilità morale dell’Europa fermare quanto sta
accadendo.
Evitiamo di confondere dibattiti e contestazioni diverse: ci sono persone
che intendono emigrare; ci sono persone che richiedono asilo perché vittime di
persecuzioni politiche; ci sono rifugiati umanitari in fuga da povertà estreme,
disastri naturali e malattie; rifugiate in fuga da guerre e disordini civile
alla ricerca di protezione temporanea.
Potremo affrontare seriamente il problema, solo se accantoniamo tante
idee sbagliate.
Primo: l’Europa non è semplicemente uno spettatore inerme sulla sponda
battura dalle ondate del popolo sui barconi. La nostra incapacità di concordare
politiche Ue coerenti in materia di immigrazione e asilo, nonché il nostro
mancato impegno nella realizzazione di una politica euromediterranea a pieno
titolo, offrono terreno fertile agli odiosi crimini perpetrati da trafficanti
violenti e privi di scrupoli. Se ci fosse un’azione più decisa da parte nostra,
in molti non sarebbero obbligati all’azzardo
Questo è di fatto la traversata illegale del mare, ma avrebbero invece la possibilità seppure non la garanzia,
di risiedere legalmente, integrandosi e contribuendo all’economia.
Un impegno maggiore da parte della Ue nel Mediterraneo contribuirebbe
alla stabilità nella regione, e questa, a sua volta, renderebbe meno impellente
la necessità di emigrare. È necessario un impegno a lungo termine nei luoghi di
origine, attraverso per esempio, di programmi di ricostruzione congiunti a livello europeo.
Secondo: l’Europa non è a posto con i propri doversi. Non abbiamo fatto
la nostra parte e non è questo il momento di chiudere i cancelli. Solo il 4%
dei rifugiati siriani è stato accolto in Europa, a fronte di un milione di siriani ospitati in
Libano, paese di 5 milioni di abitanti.. la Turchia è in prima linea nella
crisi dei rifugiati provenienti dalla Siria e dell’Iraq.
Luoghi come l’isola di Lampedusa o Malta sono allo stremo, m ma la
soluzione è che altri Paesi membri e l’Ue intera facciano di più, applicando i
principi di equa distribuzione del carico e di solidarietà.
Terzo: si deve controbattere alle affermazioni di quanti sostengono che
‘’lasciare entrare tutti’’ porterebbe alla risoluzione di tutti i conflitti nel
mondo. Una corretta politica per i richiedenti asilo e i rifugiati implica
l’esistenza di regole eque e chiare, con l’indicazione di alcune limitazioni e
priorità, che consentano di garantire protezione a chi ne ha maggiormente
bisogno.
L’insediamento della nuova Commissione è imminente e ciò deve portare
nuovo slancio anche sul fronte delle emergenze umanitarie e della concessione
di asilo, nonché alla definizione di una politica comune di immigrazione.
L’operazione Triton, recentemente avviata, deve ricevere risorse finanziarie e
operative significative per condurre efficacemente le attività di ricerca e salvataggio e non deve servire da mero complemento alla
lodevole Mare Nostrum italiana.
Dobbiamo siglare al più presto accordi per la gestione delle migrazioni
con le nazioni di origine e di transito
per far sì che i trafficanti non godano della libertà che hanno al momento di
agire indisturbati al largo di alcuni Paesi del Nordafrica. La risoluzione
della crisi in Libia rappresenta una componente chiave nell’ambito di questa
strategia.
L’instabilità in tutti gli Stati a noi vicini ci fa capire che questo problema non è destinato a
scomparire. La Ue ha recentemente intrapreso passi positivi sul fronte delle
richieste di asilo, ma ancora c’è molto da fare.
Quanto alle migrazioni, il primo punto cruciale è la creazione
di una politica Ue
che non rappresenti una mera seconda fase della politica in materia di asilo.
L’attuale mancanza di una politica di immigrazione
comporta che sebbene molti nostri Paesi siano un polo di attrazione costante
per la forza lavoro di cui necessitano, quanti vi fanno ingresso irregolarmente
sono costretti a rimanere all’ombra, privi di una possibilità di integrazione.
La Ue necessita di persone, le riceve per poi perderle.
Se non fosse tragico, sarebbe assurdo.
Dobbiamo risolvere
questo problema, non solo per ragioni umanitarie, ma anche per
affrontare la questione democratica della Ue e il tema della sostenibilità del
nostro welfare. Innanzitutto dobbiamo adoperarci per promuovere ulteriormente
la mobilità circolare, migliorare il regime di riconoscimento delle qualifiche
professionali e rafforzare il nostro impegno con le comunità della diaspora.
Inoltre, tutti gli aspetti relativi all’immigrazione
devono essere sempre più profondamente integrati nella nostra cooperazione allo
sviluppo.
In particolare con i paesi
d’origine e di transito, dove l’assenza di diritti umani e la cattiva gestione
governativa sono spesso all’origine dell’emigrazione. Infine, dobbiamo cominciare
a impegnarci seriamente per realizzare una politica di immigrazione legale a
pieno titolo. L’Europa è sempre stata e continuerà ad essere un continente
caratterizzato dall’immigrazione. È logico pertanto che abbia anch’essa un
sistema che disciplini l’immigrazione legale, con criteri chiari ed equi,
analogo a quelli vigenti in altri Paesi a forte immigrazione, come gli Stati
Uniti e il Canada.
