sabato 19 dicembre 2015


PAGINE DI STORIA
Mosul - La missione italiana

di Lorenzo Cremonesi – Corriere della Sera, 
giovedì 17 dicembre 2015

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KOBANE (Siria) Le colline attorno alla diga sono brulle, costellate di villaggi poveri: casette ad un piano, fattorie isolate con torme di cani randagi spaventati dalla guerra.
L’anno scorso tra il 15 e 19 agosto, quando i guerriglieri di Isis avevano occupato gli spalti alti dello sbarramento e setacciavano i nuclei urbani vicini, i peshmerga bloccavano l’accesso a noi giornalisti dicendo: «Sono zone dove è facile organizzare imboscate.
Tra le rocce piazzano le mine. Dalle colline alte i cecchini dominano settori molto ampi.
Non possiamo garantire la vostra sicurezza».
Il bacino artificiale si vede da molto lontano, si incunea azzurro in mezzo al marrone verdastro. D’estate una lieve brezza allieta un poco dal caldo opprimente.
Ma d’inverno soffia perennemente il vento freddo del deserto, che non trova ostacoli e porta facilmente a temperature ben sotto lo zero.
Questo è il luogo della diga posta una quarantina di chilometri a nord di Mosul.
La sua instabilità cronica, strutturale, si offre a facile metafora delle difficoltà che attendono i 450 militari italiani destinati a garantire la sicurezza dei tecnici e operai della Trevi di Cesena chiamati a cercare di ripararla. I problemi che la circondano sono però politici e militari, prima che ingegneristici.
 L’area a sud di Dohuk e a nord di Mosul, dal giugno 2014 capitale irachena del Califfato, è infatti terra di confine tra le province curde e quelle sunnite. Non a caso i peshmerga, grazie alla copertura dei caccia americani, prima di avanzare sono costretti a setacciare i villaggi. Qui la popolazione sunnita sta in maggioranza con Isis. La guerriglia è strada per strada, casa per casa. I cartelli stradali sono in curdo e arabo, raramente in inglese.
I villaggi vuoti, le abitazioni abbandonate stanno a testimoniare le ultime fughe di popolazione, compresa quella cristiana, oggi rifugiata soprattutto a Erbil, ma in maggioranza già emigrata tra Europa, Canada, Usa.
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Ci siamo fermati quattro giorni fa sulle sponde settentrionali del grande lago artificiale venendo da Erbil.
Sulla statale verso nord, interminabili file di camion turchi rappresentano la linfa vitale per la provincia autonoma curda, formalmente ancora sottomessa alla sovranità di Bagdad, ma de facto ormai totalmente indipendente.
Nel giugno-settembre 2014 il lago era praticamente irraggiungibile. Adesso, con il fronte spostato a ridosso di Mosul, vengono le famiglie curde per i picnic del venerdì. Però la diga resta inavvicinabile. La pattugliano unità scelte di peshmerga assieme a un pugno di commando americani e inglesi.
«La diga è troppo importante. Non dobbiamo assolutamente rischiare ancora che cada nelle mani di Isis», dicono i comandi di Dohuk. Così hanno posto limiti invalicabili ben lontani dallo sbarramento e sulle colline più alte: sensori elettronici, visori notturni, campi minati. Gira anche voce che siano state poste delle reti nel bacino, per evitare che Isis possa lanciare cariche esplosive galleggianti.
I tecnici italiani dovranno comunque fare i conti con instabilità strutturali di vecchia data. Se ne accorsero presto i dirigenti del consorzio italo-tedesco che nel 1980 Saddam Hussein assoldò per costruire lo sbarramento sul Tigri. L’ex dittatore iracheno lo volle in quella gola aperta una quarantina di chilometri a nord di Mosul, anche se la qualità del suolo era considerata assolutamente inadatta, per il fatto che nei suoi piani le priorità politiche sovrastavano quelle economiche. Intendeva continuare l’«arabizzazione» della regione, spingendo i curdi verso nord. La costruzione andò per le lunghe. Lo sbarramento sfiora i tre
chilometri e mezzo e raggiunge l’altezza di 133 metri. Dietro nacque un lago gigantesco destinato a soddisfare la sete cronica del Paese, penalizzato dal fatto che le sorgenti del Tigri e l’Eufrate sono situate tra le montagne turche. Oggi la diga ha in valore ancora più vitale, visto che dal 2003 le strutture idriche del Paese sono diventate ancora più obsolete. Ma nel 1984 i tecnici furono costretti a scavare profonde gallerie sotto la diga destinate ad essere via via riempite con iniezioni di cemento e materiali consolidanti. Il terreno gessoso si scioglie al contatto con l’acqua. L’embargo internazionale seguito all’invasione del Kuwait nel 1990 ridusse ulteriormente le riparazioni. Nel marzo 2003 furono i blitz di peshmerga e marines ad evitare che potesse venire minata dai baathisti fedelissimi di Saddam.


