"Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. Si parte prima." Fulvio Ervas – Se ti abbraccio non avere paura
giovedì 27 febbraio 2014
lunedì 24 febbraio 2014
IL FIUME DELLA VITA
Come sempre,
Aqib, riesci a cogliere l’essenziale del discorso: sulla vita si
possono dire tante cose e sono state dette tante cose, ma tu hai saputo
sintetizzare alcuni dei suoi aspetti più importanti.
La vita è come un fiume: quant'è vera questa similitudine!
La vita è
come un fiume perché, scorrendo in avanti, si porta dietro tutti i ciottoli, i
detriti, le scorie, i rifiuti, le schegge che ha incontrato nel suo cammino
ovvero tutti i sogni spezzati, le ferite, le spigolosità con le quali si è scontrata
ogni giorno, tutte le cattiverie che sono state messe dentro, tutte le
negazioni e i rifiuti che sono arrivati inaspettati, le delusioni, le
mortificazioni, le angustie, le incomprensioni, gli egoismi che distruggono e
lacerano… la vita si porta dietro, nel bagaglio dei giorni che trascorrono,
tutte queste cose e tante altre ancora… ma c’è una cosa importante, però, che
non va sottovalutata: il fiume non si lascia mai bloccare, nel suo scorrere, da
tutti questi ostacoli che vorrebbero impedire o almeno rallentare la sua corsa verso il mare; il fiume continua
dritto per la sua strada, sicuro, deciso, trascinando con sé i detriti, ma senza
mai permettere loro di fermare il suo corso.
Il fiume non
torna mai indietro, non si sofferma mai, non indugia mai negli incastri e nei
tranelli che i ciottoli gli tendono, supera
ogni ostacolo ed anche se a volte deve gettarsi dall’alto di una rupe, lo fa
con la sicurezza di essere ancora libero di procedere nel suo cammino.
Il fiume non
torna mai indietro, ma continua a scorrere in avanti, sempre in avanti,
arricchito di tutto quello che entra a far parte della sua vita, come un dono
che gli dà forma e spessore.
Così la vita… si porta dietro il suo
pesante fardello di sofferenze, ma continua a scorrere in avanti, scorre
veloce, come un ruscello di montagna che salta sulle rocce, scorre lungo
pendii, supera barriere di ogni genere per poter giungere a valle e lì
rallentare la corsa e godere del traguardo raggiunto… e lì scoprire cose nuove
e scorrere ancora in avanti, in cerca di altre cose nuove; la vita, come il
fiume, non torna mai indietro, non indugia, non si ferma, non si lascia
bloccare, ostacolare, perché la forza della vita supera ogni ostacolo, essa
continua a fluire nonostante le nostre resistenze… la vita scorre verso il
futuro, con tutto il suo carico di
speranze che daranno senso e pienezza al futuro stesso.
La vita è Forza che reagisce a due
forze: la forza che le proviene dal passato e che la spinge in avanti e quella
che le proviene dal futuro e che l’attrae verso sè.
Il passato la spinge in avanti, il
futuro l’attrae verso sé… nel suo lasciarsi spingere e lasciarsi attrarre si
crea il presente, questo presente con ombre e luci, con gioie e dolori, con
speranze e disperazioni, con lacrime e sorrisi… ma che sempre ci investe con
tutta la sua forza e che sempre ci chiede di essere vissuta… a noi tocca non
lasciarci vivere dalla vita cioè non subìrla… ma vivere la Vita, vivere sempre
da protagonisti della Vita che ci è stata donata… perché la vita è come un
fiume: ha bisogno di spazi, ha bisogno di futuro, ha bisogno di fluire nella Bellezza
in cui essa è immersa, come un Dono mirabile, gratuito… Infinito!
domenica 23 febbraio 2014
sabato 22 febbraio 2014
domenica 16 febbraio 2014
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| PAGINE DI VITA |
L'articolo che qui riporto non ha bisogno di commenti, è fin troppo chiaro, come chiara è la realtà degli immigrati, del loro destino ''di nulla e da nulla'', nulla in patria, nulla fuori patria.