La situazione che abbiamo di fronte
richiede soluzioni immediate. Soluzioni che proteggono coloro che sono in pericolo,
che rispondano ai nostri bisogni economici e ai problemi demografici e che
siano di sostegno ai Paesi in prima linea nell’accoglienza della maggioranza
degli arrivi. Se veniamo meno alle aspettative, i cittadini andranno a chiedere
una soluzione a forze politiche populiste, razziste e xenofobe. Non c’è bisogno
di andare troppo indietro nella nostra storia per capire a quali disastri
porterebbero queste soluzioni.’’
Ecco, partiamo da quest’ultima affermazione che sembra quasi una profezia
annunciata, anche se fare il profeta sul tema immigrazione non richiede
specifiche attitudini alla mistica; ciò che la politica non affronta e non
risolve con determinazione, prima o poi, lasciata in mano al popolo finisce
immancabilmente preda di ‘’avvoltoi affamati di potere’’.
È troppo facile, infatti, ma altrettanto troppo scorretto, sobillare un
popolo servendosi dei problemi altrui, problemi per i quali ci si è impegnati a
lavorare nel momento in cui ci si è posti in lista per farsi votare, perché tra
i compiti dei politici non c’è solo il prendere possesso di una poltrona e cercare
di tenersi saldamente aggrappata ad essa con i giochi di palazzo, ma scendere
in campo per il rispetto dei diritti dei cittadini del proprio Paese in
particolare e degli uomini in generale, non si possono scindere, infatti, le
due parti, la politica stessa ne uscirebbe sconfitta e non sarebbe più politica,
ma solo una corsa per il potere in sé, prescindendo dall’impegno a governare
rettamente, equamente, dignitosamente e democraticamente.
Nel rileggere la lettera del presidente si possono notare dei passaggi
ben precisi: intanto in questo testo c’è tutta la verità, una verità
sconvolgente che continua a restare fissata solo sulla carta.
Dall’analisi
storico-politico-sociale che il
presidente fa, si evince che l’Europa conosce molto bene i motivi per
cui tanti fuggono dal proprio paese d’origine; l’Europa sa quello che accade da
loro e sa bene cosa rischiano restando
lì… ciononostante… l’unica soluzione a cui è pervenuta è quella di chiudere le
frontiere e rimandarli indietro (ed è cronaca di questi giorni)!
Per cercare
la logica che muove queste intenzioni non bisogna andare molto lontano… alcune
esperienze storico-sociali, a quanto pare, passano senza lasciare né segno né traccia,
alcuni addirittura ne cancellano la memoria e strappano le pagine dai libri di
storia oltre che dalla coscienza: quello a cui stiamo assistendo è un nuovo
olocausto annunciato e voluto o, diciamo pure, che… viene lasciato accadere!
È un
olocausto al quale assistiamo immobili, ci scandalizzeremo domani quando lo
leggeremo sulle pagine dei libri di storia… oggi intanto lo permettiamo senza scrupoli
o problemi di coscienza, ammessa che ce ne sia ancora qualcuna da qualche
parte!
L’Europa sa
di sbagliare nel gestire la sua politica di immigrazione, è molto chiaro il
presidente nel fare il mea culpa, nel riconoscere di non aver fatto il proprio
dovere… eppure l’Europa, a distanza di un anno, continua a non fare il proprio
dovere, pur riconoscendo la propria mancata responsabilità storico-politica, civile e
sociale.
Il presidente,
poi, riconosce apertamente l’ incapacità dell’Europa
di concordare politiche coerenti in materia di immigrazione e asilo, nonché il mancato
impegno nella realizzazione di una politica euromediterranea a pieno titolo’’ e
sa bene che questa incapacità ‘’offre
terreno fertile agli odiosi crimini perpetrati da trafficanti violenti e privi
di scrupoli.’’
Continua con
quel ‘’Se ci fosse un’azione più decisa
da parte nostra, in molti non sarebbero obbligati all’azzardo’’: non so se
definire questa frase un’invocazione o solo una consapevolezza senza risposta, ma
con conseguenze disastrose, nel senso che sembra quasi un’affermazione di
colpa, di mancata responsabilità, ma… ciononostante… resta un congiuntivo a cui
non fa seguito quell’indicativo che dà risposte concrete al desiderio espresso…
resta un ‘’se ci fosse’’ sospeso, quasi
che appartenga ad altri quel fare che non viene messo in atto, non segue,
infatti, il ‘’se finora non s’è fatto… da
domani si farà…’’, ha il sapore insipido di un’ammissione di colpa senza la
remissione del peccato… forse in Europa non si hanno le idee molte chiare su
tutti i passaggi della confessione!
Non sanno
che ciò di cui ci si autoaccusa va poi riparato con azioni concrete: se hai
preso illegalmente… restituisci, se non hai fatto il tuo dovere… fallo! Solo
così il mea culpa funziona ed ha senso.
Sapere ciò
che non si è fatto e ciò che si dovrebbe fare e non farlo ancora procrastinando
i tempi all’infinito… sapendo che ad ogni minuto che passa a vuoto
corrispondono decine di persone che perdono la vita… non ha una logica né umana
né politica che possa essere accettata né tanto meno condivisa.
