domenica 22 febbraio 2015





Frontex, Mare Nostrum e le scarpe di Mohammed
di Valeria Brigida – Giornalista –
21 febbraio 2015 
 (da ILFATTOQUOTIDIANO.IT)


    Voglio parlarvi di scarpe.
 Non voglio parlarvi di morti in mare, migranti,
Frontex-sì-Frontex-no, Mare Nostrum, geopolitica.
Voglio parlarvi delle scarpe che Mohammed aveva ai piedi
quando è tornato a casa e l’ha trovata bruciata.
Non è riuscito neanche a recuperare i passaporti: era andato tutto distrutto.
Le scarpe di Mohammed hanno lasciato Damasco e hanno portato la sua famiglia in salvo dalle armi chimiche del regime di Assad.
Durante la fuga, Mohammed ha pensato alla scarpa che non serve più alla gamba del figlio, persa durante i bombardamenti.

Voglio parlarvi delle ballerine di Dalia che lo scorso settembre ho incontrato sul mezzanino della stazione centrale di Milano, mentre aspettavano il treno verso il nord Europa. Non sono più abbinate al suo velo, come usava fare in Siria, perché quello l’ha perso quando, a largo delle coste egiziane, veniva spinta da una barca all’altra, iniziando così il suo “viaggio della morte” nel Mediterraneo, in direzione dell’Italia.

E’ stato lì in stazione che ho incontrato anche le scarpe di Ahmed. Sformate com’erano sembravano spaesate mentre sostavano davanti a una cartina geografica dell’Europa e cercavano di capire in quale punto della mappa si trovassero esattamente i piedi che le calzavano. Quelle scarpe erano state regalate ad Ahmed dalla famiglia, ancora bloccata in un campo profughi sotto assedio, proprio vicino Aleppo, 
dove da mesi non entra più neanche il pane.

Poi ci sono le ciabatte di Saberen.
Saberen le guarda e ripensa a quando gli sono state regalate dalle autorità italiane appena è sbarcata in Sicilia. Non ricorda più esattamente il momento in cui si è separata dalle scarpe con cui ha lasciato l’Eritrea. Le aveva accanto a sé quando ha partorito la sua bimba nel caldo soffocante di una stanzetta in Libia. Sì, lì le aveva ancora. Poi ne ha perso le tracce. Ma non ricorda quando e come. Forse è stato proprio quando i trafficanti, armati fino ai denti, l’hanno spinta a salire su un gommone insieme ad altre cento persone. Saberen non voleva salire: partire d’inverno, con quel freddo e con quelle onde alte sarebbe stato un suicidio.
Ma non aveva scelta: se non fosse salita sul gommone sarebbe stata
comunque uccisa dai trafficanti.
E, a piedi nudi, stringendo al petto la sua piccola, “ha preso il mare”.

Non voglio parlarvi degli oltre 23.000 morti che negli ultimi quindici anni hanno tentato di oltrepassare i muri della Fortezza Europa. Vorrei parlarvi, invece, di quelle scarpe che hanno percorso chilometri e chilometri, in Africa e in Medio Oriente, e che ora, sparite nel nulla, non possono più raccontare.

Circa 46.000 scarpe inghiottite dal mare. E voglio chiedervi un favore: se la prossima estate il Mare Nostrum decidesse di restituirle e voi doveste incontrarle su una delle nostre belle spiagge, vi prego di raccoglierle e conservarle. Chissà se un giorno sarà possibile riunirle tutte quante. Magari 46.000 scarpe proprio nella piazza del nostro bel Parlamento. E sarà allora che, in silenzio, ci racconteranno quella storia che io non vi ho voluto raccontare.

mercoledì 11 febbraio 2015

PER LE VITTIME DELL’ULTIMO NAUFRAGIO…

IO NON SO MORIRE…

Risultati immagini per naufragio immigrati lampedusa
Non so se è stato il tempo a fermarsi
forse il cuore…
forse l’amore…
l’amore sì… l’amore
l’amore che moriva
annegato
gelato
abbandonato
moriva fra le onde …
moriva sì… l’amore indesiderato del mondo!