Fu allora che venne alla luce il problema della diga quale potenziale catastrofe umanitaria. Gli ingegneri Usa resero noto che il suo crollo avrebbe causato un’onda alta oltre venti metri: in due ore poteva sommergere Mosul, la valle di Ninive con i suoi antichi villaggi cristiani, e avrebbe quindi raggiunto Bagdad con un onda alta ancora quattro metri e mezzo.
Vittime possibili: mezzo milione di persone, oltre a danni incalcolabili.
Quella minaccia non è cambiata, resta più attuale che mai. E i militari italiani dovranno contribuire a dissiparla.
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venerdì 4 dicembre 2015


PAGINE DI STORIA
PUO’ MAI FAR MALE LA  VERITA’?

Ascoltando i fatti di queste ultime settimane e leggendo articoli su giornali diversi, me la sono proprio posta questa domanda: 
ma la verità può mai far male?
Se in teoria la risposta è no, nella vita pratica dovremmo dire di sì!
E perché? 
Perché non siamo più abituati alla Verità.
In questi ultimi decenni ci sono state ‘’mezze verità, verità non dette, verità sommerse, verità nascoste, verità uccise, verità violentate, verità frantumate, verità combattute, verità che non sapevano di verità’’… ed ora è il turno della ‘’verità che fa male’’!


E la verità è che... a voler leggere ogni cosa con lo sguardo della Verità, ogni cosa sembra diversa da quella che in realtà appare.
Partiamo da questo articolo di Viviana Mazza , pubblicato ieri, venerdì 4 dicembre 2015, sul Corriere della Sera

‘’Islam apocalittico, è il peggio di Europa’’
di Viviana Mazza
Corriere della Sera, venerdì 4 dicembre 2015

‘’La strage di San Bernardino è terrorismo islamico?
«Sembra chiaramente terrorismo islamico».
Crede che il modo in cui i media raccontano eventi come questo cambi a seconda della religione e dell’etnia delle persone coinvolte?
«I  nostri  media  liberal,  di  sinistra,  tendono  a  presentare  i  casi  di  terrorismo  islamico  negli  Stati  Uniti  come  se fossero tutt’altro. È “rabbia legata al posto di lavoro”, è un caso di follia, e così via. Ma alla fine i fatti vengono a galla».
Lo  storico  liberal  americano  Paul  Berman  autore  di  Idealisti  e  potere  (Baldini  Castoldi  Dalai),  Terrore  e Liberalismo e Sessantotto (Einaudi) — parla al Corriere subito dopo la strage in California. Berman ha criticato in passato alcune posizioni della sinistra sull’Islam radicale giudicandole troppo concilianti. Ma al contempo è severo con i repubblicani che capitalizzano sull’odio per i musulmani.
Che   effetto   avrà   questo   attacco   sulla   coesistenza   tra   i   musulmani   e   il   resto   della   società   americana?
«Questo episodio esige una leadership lucida e coraggiosa da parte dei politici americani e anche dei vertici della comunità musulmana americana. È necessaria una risposta che riconosca il reale pericolo costituito dal movimento islamista  e,  allo  stesso  tempo,  insegni  al  pubblico  a  distinguere  tra  musulmani  estremisti  e  musulmani  contrari all’estremismo. In teoria dovrebbe essere facile. Ma in pratica possiamo aspettarci da una parte appelli demagogici all’intolleranza e dall’altra il diniego della realtà di  chi  non  vuol  vedere  ciò  che  sta  succedendo.  La  situazione  è pessima —per i musulmani americani e per tutti».
Dopo gli attacchi di Parigi, scriveva su «Le Monde» che le scienze sociali non sono in grado di spiegare le cause profonde di questa violenza.
Chi può darci le risposte?
«Dobbiamo  usare  le  scienze  sociali,  ma  non  illuderci  che  povertà,  ineguaglianza,  desertificazione,  esclusione sociale - le numerose “cause profonde” invocate dalle scienze sociali - possano spiegare i movimenti terroristici.
Non spiegheranno mai perché qualcuno voglia farsi filmare mentre decapita persone la cui religione gli è sgradita.
Alla  gente  piace  pensare  che  le  scienze  sociali sappiano  scrutare  nel  cuore  umano.  Dobbiamo  invece  indagare  le ideologie stesse del terrorismo e dell’odio. E proporre delle alternative: è un dovere intellettuale.
Certo, è anche un dovere di polizia e a volte un dovere militare».
Lei ha detto che il terrorismo islamico ha le stesse radici del nazi-fascismo e dello stalinismo. Questa eredità è alla radice della violenza?
«Il   movimento   islamista   è   un   ibrido,   ideologicamente   parlando.   Unisce   ispirazioni   totalitarie   provenienti dall’Europa e una certa interpretazione dell’Islam. Lo Stato Islamico affianca una “lettura” apocalittica dell’Islam con una burocrazia da stato di polizia che ha poco a che fare con le tradizioni ottomane del lontano passato ma deve molto al partito Baath, basato sul modello sovietico. Il concetto islamista della cospirazione demoniaca degli ebrei invece è un’eredità nazista. Insomma, è un’unione infernale tra il peggio dell’Europa e del Medio Oriente».
È possibile una campagna di «disintossicazione ideologica», come lei ha auspicato in passato? Oppure le parole a un certo punto sono inutili?
«L’islamismo nelle sue varie componenti radicali si configura come un movimento totalitario di massa —o forse come due o tre movimenti. Le persone che ne fanno parte devono essere convinte a cambiare idea. Ed è possibile. I movimenti totalitari  di  massa  del  passato hanno  cambiato  rotta.  Abbiamo  un  disperato  bisogno  di incoraggiare  il dialogo.  Ma  è  pur  vero  che  quando  qualcuno  tira  fuori  un  Ak-47  e  comincia  a  sparare,  il  momento  per  una conversazione fruttuosa forse è passato».
Quali responsabilità ha l’Occidente ?
«L’Occidente e specialmente gli Stati Uniti hanno commesso ogni possibile errore, ma poiché gli errori vanno in ogni direzione non è semplice trarne degli insegnamenti. L’intervento in Iraq si è dimostrato disastroso, tranne che in  Kurdistan.  La  decisione  di  non  intervenire  in  Siria  è  stata  un  disastro  persino  peggiore.  Allo  stesso  tempo,  la responsabilità  per  gli  orrori  in  Iraq  e  Siria  ricade  sul  partito  Baath  e  sugli  islamisti  violenti:  movimenti  che competono per il diritto alla tirannia e al massacro».
La Francia oggi sembra più «morbida» su Assad. La priorità è distruggere l’Isis .
«Assad non intende eliminare lo Stato Islamico, per lo meno nel breve periodo. Compra il petrolio da loro, vuole annientare l’opposizione più moderata in modo da far credere al mondo che solo lui
può  combattere  lo  Stato Islamico. Putin fece lo stesso in Cecenia. Sarebbe un errore cascarci».
L’America può affidarsi agli alleati regionali?
«Temo che non succederà molto finché l’America non mostrerà leadership.
O piuttosto, sarà Putin a fare il leader.
Ma Putin non ha un singolo pensiero umanitario in testa’’.