Eppure è
proprio così… da anni!
E
continuerà ad essere così, purtroppo… per altri anni!
Accettare
quest’immobilismo ad oltranza, trincerandosi dietro i ‘’si potrebbe … si dovrebbe… se ci fosse… se si facesse…’’ significa condividere lo stesso tragico
immobilismo.
Mi fa molto
riflettere la reazione del mondo politico italiano alle provocazioni di mons.
Galantino di questi ultimi giorni: tutti si sono affrettati o a rimandare
indietro le accuse, senza sapere – ovviamente – quello che si andava a dire,
oppure a scaricare le responsabilità su questo o quell’altro partito, c’è stato
anche chi, lisciandosi le penne, diceva ‘’
noi volevamo fare… noi avevamo proposto… poi però … non è stata colpa nostra…
noi qui… noi là… loro così… loro colà…‘’ poi tutto termina nella richiesta
di dimissioni di questo o di quel rappresentante politico, tutto annega nel
mare delle polemiche e si finisce, come al solito, in uno scaricabarile o in
una strumentalizzazione della situazione a fini prettamente politici ed
elettivi. Punto. Non c’è altro. Nessuna vera soluzione, nessuna vera decisione,
nessun vero impegno.
Ciò che si coglie è solo lo spirito polemico, il
risentimento per le accuse che colpiscono al cuore, la volontà di dare risposte
limitatamente al discorso politico, senza nessun legame con la realtà
dell’immigrazione.
Gli
immigrati sono abbandonati a se stessi, bivaccano nelle stazioni e nei
quartieri di tante città italiane… nessuno se ne occupa seriamente, non c’è nessun
tipo di organizzazione a livello governativo, ci sono iniziative delle singole
prefetture, risposte che, a volte, sono peggiori del problema stesso;
iniziative del mondo cattolico e
privato, ma senza nessun collegamento fra esse, ogni cosa è lasciata alla
sensibilità dei singoli soggetti.
Hanno ben
ragione le popolazioni a protestare per il disordine e il chiasso sotto le loro
balconate… se gli immigrati sono lasciati a se stessi, se non sanno dove
andare, se nessuno dà risposte alle loro domande né ai loro bisogni, se sono
abbandonati nelle strade italiane, se non c’è coordinamento nè organizzazione di
nessun genere… come si fa a sopravvivere a questo caos al quale il governo fatica
a dare risposte serie e concrete?
C’è solo un
mare di polemiche in cui naufragano parole… parole… parole!
La protesta
della popolazione non è contro gli immigrati, ma contro la disorganizzazione
politica di fronte a questa realtà, contro la volontà di dare risposte concrete
a richieste concrete e legittime.
Non si
possono lasciare migliaia di persone lungo le strade, prive di ogni necessità
biologicamente legittima e lasciare che sia il popolo a trovare localmente
soluzioni. Non si può! Non è giusto. Non è corretto.
È chiaro
che neanche l’Italia è esente da quell’immobilismo che ha contagiato l’Europa…
così passano gli anni e passa anche la scena di questo mondo con tutto il suo
carico di morte, sofferenze e responsabilità evase!
C’è da riflettere attentamente
sull’affermazione del presidente: ‘’Potremo affrontare seriamente il
problema, solo se accantoniamo tante idee sbagliate.’’
Il presidente sa che il problema
non è mai stato affrontato ‘’seriamente’’
e sa che alla base ci sono ‘’ tante idee
sbagliate’’ che vanno, una volta per tutte, accantonate e sostituite con
idee più giuste e sagge; resta, tuttavia, anche in questo caso, quel senso di
sospensione già notato prima: non è la cura
che manca, ma l’intenzione di applicarla,
si preferisce protrarre la sofferenza del malato, piuttosto che curare, perché
somministrare la cura richiede coraggio, richiede un salto di qualità che non
si è disposti a fare o non si è capaci di fare, si preferisce crogiolarsi nelle proprie riconosciute
incapacità e immobilità e lasciare che l’acqua scorra sotto i ponti… non
importa se quell’acqua poi si tinge sempre più di rosso!
Si è
terribilmente coscienti che la mancata azione degli addetti ai lavori porta,
immancabilmente, ad ‘’offrire terreno fertile agli odiosi crimini perpetrati
da trafficanti violenti e privi di scrupoli’’, ma nemmeno questo serve per
smuovere dall’indolenza.
Si conosce
il problema, si individua la cura, si conoscono le drammatiche conseguenze
della mancata somministrazione della cura… eppure si tentenna nel
somministrarla.
C’è logica
in tutto questo?
L’unica
logica che so trovare è quella dell’indifferenza umana di fronte al dolore del
simile; quella della priorità dei numeri e dei calcoli a tavolino sul diritto
alla vita e quella dell’economia che resetta asetticamente ogni cosa, diritti
umani compresi.
Una logica
che distrugge l’uomo come uomo e la politica come politica.
Il presidente auspica un ‘’impegno maggiore. Un impegno maggiore
nella programmazione di una
ricostruzione congiunta a livello
europeo… perché l’Europa non è a posto con i propri doversi. Non abbiamo fatto
la nostra parte’’.