Io l’ho visto… ero lì
fra il gelo gelido dell’acqua
che riempiva la stiva
Avrei voluto afferrare quella mano…
Avrei voluto salvare quella voce…
Fermare quel grido…
spezzare la lacerazione violenta del silenzio
di quel silenzio violentato dal vento
che crudele sferzava
sui corpi sommersi dall’acqua!

Orribilmente rapida l’agonia
qualcuno dice che  è stato meglio morire da salvati
che morire da soli abbandonati…
qualcuno dice… tanti pensano…
LORO MORIVANO!

Io… io non dico
io non penso…
io non… io non…io non so…
io non so capire…
no… io non so morire…
Io non so morire…neanche loro sapevano farlo…
troppo poco il tempo per impararlo…

La morte è stata un volo atroce di gabbiano
Uno sguardo crudele senza il tempo di un abbraccio…
ingoiata dall’acqua… rapida  scompariva quella mano
s’abbatteva sul cuore tutto il peso del ghiaccio!

Sì… ci sarà ancora il sole…
ma non dentro quelle bare … portate via in un momento…
nel buio ora quieto … sfiorate dalle  dita vuote del vento…
le ho contate… volevo fuggire 
più di TRECENTO... NO ... 
NEANCHE LORO SAPEVANO MORIRE!



PAGINE DI STORIA



Costretti a imbarcarci sotto la minaccia delle armi”


Naufragio Lampedusa, oltre 200 migranti morti. “Disperso gommone con altri 100″Il racconto dei superstiti raccolto da alcuni operatori di Save the children è drammatico: “Il primo gommone si è bucato ed ha cominciato a imbarcare acqua prima di essere travolto dalle onde del mare, l’altro si è sgonfiato nella parte prodiera prima di affondare. Noi siamo finiti in acqua e ci siamo aggrappati alle cime mentre i nostri compagni annaspavano prima di scomparire tra le onde del mare in tempesta”. I naufraghi aggiungono che “da alcune settimane eravamo in 460 ammassati in un campo vicino Tripoli in attesa di partire. Sabato scorso i miliziani ci hanno detto di prepararci e ci hanno trasferito a Garbouli, una spiaggia non lontano dalla capitale libica. Eravano circa 430, distribuiti su quattro gommoni con motori da 40 cavalli e con una decina di taniche di carburante”. I due sopravvissuti, entrambi originari del Mali, raccontano di avere pagato per la traversata mille dinari, circa 650 euro, ma sopratutto rivelano un particolare sconcertante: “Ci hanno assicurato che le condizioni del mare erano buone, ma in ogni caso nessuno avrebbe potuto rifiutarsi o tornare indietro: siamo stati costretti a forza a imbarcarci sotto la minaccia delle armi“. Invece le quattro imbarcazioni, subito dopo avere preso il largo, si sono trovati ben presto in difficoltà a causa del mare in tempesta e delle onde altissime. Alcuni di loro hanno lanciato l’sos con un satellitare ed è subito scattato l’allarme. Il primo gommone è stato soccorso da due mercantili; gli altri due hanno fatto naufragio e gli unici nove superstiti sono stati raccolti in serata da un’altra nave.

Unhcr e le ong contro Triton: “Inadeguata”