Come se la loro fosse una vita ''nulla'' dovunque essi vadano,
una vita a cui manca qualcosa, meno importante, meno degna di essere vissuta nel rispetto e nella pienezza delle gioie che essa merita.
Noi uomini siamo abituati a classificare tutto per categorie,
così ci sono le vite di serie A, quelle di serie B,... fino ad arrivare a quelle ''nulle'', perché appartengono alla categoria dei non classificabili, di coloro che non avendo niente, non hanno diritto neppure alla vita.
Occorre riflettere, occorre recuperare, occorrere rimettere ogni cosa al posto giusto, a cominciare dalla vita, che è una sola ed è uguale per tutti ed è un dono che resta tale anche se gli viene tolta la voce, la dignità e la libertà.
Che nessuna vita umana possa mai essere considerata ''nulla'', saremmo tutti sconfitti, anzi auto-sconfitti, perchè
è tutta l'umanità che perde, quando l'umanità non viene rispettata in tutte le sue parti, soprattutto in quelle più deboli, più bisognose, più silenziose, più maltrattate, più... negate!
I migranti disperati
nel limbo di Malta:
“Qui 8 anni di nulla”
Decine di diseredati
sull’isola
senza lavoro e prospettive
Pestaggi e morti sospette,
ma le inchieste non fanno mai luce
senza lavoro e prospettive
Pestaggi e morti sospette,
ma le inchieste non fanno mai luce
Qui si può scomparire anche all’ospedale Mater Dei, il
più importante dell’isola. È successo a Ifaney Nwokoke, 29 anni, nigeriano. La
sua salma è rimasta per due anni chiusa in una cella frigorifera. Sotto
sequestro. Dimenticata. Mentre i parenti chiedevano di lui. Dopo la fuga dal
centro di detenzione del 6 aprile 2011 con altri sei migranti. Dopo le
bastonate prese dai poliziotti. Dopo una «morte sospetta», come viene definita
nei documenti dell’inchiesta, che però nessuno nel frattempo è riuscito a
chiarire. Anche Mamadou Kamara è morto nel centro di detenzione di Safi nelle
stesse «circostanze». Mentre ad agosto, hanno trovato il cadavere di un uomo
eritreo a tre miglia dalla costa. Naufragio solitario. Dopo cinque anni di vita
a Malta, aveva tentato la traversata su una minuscola barchetta da pescatore.
Proprio in questi giorni al tribunale della Valletta si sta celebrando il
processo a tre scafisti locali. Nessuno vuole rimanere qui.
«Spesso quest’isola si trasforma in un’autentica maledizione», dice Mark Micallet, caporedattore del Times of Malta. «Pochi migranti riescono ad inserirsi davvero. Quasi tutti vorrebbero continuare il loro viaggio verso l’Italia e il Nord Europa. Sappiamo con certezza che molti pagano per raggiungere le coste del vostro Paese». Del resto, voi cosa fareste nei panni di Said Abdi Liban?
«Spesso quest’isola si trasforma in un’autentica maledizione», dice Mark Micallet, caporedattore del Times of Malta. «Pochi migranti riescono ad inserirsi davvero. Quasi tutti vorrebbero continuare il loro viaggio verso l’Italia e il Nord Europa. Sappiamo con certezza che molti pagano per raggiungere le coste del vostro Paese». Del resto, voi cosa fareste nei panni di Said Abdi Liban?
Ha vent’anni, niente da fare. È qui dal 2005. Non ha
imparato nulla, non ha conosciuto nessuno. Ha sprecato dentro queste reti ogni
singolo minuto della sua esistenza, un giorno dopo l’altro. «Guarda questa
infezione sulla testa - dice - nessuno mi cura. Non ho più diritto
all’ospedale, perché sono uscito dal programma». Questa parola è esatta. Il programma
consiste nel fatto che, dopo un tempo variabile dai 6 ai 18 mesi nel centro di
detenzione, dove vengono espletate le pratiche di identificazione, vieni
ammesso ai centri di accoglienza aperti. Sull’isola ce ne sono sei. Said Abdi
Liban dorme per terra in quello che si chiama «Hangar». Non ha più diritto alle
cure, ai 130 euro al mese per le spese personali, e neppure a un materasso.