Gli auspici lasciano il tempo che
trovano se non si ha nessuna intenzione
di rimediare a quanto non fatto.
Non di auspici vive l’Europa, ma
dell’impegno concreto e corretto di tutti.
Basterebbe
questo. Invece… ad un anno da questa lettera… niente, assolutamente niente è
cambiato.
Scioccante!
‘’Dobbiamo siglare al più presto accordi per
la gestione delle migrazioni con le nazioni di origine ‘’, anche questo è un
‘’dobbiamo’’ che, a distanza di un
anno, aspetta ancora tempi giusti e persone di buona volontà; va ricordato,
però, che è un ‘’dobbiamo’’ che porta
su di sé il carico pesante di migliaia di morti di cui si è responsabili in
prima persona.
‘’La Ue ha recentemente intrapreso passi
positivi sul fronte delle richieste di asilo, ma ancora c’è molto da fare.’’
Di passi
postivi ne ho visti pochini, veramente, quasi impercettibili, da cercarsi con
la lente.
È chiaro
che tutt’oggi c’è ancora molto da fare, semplicemente perché non è stato fatto
assolutamente niente!
‘’La Ue necessita di persone, le riceve per poi
perderle. Se non fosse tragico, sarebbe assurdo.’’
Questa,
forse, è la presa di coscienza più amara di tutto il discorso.
La grande
delusione europea, capace di fare i conti al centesimo, pur parlando di
miliardi di euro, ed incapace di essere ‘’semplicemente
umana’’ pur essendo fatta da un insieme di uomini.
L’Europa
fatta solo di economia, resta un organismo prettamente finanziario, non
politico, dove per politica s’intende l’agire democratico nel rispetto dei
valori e dei diritti civili!
Dice ancora
il presidente ‘’Dobbiamo risolvere questo problema, non solo per ragioni
umanitarie, ma anche per affrontare la questione democratica della Ue e il tema
della sostenibilità del nostro welfare.’’
Si è d’accordo
sulla necessità di dover risolvere questo problema e quanto prima anche, oltre
che nel miglior dei modi, quanto alle motivazioni direi che la priorità
andrebbe data al diritto di sopravvivenza di cui ciascun uomo è detentore; gli
immigrati chiedono solo un posto per vivere… a noi tocca far semplicemente un po’
di spazio… aggiungere un posto a tavola!
Nella casa
di don Giuseppe, si sta un pochino stretti, c’è un sovraffollamento superiore
alla disponibilità dello spazio della casa stessa, ma ciò non impedisce di tenere
aperta la porta per chi voglia entrare… un po’ di spazio ancora, se non c’è, lo
si trova stringendosi un po’!
L’Europa è
grande, è sovraffollata, è carica di problemi e molti Paesi anche di debiti… ma
ciò non giustifica il rifiuto di aiuto a chi è in pericolo di vita.
‘’La situazione che abbiamo di fronte richiede
soluzioni immediate.’’
Sì, occorrono
soluzioni immediate… il problema è valutare e quantificare questa ‘’immediatezza’’: ad un anno dal
pronunciamento di queste parole… si continua a ribadire che occorrono soluzioni
immediate… ma quanto a metterle in atto è ancora tutto da stabilire… forse fra
qualche decennio! … Anche l’immediatezza, probabilmente, risente di quel senso
del relativismo che ha contaminato, purtroppo, ogni settore di vita umana,
includendo in essa anche la morte che… per sua natura… non chiede permesso a
nessuno né aspetta mai il treno delle buone intenzioni… essa passa e va… fa da
padrona e non serve nessuno, tanto meno la politica; ha una sua autonomia d’azione
e un suo tempo improcrastinabile… la morte, a quanto parte, è l’unica che possa
gridar vittoria in questi ultimi tempi!
Conclusione
amara… ma terribilmente vera!
Ogni giorno
vengono proposte statistiche sugli sbarchi e sulle vittime dell’immigrazione:
il numero dei morti accertati non è inferiore a quello dei salvati; aggiungendo
ad essi i morti mai recuperati in mare, i cui numeri sono sconosciuti ed
alquanto ipotetici, … ecco l’eccezione che fa la regola: non sempre la vita vince sulla morte!
È chiaro
che va sottolineata una cosa: questa non è la regola universale, ma solo quella
particolare, quella di coloro che non riescono a tradurre in fatti quanto
affermano a parole, quella di coloro che si arrampicano sugli specchi e
piangono per il graffio che, sbadatamente, si è fatto in questa complicata arrampicata:
qualche giorno fa, in un salotto televisivo, nel primo pomeriggio sulla Rai, il
famoso Giampiero Mughini commentava la
cattiva abitudine degli italiani di abbandonare i cani nel periodo estivo, per
le difficoltà che si incontrano nel portarli con loro in vacanza e diceva
questo, con un tono di voce alquanto autoritario e deciso: ‘’Abbandonare un cane è una barbaria senza
limiti, è una responsabilità elusa, come quella che si ha nei confronti del
proprio figlio’’.
Se l’abbandono
di un cane è definita ‘’una barbaria’’ e se il dovere verso un cane è paragonato
a quello verso un figlio… il dovere verso i propri simili a che cosa è
paragonabile???