Martedì il sindaco dell’isola, Giusi Nicolini, dopo la morte per assideramento di ventinove migranti a 110 miglia dall’isola, aveva ricordato la strage dell’autunno 2013 dicendo che “i 366 morti di Lampedusa non sono serviti a niente, le parole del Papa non sono servite a niente” e “siamo tornati a prima di Mare Nostrum“, la missione di salvataggio della Marina militare avviata dal governo Letta il 18 ottobre 2013 e terminata il 1 novembre, quando è stato sostituito dall’intervento europeo di controllo delle frontiere Triton. D’accordo l’Unhcr, secondo cui Triton “non fornisce in modo adeguato la capacità di ricerca e soccorso. Se le operazioni non verranno condotte in modo idoneo, ci si dovranno aspettare altre tragedie di questo genere”. L’Alto Commissariato chiede che l’Ue “fornisca all’Italia un sostegno adeguato di modo che possa far fronte agli arrivi di persone che attraversano irregolarmente il Mediterraneo”. Anche le organizzazioni non governative Ai.bi., Amnesty International Italia, Caritas, Centro Astalli, Emergency, Fondazione Migrantes, Intersos, Save the Children e Terre des Hommes puntano il dito contro Triton, che si è rivelata “inadeguata come unica misura per la gestione dei flussi migratori” e “limitata nel portare soccorso ai migranti in mare”. “Occorre aprire immediatamente – affermano le Ong – canali sicuri e legali d’accesso in Europa, per evitare ulteriori perdite di vite in mare e gestire un fenomeno ormai stabile e probabilmente in aumento“. Contemporaneamente, le organizzazioni chiedono all’Italia e all’Unione europea di rafforzare ulteriormente le operazioni di ricerca e soccorso in mare e di avviare politiche che garantiscano la protezione e la tutela dei diritti umani di rifugiati, migranti e richiedenti asilo che attraversano il Mediterraneo.

Risultati immagini per naufragio immigrati lampedusaConsiglio d’Europa: “Triton non è all’altezza”
L’operazione “Triton non è all’altezza” dei compiti che deve svolgere e “l’Europa ha bisogno di un sistema di ricerca e salvataggio efficace”: è quanto sottolinea in una nota il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, dopo le nuove tragedie che si sono consumate nel Mediterraneo.


Boldrini: “Operazione Triton non è adeguata”
Dello stesso avviso anche il presidente della Camera, Laura Boldrini: di fronte a questa strage – sottolinea la presidente della Camera in una nota – non si può non prendere atto che l’operazione Triton è inadeguata. Si confermano infatti tutte le preoccupazioni che in molti avevamo espresso sulla fine di Mare Nostrum. Come hanno sottolineato sia il Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, quanto il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, l’Europa deve dotarsi di un sistema di monitoraggio e salvataggio ben più efficace di quello ora in vigore. Altrimenti ogni espressione di dolore per le tragedie avrà il segno dell’ipocrisia. Ma in attesa che l’Unione europea e gli Stati membri arrivino ad assumere le decisioni indispensabili, è urgente – conclude Boldrini – che nel Mediterraneo si ripristinino operazioni più estese di pattugliamento e di soccorso tali da consentire di salvare il più alto numero possibile di vite umane”.

Il Papa: “A nessuno manchi il soccorso necessario”
Papa Francesco ha espresso “preoccupazione” per “le notizie giunte da Lampedusa dove si contano altri morti tra gli immigrati a causa del freddo lungo la traversata del Mediterraneo. Desidero assicurare la mia preghiera per le vittime e incoraggiare nuovamente alla solidarietà, affinché a nessuno manchi il necessario soccorso”. “Seguo con preoccupazione – ha aggiunto Bergoglio al termine dell’udienza generale – le notizie giunte da Lampedusa dove si contano altri morti tra gli immigrati a causa del freddo lungo la traversata del Mediterraneo. Desidero assicurare la mia preghiera per le vittime e incoraggiare nuovamente alla solidarietà, affinché a nessuno manchi il necessario soccorso”.

Viminale: “A gennaio 3.528 arrivi”

In base agli ultimi dati del ministero dell’Interno italiano, nonostante le temperature ancora invernali nel mese di gennaio i migranti che hanno attraversato il Mediterraneo sono stati 3.528 contro i 2.171 del gennaio 2014 (170mila nell’intero anno), mentre nel nello stesso mese del 2013 erano stati solo 217. Il principale paese di partenza dei migranti è stato, anche il mese scorso, la Libia, che sta vivendo una crisi interna sempre più complicata. Ma la maggior parte dei migranti sbarcati a gennaio risulta originaria di Siria (764), Gambia (451), Mali (436), Somalia (405) e Eritrea (171).