Dopo aver letto questo articolo, la domanda torna:
 ma la Verità dove sta veramente?
Verrebbe da dire : ‘’nel cuore umano’’, ma sarebbe una risposta troppo demagogica in questo momento storico e poco realistica, forse dovremmo cercarla nei fatti… sempre che qualcuno questi fatti ce li racconti in maniera obiettiva e autentica, senza edulcorazioni atipiche quando non vergognose.
Volendo leggere la realtà, dovremmo dire che  ci sono più verità, anche contrastanti fra loro, che certo non ci aiutano molto a chiarire e a comprendere il contesto storico in cui siamo immersi.
Da una parte,  infatti, abbiamo i media che ‘’mediano’’ una verità non sempre realistica, ma spesso di parte e succube di interessi aziendali, politici o prettamente economici; dall’altra parte abbiamo i politici che filtrano le verità che vogliono, come vogliono e quando vogliono, sempre in vista di obiettivi ed interessi personali o tutt’al più nazionalistici; poi ci sono gli storici che fanno una lettura socio-politico-storico alquanto surreale e ribaltano pensieri, azioni e conseguenze sia dei media che dei politici e mostrano una realtà che è come un puzzle o meglio come una ragnatela, tessuta nell’oscurità da tempo e forse neanche tanto nell’oscurità, alcune azioni, militari e non, sono state compiute alla luce del sole e sotto i riflettori del mondo; la novità che ci propongono sta invece nell’unire questi vari ‘’pezzi di realtà occidentale ed orientale’’ e ricavarne uno schema su cui inserire questo e quell’attentato, questa o quella strage, questa o quella azione militare e dare una visione delle cose che è certo sconcertante ma forse non proprio ‘’strana’’, nel senso che se ad ogni azione corrisponde una conseguenza su noi e sugli altri, ecco che le conseguenze delle decisioni prese in questi ultimi 30 anni hanno un peso indiscutibile e non certamente minimali nel momento in cui ci troviamo
 e certamente non estranee ai fatti di questi ultimi giorni.
Alleanze, palesi e non, accordi, visibili e non, minacce e attentati, piccoli e grandi focolai bellici, stragi e movimenti terroristici, anche grandi Unioni storiche ed interventi più o meno condivisi… tante cose sono successe sotto i nostri occhi in questi ultimi decenni, molte sono state sottovalutate o tenute sotto coperta, minimizzate, quasi volutamente ignorate, come se non riguardassero noi, noi tutti occidentali… poi, una mattina, ci si alza… e una strage nel cuore dell’Occidente fa di colpo aprire gli occhi e … si finge di cadere dalle nuvole… oh… guarda un po’ che cosa sta succedendo intorno a noi!?
Stupore, meraviglia, rabbia, sconcerto, paura, terrore, panico, convegni, inni e manifestazioni intercontinentali che rimbalzano da una parte all’altra del pianeta, … decisioni militari… bombardamenti e poi video che provano rapporti illeciti fra Paesi occidentali ed orientali, accuse e restituzioni di accuse… attentati sparsi di qua e di là… e un mondo che resta a guardare senza capire dove e a chi deve guardare e da chi deve guardarsi, di chi ci si può veramente fidare e di chi si deve assolutamente diffidare.
Caos. Caos. Caos.
Un caos su ogni livello: sociale, politico, religioso, militare, economico… umano!
Se è vero che si raccoglie ciò che si semina… allora abbiamo seminato male, ma proprio male in questo ultimo dopoguerra ed adesso non possiamo aspettarci rose e fiori!
Dopo l’ultima guerra mondiale e l’olocausto nazifascista, il mondo sembrava aver ripudiato la guerra, sotterrata l’ascia delle ostilità, ripresa la via del dialogo e della convivenza pacifica al plurale, un’apertura a tutti, una condivisione intercontinentale basata sull’economia e sui diritti umani.
Ma che cosa è successo in realtà?
È successo che i diritti umani hanno un po’ alla volta ceduto il passo all’avanzata prepotente dell’economia, che ha assorbito ogni ambito e ogni interesse nazionale; l’economia ha fatto da padrona e ha coinvolto e condizionato rapporti e alleanze, interessi politici, sociali ed anche religiosi.
Le conseguenze?
Le conseguenze non potevano non essere queste: quelle che ci vengono dette e quelle che tutti sanno ma nessuno dice. Verità che emergono qua e là; discorsi a metà che lasciano ben intendere l’altra metà; richieste, proposte, discorsi, tentativi di camuffare e di stravolgere il senso della realtà… ecco… un ginepraio di interventi non sempre chiari, espliciti e ‘’normali’’.