Lo scandalo
vero è la morte di un cane sull’autostrada (con tutto il rispetto verso i cani,
dei quali non nego né ne sminuisco i diritti) o la morte di migliaia di uomini,
donne e bambini che annegano ‘’da cani’’ senza speranza di salvezza!?
Se è barbaria
la morte di un cane abbandonato… forse non lo è quella di interi popoli che
fuggono dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame???
O certo, è
più facile scrivere una legge che prevede la multa per l’abbandono del proprio
cane, piuttosto che predisporne una che impedisca un’ecatombe umanitaria… ma si
è al governo-potere per questo… o forse no!?
Caro presidente
del Parlamento Europeo, grazie per la lezione umanitaria che ci ha dato nello
scrivere questa lettera… una lezione magistrale, senza dubbio… peccato però, che,
in questo momento storico, il numero dei professori in cattedra superi di gran
lunga quello degli assistenti in campo… e quei pochi che ci sono cercano
soluzioni che faticano a trovare… forse, dico forse, perché non vorrei
scavalcare il ruolo di nessuno, bisognerebbe dargli una bussola di orientamento…
partendo dal presupposto che (senza presunzione di affermare verità)… un uomo potrebbe anche valere più di un cane!!!
mercoledì 12 agosto 2015
L’ ACCOGLIENZA E’ LA LEGGE DEL MARE.
Siamo in Europa. Un traguardo. Un
obiettivo. Il desiderio di molti. Il sogno di tanti. Un’opportunità.
Un’occasione. Il nostro futuro.
Il riscatto da un passato violento,
cruento e distruttivo.
Sì, l’Europa è tutto questo: una
pagina nuova rispetto al passato.
Se consideriamo il futuro, l’Europa
ci sembra l’unica strada percorribile. Ed anche questo ci riempie di entusiasmo.
Se, invece, consideriamo il
presente… no comment!
No comment… perché non è
commentabile il comportamento dell’Europa presente che, fra sorrisi e strette
di mano, convegni e disertati incontri, continua ad essere il campo di
battaglia che è sempre stato.
Di battaglie in atto ce ne sono
tante e su vari argomenti: in alcuni casi l’Europa sta alla difesa, altre volte
all’attacco.
L’Europa impone e detta leggi con
forza, ma fa fatica, molta fatica a ritornare sui suoi passi o semplicemente a
cambiare rotta se qualche membro gliene spiega l’urgenza e la motivazione.
Sappiamo bene che la guerra non è
solo quella fatta con le armi e le bombe, c’è anche la guerra commerciale,
quella economica, quella ideologica che è la più subdola, perché non è fatta di
scontri visibili, ma di dictat ai
quali occorre obbedire senza proferire parola… pena pesanti sanzioni economiche,
oltre che la negazione di fondi per investimenti nei settori in questione.
Per capirci meglio, faccio due
esempi per tutti…
Diritti
gay, Strasburgo condanna l’Italia: riconosca le unioni civili
«Sulle unioni civili il tempo è scaduto. Anche la Corte Europea ce l’ha
detto. Il Parlamento non può tralasciare» questo tema «o metterlo in secondo
piano». Così la presidente della Camera Laura Boldrini alla cerimonia del
Ventaglio nella sala del Mappamondo di Montecitorio. Boldrini fa riferimento
alla condanna dei giudici di Strasburgo di martedì 21 luglio sul mancato
riconoscimento legale nel nostro paese per le coppie dello stesso sesso.
L’Italia deve introdurre il riconoscimento legale per le coppie dello
stesso sesso. L’ha stabilito la Corte europea dei diritti umani. I giudici di
Strasburgo martedì hanno condannato l’Italia per la violazione dei diritti di
tre coppie omosessuali, e in particolare per quanto riguarda l’articolo 8 della
Convenzione europea: il diritto al rispetto per la vita privata e familiare.
Ora tutti e 47 gli Stati facenti capo alla Cedu sono in teoria costretti a
legalizzare l’unione tra persone dello stesso sesso…
La «sentenza di Camera» odierna non è però definitiva, perché entro tre
mesi dal pronunciamento l’Italia può chiedere che la causa venga portata
davanti alla «Grande Camera», composta da cinque giudici che potrebbero
riaprire il caso. Ma il governo italiano è pronto ad adeguarsi, almeno stando
alle dichiarazioni del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi: «Abbiamo
presentato un programma molto preciso sui tempi: dopo le riforme costituzionali
a settembre il ddl sarà approvato al Senato prima di entrare nella sessione di
Bilancio per il voto finale alla Camera entro fine anno senza modifiche. »
L’Ue ci
impone il formaggio senza latte
Uno spettro si aggira per l’Europa: il formaggio senza latte, cioè fatto
con la cartina. L’Italia (a differenza di altri Paesi) ha una legge severa che
impone di fare tutti i formaggi usando il latte vero, e proibisce l’uso dei
succedanei. Ma adesso la Commissione europea ci ha inviato una diffida, per
imporre «la fine del divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere,
latte concentrato e latte ricostituito nella fabbricazione dei prodotti
lattiero-caseari».