lunedì 9 febbraio 2015




PARTITI PER SOPRAVVIVERE

Ahmed si aggira tra i sacchi a pelo con un collirio in mano, spiegando in inglese di averne urgente bisogno: ’’Rischio di perdere la vista’’.
I volontari della Caritas si mobilitano: in mezz’ora arriva il medicinale.
Ahmed tira fuori da chissà dove i soldi, vuole a tutti i costi pagarlo. È una lotta che finisce solo perché il piccolo Moahmed, pochi metri più in là, scoppia in lacrime disperato: sul pullman che lo deve portare  altrove, nelle strutture di accoglienza già allertate per l’emergenza, non vuole proprio salirci. ‘’Basta viaggiare!’’.
Nella palestra della scuola primaria di via Giorgio da Gallipoli, nell’omonima cittadina pugliese, il via dei soccorsi si ferma un attimo: ‘’C’è un bambino che piange, venite!’’.
Tra la folla si cerca l’interprete della Caritas che da almeno due ore sta ascoltando le storie dei profughi, cercando di riunire le famiglie che nel caos dell’approdo della notte del 30 dicembre sono state divise.
Alla fine, eccola spuntare con il suo taccuino: appena gli si rivolge in arabo, Mohamed si tranquillizza. Ha 12 anni, due fratelli più piccoli di 9 e 7 anni, sulla Blue Sky viaggiavano con la mamma: ‘’Lei è laggiù che fa dormire Fathi. Ma vi prego non fateci viaggiare più’’.
C’era anche questa famiglia a metà, sul cargo fantasma che attraversa il Mediterraneo negli ultimi giorni dell’anno: ‘’Mio marito è rimasto a Homs, prima ha fatto partire noi - spiega la donna con un filo di voce - Il viaggio per me costava di meno, solo 4500 $ per lui ne volevano 6mila. E i piccoli viaggiavano gratis.’’
Sul suo volto nemmeno un segno di disperazione.
L’assurdo di questa palestra dove volontari e operatori della Protezione Civile hanno a che fare per la prima volta con profughi ben vestiti, quasi tutti anche anglofoni, è che nessuno parla di trafficanti d’esseri umani, di scafisti, di tratta: ’’I bambini li fanno viaggiare gratis’’, ripete la donna di Homs quasi con gratitudine e spiega che per i piccoli, nella sua città, non c’è più speranza di sopravvivenza: ‘’Dobbiamo portarli via se vogliamo vederli crescere’’.
Tra i migranti sbarcati dal cargo ci sono medici, ingegneri, dentisti, studenti di architettura. Erano 796, la maggior parte sono già stati trasferiti, ne sono rimasti 70. Yussef è un laureando in farmacia: ‘’Ho 23 anni e semplicemente ho scelto di vivere, di farcela’’, racconta ad un altro operatore della Caritas di Nardò-Gallipoli.
Gli occhi lucidi, la voce ferma, Yussef indica col dito suo fratello  minore Karim: ‘’Mi sono portato via anche lui da Damasco. Ci hanno chiesto 8mila $ in tutto, 3mila solo per varcare il confine tra Siria e Turchia. Dovevamo arrivare in Italia’’.
Yussef vorrebbe poter usare Internet, chiamare sua mamma via Skype e dirle che la loro nave non è quella andata a fuoco nell’Adriatico. Dovrà aspettare. Anche per andare in Germania, dove ha i cugini: ’’Il vostro Paese era solo un punto di passaggio’’.
La storia di ripete, in tanti sognavano la Svezia, la Francia e ora non sanno che fare: ‘’Abbiamo pagato per il nostro viaggio, vorremmo proseguirlo’’.
A sera la titanica impresa di venire incontro alle esigenze di tutti sembra risolta. Anche di ascoltare i racconti nostalgici delle ultrasessantenni che viaggiavano a bordo: ’’Ce n’era un gruppetto, incredibile che abbiano affrontato quella odissea’’, racconta l’interprete.
Dhuha parla della sua Siria distrutta, dei suoi cari dispersi per mezza Europa. Improvvisamente chiede che non si dica che il viaggio è impervio:’’ La gente deve poter sperare, deve trovare la forza di partire. Vi prego, non scoraggiateli!’’.
Il momento più drammatico è l’incontro con Hamid: ’’Stava fermo, in piedi, non voleva spostarsi dall’ingresso della scuola – spiega il direttore della Caritas, don Giampiero Fantastico - Sua moglie è tra le donne incinte che viaggiavano sulla nave, l’hanno ricoverata in ospedale. Nella concitazione dei soccorsi nessuno si era preoccupata che fosse accompagnata’’.
Hamid viene tranquillizzato, qualcuno ora si occupa anche di lui.
Una ventina di profughi chiedono scope e sacchi di plastica: ’’Se stiamo qui, in una scuola, ci dobbiamo anche occupare di pulirla’’.
E silenziosi si mettono al lavoro.