Ci sembra che ci sia un mondo che si stia muovendo per combattere ‘’il male’’ che insidia i popoli che se ne stanno tranquilli nei loro confini ad inneggiare alla pace e a chiedere giustizia non vendetta… ci sembra… ci voglion fare sembrare… ci viene presentato un mondo unito contro la lotta al terrorismo… ma la verità non è questa!!!
Ci sono poteri ed intenzioni sommerse che scaturiscono da azioni e intrallazzi intrapresi da tempo, che adesso vengono allo scoperto e ci mostrano una ragnatela di contatti e alleanze
 che sono a dir poco esplosive.
Ci meraviglia tutto questo? E perché? 
Perché ci preoccupa così tanto?
Non l’abbiamo forse voluto noi?
Non l’abbiamo forse costruito noi un mondo così?
Le illegalità e le alleanze non le abbiamo forse fatte noi?
Le decisioni e le azioni non le abbiamo forse concretizzate noi?
Perché allora ribaltiamo la storia e la facciamo apparire come un qualcosa che ‘’non ci meritiamo’’ e che ci è piovuta addosso all’improvviso?
Lo si insegna dal primo anno di scuola che ad ogni azione corrisponde una conseguenza… 
e allora?
Se le conseguenze sono queste… non è così difficile capire le azioni che le hanno provocate”
Ed allora perchè si continua a giocare ‘’ai bambini innocenti’’ e a fare come lo struzzo?
Ognuno si assuma le sue responsabilità di fronte al mondo e alla Storia, di fronte alla propria coscienza… se ancora se ne trovasse qualcuna in giro!
Certo, questo non cambierà molto lo stato delle cose, ora molte conseguenze sono inevitabili… ma che ci sia almeno quel senso di onestà storica e di rispetto dell’opinione pubblica che ha diritto alla verità.
Perché la realtà che stiamo vivendo non appartiene solo a chi partecipa ai convegni e agli incontri epocali, planetari o intercontinentali  che dir si voglia… la realtà appartiene a tutti noi, ci siamo tutti dentro, fino in fondo, per questo è necessario conoscere la verità per capire chi è davvero il ‘’nemico’’ da cui guardarsi.
Adesso si additano questi o quelli… si colpevolizzano questi o quelli… in realtà noi non sappiamo davvero che cosa sta succedendo davanti ai nostri occhi e dietro alle nostre spalle.
Tante cose sono successe alle nostre spalle e sono state fatte passare come ‘’inevitabili’’ o come ‘’insignificanti’’… ora l’inevitabile è davvero intorno a noi!
Ciò che sembrava insignificante ha un potere devastante.
Ora… la verità non ha più quella forza che dovrebbe… siamo i figli di una politica internazionale dissennata e capitalizzata, strumentalizzata e disorientata, economizzata… e davanti al potere economico… non ci sono religioni che tengano!
Siamo i figli della Storia che ci siamo costruiti… 
certo non possiamo dire che siamo stati più bravi dei nostri padri.
Proprio no.
Certo non abbiamo imparato molto dal passato! Proprio no!
Abbiamo giocato ‘’alla pace’’… ma alla fine è sempre la guerra che forse ci piace di più!!!
Forse la stravolgente Verità che fa male  è proprio questa!
Sicuramente… c’è da pensarci su!
Ma neanche poi tanto… basta guardarsi intorno soltanto un po’… sì… soltanto un po’…
La guerra è la realtà tanto più evidente e più contestata nella realtà esterna, quanto più invadente e totalizzante nella realtà interna… eppure continuiamo ad ingannare noi stessi, a raccontarci favole… forse la sindrome di Peter Pan è molto più diffusa di quanto si possa pensare… forse dovevamo crescere un pochino di più… e forse dovevamo crescere in un ambito un pochino diverso: la globalizzazione economica ha portato alla desertificazione etica e morale e certamente non devo scusarmi per aver osato pronunciare queste due parole, come si usa fare ultimamente: chi pronuncia la parola ‘’morale’’ deve quasi giustificare l’aver osato dissacrare il mondo della laicità che non vuole dipendere da nessun giudizio morale ed etico né tanto meno religioso; come se la morale fosse contro l’uomo e il suo progresso!
Vecchie remore  che portano a nuovi scontri.
Dove non c’è giustizia, non c’è libertà, dove non c’è morale c’è vanità… la vanità non ha misura… prende ogni cosa e in lei tutto soccombe!
La vanità include in sé tante cose: presunzione, prepotenza, egoismo, arroganza, superbia, orgoglio, individualismo, narcisismo, brama di poteri, delirio di onnipotenza…