Del resto Bruxelles ha già dato via libera al cioccolato senza cacao, al
vino senza uva e alla carne annacquata. Adesso con il formaggio senza latte
«siamo di fronte all’ennesimo diktat di un’Europa che tentenna su emergenze
storiche come l’emigrazione» denuncia il presidente della Coldiretti Roberto
Moncalvo, «ma poi è pronta ad assecondare le lobby che vogliono costringerci ad
abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari».
Cosa c’entrano questi due articoli
con l’immigrazione?
C’entrano nella misura in cui l’Europa
si appresta a dare risposte ai bisogni umani, senza discriminazioni (o almeno
così dice di voler fare, anche se poi di fatto non lo fa!), facendo appello ai
diritti umani universali.
Mi spiego: l’Europa bacchetta l’Italia e la costringe a riconoscere le unioni civili
delle coppie gay in virtù della parità ‘’dei diritti umani’’ o, per essere più
precisi, per non violare l’art. 8 relativo ‘’al
rispetto per la vita privata e familiare di ognuno’’.
Sembra che l’Europa tenga molto al
rispetto dei diritti umani, dico ‘’sembra’’
perché i diritti umani non dovrebbero riguardare solo le lobby internazionali
che stanno dettando legge sui gender e sui matrimoni e adozioni di coppie gay,
ma anche i diritti dei profughi, degli immigrati, di tutti coloro che chiedono
asilo per motivi politici, sociali, economici… i diritti umani sono universali
e riguardano l’intero pianeta e l’intera popolazione umana: laddove c’è anche
un solo uomo che chiede aiuto, è necessario intervenire per tutelare i suoi
diritti!
Allora mi chiedo: quella
sensibilità che l’Europa mostra nei riguardi di alcune problematiche umane e in
base alla quale costringe i Paesi facenti parte a modificare i propri principi
morali, etici e culturali… che fine fa quando resta sorda agli appelli
umanitari per le popolazioni in fuga da guerre, fame, persecuzioni e regimi
dittatoriali?
È forse una sensibilità di parte,
quella Europea?
O forse ci sono interessi sommersi
nell’attenzione a certi diritti a scapito di altri?
L’Europa entra in merito alla
qualità dei nostri prodotti alimentari, ci costringe, con la forza, a
modificare anche la nostra dieta, i nostri comportamenti alimentari, le nostre
sane abitudini culinarie, la nostra cultura agricola e produttiva… ci costringe
a produrre prodotti alimentari scadenti ma più competitivi, per un puro
discorso finanziario, senza darci la possibilità di scegliere il nostro futuro
agro-alimentare o semplicemente cosa mangiare in tavola.
Francamente faccio fatica a
comprendere ‘’il concetto di diritto umanitario’’ che l’Europa mette in campo:
da una parte è pronta a respingere i barconi di gente affamata e torturata, perché
non è disposta ad accogliere nessuno, chiude le frontiere di fronte ai bambini,
alle donne incinte, a chi fugge da morte sicura… dall’altra parte si premura –
con la forza - a cambiare l’intero impianto agro-alimentare-culturale e
culinario di intere popolazioni… perché le lobby, anche in questo caso, premono
fortemente in tal senso.
Mi pare di vedere soltanto diritti
calpestati, piuttosto che diritti tutelati.
In secondo luogo, dovrei concludere
che … è fortunato chi riesce a trovare consensi nelle lobby internazionali, perché,
a quanto pare, è l’unico modo per essere ascoltati e sperare che qualcuno
intervenga a proprio favore, o semplicemente per essere visibili sulla scena
europea!
Se a qualche miliardario o a
qualche manager, di qualche grande e famosa multinazionale, dovessero
interessare i problemi dei profughi, o dovessero vedere in essi un motivo per
facili guadagni… sono sicura che la soluzione si troverebbe per tutti loro in
quattro e quattr’otto, in caso contrario… gli anni continuano ad allungarsi all’infinito
e i profughi ad essere rimandati indietro… in pasto a morte sicura.
È disgustoso – passatemi il termine
– tutto questo, perché si strumentalizzano i diritti umani a proprio piacimento,
si impongono regole che non fanno parte del patrimonio culturale di una
Nazione, si impongono norme in nome dei diritti umani di alcuni che vanno
palesemente contro i diritti umani di altri, maggioranza o minoranza che siano.
‘’UE, stretta sui rimpatri. Divisi sulle quote dei profughi da assegnare
ad ogni Paese‘’.
‘’Si discute nell’Unione Europea per la situazione dei migranti. Paesi
come Francia e Austria hanno letteralmente chiuso le frontiere…’’.
‘’Confine, tensioni e sgomberi. E in Francia caccia ai profughi sui treni’’.
‘’La Germania. Restate a casa vostra’’.
E potrei continuare all’infinito
nel riportare solo alcuni dei titoli dei giornali di questi ultimi mesi… mi
chiedo che senso abbia l’espressione ‘’diritti
umani’’ per l’Europa?
Che fine abbia fatto quell’apparente
sensibilità europea?
Dove si è nascosta?
L’Italia preme per avere
collaborazione e fondi per l’accoglienza e i soccorsi ai migranti… ma l’Europa
resta sorda, muta e cieca!
L’Europa ha forse ‘’figli e figliastri’’?
È forse l’Europa dalle due facce?