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Leggendo queste storie, un pensiero mi attraversa la mente: ricordate? Un tempo dal Nord del mondo: Francia, Germania, Inghilterra, non dimeno dall’ Italia …  si partiva per colonizzare il Sud del mondo e sfruttare le sue risorse, mano d’opera compresa.

Fino al XVI secolo il continente africano presentava solo forme di colonialismo commerciale, diffuso lungo le coste. Portoghesi, inglesi, francesi e olandesi si erano limitati a fondare varie basi sulle coste africane. Esse, da un lato, servivano da supporto ai bastimenti in rotta lungo le grandi vie di comunicazione marittima e, dall'altro, fungevano da centri di smistamento e raccoglimento delle merci e dei prodotti africani (oro, pelli, avorio, legni pregiati, caffè, pietre preziose) destinati ad essere esportati in Europa. Importante aspetto del colonialismo commerciale è il commercio degli schiavi, che prospera tra il XV e il XVIII secolo. In questo periodo un grande numero di africani (circa 11 milioni) viene rastrellato con incursioni e rapporti commerciali con alcune tribù africane dai mercanti di schiavi europei (detti "negrieri"). Essi poi provvedono a portarli con le loro navi attraverso l’Oceano Atlantico per venderli ai grandi latifondisti delle Americhe come schiavi adibiti alla coltura delle piantagioni. 
Questo commercio darà grandi guadagni ai "negrieri".
La colonizzazione dell'Africa da parte delle nazioni europee, raggiunse il proprio apice a partire dalla seconda metà del XIX secolo, periodo in cui si ebbe una vera e propria spartizione dell'Africa i cui protagonisti furono soprattutto Francia e Gran Bretagna e, in misura minore, Germania, Portogallo, Italia, Belgio e Spagna.
Pur riferendosi spesso a una presunta "missione civilizzatrice" nei confronti soprattutto dei popoli relativamente arretrati dell'Africa subsahariana, le potenze coloniali europee si dedicarono soprattutto allo sfruttamento delle risorse naturali del continente. Nei luoghi in cui si stabilirono comunità di origine europea (l'esempio più rappresentativo è il Sudafrica) la popolazione locale fu in genere discriminata politicamente ed economicamente
I bianchi si arricchiscono impiantando ovunque imprese volte allo sfruttamento delle risorse delle colonie (latifondi e piantagioni, imprese minerarie ed industriali), impiegando come manodopera sottopagata gli indigeni locali. Ovviamente da ciò trae profitto economico la madrepatria, verso cui vengono esportate queste risorse. Il potere è in mano ai bianchi (sempre una minoranza rispetto alla popolazione indigena).
Il loro dominio è imposto alle popolazioni indigene nere, costrette ad accettarlo con la forza; ogni loro tentativo di resistenza era spezzato dalla violenza delle truppe coloniali bianche. Sull’atteggiamento dei bianchi verso i neri è determinante la convinzione razzistica dei colonizzatori bianchi di essere superiori alle popolazioni indigene. Ciò spiega le vessazioni e talora le atrocità che subiranno i neri da parte dei bianchi durante il colonialismo. Le truppe coloniali di tutti i paesi europei ricorrevano spesso, per incutere timore negli indigeni e sedare le loro ribellioni, a metodi spietati e atrocità, come la distruzione di villaggi, la cattura di ostaggi che subivano torture, esecuzioni di massa e massicce deportazioni. In certi paesi si arrivava addirittura allo sterminio di interi popoli indigeni che si erano dimostrati contrari al predominio.
L'Africa alla vigilia della Prima Guerra Mondiale.
Guardate con attenzione questa cartina: un’Africa completamente europeizzata!
Europeizzata nel senso peggiore, naturalmente, perché è stata resa schiava da un’ Europa che entra da padrona in un Continente che non ha invaso l’Europa né mai ha messo a rischio la sua libertà o indipendenza.
Un’invasione bell’e buona quella del Nord nei confronti del Sud.