Siamo il frutto della vanità del mondo… la Storia l’abbiamo già scritta… ora dobbiamo solo vivercela… ci piaccia o no… e , nel limite del possibile, cercare di cambiarla… in realtà proprio non saprei dire se è troppo tardi per cambiarla… 
temo che forse un po’ lo sia davvero!


lunedì 23 novembre 2015

occhi d'amore_ITA

Noi vogliamo la pace!

La vogliamo perché è un nostro diritto.
La vogliamo perché è un nostro preciso dovere verso il futuro.amare in Dio_INGL
La vogliamo perché la storia ci dimostra che nessuna guerra è mai riuscita a portare pace e giustizia tra i popoli.
La guerra uccide tutti ed è il peggior nemico invisibile dell’umanità.
La guerra ferisce il presente e uccide il futuro!

mercoledì 18 novembre 2015

PAGINE DI STORIA

ED ORA E’ GUERRA!!!

Risultati immagini per STRAGI ISIS
Come tutte le guerre che la Storia ci insegna, anche in questo caso c’è stata l’immancabile ‘‘goccia che ha fatto traboccare il vaso’’: la strage di Parigi!
Ogni guerra ha avuto inizio da un atto di provocazione da una parte e da un bisogno di riscatto e di ‘’giustizia’’ dall’altra.
La guerra  è  ‘’quella misura piena’’ che porta ad imbracciare le armi.
È quel ‘’basta’’ che nasce dal terrore e porta ad altro terrore.
Ogni guerra ha avuto il suo nome: guerra di indipendenza, guerra dei cent’anni, guerra di conquista,…
Questa l’hanno subito ‘’battezzata’’: guerra di civiltà!
Qualcuno gli ha dato anche il secondo nome: guerra di religione!
Ma la guerra il suo nome ce l’ha già: si chiama GUERRA!
GUERRA E BASTA!
SOLO GUERRA!
Non esistono le aggettivazioni o le definizioni: la GUERRA E’ GUERRA!
Le definizioni sono tentativi della nostra mente di giustificare un atto criminale: quello di uccidere il proprio simile; le giustificazioni portano fuori strada, perché spostano l’attenzione dall’atto in sé, quello di uccidere, alla motivazione: perché si uccide.
Questo spostamento di centralità ci porta a giustificare e a categorizzare un qualcosa di disumano, facendolo passare come qualcosa che nasce da un’idea, da un bisogno irrinunciabile: sia esso il bisogno della difesa o quello dell’attacco.
In guerra c’è sempre chi ha bisogno di attaccare: per proteggersi; e chi ha bisogno di difendersi: per proteggersi.
Usare la DIFESA per giustificare una guerra è illogico: la difesa non porta in sé un concetto di violenza!
In guerra c’è sempre un bisogno di pace che diventa strumentale, strumento di giustificazione di qualcosa che per se stessa è l’opposto della guerra.
Il concetto  di pace non ha niente a che fare con la guerra.
Il concetto di civiltà non ha niente a che fare con la guerra.
Il concetto  di religione non ha niente a che fare con la guerra.
Il concetto  di giustizia non ha niente a che fare con la guerra.
Il concetto  di libertà non ha niente a che fare con la guerra.
Pace, civiltà, religione, giustizia, libertà… sono parole troppo grandi, che contengono ricchezze enormi; sono Parole di cui non ne conosciamo l’ampiezza e la bellezza e le sporchiamo associandole alla parola GUERRA.
Come dire: solo quando si è in guerra si comprende l’importanza della Pace, il dono grande della Pace, la bellezza della Pace, la ricchezza della Pace.
Solo quando c’è un’ingiustizia si comprende la necessità della Giustizia, si comprende tutto quello che la Giustizia racchiude in sé, che non è solo un bisogno che giustifica una vendetta, ma una ricchezza che porta a scelte precise, a comportamenti precisi, che nasce da valori precisi, sacrosanti, non negoziabili.
Risultati immagini per STRAGI ISISLa Pace, la Giustizia, la Libertà, la religione, la civiltà… hanno a che fare con il valore alto dell’Amore che canta alla Vita.
La Guerra ha come unico valore l’odio che porta alla Morte.
Come è possibile mettere in correlazione due concetti che si trovano su rette parallele?
Sono solo le soluzioni della nostra mente, non certamente quelli del nostro cuore!
La Guerra resta Guerra, solo Guerra.
Non c’entra con la Pace né tanto meno con la religione.