Perché non ha rispettato la regola più importante del programma: firmare il
registro del centro tre volte alla settimana. È come avere un guinzaglio. Puoi
stare qui se non ti allontani troppo. Altrimenti, sei fuori.
«È uno dei paradossi dell’isola», spiega Fabrizio
Ellul portavoce dell’Unchr Malta, l’alto commissariato per i rifugiati
dell’Onu. «Il primo è che ti rinchiudono nel centro di detenzione anche se non
hai commesso alcun reato. Il secondo è che quando finalmente esci, devi stare
nei paraggi dei centri aperti. Quindi è davvero difficile cercare un
lavoro...».
Tutti i minorenni sono parcheggiati per definizione. Non
hanno neppure diritto all’intervista sulla loro situazione, fino al compimento
del diciottesimo anno d’età. Li vedi ciondolare lungo la strada che porta verso
il porto industriale di Birzebbuga, senza speranza di arrivarci. Nessuno li
carica. Stanno sotto il sole a picco - 32 gradi a metà ottobre - senza un
piano. O forse no. Mustahapa Mukhyar, 16 anni, ascolta Redeption Song di Bob
Marley dal suo telefonino, la canzone della redenzione. «Vorrei progredire -
dice - fare qualcosa per il mio futuro. Invece mi alzo e vado a dormire, niente
altro». Lungo la strada, fra rifiuti e case abbandonate, scende Said Abdi Liban
con la sua testa infetta. «In Somalia non ci torno neanche da morto - dice -
preferisco essere seppellito qui, piuttosto». Stringe fra le mani una felpa
azzurra dell’Italia, che subito indossa per compiacerci. «L’Italia è bella. Era
lì che volevo andare. I miei amici stanno molto meglio da voi. Devo trovare il
modo di partire». Progettano fughe, mentre stanno sospesi. A consumare la
rabbia e le energie, fianco a fianco ai siriani. «Anche loro non vogliono
rimanere a Malta - dice Said Abdi Liban - ma capiranno in fretta quanto è dura
andarsene».
Gli ultimi dati: 1836 arrivi nel 2013, su 22 barconi
partiti dalla Libia. Più di 1000 sono i richiedenti asilo. L’ottanta per cento
di loro, secondo le statistiche, otterrà la protezione di Malta. Tutti gli
altri resteranno in questo limbo, sull’isola sbagliata. Sperando che sia solo
un’altra tappa del viaggio. È proprio questo che sta cantando la viva voce di
Bob Marley, anche se in Europa nessuna la sente: «Aiutaci a cantare questi
canti di libertà, che è quanto ho sempre avuto. Canti di redenzione... Canti di
libertà...».
sabato 8 febbraio 2014
CARO DON GIUSEPPE
questa letterina è per te, per dirti quanto ti vogliamo bene, per dirti GRAZIE per tutto quello che hai fatto per noi, se dovessimo elencare tutto quello che ci hai dato questo blog non ci basterebbe, perciò ne diremo solo alcune:
ci hai dato una casa, messa su apposta per noi, questo vuol dire che hai pensato a noi prima ancora di incontrarci;
ci hai dato una famiglia che, anche se non può sostituire la nostra vera famiglia nel nostro cuore, ha colmato un po' quel vuoto grande come l'Oceano che si è creato dentro di noi sin dal primo momento in cui siamo partiti;
ci hai dato tutto l'amore di cui sei capace e, per noi che ti conosciamo, sappiamo che l'amore che tu dai, liberamente e gratuitamente, è senza misura, perché in quell'amore c'è tutto quello che un ragazzo potrebbe cercare: affetto, attenzione, abbraccio, presenza, aiuto e anche un grande carico di preoccupazioni, che non sono certo mancate, per la nostra salute, per i nostri documenti, per tutti i nostri singoli bisogni, per la nostra difficoltà di comunicazione, per le nostre abitudini alimentari ... ad essere sinceri... una preoccupazione, volendo, la si poteva evitare: quella della nostra istruzione!