La Storia ci parla quindi di movimenti migratori, anche se per motivi diversi, anche se spesso obbligati, cioè ottenuti con la forza, con la violenza, con la schiavitù.
Schiavi nel proprio Paese o schiavi nel Paese altrui.
Quando il Nord del mondo si è mosso è stato solo per fare schiavi.

Ora, invece, accade il contrario.
E’ il Sud che si muove e non certamente per schiavizzare qualcuno, ma per rivendicare il diritto alla sopravvivenza.
È il diritto alla vita che muove questi popoli, un bisogno di futuro, una speranza di sopravvivenza.
E il Nord del mondo che cosa fa?
Chiude le frontiere e gli nega l’asilo, gli nega il diritto di vivere, una possibilità di sopravvivenza.
Ancora una volta la violenza del Nord benestante e acculturato supera il disagio umano dei popoli del Sud.
L’egoismo Occidentale non smentisce se stesso. Si ripete. La prima , la seconda, la terza volta. La Storia cambia nei volti dei protagonisti, ma non cambia nel cuore dei protagonisti. Il loro cuore resta legato ai soliti idoli: denaro e potere.
La crisi economica attraversa l’Occidente. La crisi umanitaria attraversa l’Oriente.
Qual è la priorità?
Cosa prevale in questi casi?
Niente. Restano due situazioni a se stanti. Non c’è contaminazione.
Anzi, forse sì, ma solo in senso unidirezionale: la globalizzazione porta a guardare all’Oriente come possibile mercato d’acquisto.
Ma è l’unico sguardo possibile.
L’Oriente, invece, guarda all’Occidente come una alternativa al massacro sicuro che rischiano nel proprio Paese… allora la globalizzazione assume un duplice significato ed una duplice possibile scelta: globalizzazione economica sì; globalizzazione umana no!
Come dire: se possiamo comunicare ai fini economici, ci va bene ed è giusto; se voi volete sedere a tavole come le nostre… no, non ve lo consentiamo, restatevene nelle vostre macerie, se vi cadono bombe sulla testa son fatti vostri, non ci riguarda assolutamente, abbiamo i nostri già troppi problemi da affrontare.
Il Nord e il Sud si affrontano su due grandi tavoli: quello economico e quello umanitario.
A quello economico vince il Nord.
A quello umanitario perde il Sud.
Il che vuol dire che il benessere non ha mai compreso il malessere.
Che la pancia piena non comprende la pancia vuota, tanto per essere concreti!
Se la globalizzazione economica è già stata realizzata da tempo, quella umana è ancora lontana dall’essere realizzata… e chissà se mai lo sarà!