Queste sono giustificazioni mentali, definizioni burocratiche, regole giornalistiche che hanno sempre bisogno di trovare ‘’parole ad effetto’ oppure di racchiudere in uno slogan un’azione malvagia o inaccettabile.
La guerra è solo frutto di sopruso di uno sull’altro.
Ci sono, sparse nel mondo, decine di guerre che durano da anni, in cui non c’entrano né la civiltà, né la libertà, né la giustizia né la religione: si fa la guerra per quel barbaro bisogno di sangue, di sopraffazione sui propri simili, di Male, di concretizzare quella perversione che ha travolto il loro cuore e che ha bisogno di manifestarsi in un conflitto aperto: senza giustificazioni!
Quando nella guerra sono coinvolti bambini, donne, anziani, malati, popoli innocenti che non hanno attaccato nessuno e che non sanno come difendersi da nessuno… quando la guerra è contro chi non ha scelto la guerra, contro chi non vuole la guerra… ecco che la guerra rivela il suo vero volto, la sua vera motivazione… non la giustificazione ma la motivazione: si fa la guerra perché non si sa amare!
La guerra nasce dal cuore di chi non ama la Vita!
È questo l’unico motivo che può essere associato alla parola Guerra.
Tutte le altre aggettivazioni sono deviazioni del pensiero, giustificazioni della mente.
Il bisogno di guerra è la manifestazione di quell’inferno che ci si porta dentro e che guida ormai la propria vita senza più essere consapevoli di quello che si fa, perché quel bisogno diventa una bandiera, una motivazione giustificata, diventa ‘’la normalità’’, non si può più prescindere da quel bisogno perché è l’unica realtà che abita la propria vita ed è diventata un tutt’uno con il proprio essere.
È l’espressione massima della perversione del cuore!
Ci scandalizza il fatto che si uccida nel nome di Dio.
E perché questo ci scandalizza!?
Risultati immagini per STRAGI ISISQuante strumentazioni di altro genere, vengono fatte del nome di Dio, dannose e deleterie più o meno quanto una guerra?
Il nome di Dio è forse il nome più abusato e più violentato in assoluto: tanti pastori di sette, tanti santoni di religioni ‘’private’’, tanti imbroglioni ed impostori innalzano lodi a Dio mentre gli infliggono l’ennesima condanna a morte.
C’è un mondo distorto e perverso che usa il nome di Dio per fini personali e peggio ancora per fini commerciali, come la vendita del ‘’SIGILLO DI DIO’’, in formato tascabile come passepartout per la vita eterna.
Non è scandaloso questo!!!
Non uccide questo inganno!!!
Non fa stragi questa truffa!!!
Ecco, nel nome di Dio si compiono le frodi e gli inganni più disonesti e disumani.
La guerra è solo la massima espressione di quest’inganno, è solo il culmine di una totale perversione dell’animo umano che disconosce la sua stessa identità e il valore che sta alla base della sua stessa creaturalità.
È il sentirsi come Dio e al di sopra di Dio.
Quello stesso NOME che viene urlato durante ogni strage viene trucidato insieme a tutti gli innocenti che cadono sotto i colpi dei kalashnikov e delle cinture esplosive dei kamikaze.
È la forma più violenta e cruenta di genocidio e di deicidio contemporaneamente!
Se c’è la guerra è prova certa che Dio non c’è!
Risultati immagini per STRAGI ISISÈ un’incompatibilità naturale!
Impossibile metterli insieme se non forzando la Verità!
È prova certa che quel dio a cui s’inneggia non è più quel Dio che ci ha creati, ma quell’Essere che ha da sempre desiderato avere per sé quel trono regale, è ‘’un dio’’ che si fa dio pur non essendo Dio e il suo nome è tutt’altra cosa rispetto al Nome di Dio.
Il suo nome significa traditore, menzognero, colui che divide, colui che ostacola… quel dio posto sul trono del Creatore e al quale vengono dati poteri di vita e di morte, di giustizia e di libertà… quel dio ha un nome contrapposto a quello di Dio… è il suo nemico, non il suo sosia!
Ecco, noi tendiamo a confondere le cose, le idee, i concetti sacrosanti, tendiamo a motivarli partendo da presupposti sbagliati.