Non che non ce ne fosse bisogno... ma... considerato le difficoltà già presenti, forse di questa se ne poteva fare a meno... comunque... per ringraziarti per l'impegno che hai messo anche su questo aspetto, abbiamo frequentato la scuola ...
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abbiamo imparato la geografia
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l’informatica…
certo è un peccato imparare a fare una
cosa e poi…
dover rispettare i famosi turni…
ma sappiamo che è giusto … e così ci
adeguiamo
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Sia
chiaro che è solo perché vogliamo fare festa per te e con te
per poter passare l’intera giornata con
te
Che ne dici… pensi che sia possibile?
lunedì 3 febbraio 2014
Certo, che la speranza, a quanto pare, è piuttosto fantasiosa, sceglie con
molta originalità i mezzi con cui viaggiare e i modi con cui arrivare anche nei
luoghi più intricati e più isolati, in quei luoghi dove anche il sole ha paura
di entrare.
La Speranza è Speranza proprio perché non teme di portare la luce
dove vivono le tenebre, dove padrone è il buio, dove vige la legge del
silenzio, della paura, della violenza, del sopruso, dell’abuso, della mancanza
di libertà, di dignità, di rispetto, di amore…
La Speranza non appartiene al mondo dei sogni, ma è concreta,
verificabile, sperimentabile, perché la Speranza ci viene dall’Amore e l’Amore
non teme di aprire le porte arrugginite, se questo gesto fosse utile per
migliorare questo mondo che si scopre sempre più violento e sempre più
oppressivo nei confronti delle fasce più deboli.
Ecco, dunque, che la Speranza può venire per mano di una ragazza,
che ha conosciuto prima la disperazione e poi ha scoperto la speranza, proprio perché
essa nasce dall’incontro della sua controparte che è, appunto, la disperazione.
Per questo lei parla di sfida: la speranza si oppone alla
disperazione e la vince, perché ha una
forza in più… una marcia in più… è il caso di dire!
Diceva Aquib, qualche giorno fa, che la vita è fatta di tante cose
brutte, ma poi alla fine riconosceva che c’ erano anche tante cose belle: dolcezza,
amore, gioia… ed è appunto la loro scoperta che ci ridona la speranza, la
voglia di ricominciare a vivere puntando sulle opportunità, sulle sfide che
cambiano la vita propria e altrui, su quelle azioni che richiedono coraggio, perché
ci si appresta a sfidare l’ignoto o anche ciò che è noto, ma che è
inattaccabile per il potere che possiede, per la capacità di manovrare
situazioni e persone, così che niente venga a cambiare o che nessuno possa mai
cambiare qualcosa.
La sfida di Shannon è una piccola rivoluzione, ma ogni grande
rivoluzione è iniziata da una piccola rivoluzione.
Una rivoluzione, anche se piccola, nasce sempre da un grande
desiderio, una grande idea di libertà, un grande bisogno di migliorare ciò che
non va, un grande coraggio di affrontare ‘’il potere che schiavizza chiunque’’.
Shannon non è una star, non è famosa per una canzone o per un look
fuori dal normale, ma è una donna che sa amare e in virtù di questo amore ha
deciso di portare nel mondo una speranza a chi è senza voce, senza speranza,
senza libertà.
Questo significa ‘’rialzarsi’’, significa ‘’ far uscire da
quel pugno chiuso la carezza che vi è nascosta’’, significa ‘’trasformare la violenza subìta in un gesto
di amore, di rinascita, di vita nuova’’.
Gli abusi, le violenza subìte ognuno se le porta dentro, come un
carico pesante, scomodo e doloroso… ma Shannon ci insegna che è possibile non
solo alleggerire quel ‘’carico di morte’’, ma farne, addirittura, un motivo di
vita, spinta per decidere a rimettersi in gioco, perché la Vita non cambia se
non cambi tu, perché la Vita è dura, è vero, ma si lascia cambiare non da chi la
prende a pugni, ma da chi le restituisce le carezze che non ha ricevuto.
Shannon ha ricevuto violenza, ma ha restituito sorrisi, carezze, abbracci,
speranze… la sua vita è cambiata e lei ha cambiato… la VITA!
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