C’è un mondo in movimento, come le correnti di aria fredda e di aria calda che si alternano sui vari Continenti e ne determinano il clima; il mondo si muove, da Nord a Sud e da Sud a Nord, a secondo dei periodi storici… ciò che non si muove mai… mai… mai… è il cuore del mondo che continua a battere solo in modo autoreferenziale, solo per se stesso… un battere che non genera movimento… ma staticità, quindi chiusura, rifiuto… paura di fare un’esperienza nuova, di mettersi alla prova, di scoprire che forse quel cuore oltre che battere… sa fare anche qualcos’altro: AMARE!
Non si vuol dare al Cuore la possibilità di fare ciò per cui è stato predisposto: Amare!
Il Cuore non è stato fatto soltanto per pulsare sangue,
ma anche per battere l’amore!
Il Cuore è un muscolo che mette in movimento un corpo intero,
ma è anche un ‘’luogo’’ che può ospitare un mondo intero!
E non è questione di scelta: la prima o la seconda opzione.
È questione di umanità: considerarsi robot o esseri umani, cioè esseri fatti di solo ingranaggi meccanici, che si possono riparare all’occorrenza, oppure esseri fatti di carne capaci di prossimità, di comprendere cioè i bisogni della carne altrui.
Ora sappiamo bene che oggi gli animi sono piuttosto inaspriti per tutto quello che sta accadendo sotto i nostri occhi in questi ultimi tempi, c’è paura, allarmismo, violenza psicologica, c’è un futuro a rischio… certamente non è mia intenzione girare il dito nella piaga, ma solo un invito a riflettere: i migranti accolti dalla Caritas nella cittadina pugliese chiedevano due cose soltanto: speranza e vita.
SPERANZA E VITA.
Siamo esausti, siamo terrorizzati, siamo  stremati… ma non toglieteci la speranza e non negateci una possibilità di sopravvivenza.

Non sono richieste disumane, non sono pretese di invasione, non sono mani armate contro l’altro. Sono solo mani vuote, tese e bisognose di aiuto.
Forse il Nord Europa oltre ad un enorme debito economico, ha anche un enorme debito di amore, di accoglienza, di solidarietà umana nei confronti di queste popolazioni, che non lasciano il loro Paese per un viaggio di piacere, ma perché il loro Paese non esiste più.
L’Europa forse deve rispolverare un po’ la memoria, deve un po’ recuperare il battito del suo cuore, forse è tempo che impari che si può stendere la mano per tanti motivi: per prendere con la violenza ciò che non gli appartiene, oppure per accogliere con un abbraccio chi bussa alla sua porta dopo essere scappato dall’inferno.
Certo è più facile prendere e respingere; la vera prova di coraggio è accogliere chi non ha niente da darti e che ti complica ulteriormente la vita.
LA VERA PROVA DI CORAGGIO  È AMARE GRATUITAMENTE.
Quanti oggi hanno questo coraggio!?
La Storia ci insegna che tanti sono stati i soldati e i guerrieri che hanno combattuto, ma pochi, pochissimi coloro che hanno conquistato il titolo di eroe.
Viene definito EROE colui che mettendo in pericolo la propria vita, riesce a salvare altre vite in pericolo. Semplicemente quest’atto di altruismo, un gesto d’amore!
La Storia del passato ci consegna un numero di eroi piuttosto esiguo; il presente ci presente un numero di eroi… assolutamente inesistente!
Attenzione… non è la guerra che fa gli eroi, ma sono gli eroi che fanno la Storia, che l’aprono al futuro.
L’EROISMO È LA VIRTÙ DELL’AMORE.
Ma eroismo, virtù e amore sono ormai termini in disuso, fuori moda, inflazionati, in estinzione.
Ecco perché anche il futuro del mondo… è, tragicamente e pericolosamente, in via d’estinzione!

Senza l’amore… tutto muore: il cuore, la mente… e tanta… tanta… tanta… purtroppo tanta gente fatta di carne e ossa, di emozioni e sentimenti, di speranze… anzi di Speranza in un mondo che ha conquistato lo Spazio cosmico… ma purtroppo non ancora quello del Cuore!!!

domenica 1 febbraio 2015



PAGINE DI STORIA



IL PREZZO DELLA SALVEZZA!

Immigrati, fino a 5mila euro per un posto sui barconi.