Sono in tanti quelli che dicono: vedete dove porta la religione? La religione porta alla guerra? Avete visto cosa porta a fare il vostro Dio? Nel Nome di Dio si uccide: non voglio far parte di coloro che credono in un Dio che uccide!
E dicendo questo non si riferiscono al dio islamico, ma a quello cristiano!
Ovviamente si confondono e si strumentalizzano i concetti religiosi, li si interpreta e li si legge come in un unico fascio, si fanno con troppa facilità associazioni di idee, si giunge con troppa superficialità a conclusioni sconclusionate e senza documentazione reale.
Una  guerra è sempre occasione per altre guerre, per giustificare i propri pregiudizi e i propri preconcetti o le proprie convinzioni sbagliate e pericolose.
Ecco… un articolo su BLOG.GIORNALE.IT che ci dà un’idea reale e immediata di quello che c’è intorno  a noi: ‘’Di fronte a questa grande fiera della banalità… l’unico sprazzo di autentica genialità che abbia visto in queste ore… La cosa più divertente e allo stesso tempo ragionevole che abbia letto… è una scritta su un muro. “……………………….’’ firmato… .
Cosa ci dice questa scritta? Che la gente comune vuole e deve avere la possibilità di giocarsela ad armi pari contro chiunque voglia fargli del male. Esattamente come nel vecchio West, 50% e %50%. E quindi? E quindi che ci diano la possibilità di armarci… magari nel Bataclan ci sarebbe stata una carneficina al contrario come accaduto in Texas poco tempo fa. E se al posto del cellulare per fare i video da postare sui social i testimoni della strage di Charlie Hebdo, avessero avuto un fucile?
Difendere sé stessi o la propria famiglia con annessa proprietà è la cosa più razionale del mondo ma noi preferiamo delegare questa funzione a chi poi non la esercita. Continueremo a morire.. e poi a fare i leoni dietro una tastiera invece che con una pistola in pugno… (blog.ilgiornale.it).
È una delle tante reazioni a quanto accade intorno a noi.
Risultati immagini per STRAGI ISISFrange estremiste che scatenano altre frange estremiste, odio che scatena altro odio, guerra che scatena altra guerra.
E l’autore che ha firmato l’articolo sopra riportato non ha certo a che fare con nessun credo né politico né religioso. Appartiene a gruppi di coloro che usano ‘’una giustizia personalizzata, fatta di attacchi e contrattacchi per motivi molto più banali e ingiustificabili: sono coloro che seminano morte negli stadi, che usano bastoni contro chi fa il tifo contrario al loro, che rovesciano bidoni della spazzatura, bruciano auto di gente innocente e spaccano vetrine e sfondano saracinesche di onesti lavoratori…
Ecco, anche loro vogliono dire la loro… e la loro è: ‘’armi in pugno’’, rivendico il diritto di giocare ad armi pari’’!
Ecco, giocare!!!
La parola-chiave è : giocare!
L’idea infantile e nefasta che la guerra sia un gioco!
Che la guerra sia un gioco a cui si ha diritto!
Ecco le distorsioni, le manipolazioni, le perversioni, le strumentalizzazioni civili, politiche, religiose… morali di una realtà che non ha giustificazione alcuna: la guerra è un reato, è un crimine, è un’atrocità che non ha giustificazione in niente… tanto meno in un diritto di ‘’giocare ad armi pari’’!
Tante cose e tanti interessi si nascondono dentro la parola ‘’GUERRA’’ e noi la usiamo per dare libero sfogo ai nostri bisogni infantili, alla violenza che spesso abita il nostro cuore, al bisogno di violenza, di dolore, di sangue che molti si portano dentro… per un gusto sadico e satanico di vedere l’altro in ginocchio davanti ad una lama che sta per tagliare la sua gola!
Non può essere una guerra religiosa la guerra di chi uccide chi non fa la guerra: i cristiani perseguitati e massacrati in tante parti del continente asiatico e africano non hanno fatto guerra a nessuno, non hanno fatto del proprio Dio una bandiera, ma solo una scelta di vita.
Ecco, è a causa di questa scelta che si uccide, è a causa di questa logica che si uccide.
È la LOGICA DELL’AMORE che non si sopporta!