O, volendola dire con Pirandello, è
‘’Una, Nessuna e Centomila’’?
È vero che è un’ Europa in
costruzione, ma è un’Europa che non risponde al sogno e ai princìpi di coloro
che l’hanno pensata per prima, né risponde ai nostri princìpi etici, morali,
sociali ed economici.
Ci si appresta ad adeguarsi alle
sue richieste, come sta facendo il governo da alcuni mesi, senza via di scampo,
senza possibilità di dissentire, per non incorrere nelle sue ‘’bocciature’’: l’Europa
sta cambiando l’Italia e la sua cultura, l’Italia non riuscirà a cambiare l’Europa
nella sua rotta unidirezionale, dove c’è posto solo per le lobby, le
indifferenze umanitarie, le insensibilità etiche e morali, il guadagno fine a
se stesso… la caduta del genere umano!
Non è un resoconto catastrofico
personale quello che sto facendo, ma è la realtà rimandata da telegiornali e
giornali, dai mass-media italiani ed europei; è una realtà tragica non solo per
le tanti morti innocenti e i tanti discorsi di circostanza, portati via dal
vento, fatti da Capi di Stato Europei e responsabili delle varie organizzazioni
umanitarie in occasione delle grandi tragedie umanitarie… la vera tragedia è la
strumentalizzazione e la manipolazione dei diritti umani, che assumono sensi
e priorità in base ad interessi
economici e di parte; la vera tragedia è che l’uomo stesso è diventato ‘’vittima
di se stesso’’, ha perso la sua identità, ha perso la sua connotazione umana,
ha perso il contatto con se stesso, con la sua coscienza, ha perso se stesso
negli ingorghi finanziari ed emotivi che niente hanno a che fare con la cultura
e l’amicizia fra i popoli, principio base dell’Unione Europea, così come
pensata dai Padri Fondatori.
Un’ Europa che persegue solo la
rotta degli interessi economici e in questi interessi ci mette pure ‘’il
discorso monetario per gli aiuti umanitari’’, nel senso che l’unica risposta
che sa dare di fronte a questa emergenza
immigrazione è un calcolo monetario per vedere quanto questo vada ad
incidere sulle Borse Europee… è un’Europa che ha fallito il suo obiettivo, che si
è lasciata abbagliare dalla luce fallace del guadagno, dell’austerità che
nasconde le falle morali, i vuoti etici, l’insensibilità umana, le cataratte
dell’egoismo nazionalistico.
Personalmente non ho niente contro
l’Europa, che pure è nata sotto buoni princìpi e con obiettivi importanti… ciò
che non condivido è la rotta intrapresa… non l’ascesa dell’amicizia fra i
popoli, europei e non, ma la discesa dei valori fondamentali che stanno alla
base dell’amicizia fra i popoli, che stanno alla base delle peculiarità dell’essere
umano stesso: solidarietà, fratellanza, senso dell’umanità che si traduce in: l’economia
per l’uomo e non l’uomo per l’economia.
In parole povere, il vero sogno
europeo consiste in un principio ben preciso: la priorità dell’uomo sull’economia,
sugli sterili interessi finanziari che disumanizzano l’uomo stesso, sulle spasmodiche
speculazioni ideologiche alle spalle della gente che muore, che soffre, che chiede
aiuto.
Non è sterile moralismo, questo, ma
il recupero di quel senso morale che appartiene all’uomo e che fa dell’uomo
quello che è, specie diversa da quella animale, i cui unici obiettivi sono la riproduzione
e la sopravvivenza a spese dei suoi stessi simili.
Certo… l’uomo europeo è ancora
tutto da fare!
È un’ Europa, la nostra, che da una parte delude… dall’altra è fonte di speranza… il cammino è lungo e difficile, faticoso perché la strada è ripida e stretta, piena di inganni e pericoli di ogni genere, ma è l’unica Europa che abbiamo… il nostro impegno sta nel renderla bella e solida nei princìpi di inclusione, integrazione, solidarietà, umanità senza barriere.
È una sfida, certo, difficile,
forse impossibile… ma per la quale abbiamo il dovere di impegnarci, per
cambiare quel che c’è da cambiare, per fare quel che c’è da fare, per
contribuire laddove si è chiamati ad intervenire… ognuno nel proprio piccolo o
grande ruolo che si abbia… tante gocce, d’altronde… riescono a fare anche un
oceano!
L’Europa in questo momento è un
mare agitato, le acque sono mosse da venti contrastanti, da attriti e correnti
provenienti da ogni parte… ma nessun mare, mosso che sia, manda mai via
nessuno: l’accoglienza è la legge del mare… è auspicabile, giusto e doveroso,
che lo sia anche per quell’Europa che si propone di tutelare i diritti umani di
ciascun uomo!
martedì 4 agosto 2015
Cosa succede
ai migranti una volta arrivati in Europa?
La ricollocazione
e la sistemazione sono la vera sfida
dell’intero continente, non soltanto dei 28 membri dell’Unione europea.
La Svizzera,
che della UE non fa parte, ospita circa 20mila eritrei, una delle più grandi
comunità fuori dall’Africa, e da poco ha avviato un programma di accoglienza di
richiedenti asilo che prevede l’ospitalità direttamente all’interno delle
famiglie. Non è la prima volta che la Conferenza elvetica sceglie questa
soluzione: c’è infatti il precedente del 1973, con 250 persone fuggite durante il golpe militare in Cile.