Roma. Dai 3mila ai 5mila euro per un ‘posto barca’ meno scomodo e affollato, circa la metà (1.200-1.500 euro) per avere almeno la possibilità di stiparsi nelle imbarcazioni dal nord Africa che fanno rotta verso le coste italiane, stracolme di persone in cerca di fortuna: questo, sottolinea all’Adnkronos Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, il ‘tariffario’ richiesto dagli scafisti agli immigrati che si avventurano in cerca di fortuna verso l’Europa. E aumenta sempre di più la percentuale di profughi in fuga dalle guerre. Le cifre più elevate possono essere pagate alle organizzazioni che sfruttano il traffico di migranti solo da chi, come i cittadini di nazionalità siriana, può normalmente contare su maggiori disponibilità economiche, mentre i migranti di origine subsahariana che dal Mali, dalla Nigeria o dall’Eritrea raggiungono le coste della Libia devono per forza optare sui viaggi più disagiati e rischiosi, a bordo di imbarcazioni sempre in procinto di affondare. Per ottenere la cifra richiesta dai trafficanti si fa ricorso a prestiti da parenti o amici nei Paesi di origine o si conta sulla generosità di connazionali già arrivati nei Paesi europei. “Negli ultimi anni -spiega Miraglia- è diminuita la quota di immigrati che arrivano in Italia in cerca di lavoro per ottenere un permesso di soggiorno, mentre è enormemente aumentata la percentuale di profughi e richiedenti asilo, in fuga dalle guerre civili’’.





PAGINE DI STORIA

Terrorismo:
"Nessun elemento su infiltrati tra migranti in Sicilia" 

Palermo, 28.01.2015 - (BlogSicilia) - Le strutture di accoglienza e di trattenimento degli immigrati in Sicilia, il ruolo delle Prefetture e degli Enti Locali, la scomparsa di quasi duemila minori non accompagnati, il fenomeno del caporalato nelle campagne: questi i temi affrontati stamane dalla Commissione regionale Antimafia nel corso dell’audizione del Prefetto Mario Morcone, capo Dipartimento Immigrazione del Ministero dell’Interno.
Terrorismo:
“Abbiamo focalizzato l’attenzione soprattutto sul Centro Cara di Mineo, sugli Sprar e su quello che sembra essere diventato in Sicilia un vero e proprio “business” dell’immigrato – ha detto il presidente della commissione Antimafia Nello Musumeci. “E’ emerso un quadro interessante, contrassegnato da omissioni, abusi, complicità, ma talvolta anche da attività trasparenti e apprezzabili” Lavoriamo da mesi su questo fronte, incontrando anche il sospetto ostracismo di certa burocrazia. Capiremo presto se si tratta di ingiustificata prudenza o di inammissibile connivenza”.

“Non ho poteri di polizia giudiziaria e non mi occupo di sicurezza - ha detto il prefetto Morcone – ma solo di diritti umani. Ad occhio e croce pero’ non ho alcun elemento per poter pensare che l’Isis si infiltri nel nostro paese dagli sbarchi, nascondendosi tra gli immigrati. Continuo a credere difficile – ha aggiunto – che un investimento importante sia dal punto di vista delle risorse che da quello dell’impegno personale, entrambi necessari per addestrarmi a fare il terrorista, io lo metta a rischio su un gommone cinese che può bucarsi e che rischia di affondare”.

Sui migranti sono intervenuti oggi anche il segretario della Cgil di Palermo Enzo Campo e il responsabile della Cgil immigrati Zaher Darwish:“L’attentato terroristico a Parigi ha innescato e continua ad alimentare nel Paese una paura generalizzata nei confronti delle comunità di immigrati. La Cgil contro il rischio di una criminalizzazione in particolare della comunità islamica ribadisce le ragioni positive della presenza dei popoli e lavora affinché tra le diverse etnie ci sia collaborazione.

Nel confermare il nostro pieno rispetto per il lavoro di magistrati e forze dell’ordine, in questo momento delicato per il Paese la Cgil è più che mai impegnata in un processo di integrazione e crede che sia necessario potenziare momenti di confronto e di dialogo produttivo con e fra le comunità etniche, unico vero modo per costruire una società fondata sul rispetto dei diritti e sulla convivenza pacifica”

(tratto da: http://notizie.tiscali.it/regioni/sicilia)