È vero, ci sono tanti intrallazzi e tanti interessi dietro a questo furore incarnato dall’ISIS, ci sono tanti giri illeciti e tante compartecipazioni da parte di occidentali che trovano nel loro inferocirsi un’occasione di guadagno…
E’ vero… c’è un inferno nel quale in tanti hanno potere e fanno il doppio gioco: implorano pace e giustizia di giorno, complottano nelle tenebre di notte!
È vero… la responsabilità è di tanti che se ne stanno nei loro palazzi dorati e affrescati, in giacca e cravatta, a fare bei discorsi prima e a fare tutto il contrario subito dopo… a tirare la palla e a nascondere la mano.
Questa guerra è la conseguenza naturale di un mondo disonesto che fa affari sull’illegalità da tempo e che sfrutta l’argomento religioso o quello della civiltà per camuffare e confondere le idee!
No, la guerra non ha nomi né aggettivazioni né giustificazioni; la guerra ha un suo percorso: nasce dall’illegalità, dagli abusi, dagli sfruttamenti, dalle ingiustizie che passano per diritti, dai doveri che fanno gli interessi personali e non quelli collettivi, dalle occasioni di profitto senza limiti contro ogni  legge umana, civile, religiosa o morale.
Non c’è un’escalation della guerra, ma c’è un percorso ovvio che parte da precise situazioni e porta a naturali conclusioni; è un percorso già predefinito, niente sorprese né demagogiche elucubrazioni: ma un percorso standard, logico e cronologico…
Ciò che è male non può portare mai al bene per nessuno.
La frode, la corruzione non potranno mai portare alla pace, non c’entrano mai con la fede o il Nome di Dio.
È una legge della Natura: il Bene e il Male non potranno mai essere la stessa cosa, per natura sono destinati ad essere concetti opposti, l’uno negherà sempre l’altro, non potranno mai patteggiare o scendere a compromessi per una pacifica convivenza!
E noi ci illudiamo: se c’è del marcio dove si è fatto credere ci sia del Bene … prima o poi tutto verrà fuori e si mostrerà per quello che è: inganno, frode, corruzione… immoralità!
Risultati immagini per STRAGI ISISEcco da dove nasce la guerra!
Che la si voglia far passare come guerra di civiltà o guerra di religione per addolcire e manipolare il giudizio della Storia è un’ulteriore inganno agli occhi del mondo.
È un voler giustificare l’ingiustificabile, è un voler purificare mani che portano il sangue da tempo, che grondano sangue da ventenni, che usano le armi come un gioco mentre infieriscono a colpi di macete contro bambini e donne che non chiedono nulla se non di vivere nel silenzio e nella povertà.
No, nessuna religione può armare una mano… è contro la sua stessa natura: per conseguenza logica la religione non ha niente a che fare con la guerra.
Se la si strumentalizza per giustificare i propri atti, non è la religione ad essere in causa o ad essere la causa stessa della guerra, ma l’atto, la volontà e la motivazione di chi la usa per scopi personali e che non si ferma neanche davanti all’impostura più satanica che ci sia: quella di usare Dio per distruggere il Suo stesso Nome e le creature che Egli ha creato!
Non si possono aggettivare le guerre: esse sono solo GUERRE!!!
E la guerra ha un solo scopo e un solo obiettivo, una sola origine e una sola causa, tutte le guerre della storia sono accomunate da un denominatore comune che ne delinea perfettamente l’idea, le cause e le conseguenze, sempre le stesse da sempre: IL MALE!
È L’AZIONE CONCRETA DEL MALE, COSI’ PERVERSA DA SERVIRSI DEL BENE PER OTTENERE CIO’ CHE BRAMA: L’AUTODISTRUZIONE DI UN’UMANITA’.
LA VITTORIA PIU’ TOTALE DEL MALE E' L’AVER PORTATO L’UOMO A STERMINARE SE STESSO.
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UNA GUERRA, QUALSIASI GUERRA, IN QUALUNQUE TEMPO… E’  SOLO QUESTO:
LA MANIFESTAZIONE CONCRETA E ASSOLUTA DELLA VIOLENZA DELL’UOMO CHE LO PORTA AD UCCIDERE L’ALTRO UOMO!

NON BISOGNA LASCIARSI CONDIZIONARE DAI DISCORSI GIORNALISTICI O DA QUELLI FATTI NEI SALOTTI  TELEVISIVI: LA GUERRA E’ SOLO ESPRESSIONE DEL MALE.
E PER COMBATTERE IL MALE C’E’ UNA SOLA STRADA!
UNA SOLA!
SOLO UNA!
LA VERITA’!!!