Ora i
nuclei familiari che hanno aderito volontariamente al progetto sono circa 300.
In Svizzera
le procedure dell’asilo sono responsabilità delle autorità federali, anche se
concretamente sono i cantoni che si occupano sia degli alloggi sia degli aiuti
da erogare.
Al momento sono due quelli che hanno accettato di ospitare in famiglia i richiedenti asilo:
Vaud ( di lingua francese) e Argovia ( di lingua tedesca).
Al momento sono due quelli che hanno accettato di ospitare in famiglia i richiedenti asilo:
Vaud ( di lingua francese) e Argovia ( di lingua tedesca).
A loro si è
aggiunto il cantone della capitale, Berna, che ha appena dato il nullaosta,
mentre quello di Ginevra ha mostrato interesse.
Il progetto
è coordinato dall’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (Osar) ed è
rivolto ai richiedenti che hanno già ricevuto un permesso provvisorio (tipo F), ma sono i cantoni che selezionano
chi vi debba rientrare e che ne sono responsabili dal punto di vista
amministrativo, comprese le spese per l’alloggio e l’assicurazione sanitaria. Le
famiglie si impegnano a ospitare il migrante per almeno sei mesi e percepiscono
dai cantoni una cifra corrispondente all’affitto, mentre il richiedente asilo
percepisce una somma giornaliera per cibo e trasporti. In Svizzera l’accoglienza
in strutture private, con diverse modalità, è una realtà collaudata. Tra le diverse
iniziative in corso anche quella che prevede l’impiego nel settore agricolo. Il
progetto ha una durata di tre anni ed è promosso dall’Unione svizzera dei
contadini (Usc) e dalla Segreteria di Stato per la migrazione (Sem). I
destinatari sono i migranti riconosciuti rifugiati, che possono così migliorare
conoscenze linguistiche e competenze professionali. Al momento hanno aderito 10
aziende agricole in 7 dei 26 cantoni, mentre 15 sono i lavoratori stranieri
scelti per un impiego stagionale di tre mesi prolungabile. Per tutti è previsto
uno stipendio che il primo mese è di
circa 2.200 euro e durante gli altri sarà quello minimo imposto per legge, in
media 3.100 euro mensili. A loro volta le aziende ricevono un indennizzo di 190
euro per le pratiche amministrative, mentre il grosso della spesa, circa
385mila euro, è a carico dell’Usc e della Sem.
L’obiettivo,
infatti, è quello di rendere i migranti indipendenti dal punto di vista
economico, evitando così che ricorrano agli aiuti pubblici forniti dalla Confederazione
elvetica: avendo un lavoro cessa il sostegno ‘’automatico’’ dello Stato, come l’alloggio
o la cassa malattia. L’iniziativa è stata accolta con favore, sia dall’Osar sia
dall’Unione dei sindacati svizzeri, che sperano possa essere replicata in altri
settori. Ci sono poi casi i cui migranti trovano ospitalità in strutture
religiose, tra cui una veramente speciale. In ottobre i media elvetici
raccontarono l’esperienza dell’abbazia territoriale di Einsiedeln, una delle
più celebri del paese, nel Cantone Svitto, di lingua tedesca, famosa per la
cappella della Madonna Nera e visitata ogni anno da circa un milione di
turisti. Fondato nell’anno 934, il monastero benedettino ha cominciato
ospitando
una trentina di eritrei.
una trentina di eritrei.
L’ultimo
riassetto del settore dell’asilo prevede nuovi centri per un totale di 5mila
posti per l’accoglienza dei richiedenti, in sei regioni, proporzionalmente al
numero degli abitanti.
Tra gli obiettivi della nuova ripartizione, quello di trattare ogni richiesta in meno di 140 giorni, cioè poco più di cinque mesi.
Tra gli obiettivi della nuova ripartizione, quello di trattare ogni richiesta in meno di 140 giorni, cioè poco più di cinque mesi.
(di Simona
Verrazzo da Avvenire del 3 giugno 2015)
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Cosa dire?
C’è chi
parla tanto e non conclude niente.
C’è chi
chiude e sbarra vie d’accesso.
C’è chi fa
propaganda politica sulla pelle dei disperati.
C’è chi si
arricchisce sulle spalle dei migranti.
C’è chi fa
commercio della carne umana.
C’è chi
specula sulle miserie altrui.
C’è chi
volta lo sguardo dall’altra parte.
C’è chi
accusa di buonismo coloro che se ne vogliono prendere cura.
C’è chi fa
i conti in tasca agli altri, come se fossero i suoi,
c’è chi … c’è
chi, come la Svizzera, guarda in faccia la realtà ed agisce di conseguenza,
adoperandosi a cercare soluzioni positive per tutti, soluzioni dignitose e rispettose
dei principali principi umani e morali;
c’è chi,
pur nel suo piccolo territorio… mostra di avere un cuore grande!
La Svizzera
è un modello, un buon modello da imitare… ma, come si sa…
Pinocchio
preferiva ascoltare il Gatto e la Volpe, piuttosto che i consigli della fatina!
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